Ne "Il governo della famiglia" - vol. 1:
88:1. Passato un po' di tempo, ecco che Enoch si sentì nuovamente ridestato, ed
allora cominciò a rivolgere a tutti i padri le seguenti meravigliose parole, che
provenivano da Me:
2. «Ascoltate, cari padri! Il Signore Dio Jehova, il Padre amorosissimo e
santissimo di tutti noi, ha guardato, nella Sua grande Misericordia, alla afflizio-
ne dei nostri cuori umiliati ed ha fatto grazia al nostro procedere stolto, nel
quale noi abbiamo perseverato per ben trecento anni con ostinazione, e ci vuole
risollevare dal pantano della nostra miseria; però è necessario anzitutto che cia-
scuno bandisca dal proprio cuore la stolta differenza tra le varie regioni e che
poi, però, dimostri con le opere tale espulsione!
3. Udite: al Signore Dio Jehova, Padre santissimo ed amorosissimo di tutti
noi, è piaciuto suscitare Asmahaele, allo scopo di mostrare a noi tutti la stoltez-
za della legge, quando questa non sia in stretta relazione con l'Ordine divino!
Noi tutti, senza eccezione, ci siamo trovati fuori dall'Ordine e perciò non pote-
vamo comprendere nulla di tutto ciò, poiché da una parte ci siamo irretiti nella
necessità ferrea della legge, e quindi eravamo morti in ciascuna parola e pen-
siero, nonché nella volontà, e per conseguenza anche in ciascuna nostra azione;
d'altra parte, invece, sentivamo molto accentuato nel nostro cuore il massimo
bisogno della vera libertà della vita, senza la quale la vita non è vita, né potreb-
be in eterno mai diventare tale.
4. Noi eravamo degli esseri doppi, eravamo cioè morti e viventi. Da un lato,
stavamo incomprensibilmente vicini alla verità, ma dall'altro ne eravamo
incomprensibilmente lontani, poiché la legge e la libertà, per l'intendimento dei
nostri cuori, avevano creato una voragine insormontabile, per superare la quale
non ci era possibile di spiccare il salto né dalla legge alla libertà, come neppure
dalla libertà alla legge. In conseguenza di ciò, per effetto della nostra propria
necessità, eravamo costretti a vedere Dio Stesso o prigioniero della propria
legge oppure sciogliersi in uno stato di assolutissima ed annientante libertà;
quindi noi eravamo morti a destra ed a sinistra!
5. Io stesso ho percepito in me questa cosa e, nonostante tutti i taciti sforzi
del mio cuore, non mi riusciva possibile raccogliere e riunire acqua e fuoco in
un medesimo vaso! Poiché pensavo: "La legge dell'Ordine è, essa pure, una
legge che Dio deve osservare, finché Egli vuole avere e vedere in Sé ed intorno
a Sé degli esseri durevolmente costituiti. Dunque, se qualcuno è obbligato ad
osservare delle leggi, allora come può essere libero?".
6. Ma poi io mi dicevo ancora: "Chi può mai costringere Dio a fare qualco-
sa? Se Egli la fa, allora la fa senza alcun dubbio secondo la propria Volontà,
che è santissima e supremamente libera, e può distruggere subito quello che ha
creato e può immediatamente annientare ciascuna opera Sua!".
7. E quindi di nuovo sorse, nel mio pensiero, la domanda: "Da dove provie-
ne, allora, il fatto della permanente conservazione?".
8. Ma ecco che a questo punto si annunciò l'Amore, il quale disse: "Io sono
il Fondamento e la Causa di ogni conservazione!", e null'altro aggiunse!
9. Ed io formulai di nuovo la domanda in me stesso: "Se Tu sei il Fondamen-
to e la Causa di ogni conservazione, in verità, allora costituisci Tu Stesso, per
Te, una legge eterna! Ma allora come si concilia ciò con la Tua libertà?".
10. E come io pensavo, così pensava pure il padre Adamo. Ed il padre Set, dal
canto suo, non pensava precisamente così, ma bensì nel suo petto egli sentiva
profondamente l'abisso vuoto ed insormontabile, e allora cercò e trovò. Però, in
mancanza di strumenti adatti, con quanto egli aveva trovato non poté gettare un
ponte oltre l'immensa voragine. E anche gli altri padri facevano, similmente,
analoghe riflessioni tra loro, con maggiore o minor tiepidezza. Però non potero-
no giungere ad altro risultato, se non ad una paziente aspettativa delle cose, e
tentarono di riversare prudentemente la colpa un po' di qua e di là; ma non
avvenne per questo che nei petti smarriti si manifestasse maggiore luce e calore.
11. La madre Eva indicò bensì al padre Set una gran luce, ma l'intenso
bagliore nella notte accieca l'occhio debole, ancora di più della stessa notte di
prima. E così i tentativi di ciascuno trovarono il loro biasimo nella susseguente
triplice tenebra.
12. Tuttavia non vi è maestro più saggio della necessità stessa. Nel bisogno
noi tutti ci rivolgemmo al santo ed amorosissimo Padre ed Egli, considerando
la miseria dei figli, scese tra di loro con la Sua Grazia. Noi siamo i Suoi figli e
così Egli ora si trova fra di noi ed Egli Stesso ci ammaestra!
13. E le Sue parole sono un appello sonoro, colmo d'Amore e di Sapienza,
poiché ora così dice il Padre amorosissimo e santo:
14. "Ascoltate, o voi, figli del Mio Amore, e comprendete bene nei vostri
cuori quello che ora vi dico: ‘Io sono un Dio unico ed eterno, Creatore di tutte
le cose, che ho tratto fuori da Me, e sono Padre del Mio Amore, nonché di tutti
coloro che procedono da tale Amore.
15. Io sono eternamente libero e senza alcun vincolo, e il Mio Amore è la
beatitudine della Mia eterna Libertà stessa.
16. Tutte le creature non sono una necessità, bensì solo segni, visibili alle
creature stesse, della Mia suprema Potenza perfettamente libera e della conse-
guente Beatitudine di tutte le beatitudini. Che cosa potrebbe o dovrebbe
costringerMi ad agire così, oppure altrimenti?
17. Quello che voi chiamate “legge” è per Me la libertà suprema in tutta la
beatitudine del Mio Amore; ma quello che voi chiamate “libertà” non è altro
che la Mia libera Potenza’. Vivete quindi per l'amore e vivete perciò per l’eter-
no Amore in Me, e così vivrete veramente liberi! E soltanto dopo la libertà
della vita vi insegnerà compiutamente che la legge dell'Amore è propriamente
la suprema libertà e che la legge e la libertà sono simili ad un cerchio che dap-
pertutto s'incontra con se stesso e che si rende libero mediante l'Ordine, entro il
quale essa (la legge dell'Amore) va eternamente edificandosi nella perfezione infinita!
18. Amate, dunque; così vi renderete soggetta la legge e sarete perfettamente
liberi, come perfettissimamente sono libero Io, il vostro Padre! Amen"».
Credo che questo sia il mio ultimo intervento di sottolineatura di questo testo, se non verranno raggiunte almeno le 10 visualizzazioni. Del resto, io stesso ho consigliato ai credenti di leggerlo interamente e quindi questa rilettura può essere considerata da loro superflua, poiché non aggiunge nulla a quanto conoscono.
88:1. Passato un po' di tempo, ecco che Enoch si sentì nuovamente ridestato, ed
allora cominciò a rivolgere a tutti i padri le seguenti meravigliose parole, che
provenivano da Me:
2. «Ascoltate, cari padri! Il Signore Dio Jehova, il Padre amorosissimo e
santissimo di tutti noi, ha guardato, nella Sua grande Misericordia, alla afflizio-
ne dei nostri cuori umiliati ed ha fatto grazia al nostro procedere stolto, nel
quale noi abbiamo perseverato per ben trecento anni con ostinazione, e ci vuole
risollevare dal pantano della nostra miseria; però è necessario anzitutto che cia-
scuno bandisca dal proprio cuore la stolta differenza tra le varie regioni e che
poi, però, dimostri con le opere tale espulsione!
3. Udite: al Signore Dio Jehova, Padre santissimo ed amorosissimo di tutti
noi, è piaciuto suscitare Asmahaele, allo scopo di mostrare a noi tutti la stoltez-
za della legge, quando questa non sia in stretta relazione con l'Ordine divino!
Noi tutti, senza eccezione, ci siamo trovati fuori dall'Ordine e perciò non pote-
vamo comprendere nulla di tutto ciò, poiché da una parte ci siamo irretiti nella
necessità ferrea della legge, e quindi eravamo morti in ciascuna parola e pen-
siero, nonché nella volontà, e per conseguenza anche in ciascuna nostra azione;
d'altra parte, invece, sentivamo molto accentuato nel nostro cuore il massimo
bisogno della vera libertà della vita, senza la quale la vita non è vita, né potreb-
be in eterno mai diventare tale.
4. Noi eravamo degli esseri doppi, eravamo cioè morti e viventi. Da un lato,
stavamo incomprensibilmente vicini alla verità, ma dall'altro ne eravamo
incomprensibilmente lontani, poiché la legge e la libertà, per l'intendimento dei
nostri cuori, avevano creato una voragine insormontabile, per superare la quale
non ci era possibile di spiccare il salto né dalla legge alla libertà, come neppure
dalla libertà alla legge. In conseguenza di ciò, per effetto della nostra propria
necessità, eravamo costretti a vedere Dio Stesso o prigioniero della propria
legge oppure sciogliersi in uno stato di assolutissima ed annientante libertà;
quindi noi eravamo morti a destra ed a sinistra!
5. Io stesso ho percepito in me questa cosa e, nonostante tutti i taciti sforzi
del mio cuore, non mi riusciva possibile raccogliere e riunire acqua e fuoco in
un medesimo vaso! Poiché pensavo: "La legge dell'Ordine è, essa pure, una
legge che Dio deve osservare, finché Egli vuole avere e vedere in Sé ed intorno
a Sé degli esseri durevolmente costituiti. Dunque, se qualcuno è obbligato ad
osservare delle leggi, allora come può essere libero?".
6. Ma poi io mi dicevo ancora: "Chi può mai costringere Dio a fare qualco-
sa? Se Egli la fa, allora la fa senza alcun dubbio secondo la propria Volontà,
che è santissima e supremamente libera, e può distruggere subito quello che ha
creato e può immediatamente annientare ciascuna opera Sua!".
7. E quindi di nuovo sorse, nel mio pensiero, la domanda: "Da dove provie-
ne, allora, il fatto della permanente conservazione?".
8. Ma ecco che a questo punto si annunciò l'Amore, il quale disse: "Io sono
il Fondamento e la Causa di ogni conservazione!", e null'altro aggiunse!
9. Ed io formulai di nuovo la domanda in me stesso: "Se Tu sei il Fondamen-
to e la Causa di ogni conservazione, in verità, allora costituisci Tu Stesso, per
Te, una legge eterna! Ma allora come si concilia ciò con la Tua libertà?".
10. E come io pensavo, così pensava pure il padre Adamo. Ed il padre Set, dal
canto suo, non pensava precisamente così, ma bensì nel suo petto egli sentiva
profondamente l'abisso vuoto ed insormontabile, e allora cercò e trovò. Però, in
mancanza di strumenti adatti, con quanto egli aveva trovato non poté gettare un
ponte oltre l'immensa voragine. E anche gli altri padri facevano, similmente,
analoghe riflessioni tra loro, con maggiore o minor tiepidezza. Però non potero-
no giungere ad altro risultato, se non ad una paziente aspettativa delle cose, e
tentarono di riversare prudentemente la colpa un po' di qua e di là; ma non
avvenne per questo che nei petti smarriti si manifestasse maggiore luce e calore.
11. La madre Eva indicò bensì al padre Set una gran luce, ma l'intenso
bagliore nella notte accieca l'occhio debole, ancora di più della stessa notte di
prima. E così i tentativi di ciascuno trovarono il loro biasimo nella susseguente
triplice tenebra.
12. Tuttavia non vi è maestro più saggio della necessità stessa. Nel bisogno
noi tutti ci rivolgemmo al santo ed amorosissimo Padre ed Egli, considerando
la miseria dei figli, scese tra di loro con la Sua Grazia. Noi siamo i Suoi figli e
così Egli ora si trova fra di noi ed Egli Stesso ci ammaestra!
13. E le Sue parole sono un appello sonoro, colmo d'Amore e di Sapienza,
poiché ora così dice il Padre amorosissimo e santo:
14. "Ascoltate, o voi, figli del Mio Amore, e comprendete bene nei vostri
cuori quello che ora vi dico: ‘Io sono un Dio unico ed eterno, Creatore di tutte
le cose, che ho tratto fuori da Me, e sono Padre del Mio Amore, nonché di tutti
coloro che procedono da tale Amore.
15. Io sono eternamente libero e senza alcun vincolo, e il Mio Amore è la
beatitudine della Mia eterna Libertà stessa.
16. Tutte le creature non sono una necessità, bensì solo segni, visibili alle
creature stesse, della Mia suprema Potenza perfettamente libera e della conse-
guente Beatitudine di tutte le beatitudini. Che cosa potrebbe o dovrebbe
costringerMi ad agire così, oppure altrimenti?
17. Quello che voi chiamate “legge” è per Me la libertà suprema in tutta la
beatitudine del Mio Amore; ma quello che voi chiamate “libertà” non è altro
che la Mia libera Potenza’. Vivete quindi per l'amore e vivete perciò per l’eter-
no Amore in Me, e così vivrete veramente liberi! E soltanto dopo la libertà
della vita vi insegnerà compiutamente che la legge dell'Amore è propriamente
la suprema libertà e che la legge e la libertà sono simili ad un cerchio che dap-
pertutto s'incontra con se stesso e che si rende libero mediante l'Ordine, entro il
quale essa (la legge dell'Amore) va eternamente edificandosi nella perfezione infinita!
18. Amate, dunque; così vi renderete soggetta la legge e sarete perfettamente
liberi, come perfettissimamente sono libero Io, il vostro Padre! Amen"».
Credo che questo sia il mio ultimo intervento di sottolineatura di questo testo, se non verranno raggiunte almeno le 10 visualizzazioni. Del resto, io stesso ho consigliato ai credenti di leggerlo interamente e quindi questa rilettura può essere considerata da loro superflua, poiché non aggiunge nulla a quanto conoscono.


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