In altro topic Resto del Carlino ha scritto
Ciao Carlino, ti segnalo: “Le albe del mondo. Racconti sacri dell’inizio” (edit. da Laterza) è il titolo del libro scritto da Massimo Raveri, docente di storia delle religioni. Egli indaga i “racconti sacri dell’inizio”, le narrazioni che ogni popolo ha tramandato rispetto alle domande relative all’origine:
perché il mondo esiste ?
Perché siamo qui ?
Perché io sono qui ?
I racconti dell’inizio del mondo costituiscono il fondamento di ogni religione e il prof. Raveri descrive l’originalità delle diverse visioni, i processi ideologici che nascondono e le somiglianze che si intrecciano e si evolvono nel tempo.
Pensare che l’universo sia nato dalla volontà di un Dio creatore che lo ha modellato dal caos o, invece, che tutti gli esseri viventi furono generati da due divinità che si sono amate in un amplesso erotico, ha ricadute assai diverse sul significato della nostra esistenza e della nostra morte.
I racconti dell’inizio svelano il progetto divino sul mondo e sugli uomini, dicono l’armonia di un ordine trascendente.
Il libro si chiude su un problema teologico nodale: perché Dio ha creato l’universo?
Perché Lui, che è assoluto e perfetto, ha dato inizio a tutto?
Una risposta è che forse ha creato l’universo ‘per gioco’, una visione che esprime un’angoscia latente, un dubbio sul significato del nostro destino.
Ma un mito degli indiani Winnebago dà un’altra risposta: “Perché il Grande Spirito si sentiva solo”. È una risposta condivisa dalle religioni più diverse: Dio crea per avere un’alterità da amare, per cui esprimere la sua essenza, che è amore. Nella creazione trova la sua vera completezza, e dalla sua gioia nascono le forme del mondo.
Alcuni testi sacri che si esprimono sull’alba del mondo risalgono al 3000 a. C.. Sono “miti dell’origine necessari” per ogni civiltà.
Nella Bibbia la narrazione della creazione del mondo è composta da due racconti distinti:
il “racconto sacerdotale” (Genesi 1, 1, 2 e 3);
il “racconto jahvista” (Genesi 2, 4 – 24).
Questi racconti descrivono la creazione del cielo e della terra, la creazione dell’uomo e della donna, la loro vita nel “Giardino dell’Eden”.
La creazione dell’universo è considerata come un atto d’amore e un dono divino, che stabilisce un ordine cosmico e morale.
La storia della creazione in Genesi è il racconto della creazione nell’ebraismo e nel cristianesimo ed è suddiviso in due parti, che all'incirca corrispondono ai primi due capitoli del libro della Genesi.
Nella prima parte (da Genesi 1, 1 a Genesi 2, 3), Elohim (parola ebraica generica per riferirsi a Dio) crea il mondo in sei giorni, poi si riposa nel settimo giorno, lo benedice e lo santifica.
Dio crea con un comando verbale ("Sia la..."), il che implica un paragone con il re, che deve solo parlare perché le cose succedano, e nomina gli elementi del cosmo mentre li crea, secondo l'antico concetto che le cose non esistono veramente finché non sono nominate.
Nella seconda parte (Genesi 2, 4-24), Yahweh, il nome personale di Dio, forma il primo uomo dalla polvere, lo pone nel “Giardino dell’Eden” e alita il suo soffio divino nell'uomo che quindi diventa (in ebraico) “nepehesh: un essere vivente; l'uomo condivide la vita con altre creature, ma solo dell'uomo si descrive questo atto vivificante da parte di Dio. L'uomo dà i nomi agli animali, affermando così la sua autorità nell'ambito della creazione divina, e Dio crea la prima donna, Eva.
Un'ipotesi comune tra gli studiosi è che la prima maggiore stesura del Pentateuco (i cinque libri, inizia con Genesi e termina con il Deuteronomio) sia stata composta alla fine del VII o VI secolo a. C. (fonte jahvista), e che questa sia stata successivamente ampliata da altri autori (fonte sacerdotale) in un'opera molto simile a quella che abbiamo oggi.
(Nella storia della creazione le due fonti appaiono in ordine invertito: Genesi 1, 1-2:3 è sacerdotale e Genesi 2, 4-24 è Jahvista).
Genesi afferma il monoteismo e nega il politeismo, condividendo temi dalla mitologia mesopotamica, ma adattandola alla fede in un unico Dio di Israele.
La "vita" é una realtà, che non richiede né finalità né trascendenza per essere spiegata.
Resta il punto, irrisolto, dell' Origine.
Irrisolto, finora: sia quello della "vita" (quando e come il procariota ha cominciato a esser tale, a "procarioteggiare"), sia quello dell' Universo.
Resta il punto, irrisolto, dell' Origine.
Irrisolto, finora: sia quello della "vita" (quando e come il procariota ha cominciato a esser tale, a "procarioteggiare"), sia quello dell' Universo.
Ciao Carlino, ti segnalo: “Le albe del mondo. Racconti sacri dell’inizio” (edit. da Laterza) è il titolo del libro scritto da Massimo Raveri, docente di storia delle religioni. Egli indaga i “racconti sacri dell’inizio”, le narrazioni che ogni popolo ha tramandato rispetto alle domande relative all’origine:
perché il mondo esiste ?
Perché siamo qui ?
Perché io sono qui ?
I racconti dell’inizio del mondo costituiscono il fondamento di ogni religione e il prof. Raveri descrive l’originalità delle diverse visioni, i processi ideologici che nascondono e le somiglianze che si intrecciano e si evolvono nel tempo.
Pensare che l’universo sia nato dalla volontà di un Dio creatore che lo ha modellato dal caos o, invece, che tutti gli esseri viventi furono generati da due divinità che si sono amate in un amplesso erotico, ha ricadute assai diverse sul significato della nostra esistenza e della nostra morte.
I racconti dell’inizio svelano il progetto divino sul mondo e sugli uomini, dicono l’armonia di un ordine trascendente.
Il libro si chiude su un problema teologico nodale: perché Dio ha creato l’universo?
Perché Lui, che è assoluto e perfetto, ha dato inizio a tutto?
Una risposta è che forse ha creato l’universo ‘per gioco’, una visione che esprime un’angoscia latente, un dubbio sul significato del nostro destino.
Ma un mito degli indiani Winnebago dà un’altra risposta: “Perché il Grande Spirito si sentiva solo”. È una risposta condivisa dalle religioni più diverse: Dio crea per avere un’alterità da amare, per cui esprimere la sua essenza, che è amore. Nella creazione trova la sua vera completezza, e dalla sua gioia nascono le forme del mondo.
Alcuni testi sacri che si esprimono sull’alba del mondo risalgono al 3000 a. C.. Sono “miti dell’origine necessari” per ogni civiltà.
Nella Bibbia la narrazione della creazione del mondo è composta da due racconti distinti:
il “racconto sacerdotale” (Genesi 1, 1, 2 e 3);
il “racconto jahvista” (Genesi 2, 4 – 24).
Questi racconti descrivono la creazione del cielo e della terra, la creazione dell’uomo e della donna, la loro vita nel “Giardino dell’Eden”.
La creazione dell’universo è considerata come un atto d’amore e un dono divino, che stabilisce un ordine cosmico e morale.
La storia della creazione in Genesi è il racconto della creazione nell’ebraismo e nel cristianesimo ed è suddiviso in due parti, che all'incirca corrispondono ai primi due capitoli del libro della Genesi.
Nella prima parte (da Genesi 1, 1 a Genesi 2, 3), Elohim (parola ebraica generica per riferirsi a Dio) crea il mondo in sei giorni, poi si riposa nel settimo giorno, lo benedice e lo santifica.
Dio crea con un comando verbale ("Sia la..."), il che implica un paragone con il re, che deve solo parlare perché le cose succedano, e nomina gli elementi del cosmo mentre li crea, secondo l'antico concetto che le cose non esistono veramente finché non sono nominate.
Nella seconda parte (Genesi 2, 4-24), Yahweh, il nome personale di Dio, forma il primo uomo dalla polvere, lo pone nel “Giardino dell’Eden” e alita il suo soffio divino nell'uomo che quindi diventa (in ebraico) “nepehesh: un essere vivente; l'uomo condivide la vita con altre creature, ma solo dell'uomo si descrive questo atto vivificante da parte di Dio. L'uomo dà i nomi agli animali, affermando così la sua autorità nell'ambito della creazione divina, e Dio crea la prima donna, Eva.
Un'ipotesi comune tra gli studiosi è che la prima maggiore stesura del Pentateuco (i cinque libri, inizia con Genesi e termina con il Deuteronomio) sia stata composta alla fine del VII o VI secolo a. C. (fonte jahvista), e che questa sia stata successivamente ampliata da altri autori (fonte sacerdotale) in un'opera molto simile a quella che abbiamo oggi.
(Nella storia della creazione le due fonti appaiono in ordine invertito: Genesi 1, 1-2:3 è sacerdotale e Genesi 2, 4-24 è Jahvista).
Genesi afferma il monoteismo e nega il politeismo, condividendo temi dalla mitologia mesopotamica, ma adattandola alla fede in un unico Dio di Israele.


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