Sergio D'Elia, Rosa nel Pugno.
Dirigente di Prima Linea, fu arrestato per la prima volta nel 1972 per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, condannato a una settimana di carcere. Poi, nel 1977 fu di nuovo arrestato per furto pluriaggravato e ricettazione; il processo ebbe luogo nel 1978 e fu condannato a 2 mesi e sette giorni con la condizionale. Una settimana dopo avvenne un assalto al carcere di Firenze in cui fu ucciso l'ag. Fausto Dionisi.
Nei mesi successivi fu nuovamente arrestato e imputato di una copiosa quantità di reati, tra cui la responsabilità dell'assalto al carcere.
D'Elia dal 79 all'83 (anno della condanna di primo grado a 30 anni per concorso in omicidio e altri 81 capi di imputazione) fu detenuto in varie carceri speciali a regime di 41 bis, cioè praticamente in isolamento. Nel 1984 fu trasferito in via definitiva a Rebibbia (zona omogenea) e vi rimase fino al 1991.
Nel 1985 la sentenza di secondo grado assolse D'Elia da 51 degli 82 capi d'imputazione e ridusse la pena a 25 anni con attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti.
Nel 1986 si iscrisse al partito radicale insieme a vari ex BR.
Nel 1987 fu approvata una specie di quasi amnistia che riduceva le pene ai terroristi rossi pentiti del decennio passato. D'Elia usufruì dei benefici grazie a questa sentenza della corte d'Appello:
“A favore del D’Elia ricorrono le condizioni previste dalla legge n.34/1987 per la concessione dei chiesti benefici poichè il D’Elia si è definitivamente dissociato dal terrorismo, ha ripudiato la violenza come metodo di lotta politica, ha tenuto comportamenti univocamente ed obiettivamente incompatibili con il permanere del vincolo associativo, come risulta provato dalla relazione comportamentale dell’educatore della casa circondariale di Roma Rebibbia e da tutta la documentazione prodotta che comprende interviste a giornalisti di vari quotidiani con l’invito ai superstiti di rifiutare il terrorismo e di non più uccidere”.
dall'88 al 91 fu ammesso al lavoro esterno al carcere, dopodiché fu scarcerato per decorrenza della pena (al netto di tutte le riduzioni, chiaramente).
Nel 1992 Sergio D'Elia fondò l'associazione "Nessuno Tocchi Caino" per l'abolizione della pena di morte nel mondo, di cui è tutt'ora segretario.
Nell'anno 2000 (9 anni dopo la scarcerazione) il Tribunale di Sorveglianza di Roma lo riabilitò completamente alla partecipazione ai pubblici uffici; D'Elia si presentò alle elezioni politiche 2001 e fu eletto deputato per la lista Bonino.
Questa persona ha indubbiamente fatto cose molto brutte da giovane, ma poi ha passato 12 anni in carcere e altri 9 (passati a fare attivismo umanitario, tra l'altro) a aspettare di potersi considerare cittadino eleggibile ai sensi della legge. Vi sentite di puntare il dito contro di lui come se fosse un corrotto qualunque?
Dirigente di Prima Linea, fu arrestato per la prima volta nel 1972 per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, condannato a una settimana di carcere. Poi, nel 1977 fu di nuovo arrestato per furto pluriaggravato e ricettazione; il processo ebbe luogo nel 1978 e fu condannato a 2 mesi e sette giorni con la condizionale. Una settimana dopo avvenne un assalto al carcere di Firenze in cui fu ucciso l'ag. Fausto Dionisi.
Nei mesi successivi fu nuovamente arrestato e imputato di una copiosa quantità di reati, tra cui la responsabilità dell'assalto al carcere.
D'Elia dal 79 all'83 (anno della condanna di primo grado a 30 anni per concorso in omicidio e altri 81 capi di imputazione) fu detenuto in varie carceri speciali a regime di 41 bis, cioè praticamente in isolamento. Nel 1984 fu trasferito in via definitiva a Rebibbia (zona omogenea) e vi rimase fino al 1991.
Nel 1985 la sentenza di secondo grado assolse D'Elia da 51 degli 82 capi d'imputazione e ridusse la pena a 25 anni con attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti.
Nel 1986 si iscrisse al partito radicale insieme a vari ex BR.
Nel 1987 fu approvata una specie di quasi amnistia che riduceva le pene ai terroristi rossi pentiti del decennio passato. D'Elia usufruì dei benefici grazie a questa sentenza della corte d'Appello:
“A favore del D’Elia ricorrono le condizioni previste dalla legge n.34/1987 per la concessione dei chiesti benefici poichè il D’Elia si è definitivamente dissociato dal terrorismo, ha ripudiato la violenza come metodo di lotta politica, ha tenuto comportamenti univocamente ed obiettivamente incompatibili con il permanere del vincolo associativo, come risulta provato dalla relazione comportamentale dell’educatore della casa circondariale di Roma Rebibbia e da tutta la documentazione prodotta che comprende interviste a giornalisti di vari quotidiani con l’invito ai superstiti di rifiutare il terrorismo e di non più uccidere”.
dall'88 al 91 fu ammesso al lavoro esterno al carcere, dopodiché fu scarcerato per decorrenza della pena (al netto di tutte le riduzioni, chiaramente).
Nel 1992 Sergio D'Elia fondò l'associazione "Nessuno Tocchi Caino" per l'abolizione della pena di morte nel mondo, di cui è tutt'ora segretario.
Nell'anno 2000 (9 anni dopo la scarcerazione) il Tribunale di Sorveglianza di Roma lo riabilitò completamente alla partecipazione ai pubblici uffici; D'Elia si presentò alle elezioni politiche 2001 e fu eletto deputato per la lista Bonino.
Questa persona ha indubbiamente fatto cose molto brutte da giovane, ma poi ha passato 12 anni in carcere e altri 9 (passati a fare attivismo umanitario, tra l'altro) a aspettare di potersi considerare cittadino eleggibile ai sensi della legge. Vi sentite di puntare il dito contro di lui come se fosse un corrotto qualunque?

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