Figure e simboli nei Vangeli: Il fanciullo

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  • crepuscolo
    Opinionista
    • 08/10/07
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    #1

    Figure e simboli nei Vangeli: Il fanciullo

    Una figura rappresentativa importante è quella del "fanciullo" o de "i fanciulli". Questa figura compare in Marco per la prima volta in 9,36 (cf. Mt 18,1-5, Lc 9,46-48), dopo che è venuta in piena luce l'ambizione dei discepoli ( 9,34. " Per strada avevano discusso tra loro chi fosse il più grande "), i quali non hanno rinunciato alle categorie di prestigio e di potere proprie dell'ambiente giudaico (cf. 12,38s). I discepoli rappresentano in Marco i seguaci di Gesù provenienti dal giudaismo, e si identificano con "i Dodici", espressione che li rappresenta come il nuovo Israele.
    per correggere la loro ambizione, Gesù enuncia un principio: "Se uno vuol essere il primo, dev'essere l'ultimo di tutti e servitore di tutti" (9,35), deve cioè rinunciare ad ogni ambizione personale (ultimo) e dimostrarlo nella pratica (servitore). Questo principio non è altro che una nuova formulazione della prima condizione della sequela ( 8,34: " Se uno vuol venire con me, rinneghi se stesso", ossia rinunci ad ogni ambizione), che riflette l'atteggiamento di Gesù stesso.
    Enunciato il principio, Gesù, che s'era messo seduto (9,35b), "prende un fanciullo" (9,36), che deve quindi trovarsi al suo fianco. La vicinanza del fanciullo simboleggia la sua adesione incondizionata a Gesù ed il suo atteggiamento eguale a quello di Gesù.
    Mette il "fanciullo" in mezzo ( al centro dell'attenzione), proponendolo ai Dodici come modello, ora, se è modello del principio or ora annunciato, si tratta certamente di un "fanciullo" che è l'ultimo di tutti (per la sua et&#224 e servitore di tutti ( per la sua occupazione): è un piccolo garzone. Difatti la parola greca paidìon che indica il fanciullo, significa anche "piccolo servo o garzone", anche l'italiano "fanciullo", del resto, deriva da "fante"che significa tra l'altro "garzone, servitore".
    Non si tratta dunque di un "fanciullo" qualunque.
    Subito dopo, infatti, Gesù parla di "questa classe di fanciulli" (9,37: "colui che accoglie un fanciullo di questi"), indicando così che possiedono qualche caratteristica in più della poca età. Dato che il testo non aggiunge alcun altro elemento caratterizzante al di fuori del significato del termine stesso, il tratto particolare di "questa classe di fanciulli" non è altro che la loro qualità di servitori.
    Il nome "piccolo servo/fanciullo" è così un modo di indicare quelli che seguono Gesù da vicino, perché hanno il suo stesso atteggiamento di servizio. In contrasto con "i Dodici", "il fanciullo" è figura del gruppo di seguaci di Gesù che non provengono dal giudaismo; per questo si trova " nella casa/famiglia", figura della nuova comunità.
    Al seguace che ha il suo stesso atteggiamento, Gesù dà il suo abbraccio, gesto di amore e di identificazione (3,35: "chiunque esegua il disegno di Dio [=seguire Gesù], questi è fratello mio e sorella e madre").
    Nel detto seguente (9,37) si parla di "accogliere un fanciullo di questi", usando il verbo impiegato per la missione( 6,11: dékhomai); in essa questi "fanciulli", che hanno lo stesso atteggiamento di Gesù, rendono presente Gesù e Dio stesso ( "Chi accoglie un fanciullo di questi come se fosse me stesso, accoglie me, ecc."). I "fanciulli" sono quindi inviati di Gesù come i Dodici, e il nome "fanciullo/servitore" indica l'atteggiamento con cui tali seguaci esercitano la missione.
    Riassumendo, il "fanciullo" rappresenta un gruppo (9,37: "uno di tali fanciulli") che manifesta la sua sequela con l'essere ultimo e servitore di tutti (9,35), a somiglianza di Gesù. Per questo si trova nella casa/comunità (9,33b) e vicino a lui (9,36). Non appartiene pero ai Dodici, non fa parte cioè dell'Israele messianico (3,13.15). Rappresenta dunque i seguaci non israeliti che, sotto l'espressione "quelli che stavano intorno a lui", sono contrapposti ai Dodici in 4,10: "Quelli che stavano intorno a lui gli domandavano con i Dodici il motivo di usare parabole".
    Last edited by crepuscolo; 04-01-2009, 21:51.
  • crepuscolo
    Opinionista
    • 08/10/07
    • 24570

    #2
    La casa

    A prima vista, un termine così comune e concreto come casa non dovrebbe offrire molte possibilità di interpretazione. Se si riflette, tuttavia, non sorprenderà che gli evangelisti utilizzino la casa come figura di realtà comunitarie.
    In primo luogo, c'è da tener conto che nel greco dei vangeli esistono due tremini per indicare casa; il primo (òikos) si riferisce innanzi tutto al locale o abitazione, pur potendo significare anche la famiglia e la discendenza (cf. Gen 7,1); lo tradurremo con casa. Il secondo termine (oikìa) indica piuttosto la famiglia, le relazioni umane esistenti all'interno della casa, perciò per distinguerlo dal primo, lo segnaleremo come casa/ambiente domestico.
    Nell'AT la casa di Dio o casa del Signore sono formule stereotipate per indicare il santuario (Gn 28,17.19; 2Sam 12,20). Nei vangeli sinottici si parla della casa di Dio (Mc 2,26 par.) in riferimento alla tenda del deserto (cf. 1Sam 21,1-10) o al tempio.; nella sua denuncia Gesù cita il testo di Is 56,7 (Mc 11,17 par.: "La mia casa sarà chiamata casa di preghiera") oppure chiama il tempio "la casa del Padre mio" (Gv2,16).
    continua.
    Last edited by crepuscolo; 10-01-2009, 16:50.

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    • crepuscolo
      Opinionista
      • 08/10/07
      • 24570

      #3
      fanciullo e casa

      Ora risulta facile capire il messaggio teologico nascosto.
      Quando il fanciullo (colui o colei che non provengono dal vecchio Israele) sta in casa vuol dire che si sta parlando della comunità intorno a Gesù, indipendentemente che la casa ci sia o no. Quando Gesù esce con quelli che gli stanno intorno vuol dire che la comunità si muove simbolicamente verso l'esterno, e ......quando c'è anche la menzione dei 12 allora la sequela è completa, essi sono anche i figli di Abramo ed il nuovo Israele. Allontanandosi sempre più dal centro che è Gesù, cioè uscendo dalla comunità intima, incontriamo personaggi simbolici, di solito senza nome, o, rappresentativi di un certo tipo di persona quelli con il nome, essi sono i contatti di Gesù con il prossimo, rivelati in forma misteriosa per vari motivi. Quando parla di spada e divisione Gesù sta parlando agli zeloti, quando di pesci ai pescatori, quando di campagna ai contadini, quando di stalle ed animali ai pastori, quando di Vecchio Testamento ai Giudei in particolare ma agli Scribi e ai Farisei, del tempio ai Sadducei, di potere ai Romani, di re al re Erode e alla sua corte gli Erodiani, di purificazione templare agli Esseni ecc, chi più ne ha più ne metta, l'importante è capire il metodo e trovare gl'incastri giusti. Infine per leggere e capire il vangelo c'è da considerare che chi scrive adopera lo stile letterario e linguistico del trittico, che, come il trittico pittorico, presenta tre aspetti per esaltare un'unica realtà.
      Saluti e baci.
      Last edited by crepuscolo; 16-01-2009, 15:05.

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