Propongo un altro brano interessante per una discussione; tratto da “ Il Dio crocifisso” di Jurgen Moltmann.
L'autore scrive riguardo il pensiero di Schleiermacher e dice.
- Schleiermacher (teologo protestante) trovò invece ( in contrapposizione a Kant di cui l’autore aveva parlato in precedenza) la mediazione tra ideale e reale, tra teoretico e pratico, tra essere e coscienza, nel “sentimento”. Con questo termine egli intendeva la determinatezza fondamentale dell’esistenza dell’uomo. E’ qui, in questa commozione della vita intera, che il dato religioso trova la sua collocazione prima che le attività umane si scompongano in coscienza e prassi. Schleiermacher rinunciò quindi ad una metafisica teologica sul Cristo, ma non si limitò neppure ad una cristologia esemplare di stampo etico. Rimanendo nel contesto della problematica della determinatezza fondamentale dell’esistenza, egli elaborò una cristologia del rapporto personale di fede con Gesù. “ Di conseguenza il Redentore, in virtù dell’ipseità della natura umana, è uguale a tutti gli uomini, mentre da loro si differenzia per la costante saldezza della sua coscienza divina, che in lui era il sua autentici essere di Dio”. Espresso in modo negativo, ciò significa che il Redentore si differenziava da tutti gli altri uomini a motivo della sua impeccabilità sostanziale. Ma quali lineamenti assume allora la figura di Gesù quando ci si pone l’interrogativo circa la coscienza divina, sovrana sul conoscere e agire? L’evoluzione personale di Gesù deve essere intesa assolutamente libera da tutto ciò che potrebbe richiamare anche soltanto l’idea di conflitto. La sua purezza non presenta la benché minima traccia o cicatrice lasciata da eventuali lotte. Questa salvezza originaria della sua coscienza divina deve aver avuto in lui un carattere perfettamente storico, dall’inizio alla fine della sua vita. L’efficacia redentiva consiste allora nel fatto che Gesù assume decisamente la nostra debole e lacunosa coscienza divina, e le nostre stesse persone, nella costante saldezza della sua coscienza divina. Egli non è quindi soltanto modello morale, ma anche figura originaria e produttiva dell’esistere redento. “ Siccome la produttività rientra soltanto nel concetto del tipo originario e non in quello del modello, ne deriva che solo l’esemplarità originaria è il termine adeguato per esprimere l’esclusiva e personale dignità di Cristo”. Così il canone ermeneutico della cristologia, da Schleiermacher in poi, per molti fu l’esperienza attuale di redenzione nel rinvigorimento della coscienza divina. -
L'autore scrive riguardo il pensiero di Schleiermacher e dice.
- Schleiermacher (teologo protestante) trovò invece ( in contrapposizione a Kant di cui l’autore aveva parlato in precedenza) la mediazione tra ideale e reale, tra teoretico e pratico, tra essere e coscienza, nel “sentimento”. Con questo termine egli intendeva la determinatezza fondamentale dell’esistenza dell’uomo. E’ qui, in questa commozione della vita intera, che il dato religioso trova la sua collocazione prima che le attività umane si scompongano in coscienza e prassi. Schleiermacher rinunciò quindi ad una metafisica teologica sul Cristo, ma non si limitò neppure ad una cristologia esemplare di stampo etico. Rimanendo nel contesto della problematica della determinatezza fondamentale dell’esistenza, egli elaborò una cristologia del rapporto personale di fede con Gesù. “ Di conseguenza il Redentore, in virtù dell’ipseità della natura umana, è uguale a tutti gli uomini, mentre da loro si differenzia per la costante saldezza della sua coscienza divina, che in lui era il sua autentici essere di Dio”. Espresso in modo negativo, ciò significa che il Redentore si differenziava da tutti gli altri uomini a motivo della sua impeccabilità sostanziale. Ma quali lineamenti assume allora la figura di Gesù quando ci si pone l’interrogativo circa la coscienza divina, sovrana sul conoscere e agire? L’evoluzione personale di Gesù deve essere intesa assolutamente libera da tutto ciò che potrebbe richiamare anche soltanto l’idea di conflitto. La sua purezza non presenta la benché minima traccia o cicatrice lasciata da eventuali lotte. Questa salvezza originaria della sua coscienza divina deve aver avuto in lui un carattere perfettamente storico, dall’inizio alla fine della sua vita. L’efficacia redentiva consiste allora nel fatto che Gesù assume decisamente la nostra debole e lacunosa coscienza divina, e le nostre stesse persone, nella costante saldezza della sua coscienza divina. Egli non è quindi soltanto modello morale, ma anche figura originaria e produttiva dell’esistere redento. “ Siccome la produttività rientra soltanto nel concetto del tipo originario e non in quello del modello, ne deriva che solo l’esemplarità originaria è il termine adeguato per esprimere l’esclusiva e personale dignità di Cristo”. Così il canone ermeneutico della cristologia, da Schleiermacher in poi, per molti fu l’esperienza attuale di redenzione nel rinvigorimento della coscienza divina. -


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