Ne "Il governo della famiglia" - vol. 1:
83:14. O padre Set, vedi, questa è la Volontà del Signore: ciascuno deve inces-
santemente tendere nel proprio cuore alla vita eterna dell'anima e dello spirito,
ma, facendo ciò, nessuno deve lasciarsi sedurre dall'opinione di aver già rag-
giunto tutto da un giro d’ombra all’altro! (da un'ora all'altra)
15. Ma se qualcuno ha già ottenuto qualcosa dal Signore, quegli faccia come
fanno i fanciulli, quando hanno scoperto un tesoro nascosto, che lo nascondono
perfino agli occhi dei loro genitori, per timore che esso possa venire loro ritolto!
16. Nessuno gioisca eccessivamente del fatto di diventare uno strumento del
Signore, ma ciascuno persista in ogni sacro silenzio e nella grande umiltà e nel-
l'occulto amore! Poiché non è affatto una cosa né grata, né costituisce alcun meri-
to, quando qualcuno viene chiamato dal Signore a fungere da strumento, dato che
il Signore può riuscire ugualmente, anche senza strumenti, ad attuare le Sue gran-
di opere. Però bisogna stare bene attenti che a noi non succeda di voler andare in
cerca del Signore, per poi imporGli i nostri vani servizi, volendo così quasi dimo-
strare che noi siamo e possiamo qualcosa, bensì cerchiamo piuttosto l'uno e mede-
simo Padre santo, affinché Egli voglia, in grazia, accoglierci quali figli della vita
eterna, mediante il risveglio del nostro spirito dormiente, in grazia ed in pieno
amore, e mediante l’illuminazione della nostra anima, ottenebrata dal mondo.
17. Però, colui il quale è stato chiamato dal Signore a testimoniare del Suo
infinito Amore dinanzi ai fratelli, quegli certamente dia pure la sua testimo-
nianza,, ma operi sempre nella suprema umiltà del proprio cuore e si ricordi
sempre che egli è solamente un servitore quanto mai inutile, dato che il Signore
può fare a meno di lui con la massima facilità!
18. Guai però a colui che, chiamato dal Signore, credesse per ciò di essere di
più dei propri fratelli o di essere indispensabile al Signore; in verità, un tale
empio non sfuggirà al proprio giudizio!
19. Ma quando noi ci dedichiamo a servire, serviamoci allora reciprocamen-
te in tutto amore, quali fratelli e figli dell'uno e medesimo Padre, e sia la nostra
suprema sapienza quella di amare il Padre santo sopra ogni cosa. Nessuno
imponga all'altro una certa dottrina con la forza, quasi fosse chiamato come un
cane ad abbaiare o come un gallo a cantare. Però, qualora il Padre l'abbia pre-
scelto, che faccia così come è stato chiamato a fare, ma sempre con grandissi-
ma umiltà e amore, perché soltanto in questo modo egli testimonierà che i suoi
insegnamenti provengono veramente da Dio, quale eterna Sorgente Originaria
di ogni Amore e di ogni Vita.
20. Chi predica, si stimi il minimo fra tutti i fratelli, così egli renderà testi-
monianza di essere, in verità, un servitore dell'Amore!
21. Chi percepisce la Parola del Signore dalla bocca del fratello, quegli rin-
grazi il Signore per tale Grazia inesprimibile; il predicatore, invece, consideri
se stesso, fra tutti i suoi fratelli, il più indegno e tenga ciascuno dei propri fra-
telli come migliore di se stesso; così egli preserverà il proprio cuore dall'orgo-
glio, il quale è il padre della morte, e sarà per il Signore una silenziosa dimora,
poiché soltanto in questo modo Egli trova compiacimento!
22. Vedi, o padre Set, questo è quanto il Padre vuole e richiede da noi! Fac-
ciamo il possibile dunque, in tutto amore e umiltà, in modo che Egli abbia a
compiacersi di noi, e così noi vivremo e non ci lasceremo mai più illudere dal-
l'ombra della vita! Amen».


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