Ne "Il governo della famiglia" - vol. 1:
Capitolo 136
L'ammonizione di Asmahaele ad Adamo.
1. A questo sfogo di Adamo, Asmahaele Si agitò un po' e, in risposta, rivolse
ad Adamo, come pure a tutti gli altri, le seguenti parole, serissime, eppure
immensamente piene d'amore:
2. «O Adamo! Adamo! Grande e potente è diventata la tua stoltezza! Innan-
zitutto Io interrogo il tuo cuore, poiché sei padre di tutti questi figli e di molti
altri ancora, che popolano questa Terra. DimMi, in cuor tuo, che cosa faresti di
un tuo figlio, il quale ad una tua ammonizione istruttiva, grande ed importantis-
sima, riguardo gravi e volontarie mancanze contro i tuoi sapienti ordinamenti,
volesse obiettarti quanto segue, sia pure con un discorso impostato arditamente
e quasi verosimile:
3. "Perché pretendi da me quello che non posso fare? Se non è bene quello
che faccio, che colpa ne ho io? Non sono io uscito da te e non sei stato tu a
darmi una vita tanto miserabile e colma di difetti?
4. Se ora io sbaglio, l'errore non va attribuito che a te, per la ragione che
sono proceduto da te così e non altrimenti, cioè in modo più perfetto! Accon-
tentati dunque di quello che sono e non esigere da me quello che non può esse-
re! Se però vuoi avermi assolutamente diverso da quello che sono, puoi
annientarmi senz'altro e poi generarmi in un’altra e migliore maniera oppure,
se una seconda generazione dovesse riuscirti forse impossibile, potresti addirit-
tura rinunciarvi, perché per una vita così miserabile che mi donasti non potrò
mai in eterno ringraziarti!
5. Fa' che quello che era nulla, rimanga nulla in eterno, poiché è meglio
non esistere in eterno che condurre vicino a te una vita miserevole e limita-
ta! Ma perché adesso vuoi migliorarmi, considerato che ormai sono qui
come sono? Se tu mi avessi fatto meglio, anch'io sarei migliore! Ma dato
che ormai sono così, non è tua la colpa se sono fatto così? Perciò migliora
prima te stesso, e poi soltanto vedi come vuoi e come puoi venire a capo del
mio miglioramento!".
6. O Adamo, dimMi ora quale sarebbe lo stato del tuo amoroso cuore pater-
no, dopo una simile replica di uno dei tuoi figli, e per di più di un tuo figlio fra i
principali e primissimi!?
7. Tu hai maledetto Caino pentito. Ma dimMi, che cosa faresti con un figlio
che non solo uccidesse la carne del fratello, ma scagliasse contro di te una
maledizione e volesse uccidere il tuo spirito? DimMi, dimMi Adamo, cosa vor-
resti fare di un simile incorreggibile figlio!?
8. Ecco, ora stai quieto come il sorcio quando ha fiutato il gatto, eppure tu,
quale primo figlio della linea principale, hai voluto comportarti dinanzi a Me
esattamente nell'identico modo di obiettare!
9. Per te, Dio e l’uomo sono la stessa cosa! Che cosa importa a te chi sia che
parla con te, se un Dio, se tuo padre oppure un altro uomo come te, perché non
sei stato tu a crearti, bensì a fare questo è stato un Dio invisibile, a te del tutto
sconosciuto! Se Egli ti ha creato in maniera così miserevole ed atto a peccare,
che si accontenti anche di averti così come sei, perché è sempre Lui che non ti
ha fatto più perfetto e quindi non può pretendere dall'opera mal riuscita che sia
meno imperfetta di quanto essa è sorta, con il suo discreto carico di peccati,
fuori dalla mano del Suo Creatore in un momento di cattivo umore!
10. Vedi, e fa' attenzione al tuo cuore, se è proprio così che si lamenta!
11. Tu Mi hai rinfacciato la via della Volontà divina, difficile a percorrersi
sulla accidentata superficie della Terra, ed hai posto in evidenza la tua buona
volontà di camminarvi fedelmente, se ciò fosse possibile. Tutta la colpa della
tua caduta l'hai caricata sulle Mie spalle, e a tuo dire sono stato Io a commette-
re l'errore, mentre tu neanche minimamente, perché sono Io che ti ho creato
così e non diversamente da così! E se si volesse che tu diventassi altrimenti,
dovrebbe venirti fornito un mezzo per darti la possibilità di operare secondo la
Volontà divina!
12. Vedi, questa è pure un’asserzione che per il Padre santo e colmo di
immense e amorose cure, non è certo fonte di alcuna gioia!
13. Tu vai invocando misericordia. Ma cosa potrei fare Io ancora più di così,
se non venire Io Stesso a voi, quale Uomo e quale Padre, e con la Mia Bocca
insegnarvi il vero amore e la vera sapienza, e con la Mia Mano guidarvi sopra
la Terra che è stata posta sotto ai vostri piedi, a scopo di prova per la vostra
futura e massima perfezione? Non sono forse Io Stesso la suprema Misericor-
dia, il supremo Amore e il Mezzo più sicuro e infallibile?
14. Oppure, per corrispondere alla tua richiesta, dovrei Io forse fare di voi
delle macchine animate, vale a dire che si muovono?
15. O cieco e stolto che sei! Basterebbe che tu stesso volessi vedere almeno
un po' e allora non potrebbe non rendertisi evidente la grande perfezione che
esiste in te, e per mezzo della quale ti sei posto tanto in alto, rispetto a tutti gli
altri esseri, tanto che tu puoi perfino peccare volontariamente, ma, d'altro
canto, puoi anche procedere volontariamente senza peccato ed agire così come
agisce Enoch! E tu Mi rinfacci di essere sorto da Me quale opera sconnessa e
mal riuscita?
16. Vedi, vedi Adamo, quanto lontano ti sei nuovamente smarrito dalla tua via!
17. Tu dici che Io esigo cose impossibili da voi. Ma guarda qui, guarda
Enoch, guarda qui i sei al Mio fianco, anzi guarda tutta questa grande massa di
popolo, e domanda a tutti se le cose stanno o no in questo modo!
18. Io però ti dico che sei tu stesso a voler cercare, onorare e abbracciare un
Dio fatto secondo la tua idea, e a voler rendere possibile ciò che è in sé assolu-
tamente impossibile, a voler caricare sulla propria testa tutta l'eternità e a voler
cercare un Dio che per te non esiste in nessun luogo; ma il Padre, invece, tu Lo
vuoi misconoscere, disprezzare e fuggire, proprio Lui che, colmo di supremo
Amore, ora parla con te!
19. In verità, vicino ad un Dio come tu te lo rappresenti e che onori con l'a-
dorazione del Sabato, l'esistenza delle creature sarebbe non solo miserissima,
infinitamente più misera di quella del verme calpestato nella sabbia rovente,
bensì, te lo dico Io, sarebbe anche assolutamente impossibile da parte del tuo
Dio sognato, poiché un Dio talmente imperfetto non soltanto non sarebbe in
grado di creare nemmeno qualcosa di raffazzonato e messo malamente insie-
me, ma verrebbe davvero a trovarsi in condizioni peggiori ancora di quelle in
cui ti trovi tu, che da solo non sei capace di creare neanche un atomo!
20. Se Io biasimai in voi il vostro stolto indagare e la brama insensata di
andare in cerca di un Dio, che non si trova in nessun luogo, ed invece vi indiriz-
zai unicamente all'amore del Padre, Padre che Io Stesso di eternità in eternità
sono stato, sono ed eternamente sarò, dimMi, Io, come Padre, ho forse fatto a
voi, che siete i figli, una richiesta ingiusta e impossibile?
21. Vedi, perfino i figli più piccoli adempiono con somma esattezza a que-
sta richiesta indicibilmente lieve, perché essi amano il loro padre sopra ogni
cosa, senza chiedere - sfoggiando acutezza d'intelletto - al cuore del padre che
spieghi loro perché essi lo amano, bensì essi lo amano perché egli è il loro
padre! Perciò, dimMi, Adamo, figlio Mio, hai mai preteso per te di più dai
tuoi figli?
22. Dunque, se Io ora, quale unico vero Padre colmo d'Amore, non richiedo
di più a te e a voi tutti, e vi tengo lontani da tutto ciò che anche solo in mini-
missima parte vi rende difficile la vita e che poi gradatamente finisce col trasci-
narsi dietro l’inevitabile morte - la quale è costituita da una sempre crescente
cecità, fondata nel proprio volere, cecità che, a causa dell'infinità delle idee, è
impossibilitata a raggiungere una meta, così che termina con l'accendersi nell'i-
ra e rinfaccia al Creatore di essere un volgare e capriccioso raffazzonatore e in
tal modo si ottenebra sempre più, finendo per uccidersi -, ebbene, sono forse Io
uguale a quel Dio che hai prima descritto?
23. Impara dunque a conoscere meglio il Padre, e riconosci quanto poco e
quanto facile sia ciò che Egli ti chiede; e soltanto dopo ciò alzati e vieni da Me
e dimMi se Io sono un Dio e un Padre ingiusto! Per ora, però, rimetti ordine nel
tuo cuore e prendi migliore consiglio, poiché Io non sono un Padre che maledi-
ce Caino! Comprendilo bene! Amen».
Capitolo 136
L'ammonizione di Asmahaele ad Adamo.
1. A questo sfogo di Adamo, Asmahaele Si agitò un po' e, in risposta, rivolse
ad Adamo, come pure a tutti gli altri, le seguenti parole, serissime, eppure
immensamente piene d'amore:
2. «O Adamo! Adamo! Grande e potente è diventata la tua stoltezza! Innan-
zitutto Io interrogo il tuo cuore, poiché sei padre di tutti questi figli e di molti
altri ancora, che popolano questa Terra. DimMi, in cuor tuo, che cosa faresti di
un tuo figlio, il quale ad una tua ammonizione istruttiva, grande ed importantis-
sima, riguardo gravi e volontarie mancanze contro i tuoi sapienti ordinamenti,
volesse obiettarti quanto segue, sia pure con un discorso impostato arditamente
e quasi verosimile:
3. "Perché pretendi da me quello che non posso fare? Se non è bene quello
che faccio, che colpa ne ho io? Non sono io uscito da te e non sei stato tu a
darmi una vita tanto miserabile e colma di difetti?
4. Se ora io sbaglio, l'errore non va attribuito che a te, per la ragione che
sono proceduto da te così e non altrimenti, cioè in modo più perfetto! Accon-
tentati dunque di quello che sono e non esigere da me quello che non può esse-
re! Se però vuoi avermi assolutamente diverso da quello che sono, puoi
annientarmi senz'altro e poi generarmi in un’altra e migliore maniera oppure,
se una seconda generazione dovesse riuscirti forse impossibile, potresti addirit-
tura rinunciarvi, perché per una vita così miserabile che mi donasti non potrò
mai in eterno ringraziarti!
5. Fa' che quello che era nulla, rimanga nulla in eterno, poiché è meglio
non esistere in eterno che condurre vicino a te una vita miserevole e limita-
ta! Ma perché adesso vuoi migliorarmi, considerato che ormai sono qui
come sono? Se tu mi avessi fatto meglio, anch'io sarei migliore! Ma dato
che ormai sono così, non è tua la colpa se sono fatto così? Perciò migliora
prima te stesso, e poi soltanto vedi come vuoi e come puoi venire a capo del
mio miglioramento!".
6. O Adamo, dimMi ora quale sarebbe lo stato del tuo amoroso cuore pater-
no, dopo una simile replica di uno dei tuoi figli, e per di più di un tuo figlio fra i
principali e primissimi!?
7. Tu hai maledetto Caino pentito. Ma dimMi, che cosa faresti con un figlio
che non solo uccidesse la carne del fratello, ma scagliasse contro di te una
maledizione e volesse uccidere il tuo spirito? DimMi, dimMi Adamo, cosa vor-
resti fare di un simile incorreggibile figlio!?
8. Ecco, ora stai quieto come il sorcio quando ha fiutato il gatto, eppure tu,
quale primo figlio della linea principale, hai voluto comportarti dinanzi a Me
esattamente nell'identico modo di obiettare!
9. Per te, Dio e l’uomo sono la stessa cosa! Che cosa importa a te chi sia che
parla con te, se un Dio, se tuo padre oppure un altro uomo come te, perché non
sei stato tu a crearti, bensì a fare questo è stato un Dio invisibile, a te del tutto
sconosciuto! Se Egli ti ha creato in maniera così miserevole ed atto a peccare,
che si accontenti anche di averti così come sei, perché è sempre Lui che non ti
ha fatto più perfetto e quindi non può pretendere dall'opera mal riuscita che sia
meno imperfetta di quanto essa è sorta, con il suo discreto carico di peccati,
fuori dalla mano del Suo Creatore in un momento di cattivo umore!
10. Vedi, e fa' attenzione al tuo cuore, se è proprio così che si lamenta!
11. Tu Mi hai rinfacciato la via della Volontà divina, difficile a percorrersi
sulla accidentata superficie della Terra, ed hai posto in evidenza la tua buona
volontà di camminarvi fedelmente, se ciò fosse possibile. Tutta la colpa della
tua caduta l'hai caricata sulle Mie spalle, e a tuo dire sono stato Io a commette-
re l'errore, mentre tu neanche minimamente, perché sono Io che ti ho creato
così e non diversamente da così! E se si volesse che tu diventassi altrimenti,
dovrebbe venirti fornito un mezzo per darti la possibilità di operare secondo la
Volontà divina!
12. Vedi, questa è pure un’asserzione che per il Padre santo e colmo di
immense e amorose cure, non è certo fonte di alcuna gioia!
13. Tu vai invocando misericordia. Ma cosa potrei fare Io ancora più di così,
se non venire Io Stesso a voi, quale Uomo e quale Padre, e con la Mia Bocca
insegnarvi il vero amore e la vera sapienza, e con la Mia Mano guidarvi sopra
la Terra che è stata posta sotto ai vostri piedi, a scopo di prova per la vostra
futura e massima perfezione? Non sono forse Io Stesso la suprema Misericor-
dia, il supremo Amore e il Mezzo più sicuro e infallibile?
14. Oppure, per corrispondere alla tua richiesta, dovrei Io forse fare di voi
delle macchine animate, vale a dire che si muovono?
15. O cieco e stolto che sei! Basterebbe che tu stesso volessi vedere almeno
un po' e allora non potrebbe non rendertisi evidente la grande perfezione che
esiste in te, e per mezzo della quale ti sei posto tanto in alto, rispetto a tutti gli
altri esseri, tanto che tu puoi perfino peccare volontariamente, ma, d'altro
canto, puoi anche procedere volontariamente senza peccato ed agire così come
agisce Enoch! E tu Mi rinfacci di essere sorto da Me quale opera sconnessa e
mal riuscita?
16. Vedi, vedi Adamo, quanto lontano ti sei nuovamente smarrito dalla tua via!
17. Tu dici che Io esigo cose impossibili da voi. Ma guarda qui, guarda
Enoch, guarda qui i sei al Mio fianco, anzi guarda tutta questa grande massa di
popolo, e domanda a tutti se le cose stanno o no in questo modo!
18. Io però ti dico che sei tu stesso a voler cercare, onorare e abbracciare un
Dio fatto secondo la tua idea, e a voler rendere possibile ciò che è in sé assolu-
tamente impossibile, a voler caricare sulla propria testa tutta l'eternità e a voler
cercare un Dio che per te non esiste in nessun luogo; ma il Padre, invece, tu Lo
vuoi misconoscere, disprezzare e fuggire, proprio Lui che, colmo di supremo
Amore, ora parla con te!
19. In verità, vicino ad un Dio come tu te lo rappresenti e che onori con l'a-
dorazione del Sabato, l'esistenza delle creature sarebbe non solo miserissima,
infinitamente più misera di quella del verme calpestato nella sabbia rovente,
bensì, te lo dico Io, sarebbe anche assolutamente impossibile da parte del tuo
Dio sognato, poiché un Dio talmente imperfetto non soltanto non sarebbe in
grado di creare nemmeno qualcosa di raffazzonato e messo malamente insie-
me, ma verrebbe davvero a trovarsi in condizioni peggiori ancora di quelle in
cui ti trovi tu, che da solo non sei capace di creare neanche un atomo!
20. Se Io biasimai in voi il vostro stolto indagare e la brama insensata di
andare in cerca di un Dio, che non si trova in nessun luogo, ed invece vi indiriz-
zai unicamente all'amore del Padre, Padre che Io Stesso di eternità in eternità
sono stato, sono ed eternamente sarò, dimMi, Io, come Padre, ho forse fatto a
voi, che siete i figli, una richiesta ingiusta e impossibile?
21. Vedi, perfino i figli più piccoli adempiono con somma esattezza a que-
sta richiesta indicibilmente lieve, perché essi amano il loro padre sopra ogni
cosa, senza chiedere - sfoggiando acutezza d'intelletto - al cuore del padre che
spieghi loro perché essi lo amano, bensì essi lo amano perché egli è il loro
padre! Perciò, dimMi, Adamo, figlio Mio, hai mai preteso per te di più dai
tuoi figli?
22. Dunque, se Io ora, quale unico vero Padre colmo d'Amore, non richiedo
di più a te e a voi tutti, e vi tengo lontani da tutto ciò che anche solo in mini-
missima parte vi rende difficile la vita e che poi gradatamente finisce col trasci-
narsi dietro l’inevitabile morte - la quale è costituita da una sempre crescente
cecità, fondata nel proprio volere, cecità che, a causa dell'infinità delle idee, è
impossibilitata a raggiungere una meta, così che termina con l'accendersi nell'i-
ra e rinfaccia al Creatore di essere un volgare e capriccioso raffazzonatore e in
tal modo si ottenebra sempre più, finendo per uccidersi -, ebbene, sono forse Io
uguale a quel Dio che hai prima descritto?
23. Impara dunque a conoscere meglio il Padre, e riconosci quanto poco e
quanto facile sia ciò che Egli ti chiede; e soltanto dopo ciò alzati e vieni da Me
e dimMi se Io sono un Dio e un Padre ingiusto! Per ora, però, rimetti ordine nel
tuo cuore e prendi migliore consiglio, poiché Io non sono un Padre che maledi-
ce Caino! Comprendilo bene! Amen».


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