Ma chi ha creato Lucifero? E chi ha creato la superbia di Lucifero? Cono, possibile che non ti accorgi che ti stai impiccando da solo?
il peccato
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Creato buono ma libero.
Dio crea tutto nella Libertà, ragazzi. E' poi il cattivo uso di questa che genera il Male: Dentro e fuori di noi.amate i vostri nemici
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Questo è bello, Mik. Questo è profondo....Questo è vero!
Ciao, ci sentiamo.amate i vostri nemici
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Mah...dipende...sempre se c'è un oltre.Originariamente Scritto da dietrologola vita è notte e giorno luna e sole buio e luce , senza il buio non si esiste la luce , senza il male non esiste il bene , tutto vibra e si muove o sarebbe il nulla , andare oltre e vedere oltre è il nostro obbiettivoPienamente funzionante e programmata in tecniche multiple
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Non siamo limitati da nessuno e da nulla di divino, è la nostra coscienza l'unica a darci dei limiti, dei blocchi se preferiamo.
Perchè abbiamo questa libertà? Perchè sappiamo bene che senza il bene non esisterebbe il male e vice versa, tra di essi ci deve sempre essere un equilibrio mantenuto dalle nostre azioni.
Chiedere chi creò il male, o l'intenzione, di lucifero nell'andare contro Dio...bhè...sarebbe come domandarsi, è nato prima l'uovo o la gallina?
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Eccone un altro... Si sta discutendo su come sia possibile creare il bene senza creare anche male... Rileggi bene.semel in anno licet insanire, cotidie melius
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io avevo iniziato con una domanda meno frequente, però:Originariamente Scritto da Pazza_di_Acerra Visualizza MessaggioEccone un altro... Si sta discutendo su come sia possibile creare il bene senza creare anche male... Rileggi bene.
come si arriva dalla constatazione di un evento relativo - l'azione che in un determinato contesto è "male", peccato - alla creazione di una condizione permanente dell'esistenza, che pre-esiste a prescindere dalle intenzioni e dalla coscienza;
la cosa non è per un mero esercizio filosofico, ma riguarda il fatto che l'essere umano educato all'idea di essere portatore del "peccato" ha una certa nozione di sé e la relativa soggezione, l'esigenza di emendarsi, il sentimento di inadeguatezza e il sostanziale rifiuto di sé;
mica cazzi
:
c'è del lardo in Garfagnana
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Quindi deduco che il peccato esiste solo in relazione all'educazione e alla società in cui si vive; ciò che è peccato per noi non lo è per i componenti delle tribù sudafricane...uhm..è possibile che la nostra idea di peccato si sia uniformata così quando usiamo un termine abbiamo in mente tutti lo stesso concetto , ma nelle altre culture il peccato sarà altro, ma penso che sia in ogni caso legato al rispetto di sè e degli altriOriginariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggioio avevo iniziato con una domanda meno frequente, però:
come si arriva dalla constatazione di un evento relativo - l'azione che in un determinato contesto è "male", peccato - alla creazione di una condizione permanente dell'esistenza, che pre-esiste a prescindere dalle intenzioni e dalla coscienza;
la cosa non è per un mero esercizio filosofico, ma riguarda il fatto che l'essere umano educato all'idea di essere portatore del "peccato" ha una certa nozione di sé e la relativa soggezione, l'esigenza di emendarsi, il sentimento di inadeguatezza e il sostanziale rifiuto di sé;
mica cazzi
:Io sono il problema e io la soluzione
"L'attesa del piacere è essa stessa il piacere" G.E.L
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non lo so proprio; magari la percezione "imperfetta" di un sé da emendare si trasferisce in altre sfere dell'esistenza; anche io penso di me quello che tu pensi di te, però mi riesce difficile allo stesso tempo pensarmi estraneo alla generale cultura di sublimazione dei desideri in cui sono stato educato;Originariamente Scritto da dietrologoaxe , io che non mi emendo di nulla ,magno bevo trombo e non porto nessun peccato a mio avviso come mi classifico ?
beh, anche l'idea di rispetto è in grane misura relativa, se pensi a tutti i "santi" che hanno massimamente peccato nella santità, di peccati che oggi noi attribuiamo loro;Originariamente Scritto da SilviaR Visualizza MessaggioQuindi deduco che il peccato esiste solo in relazione all'educazione e alla società in cui si vive; ciò che è peccato per noi non lo è per i componenti delle tribù sudafricane...uhm..è possibile che la nostra idea di peccato si sia uniformata così quando usiamo un termine abbiamo in mente tutti lo stesso concetto , ma nelle altre culture il peccato sarà altro, ma penso che sia in ogni caso legato al rispetto di sè e degli altri
se ragione entro il tuo sistema di valori è ovvio che hai comunque una certa coerenza nel momento dato, in cui Bene e Male sono definiti, anche solo approssimativamente;
del resto, nella storia tutte le entità che si autodefinivano come portatrici di massima eticità hanno, proprio in virtù di quella, commesso i crimini più infami;
ma, ripeto, il punto che volevo sollevare non riguarda il contenuto della nozione di "peccato", quanto piuttosto il fatto che questo sia concepito non come un comportamento - quindi un fatto relazionale: io faccio del male a te, quindi pecco - ma come un attributo di nascita della persona, una macchia da emendare;
questa cosa ha un rilievo essenziale nel modulare la psicologia di una persona perché struttura quella sul fondamento di un'inadeguatezza, dell'impurità, che finisce per investire il desiderio - di qualsiasi cosa, dalla più turpe alla più nobile - in un modo inconsapevole, perché nella cultura complessa poi questa nozione agisce sotterraneamente e riguarda anche persone che non se ne percepiscono influenzate;
cioè, è la stessa condizione di essere umano desiderante - in ultima analisi ciò che muove la vita stessa, dalla procreazione alla tecnologia, la curiosità scientifica, l'arte, ecc: tutto è mosso da un desiderio, di piacere, di sapere, ecc... senza desiderio saremmo virtualmente morti - che viene generalmente vissuta come "sbagliata", da emendarsi, correggere o condannare;
insomma, io direi che ci sarebbe da riflettere...c'è del lardo in Garfagnana
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Quindi il peccato nasce con l'uomo come sua caratteristica insita e affermi che può essere associato al desiderio, brama, curiosità...io invece non penso che questi siano parte del peccato o peccato essi stessi, ma possono diventarlo a seconda dell'uso che se ne fa. Prendi ad esempio la parabola dei talenti, l'unico uomo che non sfrutta i propri talenti, che non osa, che non è curioso, che non desidera per paura, viene considerato uno stolto e fannullone. Io penso che fondamentalmente la curiosità sia un pregio dell'uomo e lo porta lontano a scoprire il possibile...Non temete gli uomini, poiché non vi è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato.Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggionon lo so proprio; magari la percezione "imperfetta" di un sé da emendare si trasferisce in altre sfere dell'esistenza; anche io penso di me quello che tu pensi di te, però mi riesce difficile allo stesso tempo pensarmi estraneo alla generale cultura di sublimazione dei desideri in cui sono stato educato;
beh, anche l'idea di rispetto è in grane misura relativa, se pensi a tutti i "santi" che hanno massimamente peccato nella santità, di peccati che oggi noi attribuiamo loro;
se ragione entro il tuo sistema di valori è ovvio che hai comunque una certa coerenza nel momento dato, in cui Bene e Male sono definiti, anche solo approssimativamente;
del resto, nella storia tutte le entità che si autodefinivano come portatrici di massima eticità hanno, proprio in virtù di quella, commesso i crimini più infami;
ma, ripeto, il punto che volevo sollevare non riguarda il contenuto della nozione di "peccato", quanto piuttosto il fatto che questo sia concepito non come un comportamento - quindi un fatto relazionale: io faccio del male a te, quindi pecco - ma come un attributo di nascita della persona, una macchia da emendare;
questa cosa ha un rilievo essenziale nel modulare la psicologia di una persona perché struttura quella sul fondamento di un'inadeguatezza, dell'impurità, che finisce per investire il desiderio - di qualsiasi cosa, dalla più turpe alla più nobile - in un modo inconsapevole, perché nella cultura complessa poi questa nozione agisce sotterraneamente e riguarda anche persone che non se ne percepiscono influenzate;
cioè, è la stessa condizione di essere umano desiderante - in ultima analisi ciò che muove la vita stessa, dalla procreazione alla tecnologia, la curiosità scientifica, l'arte, ecc: tutto è mosso da un desiderio, di piacere, di sapere, ecc... senza desiderio saremmo virtualmente morti - che viene generalmente vissuta come "sbagliata", da emendarsi, correggere o condannare;
insomma, io direi che ci sarebbe da riflettere...Io sono il problema e io la soluzione
"L'attesa del piacere è essa stessa il piacere" G.E.L
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Forse sei tu che non capisci ciò che scrivo...Originariamente Scritto da Pazza_di_Acerra Visualizza MessaggioEccone un altro... Si sta discutendo su come sia possibile creare il bene senza creare anche male... Rileggi bene.
Non esiste bene senza male e viceversa.
Mi ripeto le due cose sono obbligate a coesistere per creare l'equilibrio perfetto.
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beh, però l'idea del "peccato originale" è quella, e anche alla questione dei talenti in pratica è stata data un'interpretazione che annullava completamente il senso dell'esortazione, dato che questa presuppone la libertà di scegliere, cosa parecchio limitata;Originariamente Scritto da SilviaR Visualizza MessaggioQuindi il peccato nasce con l'uomo come sua caratteristica insita e affermi che può essere associato al desiderio, brama, curiosità...io invece non penso che questi siano parte del peccato o peccato essi stessi, ma possono diventarlo a seconda dell'uso che se ne fa. Prendi ad esempio la parabola dei talenti, l'unico uomo che non sfrutta i propri talenti, che non osa, che non è curioso, che non desidera per paura, viene considerato uno stolto e fannullone. Io penso che fondamentalmente la curiosità sia un pregio dell'uomo e lo porta lontano a scoprire il possibile...Non temete gli uomini, poiché non vi è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato.
anche il desiderio di conoscenza è spesso associato al peccato - si vuole essere come Dio - così come le pulsioni al piacere, di tutti i tipi; mentre l'ascetismo è un comportamento di pregio;
la questione psicologica è che se si è originariamente macchiati dal peccato si parte con l'handicap, col debito; pensa alla postura psicologica di una condizione del genere, soprattutto in relazione alla dipendenza del bambino educando dall'amore dei genitori;
hai la formazione del carattere di una persona che si sente indegna di amore a meno che non faccia questo e quest'altro, perché così com'è non va bene, è inadeguata;
questo implica tante altre cose nella vita delle persone, e cioè che l'amore si deve ottenere, e magari si compra diventando migliori;
però, quell'essere migliore può corrispondere a tante cose che diventano feticcio di un amore di cui ci si sente indegni finché non si sarà eroi, ricchi, potenti, colti, ecc...
cioè, affermare che "nasciamo peccatori" è un handicap mica da niente, e nemmeno tanto scontato se valuti logicamente.c'è del lardo in Garfagnana
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