L’idea che “esista un " Progetto ordinato" nella/della "Natura” e che sia orientato all' "Amore" (lasciando vago il significato dei termini) appartiene ad una lettura simbolica e teologica del mondo; che, trasferita sul piano descrittivo della realtà fisica e biologica, mi sembra incontri qualche difficoltà, non trascurabile.
Anzitutto il concetto di “Progetto ordinato”. La fisica contemporanea non descrive un cosmo costruito come un edificio armonico orientato alla vita e alla coscienza. Descrive, piuttosto, un universo dominato da processi di instabilità, collisioni, decadimento e casualità statistica: tutto nel quadro di un'entropia crescente. "Entropia" sia nel suo significato proprio di "ignoranza", che in quello figurato ed universale di "disordine". A partire da "massa" atomica che nasce da collasso stocastico di funzioni d'onda quantistiche a stelle che esplodono, galassie che si divorano, pianeti sterili, vuoti immensi, radiazioni letali: il cosmo osservabile appare immensamente più vicino ad una dinamica impersonale che ad un “ordine” nel senso umano e morale del termine. Ed il suo futuro ad un caotico (nel senso di indeterminabile) "deserto energetico".
Anche le leggi fisiche non implicano affatto finalità o benevolenza. Una legge naturale non “vuole” nulla: descrive semplicemente regolarità, spesso esprimibili o modellabili matematicamente. Scambiare la possibilità di formulare equazioni con l’esistenza di un progetto (addirittura amorevole e amoroso) significa introdurre, dall’esterno, un significato che la natura non esprime. Il fatto che un cristallo abbia "struttura geometrica" non dimostra intenzione; mostra soltanto che la materia segue determinate condizioni energetiche. che sono modellizzabili.
La biologia rende il problema ancora più duro. La vita sulla Terra non si fonda sulla cooperazione universale, ma sulla selezione. Ogni organismo sopravvive consumando altro: batteri, funghi, insetti, erbivori, predatori, parassiti. Intere specie prosperano distruggendone altre. Il dolore non è un incidente marginale della vita: è uno dei suoi meccanismi fondamentali. Fame, malattia, predazione, estinzione, competizione sessuale, morte precoce: milioni di anni di evoluzione mostrano una lotta incessante e sempre spietata.
Persino le piante, spesso idealizzate come simboli di armonia naturale, combattono senza tregua per luce, acqua e territorio; rilasciano sostanze tossiche contro specie concorrenti, colonizzano, soffocano, invadono. La natura non conosce misericordia: conosce equilibrio dinamico, che è cosa molto diversa dalla bontà.
Dire allora che “il Progetto " è orientato all' " Amore” richiede un salto teologico che la realtà empirica non conferma. Si può certamente scegliere di credere che dietro il dolore esista un senso trascendente; ma questo senso non emerge dall’osservazione della natura. L’universo osservabile non parla il linguaggio dell’amore umano: parla quello della necessità fisica, della probabilità, dell’adattamento e della dissoluzione.
Per questo, attribuire alla "Natura" (in senso estensivo, onnicomprensivo) categorie morali come “ordine” o “amore” rischia di essere soprattutto un bisogno psicologico umano: il tentativo di rendere narrabile e consolante una realtà che, di per sé, appare indifferente.
Come, probabilmente, é.
Anzitutto il concetto di “Progetto ordinato”. La fisica contemporanea non descrive un cosmo costruito come un edificio armonico orientato alla vita e alla coscienza. Descrive, piuttosto, un universo dominato da processi di instabilità, collisioni, decadimento e casualità statistica: tutto nel quadro di un'entropia crescente. "Entropia" sia nel suo significato proprio di "ignoranza", che in quello figurato ed universale di "disordine". A partire da "massa" atomica che nasce da collasso stocastico di funzioni d'onda quantistiche a stelle che esplodono, galassie che si divorano, pianeti sterili, vuoti immensi, radiazioni letali: il cosmo osservabile appare immensamente più vicino ad una dinamica impersonale che ad un “ordine” nel senso umano e morale del termine. Ed il suo futuro ad un caotico (nel senso di indeterminabile) "deserto energetico".
Anche le leggi fisiche non implicano affatto finalità o benevolenza. Una legge naturale non “vuole” nulla: descrive semplicemente regolarità, spesso esprimibili o modellabili matematicamente. Scambiare la possibilità di formulare equazioni con l’esistenza di un progetto (addirittura amorevole e amoroso) significa introdurre, dall’esterno, un significato che la natura non esprime. Il fatto che un cristallo abbia "struttura geometrica" non dimostra intenzione; mostra soltanto che la materia segue determinate condizioni energetiche. che sono modellizzabili.
La biologia rende il problema ancora più duro. La vita sulla Terra non si fonda sulla cooperazione universale, ma sulla selezione. Ogni organismo sopravvive consumando altro: batteri, funghi, insetti, erbivori, predatori, parassiti. Intere specie prosperano distruggendone altre. Il dolore non è un incidente marginale della vita: è uno dei suoi meccanismi fondamentali. Fame, malattia, predazione, estinzione, competizione sessuale, morte precoce: milioni di anni di evoluzione mostrano una lotta incessante e sempre spietata.
Persino le piante, spesso idealizzate come simboli di armonia naturale, combattono senza tregua per luce, acqua e territorio; rilasciano sostanze tossiche contro specie concorrenti, colonizzano, soffocano, invadono. La natura non conosce misericordia: conosce equilibrio dinamico, che è cosa molto diversa dalla bontà.
Dire allora che “il Progetto " è orientato all' " Amore” richiede un salto teologico che la realtà empirica non conferma. Si può certamente scegliere di credere che dietro il dolore esista un senso trascendente; ma questo senso non emerge dall’osservazione della natura. L’universo osservabile non parla il linguaggio dell’amore umano: parla quello della necessità fisica, della probabilità, dell’adattamento e della dissoluzione.
Per questo, attribuire alla "Natura" (in senso estensivo, onnicomprensivo) categorie morali come “ordine” o “amore” rischia di essere soprattutto un bisogno psicologico umano: il tentativo di rendere narrabile e consolante una realtà che, di per sé, appare indifferente.
Come, probabilmente, é.



...sempre senza aggredire, violentare, insultare nessuno. Quindi, mi ritengo autorizzato a commentare .
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