La tutta bella!

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  • conogelato
    Candle in the wind

    • 17/07/06
    • 66028

    #1

    La tutta bella!

    Oggi 8 dicembre è l'Immacolata Concezione: Un pensiero e una preghiera più bella di quella che Dante dedico' alla Beata Vergine, credo non esista...

    «Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
    umile e alta più che creatura,
    termine fisso d'etterno consiglio, 3

    tu se’ colei che l’umana natura
    nobilitasti sì, che ’l suo fattore
    non disdegnò di farsi sua fattura. 6

    Nel ventre tuo si raccese l’amore,
    per lo cui caldo ne l’etterna pace
    così è germinato questo fiore. 9

    Qui se’ a noi meridïana face
    di caritate, e giuso, intra ’ mortali,
    se’ di speranza fontana vivace. 12

    Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
    che qual vuol grazia e a te non ricorre,
    sua disïanza vuol volar sanz’ ali. 15

    La tua benignità non pur soccorre
    a chi domanda, ma molte fïate
    liberamente al dimandar precorre. 18

    In te misericordia, in te pietate,
    in te magnificenza, in te s’aduna
    quantunque in creatura è di bontate. 21

    Or questi, che da l’infima lacuna
    de l’universo infin qui ha vedute
    le vite spiritali ad una ad una, 24

    supplica a te, per grazia, di virtute
    tanto, che possa con li occhi levarsi
    più alto verso l’ultima salute. 27

    E io, che mai per mio veder non arsi
    più ch’i’ fo per lo suo, tutti miei prieghi
    ti porgo, e priego che non sieno scarsi, 30

    perché tu ogne nube li disleghi
    di sua mortalità co’ prieghi tuoi,
    sì che ’l sommo piacer li si dispieghi. 33

    Ancor ti priego, regina, che puoi
    ciò che tu vuoli, che conservi sani,
    dopo tanto veder, li affetti suoi. 36

    Vinca tua guardia i movimenti umani:
    vedi Beatrice con quanti beati
    per li miei prieghi ti chiudon le mani!». 39

    Li occhi da Dio diletti e venerati,
    fissi ne l’orator, ne dimostraro
    quanto i devoti prieghi le son grati; 42

    indi a l’etterno lume s’addrizzaro,
    nel qual non si dee creder che s’invii
    per creatura l’occhio tanto chiaro. 45

    E io ch’al fine di tutt’ i disii
    appropinquava, sì com’ io dovea,
    l’ardor del desiderio in me finii. 48

    Bernardo m’accennava, e sorridea,
    perch’ io guardassi suso; ma io era
    già per me stesso tal qual ei volea: 51

    ché la mia vista, venendo sincera,
    e più e più intrava per lo raggio
    de l’alta luce che da sé è vera. 54

    Da quinci innanzi il mio veder fu maggio
    che ’l parlar mostra, ch’a tal vista cede,
    e cede la memoria a tanto oltraggio. 57

    Qual è colüi che sognando vede,
    che dopo ’l sogno la passione impressa
    rimane, e l’altro a la mente non riede, 60

    cotal son io, ché quasi tutta cessa
    mia visïone, e ancor mi distilla
    nel core il dolce che nacque da essa. 63

    Così la neve al sol si disigilla;
    così al vento ne le foglie levi
    si perdea la sentenza di Sibilla. 66

    O somma luce che tanto ti levi
    da’ concetti mortali, a la mia mente
    ripresta un poco di quel che parevi, 69

    e fa la lingua mia tanto possente,
    ch’una favilla sol de la tua gloria
    possa lasciare a la futura gente; 72

    ché, per tornare alquanto a mia memoria
    e per sonare un poco in questi versi,
    più si conceperà di tua vittoria. 75

    Io credo, per l’acume ch’io soffersi
    del vivo raggio, ch’i’ sarei smarrito,
    se li occhi miei da lui fossero aversi. 78

    E’ mi ricorda ch’io fui più ardito
    per questo a sostener, tanto ch’i’ giunsi
    l’aspetto mio col valore infinito. 81

    Oh abbondante grazia ond’ io presunsi
    ficcar lo viso per la luce etterna,
    tanto che la veduta vi consunsi! 84

    Nel suo profondo vidi che s’interna,
    legato con amore in un volume,
    ciò che per l’universo si squaderna: 87

    sustanze e accidenti e lor costume
    quasi conflati insieme, per tal modo
    che ciò ch’i’ dico è un semplice lume. 90

    La forma universal di questo nodo
    credo ch’i’ vidi, perché più di largo,
    dicendo questo, mi sento ch’i’ godo. 93

    Un punto solo m’è maggior letargo
    che venticinque secoli a la ’mpresa
    che fé Nettuno ammirar l’ombra d’Argo. 96

    Così la mente mia, tutta sospesa,
    mirava fissa, immobile e attenta,
    e sempre di mirar faceasi accesa. 99

    A quella luce cotal si diventa,
    che volgersi da lei per altro aspetto
    è impossibil che mai si consenta; 102

    però che ’l ben, ch’è del volere obietto,
    tutto s’accoglie in lei, e fuor di quella
    è defettivo ciò ch’è lì perfetto. 105

    Omai sarà più corta mia favella,
    pur a quel ch’io ricordo, che d’un fante
    che bagni ancor la lingua a la mammella. 108

    Non perché più ch’un semplice sembiante
    fosse nel vivo lume ch’io mirava,
    che tal è sempre qual s’era davante; 111

    ma per la vista che s’avvalorava
    in me guardando, una sola parvenza,
    mutandom’ io, a me si travagliava. 114

    Ne la profonda e chiara sussistenza
    de l’alto lume parvermi tre giri
    di tre colori e d’una contenenza; 117

    e l’un da l’altro come iri da iri
    parea reflesso, e ’l terzo parea foco
    che quinci e quindi igualmente si spiri. 120

    Oh quanto è corto il dire e come fioco
    al mio concetto! e questo, a quel ch’i’ vidi,
    è tanto, che non basta a dicer ’poco’. 123

    O luce etterna che sola in te sidi,
    sola t’intendi, e da te intelletta
    e intendente te ami e arridi! 126

    Quella circulazion che sì concetta
    pareva in te come lume reflesso,
    da li occhi miei alquanto circunspetta, 129

    dentro da sé, del suo colore stesso,
    mi parve pinta de la nostra effige:
    per che ’l mio viso in lei tutto era messo. 132

    Qual è ’l geomètra che tutto s’affige
    per misurar lo cerchio, e non ritrova,
    pensando, quel principio ond’ elli indige, 135

    tal era io a quella vista nova:
    veder voleva come si convenne
    l’imago al cerchio e come vi s’indova; 138

    ma non eran da ciò le proprie penne:
    se non che la mia mente fu percossa
    da un fulgore in che sua voglia venne. 141

    A l’alta fantasia qui mancò possa;
    ma già volgeva il mio disio e ’l velle,
    sì come rota ch’igualmente è mossa, 144

    l’amor che move il sole e l’altre stelle!
    amate i vostri nemici
  • Misterikx
    whatever..
    • 24/03/05
    • 15327

    #2
    Cono sai dirla a memoria come fece Benigni?
    " Non siamo in un salotto borbonico col mignolo sollevato e l'inchino obbligatorio. Qui siamo tutti uguali. Non ti aspettare in un forum cose difficili da trovare pure tra amici e parenti." Nahui

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    • conogelato
      Candle in the wind

      • 17/07/06
      • 66028

      #3
      Ahahahahahahahaha Roberto è un artista. Io un poveraccio qualunque
      amate i vostri nemici

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      • circolo.pickwick.ter
        gattara
        • 09/12/09
        • 1196

        #4
        l'artista sommo è il padre dante, tuttavia.
        arpia certificata

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        • conogelato
          Candle in the wind

          • 17/07/06
          • 66028

          #5
          Arcidaccordo con te, Circolo. Io non mi stanco mai di leggerlo
          amate i vostri nemici

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