La Lega nacque nel 1989 dalla federazione dei movimenti autonomisti Liga Veneta, Lega Lombarda, Piemont Autonomista, Uniun Ligure, Alleanza Toscana, Lega Emiliano-Romagnola sotto la guida carismatica di Umberto Bossi. In seguito aderirono anche i movimenti autonomisti delle regioni a statuto speciale del nord, di Umbria e Marche.
Forte di una base appassionata e di una solida coesione territoriale, cavalcando l'onda dello scandalo Tangentopoli al grido di "Roma Ladrona" nel 1992 la Lega conquistò circa l'8% dell'elettorato italiano. Da allora U.Bossi fu denominato il senatùr.
In questi momenti, ai tempi della sua nascita, la Lega spiccava nel panorama politico come movimento di denuncia verso un certo sistema, era la risposta a chi voleva cambiamenti radicali; i bersagli dei discorsi erano spesso la mafia e la massoneria, ma anche il comunismo. La personalità rappresentata era il piccolo imprenditore familiare padano e rivendicava pertanto liberalismo economico, la lotta ai compromessi con la mafia che si trasformavano (si trasformano) in quantità industriali di denaro trasferite alle amministrazioni del sud, e soprattutto puntava il dito contro i politici corrotti e poltroni.
Tutte ragioni indiscutibili, la cosa discutibile era la serietà del movimento, a parte le volgari esternazioni del suo leader, che ci potevano anche stare e potevano dare un'immagine rivoluzionaria del movimento, scevra dall'ipocrisia di cui la politica è intrisa. Trapelava già a quei tempi un'ignoranza disarmante che sembrava essere il motore populista della base, che diverrà più chiara e nitida quando la Lega riuscirà a mettere i suoi uomini al potere.
Nel 1994 infatti, dopo averlo più volte attaccato pubblicamente, avergli dato di mafioso e piduista, Bossi si alleò con Berlusconi in cambio della promessa di attuare il federalismo. Al tempo Bossi faceva il duro, affermava di essere alleato con Berlusconi per controllarlo, pretese poltrone importanti per sé e i suoi seguaci e di fatto gli impedì di avere una leadership nella coalizione introducendo la crisi non appena il Cav. ebbe iniziato a fare il decisionista. Dopo quello che per Berlusconi divenne un "tradimento", l'opinione pubblica premiò la fierezza e la coerenza del partito, tant'è che la Lega alle elezioni del 1996 si presentò da sola e prese il 10% circa dei voti nazionali.
Visto il momento buono, Bossi si montò la testa e cominciò a parlare di secessione. Questo, sommato al fatto che il governo di centrosinistra cominciò a nasare l'opportunità di attuare delle forme di devoluzione del potere verso le amministrazioni locali (leggi Bassanini e riforma del Titolo V) per recuperare una parte dell'elettorato perso in favore del movimento secessionista che perdeva gradualmente di serietà, e al fatto che la Liga Fronte Veneto e molti ex esponenti della Lega presero le distanze dal partito dopo queste sparate, questo dicevo fece perdere due terzi dei consensi alla Lega. In questo periodo venne fuori anche in tutta la sua evidenza l'ignoranza che permeava i quadri leghisti, vennero fuori le tendenze xenofobe e razziste, si parlava di padani come razza superiore dei discendenti dei celtici e altre menate demodé che avrebbero caratterizzato tutto il quinquennio successivo di governo di centodestra.
Il partito si trovò alle elezioni del 2001 ad allearsi di nuovo con Berlusconi vincente, ma con molto meno potere di un tempo (3,9% nella quota proporzionale, 30 seggi alla camera contro i 117 del '94 e 17 al senato contro 60 del '94).
Questa condizione impedì alla Lega di avere lo stesso potere frenante alle ignominie politiche del Cav. e ne decretò a mio avviso, assieme all'improvvisa indisposizione del leader, la fine come movimento politico autonomo; il resto della storia è a conoscenza di chi si interesserà del thread.
Si deve dare atto comunque, giudizio personalissimo, a Maroni del lavoro che ha svolto durante il quinquennio nel suo dicastero, forse l'unico vero pregio politico che il movimento abbia mai avuto.
Che fine sta facendo la Lega? E i valori per la quale è nata e che adesso, scoprendo il piacere della poltroncina parlamentare, ha abbandonato, chi li difenderà?
Forte di una base appassionata e di una solida coesione territoriale, cavalcando l'onda dello scandalo Tangentopoli al grido di "Roma Ladrona" nel 1992 la Lega conquistò circa l'8% dell'elettorato italiano. Da allora U.Bossi fu denominato il senatùr.
In questi momenti, ai tempi della sua nascita, la Lega spiccava nel panorama politico come movimento di denuncia verso un certo sistema, era la risposta a chi voleva cambiamenti radicali; i bersagli dei discorsi erano spesso la mafia e la massoneria, ma anche il comunismo. La personalità rappresentata era il piccolo imprenditore familiare padano e rivendicava pertanto liberalismo economico, la lotta ai compromessi con la mafia che si trasformavano (si trasformano) in quantità industriali di denaro trasferite alle amministrazioni del sud, e soprattutto puntava il dito contro i politici corrotti e poltroni.
Tutte ragioni indiscutibili, la cosa discutibile era la serietà del movimento, a parte le volgari esternazioni del suo leader, che ci potevano anche stare e potevano dare un'immagine rivoluzionaria del movimento, scevra dall'ipocrisia di cui la politica è intrisa. Trapelava già a quei tempi un'ignoranza disarmante che sembrava essere il motore populista della base, che diverrà più chiara e nitida quando la Lega riuscirà a mettere i suoi uomini al potere.
Nel 1994 infatti, dopo averlo più volte attaccato pubblicamente, avergli dato di mafioso e piduista, Bossi si alleò con Berlusconi in cambio della promessa di attuare il federalismo. Al tempo Bossi faceva il duro, affermava di essere alleato con Berlusconi per controllarlo, pretese poltrone importanti per sé e i suoi seguaci e di fatto gli impedì di avere una leadership nella coalizione introducendo la crisi non appena il Cav. ebbe iniziato a fare il decisionista. Dopo quello che per Berlusconi divenne un "tradimento", l'opinione pubblica premiò la fierezza e la coerenza del partito, tant'è che la Lega alle elezioni del 1996 si presentò da sola e prese il 10% circa dei voti nazionali.
Visto il momento buono, Bossi si montò la testa e cominciò a parlare di secessione. Questo, sommato al fatto che il governo di centrosinistra cominciò a nasare l'opportunità di attuare delle forme di devoluzione del potere verso le amministrazioni locali (leggi Bassanini e riforma del Titolo V) per recuperare una parte dell'elettorato perso in favore del movimento secessionista che perdeva gradualmente di serietà, e al fatto che la Liga Fronte Veneto e molti ex esponenti della Lega presero le distanze dal partito dopo queste sparate, questo dicevo fece perdere due terzi dei consensi alla Lega. In questo periodo venne fuori anche in tutta la sua evidenza l'ignoranza che permeava i quadri leghisti, vennero fuori le tendenze xenofobe e razziste, si parlava di padani come razza superiore dei discendenti dei celtici e altre menate demodé che avrebbero caratterizzato tutto il quinquennio successivo di governo di centodestra.
Il partito si trovò alle elezioni del 2001 ad allearsi di nuovo con Berlusconi vincente, ma con molto meno potere di un tempo (3,9% nella quota proporzionale, 30 seggi alla camera contro i 117 del '94 e 17 al senato contro 60 del '94).
Questa condizione impedì alla Lega di avere lo stesso potere frenante alle ignominie politiche del Cav. e ne decretò a mio avviso, assieme all'improvvisa indisposizione del leader, la fine come movimento politico autonomo; il resto della storia è a conoscenza di chi si interesserà del thread.
Si deve dare atto comunque, giudizio personalissimo, a Maroni del lavoro che ha svolto durante il quinquennio nel suo dicastero, forse l'unico vero pregio politico che il movimento abbia mai avuto.
Che fine sta facendo la Lega? E i valori per la quale è nata e che adesso, scoprendo il piacere della poltroncina parlamentare, ha abbandonato, chi li difenderà?

Comment