La risposta di Dio a chi lo accusa.

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  • Arcobaleno
    Opinionista

    • 31/12/16
    • 3772

    #1

    La risposta di Dio a chi lo accusa.

    Ne "Il governo della famiglia" - vol. 1:


    Capitolo 136


    L'ammonizione di Asmahaele ad Adamo.


    1. A questo sfogo di Adamo, Asmahaele Si agitò un po' e, in risposta, rivolse

    ad Adamo, come pure a tutti gli altri, le seguenti parole, serissime, eppure

    immensamente piene d'amore:

    2. «O Adamo! Adamo! Grande e potente è diventata la tua stoltezza! Innan-

    zitutto Io interrogo il tuo cuore, poiché sei padre di tutti questi figli e di molti

    altri ancora, che popolano questa Terra. DimMi, in cuor tuo, che cosa faresti di

    un tuo figlio, il quale ad una tua ammonizione istruttiva, grande ed importantis-

    sima, riguardo gravi e volontarie mancanze contro i tuoi sapienti ordinamenti,

    volesse obiettarti quanto segue, sia pure con un discorso impostato arditamente

    e quasi verosimile:

    3. "Perché pretendi da me quello che non posso fare? Se non è bene quello

    che faccio, che colpa ne ho io? Non sono io uscito da te e non sei stato tu a

    darmi una vita tanto miserabile e colma di difetti?

    4. Se ora io sbaglio, l'errore non va attribuito che a te, per la ragione che

    sono proceduto da te così e non altrimenti, cioè in modo più perfetto! Accon-

    tentati dunque di quello che sono e non esigere da me quello che non può esse-

    re! Se però vuoi avermi assolutamente diverso da quello che sono, puoi

    annientarmi senz'altro e poi generarmi in un’altra e migliore maniera oppure,

    se una seconda generazione dovesse riuscirti forse impossibile, potresti addirit-

    tura rinunciarvi, perché per una vita così miserabile che mi donasti non potrò

    mai in eterno ringraziarti!

    5. Fa' che quello che era nulla, rimanga nulla in eterno, poiché è meglio

    non esistere in eterno che condurre vicino a te una vita miserevole e limita-

    ta! Ma perché adesso vuoi migliorarmi, considerato che ormai sono qui

    come sono? Se tu mi avessi fatto meglio, anch'io sarei migliore! Ma dato

    che ormai sono così, non è tua la colpa se sono fatto così? Perciò migliora

    prima te stesso, e poi soltanto vedi come vuoi e come puoi venire a capo del

    mio miglioramento!".

    6. O Adamo, dimMi ora quale sarebbe lo stato del tuo amoroso cuore pater-

    no, dopo una simile replica di uno dei tuoi figli, e per di più di un tuo figlio fra i

    principali e primissimi!?

    7. Tu hai maledetto Caino pentito. Ma dimMi, che cosa faresti con un figlio

    che non solo uccidesse la carne del fratello, ma scagliasse contro di te una

    maledizione e volesse uccidere il tuo spirito? DimMi, dimMi Adamo, cosa vor-

    resti fare di un simile incorreggibile figlio!?

    8. Ecco, ora stai quieto come il sorcio quando ha fiutato il gatto, eppure tu,

    quale primo figlio della linea principale, hai voluto comportarti dinanzi a Me

    esattamente nell'identico modo di obiettare!

    9. Per te, Dio e l’uomo sono la stessa cosa! Che cosa importa a te chi sia che

    parla con te, se un Dio, se tuo padre oppure un altro uomo come te, perché non

    sei stato tu a crearti, bensì a fare questo è stato un Dio invisibile, a te del tutto

    sconosciuto! Se Egli ti ha creato in maniera così miserevole ed atto a peccare,

    che si accontenti anche di averti così come sei, perché è sempre Lui che non ti

    ha fatto più perfetto e quindi non può pretendere dall'opera mal riuscita che sia

    meno imperfetta di quanto essa è sorta, con il suo discreto carico di peccati,

    fuori dalla mano del Suo Creatore in un momento di cattivo umore!

    10. Vedi, e fa' attenzione al tuo cuore, se è proprio così che si lamenta!

    11. Tu Mi hai rinfacciato la via della Volontà divina, difficile a percorrersi

    sulla accidentata superficie della Terra, ed hai posto in evidenza la tua buona

    volontà di camminarvi fedelmente, se ciò fosse possibile. Tutta la colpa della

    tua caduta l'hai caricata sulle Mie spalle, e a tuo dire sono stato Io a commette-

    re l'errore, mentre tu neanche minimamente, perché sono Io che ti ho creato

    così e non diversamente da così! E se si volesse che tu diventassi altrimenti,

    dovrebbe venirti fornito un mezzo per darti la possibilità di operare secondo la

    Volontà divina!

    12. Vedi, questa è pure un’asserzione che per il Padre santo e colmo di

    immense e amorose cure, non è certo fonte di alcuna gioia!

    13. Tu vai invocando misericordia. Ma cosa potrei fare Io ancora più di così,

    se non venire Io Stesso a voi, quale Uomo e quale Padre, e con la Mia Bocca

    insegnarvi il vero amore e la vera sapienza, e con la Mia Mano guidarvi sopra

    la Terra che è stata posta sotto ai vostri piedi, a scopo di prova per la vostra

    futura e massima perfezione? Non sono forse Io Stesso la suprema Misericor-

    dia, il supremo Amore e il Mezzo più sicuro e infallibile?

    14. Oppure, per corrispondere alla tua richiesta, dovrei Io forse fare di voi

    delle macchine animate, vale a dire che si muovono?

    15. O cieco e stolto che sei! Basterebbe che tu stesso volessi vedere almeno

    un po' e allora non potrebbe non rendertisi evidente la grande perfezione che

    esiste in te, e per mezzo della quale ti sei posto tanto in alto, rispetto a tutti gli

    altri esseri, tanto che tu puoi perfino peccare volontariamente, ma, d'altro

    canto, puoi anche procedere volontariamente senza peccato ed agire così come

    agisce Enoch! E tu Mi rinfacci di essere sorto da Me quale opera sconnessa e

    mal riuscita?


    16. Vedi, vedi Adamo, quanto lontano ti sei nuovamente smarrito dalla tua via!

    17. Tu dici che Io esigo cose impossibili da voi. Ma guarda qui, guarda

    Enoch, guarda qui i sei al Mio fianco, anzi guarda tutta questa grande massa di

    popolo, e domanda a tutti se le cose stanno o no in questo modo!

    18. Io però ti dico che sei tu stesso a voler cercare, onorare e abbracciare un

    Dio fatto secondo la tua idea, e a voler rendere possibile ciò che è in sé assolu-

    tamente impossibile, a voler caricare sulla propria testa tutta l'eternità e a voler

    cercare un Dio che per te non esiste in nessun luogo; ma il Padre, invece, tu Lo

    vuoi misconoscere, disprezzare e fuggire, proprio Lui che, colmo di supremo

    Amore, ora parla con te!

    19. In verità, vicino ad un Dio come tu te lo rappresenti e che onori con l'a-

    dorazione del Sabato, l'esistenza delle creature sarebbe non solo miserissima,

    infinitamente più misera di quella del verme calpestato nella sabbia rovente,

    bensì, te lo dico Io, sarebbe anche assolutamente impossibile da parte del tuo

    Dio sognato, poiché un Dio talmente imperfetto non soltanto non sarebbe in

    grado di creare nemmeno qualcosa di raffazzonato e messo malamente insie-

    me, ma verrebbe davvero a trovarsi in condizioni peggiori ancora di quelle in

    cui ti trovi tu, che da solo non sei capace di creare neanche un atomo!

    20. Se Io biasimai in voi il vostro stolto indagare e la brama insensata di

    andare in cerca di un Dio, che non si trova in nessun luogo, ed invece vi indiriz-

    zai unicamente all'amore del Padre, Padre che Io Stesso di eternità in eternità

    sono stato, sono ed eternamente sarò, dimMi, Io, come Padre, ho forse fatto a

    voi, che siete i figli, una richiesta ingiusta e impossibile?

    21. Vedi, perfino i figli più piccoli adempiono con somma esattezza a que-

    sta richiesta indicibilmente lieve, perché essi amano il loro padre sopra ogni

    cosa, senza chiedere - sfoggiando acutezza d'intelletto - al cuore del padre che

    spieghi loro perché essi lo amano, bensì essi lo amano perché egli è il loro

    padre! Perciò, dimMi, Adamo, figlio Mio, hai mai preteso per te di più dai

    tuoi figli?

    22. Dunque, se Io ora, quale unico vero Padre colmo d'Amore, non richiedo

    di più a te e a voi tutti, e vi tengo lontani da tutto ciò che anche solo in mini-

    missima parte vi rende difficile la vita e che poi gradatamente finisce col trasci-

    narsi dietro l’inevitabile morte - la quale è costituita da una sempre crescente

    cecità, fondata nel proprio volere, cecità che, a causa dell'infinità delle idee, è

    impossibilitata a raggiungere una meta, così che termina con l'accendersi nell'i-

    ra e rinfaccia al Creatore di essere un volgare e capriccioso raffazzonatore e in

    tal modo si ottenebra sempre più, finendo per uccidersi -, ebbene, sono forse Io

    uguale a quel Dio che hai prima descritto?

    23. Impara dunque a conoscere meglio il Padre, e riconosci quanto poco e

    quanto facile sia ciò che Egli ti chiede; e soltanto dopo ciò alzati e vieni da Me

    e dimMi se Io sono un Dio e un Padre ingiusto! Per ora, però, rimetti ordine nel

    tuo cuore e prendi migliore consiglio, poiché Io non sono un Padre che maledi-

    ce Caino! Comprendilo bene! Amen».
    Last edited by Arcobaleno; 16-05-2026, 19:28.
    Fate l'amore, non la guerra.
    Lavorare tutti, lavorare meno.
  • restodelcarlino
    giullare

    • 13/05/19
    • 12687

    #2
    Se ho ben compreso, il senso del testo è questo: l’uomo non dovrebbe accusare Dio delle proprie cadute, perché la libertà di scegliere implica anche la responsabilità personale; Dio, come un padre amorevole, chiede soltanto di essere riconosciuto e seguito.

    Detto questo, l’argomento mi pare piuttosto debole in un punto fondamentale: il paragone tra Dio e un padre regge solo fino ad un certo punto. Il genitore ignora ciò che il figlio diventerà, i suoi errori futuri, le sue derive; Dio onnipotente ed onnisciente, invece, conosce già perfettamente ogni conseguenza della creazione e ogni futura “caduta” della creatura. Perciò la responsabilità del Creatore, in un sistema del genere, mi sembrerebbe maggiore, rispetto a quella di un genitore inconsapevole.
    ...vassapé...

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    • Arcobaleno
      Opinionista

      • 31/12/16
      • 3772

      #3
      L'onniscienza di Dio riguardo il futuro non è totale, perché le variabili, legate al libero arbitrio umano, sono infinite, tant'è che Dio stesso ha cambiato idea più volte nel corso della storia umana, come evidenziato anche in questo libro... Aveva promesso ad Adamo che non si sarebbe più fatto vedere/sentire da lui, dopo la cacciata dall'Eden, ma poi, grazie al pentimento di Adamo, si è manifestato nuovamente in Asmahaele.

      La teologia tradizionale assegna a Dio un'onniscienza totale anche riguardo il futuro, ma non bisogna prendere alla lettera tutte le affermazioni fatte nei testi sacri. Certamente la conoscenza di Dio è infinitamente superiore a quella umana.
      Fate l'amore, non la guerra.
      Lavorare tutti, lavorare meno.

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      • restodelcarlino
        giullare

        • 13/05/19
        • 12687

        #4
        Mi sembra che questa posizione rischi di attribuire a Dio i limiti cognitivi propri dell’uomo. Se Dio fosse realmente condizionato dall’imprevedibilità delle scelte umane, allora la sua conoscenza del futuro sarebbe semplicemente molto vasta, ma non propriamente onnisciente.

        Inoltre, il fatto che nei testi sacri Dio “cambi idea” non potrebbe essere interpretato in modo antropomorfico e narrativo? Un linguaggio simbolico per descrivere il mutare del rapporto tra uomo e divino, non necessariamente un mutamento nella conoscenza di Dio stesso.

        Altrimenti si finirebbe per immaginare un Dio che apprende dagli eventi nel tempo, più vicino a una coscienza evolutiva che al Dio eterno della teologia classica.
        ...vassapé...

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        • Arcobaleno
          Opinionista

          • 31/12/16
          • 3772

          #5
          Come già affermato in altre discussioni, Dio ha predeterminato alcuni eventi, come l'invio di Sue incarnazioni e Suoi inviati e relative loro missioni; questi eventi si sono realizzati e si realizzeranno. Se ci sono stati o ci saranno ostacoli per impedirne l'esito, Dio stesso è intervenuto e interverrà per rimuoverli.
          Per ciò che non è predeterminato è, invece, possibile che ci siano scostamenti da quanto previsto e Dio stesso può cambiare posizione a seconda degli eventi/decisioni umane.

          In testi induisti è descritto un Dio creatore (Brahma) che si è dimenticato di come "procedere" per una nuova creazione e viene istruito dal Signore supremo (Vishnu) su come fare.
          Ricordo sempre che l'uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, tant'è che Dio stesso ha un corpo, e quindi non dobbiamo meravigliarci di qualche "limite" divino né di una crescita spirituale umana a livello divino. "Siete dei", è scritto nella Bibbia.
          Fate l'amore, non la guerra.
          Lavorare tutti, lavorare meno.

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          • restodelcarlino
            giullare

            • 13/05/19
            • 12687

            #6
            La posizione è coerente entro una visione “dinamica” del divino, ma si allontana sensibilmente dalla teologia classica, nella quale Dio è perfetto, immutabile e fuori dal tempo. Qui, invece, emerge un Dio che interagisce con la storia quasi processualmente, modificando decisioni e apprendendo nel rapporto con le creature.
            Il richiamo a Brahma e a “Siete dei” rafforza un’idea di continuità tra umano e divino presente in molte tradizioni religiose e mistiche. Tuttavia, proprio questa vicinanza rischia di dissolvere la distinzione tra Creatore e creatura, trasformando Dio in una coscienza immensamente superiore, ma non assoluta nel senso metafisico tradizionale. Questa, almeno, è la mia impressione.
            ...vassapé...

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            • Arcobaleno
              Opinionista

              • 31/12/16
              • 3772

              #7
              Io credo che proprio il testo che stiamo esaminando ultimamente confermi la mia "lettura" teologica. Dio chiede agli uomini di riconoscerlo come Padre e amarlo come tale; in questo riconoscimento la distinzione tra Creatore e creatura permane, ma il rapporto tra loro è molto diretto, privo di intermediari, e arricchito dal sentimento chiamato amore. Dio può sembrare distante, ma il Padre è molto vicino, se gli si permette di esserlo.
              Fate l'amore, non la guerra.
              Lavorare tutti, lavorare meno.

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              • restodelcarlino
                giullare

                • 13/05/19
                • 12687

                #8
                ...vassapé...

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                • Arcobaleno
                  Opinionista

                  • 31/12/16
                  • 3772

                  #9
                  Proseguendo nella lettura del testo in esame, ho trovato un riferimento alla connessione tra "figliolanza umana, amore per il Padre celeste e l'essere dei":

                  144:6. ...poiché il libero amore per Dio lo rende figlio dell'Altissimo.

                  7. Ora, chi è un figlio dell'Altissimo è ancora un figlio degli uomini?

                  8. Ma dato che egli è un figlio di Dio, non ha in sé quello che è sempre santo e

                  perfettamente simile a Colui che è suo Padre, quindi, divino e perfettamente libero?

                  9. E perciò Io proclamo ora a voi tutti che possedete un cuore libero e Mi

                  amate col vostro cuore libero, che voi pure siete dèi come lo è dall'eternità il

                  vostro Padre santo, liberamente, da Sé e per Sua propria, eterna e santa Potenza.
                  Fate l'amore, non la guerra.
                  Lavorare tutti, lavorare meno.

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                  • restodelcarlino
                    giullare

                    • 13/05/19
                    • 12687

                    #10
                    Se ho ben compreso, il passo dice che l’uomo, attraverso un amore libero e non imposto verso Dio, diventa sempre più simile a Lui. La “figliolanza” non è vista solo come rapporto simbolico o morale, ma quasi come partecipazione reale al divino. Inoltre insiste molto sulla libertà: non è l’obbedienza a rendere “figli”, ma l’amore scelto liberamente.
                    L’affermazione “voi pure siete dèi” mi appare però delicata: può essere letta in senso mistico, come partecipazione alla natura divina, ma rischia anche di attenuare la distinzione tra uomo e Dio.
                    Proprio qui, secondo me, sta il punto più forte e insieme più controverso del brano.
                    ...vassapé...

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                    • Arcobaleno
                      Opinionista

                      • 31/12/16
                      • 3772

                      #11
                      Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
                      Se ho ben compreso, il passo dice che l’uomo, attraverso un amore libero e non imposto verso Dio, diventa sempre più simile a Lui. La “figliolanza” non è vista solo come rapporto simbolico o morale, ma quasi come partecipazione reale al divino. Inoltre insiste molto sulla libertà: non è l’obbedienza a rendere “figli”, ma l’amore scelto liberamente.
                      L’affermazione “voi pure siete dèi” mi appare però delicata: può essere letta in senso mistico, come partecipazione alla natura divina, ma rischia anche di attenuare la distinzione tra uomo e Dio.
                      Proprio qui, secondo me, sta il punto più forte e insieme più controverso del brano.
                      Viene confermato ciò che è scritto anche nella Bibbia canonica: siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio e siamo dèi, almeno quelli che amano Dio. Gli altri, allontanandosi da lui, si allontanano dalla propria Origine e cessano di essere dèi. La distinzione tra uomo e Dio permane, ma gli inviati divini e le incarnazioni divine si identificano totalmente con lui.
                      Fate l'amore, non la guerra.
                      Lavorare tutti, lavorare meno.

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