I detti del Signore

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  • crepuscolo
    Opinionista
    • 08/10/07
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    #1

    I detti del Signore

    L'immagine di Ges
  • conogelato
    Candle in the wind

    • 17/07/06
    • 66028

    #2
    Hai detto tutto te. Servo per amore, forse manca questo....
    amate i vostri nemici

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    • crepuscolo
      Opinionista
      • 08/10/07
      • 24570

      #3
      Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
      Hai detto tutto te. Servo per amore, forse manca questo....
      Quello l'hai detto tu

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      • crepuscolo
        Opinionista
        • 08/10/07
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        #4
        Originariamente Scritto da crepuscolo Visualizza Messaggio

        IL GESU' DEI DETTI DEL SIGNORE

        L'immagine di Gesù quale risulta dai detti del Signore trasmessi dai discepoli e raccolti dai Vangeli sinottici rimane priva di tratti propriamente messianici e non comporta per il Maestro nessun titolo cristologico.
        Ce lo rivela, invece, come una personalità dotata di talento ed di autorità straordinari, incaricata da Dio presso Israele della missione escatologica per eccellenza: dargli il regno di Dio facendogli comprendere che il Maestro gli offriva l'interpretazione autentica della volontà e della rivelazione divina come pure la possibilità di profittarne mediante la conversione e la fede. Essa ce lo mostra anche come il fondatore di un gruppo di predicatori-guaritori che assistono ed accompagnano il Maestro nella realizzazione del suo compito. Finalmente, essa dà un posto importante ai temi della rinuncia a qualsiasi sicurezza umana, dell'opposizione incontrata, della sofferenza assunta, dell'amore verso i nemici: viene descritto un vincitore, ma un vincitore il cui trionfo non dipende affatto né dal compromesso né dalla violenza fisica, ma unicamente dalla certezza dell'azione divina alla quale finalmente nulla può opporsi.
        Il GESU' DEGLI APOFTEGMI

        R. Bultmann ha preso il termine apoftegmi dalla storia della letteratura greca per designare i brevi aneddoti della tradizione sinottica che si raccolgono attorno ad un detto di Gesù e dove il racconto ha il solo fine di inquadrarlo.
        Qual'è l'immagine di Gesù che questi testi ci rivelano in coloro che li hanno trasmessi?
        Si può dire senza timore di errare che questi aneddoti sono stati trasmessi nella stesse condizione dei detti del Signore e che l'immagine di Gesù da essi riflessa deve assomigliare molto da vicino a quella che abbiamo scorto dietro a quest'ultima. Tuttavia alcuni tratti un po' particolari si aggiungono qui al riquadro già descritto. Molto spesso quello che costituisce il cuore di questi racconti è la fermezza con la quale Gesù rifiuta di assumere i compiti e di dire ciò che gli vorrebbero imporre.
        Egli non si lascerà ingannare dai complimenti dell'uomo ricco (Mc. 10,17-18), né sarà giudice in materia di eredità (Lc. 12,13-14), né protettore dei figli di Zebedeo 8Mc. 10,35 ss.), né manipolatore del fuoco dal cielo (Lc. 9,51-56). Egli non acconsentirà a dire che i Galilei massacrati da Pilato erano peccatori (Lc. 13,1 ss.), che l'esorcista estraneo al gruppo è un usurpatore (Mc. 9,38-40) o quando verrà il regno di Dio (Lc. 17,20-21). In una parola è un Maestro ben poco malleabile quello che i discepoli hanno conosciuto. Non che egli rifiuti sempre, tutt'altro; ma vi sono limiti che non oltrepasserà, condiscendenze che non concederà.
        Un altro tratto frequente in queste conversazioni didattiche è il modo con il quale Gesù chiama in causa i suoi interlocutori nella maniera più personale, mentre essi credevano di potersi istruire presso di lui senza essere veramente implicati. L'uomo ricco chiamato a disfarsi di tutte le sue ricchezze (Mc. 10,21), i figli di Zebedeo invitati a pensare al martirio ed al servizio del prossimo e non alle ricompense celesti (Mc. 10,35), i discepoli preoccupati di botanica soprannaturale e che sono invece esortati alla preghiera (Mc. 11,21-25), i narratori di catastrofi esortati al pentimento (Lc. 13,1-5), i farisei lanciati in bei calcoli apocalittici e che si trovano improvvisamente posti dinnanzi ad un regno a portata di mano (Lc. 17,20-21) sono vari casi del medesimo comportamento di Gesù. L'autorità personale del Maestro viene ancora una volta accentuata, un'autorità piuttosto rude che non accetta mezze misure ed invita colui che vorrebbe servirsene a cambiare radicalmente condotta.
        Troviamo infine un terzo tratto nell'immagine di Gesù offertaci da queste conversazioni: la capacità del Maestro di trarre da un episodio insignificante un insegnamento estremamente audace. Ciò è vero alla domanda di Giovanni Battista (Mt. 11,2 ss) che getta gli ascoltatori in piena crisi escatologica e mira a situare quest'ultima in rapporto all'intera storia della salvezza; per la replica ai farisei (Lc. 17,20-21) che sconvolge le concezioni correnti sull'avvento del regno di Dio; per l'insegnamento sull'efficacia della preghiera che fa seguito all'episodio del fico maledetto (Mc. 11,21-25) e che suppone il conferimento ai discepoli di un potere soprannaturale, legato evidentemente al loro compito di proclamazione del regno. Ritroviamo qui il Maestro delle formule paradossali e di effetto che i detti del Signore ci hanno già fatto conoscere.
        In una parola, negli apoftegmi ci appare lo stesso Gesù dei detti del Signore, per la semplicissima ragione che in ambedue i casi ci viene fatta conoscere l'impressione prodotta dal Nazzareno sui discepoli.
        Mi sono permesso, dopo un po' di ricerche, di abbozzare il carattere e la personalità del Gesù umano e storico, riportato nel vangelo e descritto da chi era più vicino a lui.

        Chissà se a questo gli atei potranno credere?

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