Il leone (decimoquarto) ha ruggito

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  • restodelcarlino
    giullare

    • 13/05/19
    • 12630

    #1

    Il leone (decimoquarto) ha ruggito

    https://www.vatican.va/content/leo-x...humanitas.html

    E' il testo dell'Enciclica, diffusa oggi.
    Merita la lettura (anche se laboriosa).
    ...vassapé...
  • Kurono Toriga
    Opinionista
    • 20/12/17
    • 483

    #2
    AI AI BABELE


    Babele AI

    Comment

    • restodelcarlino
      giullare

      • 13/05/19
      • 12630

      #3
      Altrove, viene abbondantemente citata.
      E' un testo molto complesso, anche per la verbosità, ed i continui richiami, citazioni e note.
      Come faccio di solito per verificare se ho capito qualcosa di quanto ho letto, provo a raccontarla, a parole mie.
      Invito, caldamente, i lettori attenti dell'Enciclica, a non esitare a correggermi. Ne saro' grato.

      Prima di entrare nel merito di Magnifica Humanitas, mi sia consentita una premessa semi-seria.
      L’enciclica mette in guardia contro la riduzione dell’uomo a funzione algoritmica. Tuttavia, leggendo certe pagine, impeccabilmente equilibrate, lessicalmente calibrate, dense di richiami al magistero precedente e di prudentissima diplomazia antropologica, affiora un piccolo dubbio da fantascienza teologica: e se fosse stata scritta da una AI?
      Non nel senso caricaturale del “robot-papa” chiuso in sagrestia davanti a una tastiera, ma come sofisticata assistenza redazionale addestrata su concili, encicliche, catechismo e secoli di prosa curiale. Del resto, il Vaticano possiede probabilmente una delle più vaste biblioteche al mondo, dalla quale ricavare il più grande e completo "corpus" linguistico formalizzato del pianeta: una miniera d’oro per qualsiasi modello algoritmico colloquiale.
      Il paradosso sarebbe magnifico: una enciclica che ammonisce contro la disumanizzazione algoritmica prodotta, tranne strumenti algoritmici.
      Hai visto mai che Satana, smessa la pelle del serpente, abbia preso quella di un novello “Calaf”, introducendosi silenziosamente negli ovattati austeri palazzi affrescati da Raffaello e soci?
      Vassapé.
      Comunque, data la disponibilità della tecnologia, perché privarsene? Da tempo non si usa più né il papiro, né la pergamena con regolamentare penna d'oca...quindi...
      E' vero che l'invenzione della stampa é stata l'inizio remoto di Lutero...Ma la lezione credo sia servita.
      Veniamo al sodo?
      Prossima puntata.
      ...vassapé...

      Comment

      • restodelcarlino
        giullare

        • 13/05/19
        • 12630

        #4
        Allora, provando a riassumere, che dice?

        Magnifica Humanitas si presenta come la prima grande enciclica dell’epoca dell’Intelligenza Artificiale. In pratica, pero' l’IA mi sembra piuttosto una "scusa", per affrontare una questione molto più ampia e profonda , che non data da ieri: il rapporto tra essere umano, tecnica, potere e organizzazione della civiltà contemporanea.
        L’intelligenza artificiale, nel testo, non è trattata come semplice innovazione tecnologica specialistica, ma come il catalizzatore o il "luogo" dove convergono i processi chiave della modernità avanzata: concentrazione del potere economico, automazione del lavoro, controllo dell’informazione, sorveglianza digitale, manipolazione cognitiva, militarizzazione tecnologica. In sintesi la progressiva trasformazione della persona in dato, funzione o elemento calcolabile.
        Infatti l’enciclica dedica ampio spazio non tanto agli aspetti tecnici dell’IA, quanto ai grandi temi classici della dottrina sociale della Chiesa:
        dignità della persona;
        significato del lavoro;
        bene comune;
        giustizia sociale;
        solidarietà;
        pace e guerra;
        rapporto tra morale e tecnica;
        limiti del paradigma tecnocratico.

        Il tema del documento piuttosto che: "Cosa può fare l’IA?”, mi sembra sia: “Quale idea di uomo stiamo costruendo attraverso la tecnica?”.
        Infatti, forte é la critica a una "civiltà" che tenda a misurare il valore umano quasi esclusivamente in termini di efficienza, produttività, ottimizzazione e controllo.
        L’enciclica insiste sul fatto che la persona non possa essere ridotta né a funzione economica, né a nodo statistico, né a unità computazionale, perché coscienza, libertà, responsabilità morale, relazioni e trascendenza non sono pienamente traducibili in calcolo algoritmico.

        Particolarmente rilevante è la riflessione sul lavoro. L’automazione non viene condannata in sé, ma criticata quando produce nuove forme di esclusione, precarizzazione o sfruttamento digitale, trasformando il lavoratore in componente sostituibile di sistemi automatizzati dominati da grandi piattaforme tecnologiche e finanziarie.
        L’enciclica affronta inoltre il tema del potere globale delle infrastrutture digitali: dati, algoritmi e reti informative non dovrebbero diventare monopolio di pochi soggetti privati o geopolitici, poiché il controllo delle informazioni e dei sistemi predittivi rischia di alterare profondamente gli equilibri democratici, economici e culturali.

        Molto forte (soprattutto in questo momento storico, e data la nazionatità del Papa) l'analisi sul sistema politico e militare. Leone XIV invita esplicitamente a “disarmare l’IA”, opponendosi allo sviluppo di sistemi autonomi di guerra e alla delega algoritmica delle decisioni distruttive. In questo contesto, la tecnica viene vista non come neutrale, ma come strumento che incorpora inevitabilmente interessi, rapporti di forza e visioni del mondo.

        Pur non essendo un "fine conoscitore" della materia, mi sembra che Magnifica Humanitas sia (per restare in tema ) un "aggiornamento" dalla Rerum Novarum. Come la Chiesa intervenne, tra XIX e XX secolo, sulla questione industriale e sul capitalismo nascente, così oggi intende intervenire sulla rivoluzione digitale e algoritmica.

        Più che un manifesto contro l’IA, il documento appare quindi come una riflessione antropologica e politica sulla sorte dell’umano in una civiltà dominata dalla tecnica.
        L’intelligenza artificiale è i pretesto o il manifestarsi dell'opportunità per tentare di ridefinire il rapporto tra progresso tecnologico, dignità della persona e limiti del potere contemporaneo.

        Almeno, cosi' , io, l'ho capita.
        Dopo 'na faticaccia epica.
        E rinnovo l'invito ai lettori attenti dell' enciclica, soprattutto "confessionali", di correggere imprecisioni, inesattezze e dimenticanze importanti.
        Grazie in anticipo.

        ...no, non ho finito...



        seguiranno:
        - Nuova o "Usato ricondizionato"?
        - D'accordo 100% ?
        Last edited by restodelcarlino; 29-05-2026, 15:40.
        ...vassapé...

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        • restodelcarlino
          giullare

          • 13/05/19
          • 12630

          #5
          Nell'attesa, quello che é richiamato a conclusione dell'Enciclica.

          ...vassapé...

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          • restodelcarlino
            giullare

            • 13/05/19
            • 12630

            #6
            Dunque, é "minestra riscaldata" o "Nouvelle cuisine"?
            A prima vista, infatti, Magnifica Humanitas sembra riprendere i temi "classici", ben noti del pensiero sociale cattolico: dignità della persona, centralità del lavoro, critica dell’idolatria tecnica, bene comune, giustizia sociale, pace. Nulla di nuovo sotto il sole. Ed é "normale", da un certo punto di vista. La Verità é una ed immutabile.
            Ma i tempi cambiano, e l’enciclica presenta alcuni elementi di reale novità.
            L’innovazione principale consiste nel fatto che, l’Intelligenza Artificiale non viene trattata come semplice questione tecnica, ma come nuovo ambiente storico complessivo: l’IA diventa il punto di convergenza di processi economici, cognitivi, politici e culturali che ridefiniscono simultaneamente lavoro, la "gestione " della conoscenza, la comunicazione, la guerra, la "sorveglianza/privacy"...l'immagine stessa dell'essere umano, in definitiva.
            In questo senso, Magnifica Humanitas tenta di svolgere, rispetto alla rivoluzione digitale, un ruolo analogo a quello che la Rerum Novarum rispetto alla rivoluzione industriale.
            Un secondo elemento innovativo è la concretezza con cui viene affrontato il paradigma tecnocratico. In molti documenti precedenti la critica della tecnica rimaneva relativamente astratta; qui invece compaiono temi precisi, come il monopolio dei dati, l'opacità dell'algoritmo, le puiattaforme digitali mondializzate, ma "manipolazione generalizzata conoscitiva", l'automazione decisionale, la "condotta" della guerra...il tutto in una concentrazione di potere pressoché assoluto.
            L’enciclica mostra quindi una consapevolezza piuttosto avanzata del fatto che il problema non sia soltanto “la macchina”, ma l’ecosistema economico e geopolitico dentro cui la macchina opera e che, in un certo senso, domina.
            Probabilmente il nucleo più originale del testo è però un altro: l’idea che il rischio centrale della civiltà algoritmica non sia semplicemente tecnico, ma antropologico. La vera minaccia non sarebbe l’esistenza di macchine intelligenti, bensì una specie di progressiva "reinterpretazione dell’uomo", come sistema integralmente misurabile e quindi prevedibile e "ottimizzabile", in una prospettiva manipolatoria.
            In questo quadro, la nozione di “disumanizzazione algoritmica” assume un significato preciso: il pericolo che categorie quantitative, efficienza, prestazione, previsione statistica, funzionalità, finiscano per sostituire progressivamente le dimensioni relazionali, morali e simboliche della persona.
            Innovativa appare anche la durezza del linguaggio sull’IA militare. L’invito a “disarmare l’IA” rappresenta una presa di posizione piuttosto netta contro la delega automatizzata della violenza e contro la trasformazione degli algoritmi in strumenti di dominio geopolitico.
            Tanto più "innovativa" ed...inaspettata, data l'origine papale e la situazione politica attuale.
            Infine, vi è un aspetto meno evidente ma significativo: l’enciclica sembra dialogare direttamente con il mondo tecnologico contemporaneo. Non si limita a condannare dall’esterno, ma tenta di entrare nel dibattito sulla "governance digitale", sull’automazione e sul controllo delle infrastrutture cognitive globali.
            Naturalmente, l’enciclica indica direzioni etiche, ma raramente definisce strumenti pratici di regolazione globale.
            In conclusione, IMHO, la sua "novità" consiste nell’aver posto al centro una questione destinata probabilmente a dominare il XXI secolo: non soltanto “che cosa possono fare le macchine”, ma quale idea di uomo sopravviva in una civiltà largamente governata da sistemi automatici di calcolo, previsione e controllo.

            eh, si....continua
            Last edited by restodelcarlino; 30-05-2026, 08:21.
            ...vassapé...

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            • restodelcarlino
              giullare

              • 13/05/19
              • 12630

              #7
              ...ma...
              C'é una critica.
              Non riguarda la diagnosi dei problemi, spesso condivisibile, bensì i fondamenti antropologici sui quali essa si basa.
              L'enciclica assume infatti come presupposto l'esistenza di una distinzione "di creazione specificamente orientata di origine divina" tra l'essere umano e il resto dei sistemi naturali e artificiali. Da questa distinzione derivano concetti come persona, dignità intrinseca e centralità dell'umano, che costituiscono il nucleo normativo dell'intero documento.
              Le scienze biologiche e cognitive tendono pero' a descrivere l'uomo come il risultato di processi evolutivi complessi, senza postulare un salto ontologico rispetto al resto della natura.
              In questa prospettiva, la coscienza può essere interpretata come una proprietà emergente di sistemi neurobiologici altamente organizzati, mentre la persona e la stessa dignità umana possono essere viste come costruzioni culturali e giuridiche sviluppatesi storicamente per favorire cooperazione, stabilità sociale e tutela reciproca.
              Anche il rapporto tra uomo e tecnica appare diversamente interpretabile. L'enciclica tende a considerare la tecnica come una forza esterna che rischia di alterare l'essenza dell'umano; una lettura "naturalistica" potrebbe invece considerarla parte integrante del processo evolutivo della specie, una progressiva esternalizzazione delle capacità cognitive e operative dell'uomo. In questo quadro, l'intelligenza artificiale non rappresenterebbe un elemento radicalmente differente, ma una nuova fase dello stesso percorso adattativo.
              Da qui nasce anche una perplessità verso concetti come "disumanizzazione" o "perdita dell'umano", che sembrano presupporre l'esistenza di una natura umana stabile e definita. La storia, al contrario, mostra una continua trasformazione delle forme di vita, delle tecnologie, del lavoro e quindi del vissuto...."dell'identità personale".
              Infine, si può osservare che l'enciclica risulta particolarmente forte nella diagnosi morale dei rischi della tecnocrazia, ma assai meno precisa nell'indicazione di strumenti concreti per affrontarli sul piano economico, giuridico e geopolitico. Il che, trattandosi di un documento fondamentalmente religioso, é "normale".
              La critica (se cosi' si puo' definire) fondamentale è quindi di carattere antropologico. Magnifica Humanitas difende una concezione dell'uomo come realtà irriducibile e dotata di dignità originaria invece che come una configurazione evolutiva all'interno di un più ampio continuum biologico e informazionale. In altre parole, il confronto non oppone semplicemente credenti e non credenti, ma due diverse visioni dell'uomo: un'antropologia dell'eccezione e un'antropologia della continuità.
              Riconosco che questa "critica" é...fuori dal campo di gioco: l'Enciclica é un Documento Papale, quindi coerente con il suo Credo.
              Nulla da eccepire, in questo.


              ...vassapé...

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              • Ninag
                Opinionista
                • 05/03/24
                • 1569

                #8
                Grazie per aver semplificato un testo così complesso, vedrò di leggerlo con calma.

                Comment

                • restodelcarlino
                  giullare

                  • 13/05/19
                  • 12630

                  #9
                  La conclusione?

                  Magnifica Humanitas, malgrado la (diciamolo) verbosa complessità, lascia la sensazione di essere "incompleta, che alcune questioni restino sullo sfondo.
                  L'enciclica analizza con attenzione i rischi della rivoluzione digitale, ma dedica meno spazio alle ragioni profonde per cui l'umanità continua, da millenni, a cercare strumenti sempre più potenti. La tecnica appare prevalentemente come problema morale e politico; sarebbe stato interessante trovarvi anche una riflessione più ampia sulla tecnica come espressione della natura stessa dell'uomo: della sua curiosità, della sua capacità di adattamento e del suo incessante tentativo di superare i limiti imposti dall'ambiente....per copincollare citazioni stra-note..." Fatti non foste....eccetera eccetera"
                  Allo stesso modo, il documento difende con forza la dignità della persona, ma si confronta solo marginalmente con le interpretazioni naturalistiche ed evoluzionistiche oggi sempre più diffuse nel mondo scientifico e filosofico. Un dialogo più diretto con queste prospettive avrebbe probabilmente rafforzato il confronto e chiarito meglio i fondamenti dell'antropologia proposta.
                  Infine, accanto alla critica della tecnocrazia, sarebbe stato interessante trovare una riflessione più approfondita sulle opportunità offerte dall'intelligenza artificiale: non soltanto come strumento economico o produttivo, ma come possibile amplificatore della conoscenza, della ricerca scientifica e, soprattutto, della comprensione reciproca tra individui e culture.
                  Forse è il destino di ogni enciclica, se vuol divenire "storica": indicare una direzione più che esaurire il tema.
                  E proprio per questo il merito principale di Magnifica Humanitas potrebbe non essere quello di aver chiuso una discussione, ma di averne aperta una destinata ad accompagnarci per molti anni.
                  ....vassapé....
                  ...vassapé...

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                  • Anello Verde
                    Opinionista
                    • 26/12/25
                    • 31

                    #10
                    Secondo quanto insegnano le dottrine tradizionali l’intelligenza individuale è un riflesso di quella universale nella quale può reintegrarsi tramite la conoscenza; essa risiede simbolicamente nel cuore, centro vitale dell’essere, e ha come oggetto proprio la conoscenza della verità con aperture a possibilità illimitate.
                    È dunque un errore identificare l’intelligenza pura con la ragione, che in realtà ne è solo un riflesso inferiore (che ha simbolicamente sede nel cervello); ed è ancor più grave assimilarla con la più ristretta e la più bassa di tutte le sue applicazioni: l’azione sulla materia in vista della sola utilità pratica. L’istruzione moderna va decisamente in questa direzione e tende a sostituire la memoria all’intelligenza; gli allievi sono spinti, come macchine, ad accumulare un numero sempre maggiore di nozioni, invece che assimilarle andando in profondità: chi procede in questo senso meglio degli altri viene considerato più intelligente. Giunti a questo punto non c’è da stupirsi se si è arrivati con disinvoltura a parlare di “intelligenza artificiale” a proposito di ciò che vi è di più lontano dalla vera intelligenza, cioè l’accumulo e la messa in relazione fra loro di una quantità spropositata di dati. Come sempre accade l’uso delle parole forma la mentalità e non è affatto casuale.
                    Per millenni l’essere umano ha avuto coscienza che Dio è al centro di tutte le esistenze e che l’uomo ne è totalmente dipendente. Era conoscenza comune che nulla sfugge al Suo controllo, è a Lui che erano rivolte le suppliche, è il Suo volere che si cercava di assecondare ed è a Lui che si cercava di essere costantemente connessi attraverso le preghiere e l’attività rituale che permeava tutta l’esistenza.
                    Con l’umanesimo (a cui pare rifarsi il titolo dell’enciclica “Magnifica Umanitas” di Leone XIV) l’uomo ha preteso di usurpare questa condizione centrale e con il materialismo si è voluta distruggere ogni connessione cosciente con Dio.
                    Oggi, con l’IA si è andati oltre: la si sta mettendo al centro di tutto e tutto sembra controllare, è ad essa che l’uomo passivamente si rivolge illudendosi di risolvere i propri problemi, diviene sempre più dipendente dai suoi responsi, la interroga persino sui comportamenti da tenere nella relazione con gli altri; il rapporto si colora addirittura di sentimento: basti pensare alla sofferenza che causa a molti la mancata connessione alla rete anche solo per pochi minuti. Il completamento della parodia e del rovesciamento dell’ordine naturale pare veramente vicino al suo apice. Lontano dall’essere casuale quanto sopra risponde a leggi cicliche - confermate dalle più diverse forme tradizionali - che prevedono il temporaneo successo di un preciso disegno satanico.
                    A chi volesse approfondire l’argomento suggerisco la lettura dell’opera di René Guénon, in particolare il volume “Il regno della quantità e i segni dei tempi”.
                    (Fonte: https://ilsufismo.wixsite.com/il-suf...za-artificiale)
                    Ovviamente con quanto sopra non si intende affatto negare la legittimità dell’utilizzo dell’IA come strumento al servizio dell’uomo, ma semplicemente aprire gli occhi su possibili nefaste conseguenze legate a inquietanti derive di cui si vedono purtroppo già oggi i segni.

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                    • conogelato
                      Candle in the wind

                      • 17/07/06
                      • 66040

                      #11
                      Originariamente Scritto da Ninag Visualizza Messaggio
                      Grazie per aver semplificato un testo così complesso, vedrò di leggerlo con calma.
                      Nina ciao! Non è affatto complesso, credimi. Parla di te e di me, delle scelte che saremo tutti chiamati a fare: consegnare la nostra Vita agli algoritmi o rimanere umani? Vale a dire liberi come ci ha creati il Signore? L'enciclica di Papa Leone gira tutt'intorno a questo dilemma.
                      amate i vostri nemici

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                      • restodelcarlino
                        giullare

                        • 13/05/19
                        • 12630

                        #12
                        Originariamente Scritto da Anello Verde Visualizza Messaggio
                        Il richiamo a René Guénon è certamente pertinente nella misura in cui invita a distinguere tra conoscenza spirituale, ragione discorsiva e semplice accumulo di informazioni. La sua critica alla riduzione quantitativa del sapere conserva ancora oggi elementi di indubbio interesse, soprattutto in un contesto culturale che tende spesso a confondere l'informazione con la comprensione.
                        Tuttavia, in relazione a Magnifica Humanitas, l'identificazione dell'umanesimo con una pretesa sostituzione di Dio da parte dell'uomo non è affatto l'unica interpretazione possibile.
                        Nella prospettiva guénoniana la modernità appare come un progressivo allontanamento dal Principio e dalla conoscenza metafisica. Ma il cristianesimo ha spesso letto la dignità della persona umana in termini differenti: non come autonomia assoluta, bensì come riflesso della sua origine trascendente. In questo senso, la valorizzazione dell'umano non coincide necessariamente con l'antropocentrismo né con la negazione di Dio.
                        Per questo motivo mi sembra discutibile tracciare una linea diretta che conduca dall'umanesimo all'intelligenza artificiale come nuova forma di idolatria. L'umanesimo cristiano, il razionalismo moderno, il materialismo e lo sviluppo tecnologico sono fenomeni storici distinti, che difficilmente possono essere ricondotti a un unico processo senza perdere importanti sfumature.
                        Quanto all'IA, ci sono forme di dipendenza psicologica, delega del giudizio o uso acritico della tecnologia. Su questo punto la preoccupazione appare legittima. Tuttavia tali rischi non derivano da un eccesso di valorizzazione dell'uomo, bensì, semmai, da una rinuncia all'esercizio delle sue facoltà più proprie: discernimento, responsabilità, senso critico e libertà interiore.
                        Da questo punto di vista, il fenomeno potrebbe essere interpretato in modo quasi opposto a quello suggerito dalla lettura guénoniana: se l'uomo delega ad algoritmi decisioni che richiedono coscienza morale, relazioni personali e responsabilità, il problema non è che l'umanità abbia occupato il posto di Dio, ma che stia progressivamente rinunciando a una parte di se stesso, della sua natura precipua.
                        In tale prospettiva, il richiamo alla "magnifica umanità" può essere inteso non come un invito a sostituire Dio con l'uomo, bensì come un richiamo a non sostituire l'uomo con gli strumenti che egli stesso produce. Quindi, in conclusione, Magnifica Humanitas appare meno come una celebrazione dell'uomo e più come un richiamo alla sua vocazione: restare pienamente umano in un'epoca che offre strumenti sempre più potenti, ma non per questo capaci di sostituire la coscienza, la libertà e la responsabilità personale.
                        IMHO
                        ...vassapé...

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                        • restodelcarlino
                          giullare

                          • 13/05/19
                          • 12630

                          #13
                          Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio

                          Nina ciao! Non è affatto complesso, credimi. Parla di te e di me, delle scelte che saremo tutti chiamati a fare: consegnare la nostra Vita agli algoritmi o rimanere umani? Vale a dire liberi come ci ha creati il Signore? L'enciclica di Papa Leone gira tutt'intorno a questo dilemma.
                          Come "lettore di Enciclica affaticato", chiedo di poter intervenire, senza aggredire, insultare, terrorizzare nessuno: solo esprimere un "vissuto". Brevemente.

                          Non lo darei per scontato. L'enciclica affronta certamente anche il rapporto tra uomo e tecnologia, ma ridurla al solo dilemma "algoritmi o umanità" rischia di semplificarne molto il contenuto. Una sintesi del genere sembra riflettere soprattutto alcune chiavi di lettura circolate nei commenti e nelle recensioni, più che la complessità dell'insieme, che affronta soprattutto temi come la dignità della persona, il significato del lavoro, il bene comune, la giustizia sociale, la solidarietà, la pace e la guerra, con un livello di articolazione difficilmente riducibile a uno slogan e che richiede, a chi ne faccia una lettura attenta, attenzione anche alle note e ai numerosi richiami testuali.
                          IMHO
                          Sperando di non aver offeso/turbato nessuno.
                          Nel caso, mi scuso.
                          ...vassapé...

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