Diversi modi d'intendere Dio

Collapse
X
 
  • Ora
  • Show
Clear All
new posts
  • crepuscolo
    Opinionista
    • 08/10/07
    • 24570

    #1

    Diversi modi d'intendere Dio

    Pensieri tratti da libri di teologia.
    Mi permetto di postare questi pensieri che mi hanno colpito e forse fanno un pochino di più intendere come un cristiano deve intendere ed indirizzare la sua fede.
    Buona lettura (anche se lunga).
    --------------------------------------------------------------------
    Per la metafisica, la natura dell’essere divino è determinata dalla sua unità e indivisibilità, dalla mancanza di principio e di fine, di movimento e di mutamento. Siccome questa natura dell’essere divino è pensata sul fondamento dell’essere finito, deve includere tutte le determinazioni dell’essere finito ed escludere quelle che ad esse si oppongono, altrimenti l’essere finito non potrebbe trovare nell’essere divino fondamento e consistenza contro il nulla che emerge minaccioso dalla morte, dalla sofferenza e dal caos. Dall’essere divino vanno quindi escluse morte , sofferenza e disordine.
    La teologia cristiana ha recepito e riproposto fino ai nostri giorni questo concetto di Dio della teologia filosofica, perché praticamente fino ad oggi ha condiviso il bisogno religioso di un uomo che si sente finito, minacciato e mortale, e che quindi cerca protezione in una onnipotenza e autorità superiori. Nel concetto metafisico di Dio della cosmologia antica ed in quello della psicologia moderna, stanno contrapposti e separati l’essere della divinità, della origine di tutte le cose o del principio incondizionato, quale zona in cui la morte è impossibile, e l’essere umano, quale zona in cui la morte è invece necessaria. Se si applica questo concetto di Dio alla morte di Cristo in croce, bisogna svuotare la croce della divinità, perché Dio per definizione non può né soffrire né morire: è causalità pura. Ma la teologia cristiana, se non vuole rassegnare le dimissioni e perdere la propria identità, deve pensare l’essere di Dio presente nella passione, nell’agonia ed anche nella morte di Gesù. In un Dio concepito come pura casualità, come principio incondizionato, non può riconoscere sofferenza e morte alcuna, nessuna di simili negazioni. Il soggetto di tale patire non potrebbe essere veramente Dio.
    Proprio su questo punto ai nostri giorni si dovrà approfondire il confronto tra teologia cristiana e concetto filosofico di Dio. Se per tanto tempo nella figura di Cristo i teologi hanno scorto “ il volto impassibile e freddo del dio platonico, cui si aggiungono alcuni lineamenti desunti dall’etica stoica” è giunto finalmente il momento di distinguere nettamente, alla luce della fede cristiana, tra il Padre di Gesù Cristo ed il Dio dei pagani e dei filosofi (Pascal). Su un piano teorico, ciò risponde al dis-establishment critico che la cristianità sta conducendo nei confronti delle religioni borghesi delle diverse società in cui vive, nelle quali domina appunto quel modo teistico di concepire Dio. Su questo punto la teologia della chiesa primitiva aveva fatto parecchia strada. Evolvendo il concetto di Dio in chiave trinitaria, essa parlava di Dio riferendosi all’incarnazione ed alla morte di Gesù, e così non faceva esplodere soltanto il concetto della filosofia antica, ma dissolveva pure le divinità delle religioni politiche dei popoli.
    Il rifiuto della dottrina trinitaria, o la sua riduzione ad una formula ortodossa ma vuota, tipici dell’epoca moderna, stanno ad indicare un cristianesimo che si è assimilato alle religioni di bisogno presenti nella società moderna.
    Con il messaggio cristiano si Dio, annunciato con la croce di Cristo, è venuto ad introdursi nel mondo metafisico un elemento estraneo, nuovo. Questa fede deve infatti comprendere la divinità di Dio alla luce dell’evento della passione e morte del Figlio di Dio, e quindi mutare dalle fondamenta gli ordini dell’essere del pensiero metafisico e le scale di valore del sentire religioso. Essa deve riflettere sulla passione di Cristo intendendola come potenza di Dio. E viceversa, deve vedere la libertà della sofferenza e della morte come possibilità dell’uomo. La teologia cristiana non si sforzerà quindi d’intendere la morte di Gesù fondandosi sulla premessa di quel concetto di Dio di stampo metafisico o morale.
    Supposta la validità di questa premessa, non si potrebbe assolutamente capire la morte di Gesù in termini teologici. Ed invece, questa fede dovrà ”comprendere l’essere divino di Dio partendo dall’evento di questa morte”.
    Non si potrà allora continuare ad esporre il cristianesimo come “modo di credere monoteistico” ( Schleirmacher). La fede cristiana non è “monoteismo radicale”. In quanto teologia della croce, la teologia cristiana esercita una funzione critica e liberante nei confronti del monoteismo filosofico e politico. Il teismo dice che Dio non può patire, non può morire, e questo lo afferma per dare un valido riparo all’essere che patisce e muore. La fede cristiana invece sostiene che Dio soffrì nella passione di Gesù, Dio morì sulla croce di Cristo, e questo affinché noi vivessimo e risorgessimo nel suo futuro. Sul piano psicologico-religioso, la fede cristiana libera quindi dalle proiezioni infantili dei bisogni umani e traspone nella ricchezza di Dio, libera dall’impotenza umana e traspone nell’onnipotenza divina, libera dalla miseria dell’uomo e traspone nella responsabilità di Dio. Libera dalle figure divinizzate del padre , cui l’uomo ricorre per conservare la propria infantilità.
    Libera dal timore degli schemi politici fondanti sull’onnipotenza, con i quali i padroni legittimano su questa terra il loro dominio ed istillano nei deboli il complesso di inferiorità; schemi dei quali i deboli si servono per compensare in sogno la propria impotenza.
    Libera da determinazioni conferite dall’esterno e da indirizzi imposti da altri, da ciò che le anime ansiose amano e nello stesso tempo odiano, Questo Dio della croce non è il “gran cacciatore” (Chardonnel), l’oppressore della nostra coscienza . Colui che così intende Dio, abusa del suo nome e si muove nelle lontananze della croce.
  • conogelato
    Candle in the wind

    • 17/07/06
    • 66028

    #2
    Il Cristianesimo e' stato un cataclisma. Non piu' gli sforzi dell'uomo per capirlo, raggiugerlo, toccarlo....ma Dio stesso che prende l'iniziativa e si muove verso l'uomo, fino a farsi simile a Lui. Perfino nella morte.
    amate i vostri nemici

    Comment

    • crepuscolo
      Opinionista
      • 08/10/07
      • 24570

      #3
      A dir la verità non intendevo quello, intendevo dire, tra le righe, che spesso quello che si trova nei libri neanche un prete se lo sogna.
      Prova a chiedere ad un prete chi è Dio...poi mi dirai.
      Forse ti ripeterà la tiritera che una volta ripeteva a me: è l'essere perfettissimo creatore del cielo e della terra, onnipotente per giunta (tanto che addirittura incute terrore), onniscente....ecc, ecc,..e soprattutto non può mai morire...

      Comment

      • conogelato
        Candle in the wind

        • 17/07/06
        • 66028

        #4
        Il mio parroco lo definisce "Amore" allo stato puro. Non credo che si sbagli di molto.
        amate i vostri nemici

        Comment

        • crepuscolo
          Opinionista
          • 08/10/07
          • 24570

          #5
          Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
          Il mio parroco lo definisce "Amore" allo stato puro. Non credo che si sbagli di molto.
          E che cosa intende il tuo parroco per "Amore" allo stato puro, considerando che con la parola "Amore"

          Comment

          • conogelato
            Candle in the wind

            • 17/07/06
            • 66028

            #6
            Che dà tutto se' stesso senza chiedere niente in cambio.
            amate i vostri nemici

            Comment

            • crepuscolo
              Opinionista
              • 08/10/07
              • 24570

              #7
              In quattro parole hai detto tutto ci

              Comment

              • dietrologo
                • 27/08/08
                • 9716

                #8
                Originariamente Scritto da crepuscolo Visualizza Messaggio
                Pensieri tratti da libri di teologia.
                Mi permetto di postare questi pensieri che mi hanno colpito e forse fanno un pochino di più intendere come un cristiano deve intendere ed indirizzare la sua fede.
                Buona lettura (anche se lunga)....
                .
                mi scuso se vado fuori tema Diversi modi d'intendere Dio ..tu sapresti concepire un Dio oltre la teologia?
                poi una domanda che è sempre ripetuta , perché un sempre e solo il cristiano e non altro ?

                quanto hai postato fa a botte col titolo...non so se riesco spiegarmi

                Comment

                • Vega
                  Opinionista

                  • 04/05/05
                  • 17951

                  #9
                  [QUOTE=conogelato;1045479]Che d
                  Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

                  Comment

                  • crepuscolo
                    Opinionista
                    • 08/10/07
                    • 24570

                    #10
                    [QUOTE=Rettologo;1045687]mi scuso se vado fuori tema Diversi modi d'intendere Dio ..tu sapresti concepire un Dio oltre la teologia?
                    poi una domanda che

                    Comment

                    • dietrologo
                      • 27/08/08
                      • 9716

                      #11
                      Originariamente Scritto da crepuscolo Visualizza Messaggio
                      Si, Rettologo, hai ragione, quello che ho descritto è la differenza tra un modo filosofico e un modo cristiano ( non di tutti) di intendere Dio.
                      Ma come sempre, le mie intenzioni sono soprattutto, dando uno spunto, quello di far partecipare anche altri alla discussione. Se vuoi vpuoi esprimerti anche più in dettaglio.
                      Se fossi competente e informato su questi argomenti potrei anche contribuire a questa discussione ma il mio concetto di spiritualità esula tutto ciò , ho solo notato questo particolare ripetuto dove si considera l'unico modo di intendere religioso o spirituale solo cristiano

                      Comment

                      • okno
                        Party Crasher
                        • 30/03/06
                        • 15292

                        #12
                        [QUOTE=conogelato;1045479]Che d
                        "Tipo piacevole. Mai scontato. Non banale." - Utente da Empoli


                        -=1313=-

                        Comment

                        • conogelato
                          Candle in the wind

                          • 17/07/06
                          • 66028

                          #13
                          Dio e' amore. Un tipo di amore che pero' ci e' del tutto sconosciuto. Amare nella dimensione della Croce significa indicare una via, proporla, consigliarla senza obbligare, lasciandoci liberi di scegliere. Anche il male.
                          amate i vostri nemici

                          Comment

                          • Account eliminato1

                            #14
                            Ma posso anche intendere Dio come una cosa mia e privata.

                            Un rapporto interiore che non devo necessariamente condividere con gli ecclesiastici e posso bypassare la Chiesa in tutte le sue forme e manifestazioni.

                            Comment

                            • conogelato
                              Candle in the wind

                              • 17/07/06
                              • 66028

                              #15
                              Ribadisco che, in questo caso, il rischio e' quello di farsi un Dio a nostra immagine. Un Dio del tutto ad personam, Silenzio.
                              amate i vostri nemici

                              Comment

                              Working...