Thread rigorosamente semiserio. Va da sé che coincidenze del tipo che sto per descrivere me ne capitano a decine da sempre; ma ultimamente ho iniziato ad appuntarmele perché, per quanto continui a considerarle, appunto, coincidenze, le trovo particolarmente divertenti ed ogni tanto qualcuna mi sorprende. Una rassegna degli ultimi dieci giorni.
1. Mi sveglio di buon mattino con fisso in testa il cognome di un tizio che conosco, tale Sciannameo. E mi balena in mente la sua evidente assonanza con Shahnameh (pronuncia scianamé
, che in persiano significa "Libro dei Re", ossia quello ch’è considerato il poema nazionale iraniano composto nell’XI secolo da Ferdowsi. Sul perché un italiano possa avere un cognome che richiami il titolo di un poema medievale persiano non ho risposte plausibili, ma questa è un’altra storia. Il giorno precedente avevo acquistato in libreria "Il mulino di Amleto" di Santillana e von Dechend, ma senza avere avuto nemmeno il tempo di dargli un’occhiata, cosa che mi sono accinto a fare nel corso del pomeriggio. Apro il libro a caso e mi cade l’occhio sull’incipit del terzo capitolo (p. 60) che tanto bene si apre con una citazione dallo Shahnameh di Ferdowsi. La cosa non finisce qui; il giorno dopo torno in libreria perché sarebbe dovuto arrivare un altro volume che avevo ordinato, un saggio di Kenneth Chase sullo sviluppo delle armi da fuoco nell’Oriente medievale. Torno a casa, anche in questo caso apro il libro a caso per dargli una prima occhiata, e la prima immagine in cui mi imbatto (p. 198) è la rappresentazione di una scena di caccia… tratta da una copia cinquecentesca dello Shahnameh.
2. Primo pomeriggio: in attesa che arrivi il momento di andare in facoltà sto ingannando il tempo consultando la Bibbia alla ricerca, per pura curiosità, di un passo citato dal docente di ebraistica il giorno prima. Dopo un po’ mi annoio, mi alzo e decido di prendere un’occhiata in finestra. L’occhio mi cade sul balcone di una delle camere dell’albergo dall’altro lato della strada. Una donna, nuda, è affacciata alla porta-finestra stendendo il braccio nel tentativo di raggiungere un asciugamano sullo stendino; visto che non mi pare il caso di fare la figura del voyeur distolgo lo sguardo e mi ritiro nuovamente a leggere. Avendo perso il segno, e comunque la voglia di impegnarmi, apro a caso la Bibbia e l’occhio mi cade su questo passo. "Distogli lo sguardo dai miei peccati" (Salmo, 50:11).
3. Da qualche settimana ho lasciato che due opilioni (quegli aracnidi dal corpo minuscolo e dalle zampe lunghe ed esili) si installassero sopra la finestra della camera, nella speranza che contribuiscano alla lotta contro le zanzare. L’altro giorno, vedendoli oramai belli cresciuti, penso fra me e me che forse sia venuto il momento di dar loro un nome e mi sovviene, per scherzo, di chiamarli Gog e Magog. La notte stessa, soffrendo d’insonnia, mi sveglio verso le 2.00 come spesso accade e per cercare di recuperare il sonno decido di prendere "Storie e leggende chassidiche" di Martin Buber, acquistato solo il giorno prima ed appena sfogliato. Apro a caso e l’occhio mi cade sull’introduzione dedicata alla cronologia della vita e delle opera dell’autore proprio nella parte dedicata a "Gog und Magog" del 1949.
1. Mi sveglio di buon mattino con fisso in testa il cognome di un tizio che conosco, tale Sciannameo. E mi balena in mente la sua evidente assonanza con Shahnameh (pronuncia scianamé
, che in persiano significa "Libro dei Re", ossia quello ch’è considerato il poema nazionale iraniano composto nell’XI secolo da Ferdowsi. Sul perché un italiano possa avere un cognome che richiami il titolo di un poema medievale persiano non ho risposte plausibili, ma questa è un’altra storia. Il giorno precedente avevo acquistato in libreria "Il mulino di Amleto" di Santillana e von Dechend, ma senza avere avuto nemmeno il tempo di dargli un’occhiata, cosa che mi sono accinto a fare nel corso del pomeriggio. Apro il libro a caso e mi cade l’occhio sull’incipit del terzo capitolo (p. 60) che tanto bene si apre con una citazione dallo Shahnameh di Ferdowsi. La cosa non finisce qui; il giorno dopo torno in libreria perché sarebbe dovuto arrivare un altro volume che avevo ordinato, un saggio di Kenneth Chase sullo sviluppo delle armi da fuoco nell’Oriente medievale. Torno a casa, anche in questo caso apro il libro a caso per dargli una prima occhiata, e la prima immagine in cui mi imbatto (p. 198) è la rappresentazione di una scena di caccia… tratta da una copia cinquecentesca dello Shahnameh.2. Primo pomeriggio: in attesa che arrivi il momento di andare in facoltà sto ingannando il tempo consultando la Bibbia alla ricerca, per pura curiosità, di un passo citato dal docente di ebraistica il giorno prima. Dopo un po’ mi annoio, mi alzo e decido di prendere un’occhiata in finestra. L’occhio mi cade sul balcone di una delle camere dell’albergo dall’altro lato della strada. Una donna, nuda, è affacciata alla porta-finestra stendendo il braccio nel tentativo di raggiungere un asciugamano sullo stendino; visto che non mi pare il caso di fare la figura del voyeur distolgo lo sguardo e mi ritiro nuovamente a leggere. Avendo perso il segno, e comunque la voglia di impegnarmi, apro a caso la Bibbia e l’occhio mi cade su questo passo. "Distogli lo sguardo dai miei peccati" (Salmo, 50:11).
3. Da qualche settimana ho lasciato che due opilioni (quegli aracnidi dal corpo minuscolo e dalle zampe lunghe ed esili) si installassero sopra la finestra della camera, nella speranza che contribuiscano alla lotta contro le zanzare. L’altro giorno, vedendoli oramai belli cresciuti, penso fra me e me che forse sia venuto il momento di dar loro un nome e mi sovviene, per scherzo, di chiamarli Gog e Magog. La notte stessa, soffrendo d’insonnia, mi sveglio verso le 2.00 come spesso accade e per cercare di recuperare il sonno decido di prendere "Storie e leggende chassidiche" di Martin Buber, acquistato solo il giorno prima ed appena sfogliato. Apro a caso e l’occhio mi cade sull’introduzione dedicata alla cronologia della vita e delle opera dell’autore proprio nella parte dedicata a "Gog und Magog" del 1949.


Poveretti...




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