il peccato

Collapse
X
 
  • Ora
  • Show
Clear All
new posts
  • axeUgene
    Opinionista

    • 17/04/10
    • 24578

    #1

    il peccato

    posta la necessaria premessa per cui un dio, e quindi un dio che esprime precetti è indimostrabile, cioè ci si può credere o meno, ma non può essere considerata una premessa di fatto, le religioni possono postulare un "peccato" come disobbedienza al precetto di fare o non fare, che configurerebbe il "Bene", o al contrario il "Male";

    è anche risultato ovvio che nelle dottrine monoteiste e creazioniste della nostra cultura c'è un impasse, perché dopo aver postulato il Male come categoria autonoma, non si riesce a spiegare davvero come esso sia scaturito dalla presunta perfezione del dio di ciascuna religione;

    siccome la presunta origine divina è indimostrabile - e perciò relegata alle eventuali convinzioni di fede di ognuno, che per questo sono relative, quante sono le opinioni - possiamo solo osservare a cosa servano quelle leggi, e a chi conviene che qualcosa sia definita come "peccato" e vada ad educare ad un sentimento originario di colpa, paura e soggezione;

    a cosa vi fa pensare l'idea di "peccato" e secondo voi come si è creata nella cultura umana ?
    c'è del lardo in Garfagnana
  • axeUgene
    Opinionista

    • 17/04/10
    • 24578

    #2
    Originariamente Scritto da dietrologo
    Per un selvaggio uccidere un nemico che mina la sua incolumità è una legge di sopravvivenza ed in coscienza sua è una necessità uccidere, per un evoluto uccidere è abberrante, ecco che il valore del peccato cambia .
    sicuro ?
    cioè, se uno attenta alla tua vita e non hai chi ti protegge non ti senti legittimato a difenderti anche tu fino alle estreme conseguenze ?

    a parte questo, io non mi riferivo tanto al contenuto nel merito di ciò che possiamo individualmente considerare "peccato", ma alla natura stessa di quel concetto astratto nel nostro modo di immaginare il rapporto con ciò che sarebbe "doveroso";

    in tutto questo, nel trasformare in sostantivo autosufficiente - il peccato - quella che è in effetti una relazione nelle circostanze date - ti difendi proporzionalmente, oppure eccedi, o peggio, aggredisci - cambia anche il nostro modo di percepire e giudicare ciò che viene messo nel contenitore di quel concetto, perché è facile rimuovere il percorso critico, come nella tua frase, dando per scontate cose che non lo sono.
    c'è del lardo in Garfagnana

    Comment

    • axeUgene
      Opinionista

      • 17/04/10
      • 24578

      #3
      Originariamente Scritto da dietrologo
      ora non fa più notizia un suicida per ragioni economiche , ora si termina la propria vita per non terminare quella altrui , o niente mi costerebbe assalire un qualcuno per derubarlo
      perché il "nemico" non è individuabile o non minaccia "fisicamente"; ma se ti si presenta uno che ha già preso a picconate in testa due passanti, sta per darti una picconata anche a te e sei armato, non ti senti troppo "sbagliato" se quello non si rialza più e non potevi fare diversamente; lo dice anche CP, e non è un caso...

      Mi spieghi diversamente che non credo di aver capito giusto la seconda domanda?
      la domanda è:
      perché esiste una cosa chiamata "peccato", di cui si può dire che essa alberghi oppure no dentro di noi come, appunto, una cosa, un virus, un corpo estraneo, mentre se andiamo a vedere la dinamica di ciò di cui parliamo non c'è niente del genere, né intuitivamente, né analiticamente ?

      pongo la questione perché il modo in cui rappresentiamo la realtà è costitutivo della realtà stessa;

      uno magari dice: vabbè, che mi frega, chiamiamolo peccato oppure peppino, ma parliamone in concreto; invece nell'idea stessa c'è già un'ideologia, alla quale si aderisce senza accorgersene;
      come nella storia del "dono";

      il linguaggio "crea" il pensiero e se non riflettiamo abbastanza sul linguaggio probabilmente il pensiero ne risulterà mutilato di capacità.
      c'è del lardo in Garfagnana

      Comment

      • axeUgene
        Opinionista

        • 17/04/10
        • 24578

        #4
        Originariamente Scritto da dietrologo
        Il peccato per definizione è l'errore , una volta compreso non è ripetibile
        come sarebbe che non è ripetibile ?

        e anche "errore" non mi sembra definizione esauriente.
        c'è del lardo in Garfagnana

        Comment

        • axeUgene
          Opinionista

          • 17/04/10
          • 24578

          #5
          Originariamente Scritto da dietrologo
          Se so di sbagliare e di recar danno a qualcuno è peccato , se invece commetto lo stesso atto inconsapevolmente qualcosa mi induce a comprendere l 'errore che per definizione si chiama karma
          vedi ? già parlare di "karma", introdurre termini, presuppone un'ideologia, un sistema compiuto di cose, come argomentare sull'"errore";
          il bambino che tortura l'animaletto compie un "errore" rispetto a quale sistema di valori ? e se da grande lo ripete fa per un esperimento scientifico, ma con lo stesso sentimento sadico, questa volta più consapevole, ma al riparo del giudizio ?

          ripeto: io vorrei capire come siamo arrivati a concepire il peccato come una cosa, che può essere messa e tolta, e cosa implica questa concezione.
          c'è del lardo in Garfagnana

          Comment

          • SilviaR
            Sylvia
            • 10/03/12
            • 1139

            #6
            Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
            posta la necessaria premessa per cui un dio, e quindi un dio che esprime precetti è indimostrabile, cioè ci si può credere o meno, ma non può essere considerata una premessa di fatto, le religioni possono postulare un "peccato" come disobbedienza al precetto di fare o non fare, che configurerebbe il "Bene", o al contrario il "Male";

            è anche risultato ovvio che nelle dottrine monoteiste e creazioniste della nostra cultura c'è un impasse, perché dopo aver postulato il Male come categoria autonoma, non si riesce a spiegare davvero come esso sia scaturito dalla presunta perfezione del dio di ciascuna religione;

            siccome la presunta origine divina è indimostrabile - e perciò relegata alle eventuali convinzioni di fede di ognuno, che per questo sono relative, quante sono le opinioni - possiamo solo osservare a cosa servano quelle leggi, e a chi conviene che qualcosa sia definita come "peccato" e vada ad educare ad un sentimento originario di colpa, paura e soggezione;

            a cosa vi fa pensare l'idea di "peccato" e secondo voi come si è creata nella cultura umana ?
            Mi fa pensare alla mancanza di rispetto verso me stessa e gli altri. Il peccato nasce quando l'uomo vuole prevaricare l'altro, nasce con la superbia , penso sia una componente dell'intelligenza , l'uomo pensa...l'uomo crede di...l'uomo ragiona...
            nasce con la libertà di azione e pensiero
            Io sono il problema e io la soluzione
            "L'attesa del piacere è essa stessa il piacere" G.E.L

            Comment

            • axeUgene
              Opinionista

              • 17/04/10
              • 24578

              #7
              Originariamente Scritto da dietrologo
              Capisco, sei allergico ai pensieri altrui , la domanda era cosa vi fa pensare all'idea del peccato, ti ho risposto un mio pensiero e frutto della mia esperienza e riscontro finora , sappi che non seguo nessuna ideologia se non ciò che mi suggerisce la mia coscienza per chiarire e per inciso ed essere etichettato mi da molto fastidio

              chi è arrivato alla cosa lo sai solo tu , spiega
              dietrò, non sono allergico alle idee altrui; semplicemente volevo cercare di ridurre ai minimi termini una questione, perché fosse terreno comune;

              se parli di "karma" sottintendi qualcosa, no ? per "ideologia" non intendo un catechismo pedante, ma semplicemente una concezione, anche minima; bastano due idee... non è che ti devi offendere;
              il punto è che se uno ti dice che "nasci col peccato" non è uno scherzo o una definizione irrilevante;

              io chiedevo solo come dall'idea di fare qualcosa che può essere giudicato sbagliato secondo certe norme, e cioè "peccare", si è giunti a pensare al "peccato" non solo come a quella determinata azione ma come ad una condizione umana di cui emendarsi;

              la cosa è importante perché implica un percorso verso una "perfezione" e la nozione implicita per cui l'esistenza sia intrinsecamente imperfetta;
              è solo un altro modo di osservare quella questione irrisolta dell'origine del Male.
              c'è del lardo in Garfagnana

              Comment

              • axeUgene
                Opinionista

                • 17/04/10
                • 24578

                #8
                mah, io volevo solo discutere dell'idea di peccato come elemento autonomo, come concetto-contenitore, non del contenuto che ognuno ci mette;

                è un po' come quando il geometra ti progetta la sala-hobby, a prescindere dal fatto che suoni la batteria oppure collezioni francobolli e hai bisogno solo di mezzo scaffale, o la tavernetta, anche se sei astemio e misantropo;

                quello spazio concettuale diventa una categoria che si presta ad elaborare idee, come quella per cui una persona "ha il peccato", come fosse un virus o la cistifellea: ci nasci e va tolto, perché altrimenti sei "imperfetto" rispetto ad uno standard "desiderabile";

                le implicazioni sono tante, e prima di tutte che la "naturale" originaria condizione umana sia di per sé censurabile, e per i motivi che quella censura individua;

                se un bambino di sette anni taglia la coda a una lucertola o ruba il giocattolo di un compagno, puoi argomentare che quella curiosità o quel desiderio che non trovano limiti sono mossi dal "peccato" come categoria pre-esistente, oppure sono il frutto di una condizione transitoria in divenire, il che implica nozioni parecchio diverse della condizione umana e del divenire.
                c'è del lardo in Garfagnana

                Comment

                • axeUgene
                  Opinionista

                  • 17/04/10
                  • 24578

                  #9
                  Originariamente Scritto da dietrologo
                  negli adulti se tu provochi del male a te sprechi la tua vita , se lo fai agli altri danneggi la vita altrui , anche non far nulla secondo me hai sprecato la tua vita e in qualche modo hai commesso un peccato

                  se desideriamo un mondo migliore per tutti , io tu e gli altri dobbiamo essere un esempio di correttezza , perché è automatico che chi ti sta vicino ne subirà l'influenza se non ha gli stessi principi , forse non lo farà subito ma prima o poi arriva il suo momento
                  e va bene; questi sono contenuti, soggettivi e variabili;
                  io mi interrogavo sulle implicazioni dell'avere un "contenitore"; infatti:
                  Originariamente Scritto da dietrologo
                  in religione il peccato è il male che è rappresentato dal Demonio il bene da Dio , questo è un metodo per insegnare le cose ai bambini o alle popolazioni ignoranti di un tempo
                  questo non è vero, perché la nozione del Male delle religioni che conosciamo non è affatto metaforica, ad usum populi, ma proprio quintessenziale;
                  cioè postula che la radice del Male sia nella stessa condizione umana del desiderare, desiderare di sapere (quindi di essere come un dio), di fruire da padrone di ciò di cui dispone, la natura, eventualmente gli altri, in un sistema di relazioni;
                  è una cosa un po' diversa dal dire questo sì, questo no... perché c'è l'implicito rifiuto della stessa condizione umana nel suo divenire;

                  se ti poni un obiettivo di riferimento, implichi l'insufficienza di ciò che sei, e questo è già un giudizio, un'ideologia; non so se mi spiego;
                  poi, ovviamente ognuno lo elabora come crede;

                  quello che mi chiedevo è: quanto siamo consapevoli di essere educati ad una nozione di noi stessi che ci descrive come insufficienti, da emendare; e quanto siamo consapevoli dei motivi per cui pensiamo di doverci emendare ?
                  c'è del lardo in Garfagnana

                  Comment

                  • axeUgene
                    Opinionista

                    • 17/04/10
                    • 24578

                    #10
                    Originariamente Scritto da dietrologo
                    nel momento che riesci a vedere prospettive di miglioramento di fronte a te sei insufficiente nello stato di adesso

                    la scienza progredisce ogni giorno e rivede i concetti del passato , ritenuti giusti allora ma da perfezionare adesso

                    la religione si sta modernizzando , il papa nuovo ha una apertura superiore ai papi passati e hanno velocizzato il cambio o sarebbe stati fuori posto nel mondo che sta cambiando

                    certi valori di rispetto alla natura e di rispetto agli animali stanno prendendo più consistenza

                    tutto questo è segnale di aumento di coscienza e maturazione
                    va bene, ma tutto questo è relativo, nel senso che in quest'ottica c'è sempre un "meglio";

                    il punto che sollevavo chiamando in causa il "peccato" è proprio la concezione per cui l'essere umano sia intrinsecamente viziato dal Male, e perciò pensi a se stesso come ad un soggetto "colpevole" nell'imminenza di un giudizio;

                    questa è una cosa a cui siamo tutti più o meno educati, ma le circostanze di questa educazione e postura psicologica non sono affatto scontate come quella stessa educazione tende a rappresentarle;

                    cioè, io potrei anche pensarmi innocente e "perfetto" nella mia imperfezione, per il ruolo che questa mi assegna nell'esistenza, senza alcun bisogno imperativo, di principio, di dovermi emendare e purificare da un presunto "peccato" che mi sarebbe consustanziale;

                    e questo cambia anche il mio rapporto col Giudicante, si tratti di un dio, di un principio etico astratto, del super-io psicanalitico o altro.
                    c'è del lardo in Garfagnana

                    Comment

                    • axeUgene
                      Opinionista

                      • 17/04/10
                      • 24578

                      #11
                      Originariamente Scritto da dietrologo
                      e se rompessimo lo schema del giudizio, rendendoci semplicemente consapevoli di una situazione? così supereremmo ogni autocritica negativa e attiveremmo quelle energie che provengono dall'essere così e basta

                      infatti l'auto-critica si attua su un'ideale immaginato che non ci appartiene e che aggiunge frustrazione a quelle che già derivano dalla difficoltà di rapportarci con gli eventi e col mondo per come siamo fatti

                      se, invece, c'è accettazione e non giudizio, il senso di questo rapporto può acquisire quell'equilibrio che centra il nostro essere, e la lotta diventa possibile
                      fino all'ultima frase era esattamente l'ipotesi che volevo sollevare;

                      quando poi parli di lotta possibile, si ripropone il problema di un valore di riferimento e del giudizio di insufficienza dell'esistenza quale essa è, con la sua imperfezione;

                      cosa dovrebbe spingere ad una "lotta" ? ovvio, un "miglioramento", ma spinto da quale desiderio, perché ?
                      c'è del lardo in Garfagnana

                      Comment

                      • axeUgene
                        Opinionista

                        • 17/04/10
                        • 24578

                        #12
                        Originariamente Scritto da dietrologo
                        è ricerca personale spinta da un desiderio di conoscenza mossa anche da insoddisfazione attuale
                        e questa è una risposta individuale, che ovviamente condivido;

                        il punto che volevo sollevare però è come la nozione di "peccato", come categoria autonoma di insufficienza intrinseca della condizione umana desiderante, introduca inevitabilmente una nevrosi di rifiuto e rimozione del proprio desiderio, che si trasforma, sceglie altri obiettivi-feticcio o di sublimazione e diventa violenza, ambizione, sopraffazione, malattia, conformismo, rifiuto di sé;

                        questo ovviamente non postula la rimozione delle censure morali, cosa che oltre ad essere impossibile è anche non desiderabile, ma la non-rimozione del desiderio come categoria consapevole che viene invece ingessata e uniformata nell'artificio del "peccato", che è l'impalcatura del muro di rimozione.
                        c'è del lardo in Garfagnana

                        Comment

                        • conogelato
                          Candle in the wind

                          • 17/07/06
                          • 66028

                          #13
                          Il peccato non è una concezione o una nozione: E' una realtà. E' oggettivamente un dato di fatto che da sempre ha contraddistinto la Storia (quella generale e quella nostra personale) da Caino fino ad Auschwitz, fino ai Gulag, fino al Vietnam, alle Torri gemelle....
                          Non mi viene un altro sinonimo o un altro aggettivo per definire ciò che è avvenuto e ciò che avviene anche in noi quando odiamo, giudichiamo, tramiamo, mentiamo, tradiamo, uccidiamo, sparliamo degli altri eccetera.
                          Avete parlato di lotta e di battaglia: Ed è giusto! Ogni giorno siamo chiamati a vincere e andare oltre la realtà del peccato.
                          amate i vostri nemici

                          Comment

                          • axeUgene
                            Opinionista

                            • 17/04/10
                            • 24578

                            #14
                            Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
                            Il peccato non è una concezione o una nozione: E' una realtà. E' oggettivamente un dato di fatto che da sempre ha contraddistinto la Storia (quella generale e quella nostra personale) da Caino fino ad Auschwitz, fino ai Gulag, fino al Vietnam, alle Torri gemelle....
                            oggettiva non tanto: quello che si è schiantato sulle torri gemelle era convinto in buona fede di combattere una guerra santa e andare in paradiso, infatti si è sacrificato pure lui... così come la maggior parte di chi ha commesso quelle azioni si sentiva nel giusto, o giustificato;

                            ma col termine "nozione" mi riferivo al "peccato" come l'idea di una condizione permanente e connaturata all'esistenza, non come attributo di alcune azioni umane, che è ovvio;

                            cioè, l'dea che siamo per natura "sbagliati" e dovremmo aspirare ad emendare questa nostra "natura", con tutto ciò che ne consegue in termini di ciò che consideriamo sbagliato, del sentimento di colpa, della rimozione e della sublimazione dei desideri.
                            c'è del lardo in Garfagnana

                            Comment

                            • TheSmoker
                              Opinionista
                              • 03/03/14
                              • 171

                              #15
                              Salve a tutti...recentemente ho avuto l'idea di addentrarmi alla scoperta di una religione a me fin'ora sconosciuta le cui regole sono molto semplici ma comunque atte a centrare il modo di vivere che ci contraddistingue come homo sapiens. Una tra queste è:
                              - non fare cose che possano danneggiare la tua persona e quelle di altri.
                              Questa regola non vuole sottolineare solo il lato fisico (l'uccidere, ferire, derubare), ma anche il lato "mentale". Poichè anche l'offesa potrebbe in qualche modo portare al danneggiamento di una persona dato che non si sà la sua reazione.
                              A mio modo di vedere, ed in un certo senso di credere, è che una volta che si esce da questa regola si attua un peccato.

                              Comment

                              Working...