Ne "Il governo della famiglia" - vol. 1:
89:1. E Adamo allora si alzò e, congiunte le mani, elevò il cuore a Me e gli
occhi al cielo ed esclamò, con commozione profonda e perfetta dedizione del
suo cuore: «O Padre grande e santo, o Amore eterno! Come posso e come devo
ringraziarTi, io?
2. Noi non eravamo e Tu ci chiamasti ad essere, affinché gioissimo altamen-
te della nostra esistenza, tanto beata nel Tuo infinito Amore, Misericordia e
Grazia! Tu ci creasti in modo che, simili a Te, già corporalmente siamo atti
quasi a qualsiasi godimento, poiché possiamo udire, vedere, fiutare, gustare,
sentire e percepire e addirittura possiamo amare Te, con grande forza, sopra
ogni cosa, ed i nostri figli come la nostra stessa vita.
3. Noi possiamo camminare, fermarci, stare sdraiati e sedere; possiamo vol-
tarci a piacimento e piegare in mille modi tutte le nostre membra, e volgere da
tutte le parti il capo e gli occhi; ed hai benedetto la nostra lingua, affinché essa
usi un linguaggio d'amore, ispirato da Te, per intenderci reciprocamente! Oh,
chi mai potrebbe ringraziarTi adeguatamente e in modo degno di Te, poiché i
tuoi atti prodigiosi d'amore sono incommensurabili verso di noi, che siamo
oggetti infinitamente piccoli delle Tue cure!?
4. Oh, come saremmo assolutamente nulla noi per noi stessi! Ma se noi
siamo qualcosa, certo dobbiamo questo unicamente alle Tue opere d'Amore per
noi; e la nostra vita è il Tuo Amore; e tutta la nostra conoscenza è Grazia Tua!
5. O Padre santo, o Padre immensamente grande e buono! Guarda, in grazia,
il nostro cuore, diventato umile e colmo di filiale amore per Te, ed accettalo
come il migliore ringraziamento che noi possiamo porgerTi, poiché la nostra
lingua dipende troppo dalla Tua Benedizione, quando essa vuole produrre qual-
cosa di veramente degno di Te. E quando essa manifesta qualcosa, anche allora
tutto non è opera nostra, bensì sempre Tua. Però, la Tua Parola e la Tua Opera
sono già, di per sé ed in eterno, la Tua maggior lode, sia in se stessa, sia sulle
nostre labbra!
6. Perciò non abbiamo niente, che tu ci abbia concesso, come perfettamente
nostro, se non l’amore ed il peccato.
7. O Padre! Se io non avessi l'amore, cos'altro mi rimarrebbe, se non il pecca-
to e la morte? Ma potrei io lodarTi nel peccato e glorificarTi nella morte?
8. Per questo Tu mi donasti l'amore: perché non fossero opera mia unica-
mente il peccato e la morte, bensì anche l'amore e le sue opere vive; affinché
esse, venendo dall’amore, fossero puramente mie, e venendo dalla Tua Grazia e
Misericordia, però, solo ed esclusivamente Tue!
9. O Padre santo, poiché io da solo non possedevo che la sapienza, le mie
opere non potevano essere che quelle del peccato, ed io ero perciò costretto a
lodarTi e glorificarTi con i miei peccati! Tu allora accogliesti la mia lode impu-
ra come se fosse stata una lode pura, proveniente dal Tuo e, di conseguenza,
anche dal mio amore, mentre essa davvero non era che un'opera impura del
peccato!
10. Io divisi i figli per mezzo della sentenza, apparentemente giusta, della mia
sapienza, alitata da Te in me. E poiché credevo che la sapienza mi fosse propria,
così risultò che la mia opera fu peccato e, per conseguenza, anche Ti lodai nel
mio peccato, ed io ne sarei andato in perdizione. Ora, però, Tu mi donasti l'amo-
re e, di sapienza, non più di quanta l’amore ne possa concepire, affinché io non
abbia più a disperdere, bensì a raccogliere. Poiché la morte sta nel disperdere,
mentre la vita soltanto nel raccogliere. Lascia dunque che io, nell'amore e
mediante l'amore, raccolga di nuovo tutti coloro che ho disperso, per effetto
della sapienza male impiegata.
11. Io Ti ringrazio, Padre santo, e Ti lodo e glorifico per averci dato Enoch e
lo straniero, affinché ci rendessero prima ciechi nella sapienza, perché poi,
nella tenebra che raccoglie, potessimo divenire atti ad accogliere il fuoco del-
l'Amore, proveniente da Te, nel quale Amore domina soltanto la vita in ogni
raccolto, come nella sapienza domina la morte del peccato, per effetto della
dispersione! Oh, fa che questo fuoco divenga in noi un incendio immenso, un
incendio tale che possa distruggere ogni nostra stoltezza ed inghiottire tutte le
nostre opere perverse!
12. Fa' che noi tutti ci ritroviamo nel Tuo Amore e Misericordia e ci racco-
gliamo nella Tua Misericordia e nella Tua Grazia, e lascia che domani, nel Tuo
santo Sabato, noi celebriamo una nuova festa dell'amore, nella quale crediamo;
ed in tutto amore speriamo di poter rendere a Te, o Padre santo, un servizio di
grazie, di lode e di gloria, del quale Tu abbia a compiacerTi maggiormente che
non prima, in tutta la nostra presunta sapienza e nella nostra ingiusta giustizia.
13. O Padre nostro, immensamente buono e santo, concedi che il nostro invi-
to sia il primo passo per ricondurci a Te, ora ed in eterno! Amen.
14. E voi, Enoch, Asmahaele, Set e Kenan, andatevene ai figli e ridestateli
nel vero amore e nella vera libertà, ed invitateli al raduno di domani ed alla
raccolta della vita, e fate loro come l'amore vi comanda, ma tutto quello che
fate, fatelo nel Nome di Jehova, ora e sempre in eterno! Amen».
Questa pare come una lunga preghiera di Adamo, che riconosce i meriti di Dio e i benefici ricevuti dall'umanità. Quando ci dimentichiamo di essi, dovremmo rileggerla, perché spiega quali siano.
