Fuga da alcatraz

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  • Il gatto
    Opinionista
    • 21/11/09
    • 12721

    #1

    Fuga da alcatraz

    Fuga dai neocatecumeni

    Continuo a seguirvi perchè l'interesse a come i NC rispondono ...a fischi con fiaschi va in crescendo. Le risposte nc fanno finta di non capire e riconoscere i meccanismi perversi contro la persona del loro "cammino di iniziazione cristiana". Certamente non sono di un'equipe di catechisti ma di tutte. TALI MECCANISMI NON SONO USCITI FUORI PRIMA PERCHE' NEL GIOCO PERVERSO DELL'ABUSO SIA PER LA VITTIMA, che pensa di essere colpevole, SIA PER IL CARNEFICE, che sa di essere colpevole.... Conviene tacere! Buon per chi riesce a uscirne e dimenticare!

    Chi è uscito dopo una breve esperienza è messo a zittire "perchè non conosceva e che avrebbe capito solo andando avanti....", traducasi immergendosi sempre più nella pece di questo cammino deviante. CHI è RIMASTO per anni in questa maledetta esperienza, è difficile che riesca a parlare perché ti tengono nelle loro grinfie conoscendo ogni parte intima della persona. E nel frattempo, tappa dopo tappa, ti smontano pezzo pezzo e ti rimontano come il kikianesimo vuole. Sulla base di una falsa fratellanza e di un'impostazione morbosa di manifestare la propria fede ti spremono a tutti i livelli, ti espropriano della tua identità. Mano a mano sei sempre più kikiano e guai a chi ti tocca la tua sala "liturgica", guai a mettere in dubbio il contributo ai "fratelli", guai a NON UBBIDIRE SENZA DOMANDE AI CATECHISTI! Sei giudicato di disubbidire a Dio stesso! Capite? A Dio stesso! Se provi tu, invece, una valutazione o ad esprimere un dubbio, ti azzittiscono umiliandoti e attivandoti scrupoli e sensi di colpa, spesso con modi perentori altre volte con quella benevolenza di chi si sente "trafitto" dal tuo "pensare"!

    Sto a dire queste cose e mi risento male solo al ricordo come chi non può dimenticare tanto ne è segnato. Nonostante non provi odio, ma commiserazione. Ho perdonato perchè anche, almeno desidero crederlo, i catechisti non sapevano cosa facevano, vittime anch'essi. Però so che è una struttura malevola che crea tanti danni alle persone che la frequentano e a chi ha a che fare con loro direttamente e indirettamente. Da questa esperienza il cristiano può ricavarne, però, un senso e nostro Signore ci dà l'opportunità di ricavarne un bene che rinforzerà il desiderio della retta fede e di difenderla ad oltranza perchè ora più che mai siamo consapevoli di come sia a rischio.

    Diversi sacerdoti non si coinvolgono più di tanto con il "cammino" e quindi vedono solo l'apparenza e, purtroppo, un gruppo di "cotanta testimonianza " li rendono favorevoli se non addirittura tronfii. Chi si coinvolge molto... gli fa bene perchè così può riscoprire il proprio battesimo, come ammette il prete siciliano... (chissà perché il seminario non gli ha chiarito questo punto e chissà con che tipo di vocazione è stato ordinato..). Perdono questi uomini di Dio e li incoraggio a ristabilire la verità per il bene di tutta la Chiesa e per il bene loro. Non gridiamo allo scandalo per quanto dico. Si sa che la Chiesa è divina ed umana e questa parte umana non poche volte ha causato devianze, anche gravi purtroppo. Quindi la verità viene sempre invocando lo Spirito affinché lavori ognuno di noi tramite la retta coscienza. Ma lo dobbiamo volere altrimenti rimarremo sordi, ciechi e muti davanti alla nostra coscienza.

    Posso confermare che la chiesa prospettata dal cn non è quella una, santa, apostolica di cui parla la nostra professione di fede, il CREDO. COSì IL MESSAGGIO BIBLICO COMPLETAMENTE REINTERPRETATO E PROPOSTO CON I MODI FINORA DENUNCIATI specialmente per manipolare menti e coscienze. Posso assicurare che valgono più le suppellettili liturgiche, più un tappeto, più un cero che non le persone a servizio di tali oggetti.

    La gerarchia sa e, a questo punto, penso pure il Papa che ha lanciato forti messaggi ma... non vedo una reale fermezza a stoppare il "cammino".. Capisco che questo CN è un problema in più per la Chiesa e far ammettere alla gerarchia che, per tutti questi anni, non si è accorta di cosa accadeva sotto i loro occhi fede sarebbe un perdere fiducia e... la faccia. Che colpo sarebbe per cardinali e vescovi che hanno partecipato ricevendo... genuflessioni ..., riconoscimenti..., che, in un certo modo, li ha legati, li ha invischiati anche involontariamente! MEGLIO TACEEEEREEEEE! MEGLIO NON AVERE OCCHI, ORECCHIE E VOCE.

    ED ECCO CHE SI TACE. SI LASCIA DA SOLO IL PAPA E POI DI SOTTOBANCO "UN COLPO AL CERCHIO ED UNA ALLA BOTTE". E così, giorno dopo giorno si tira.... occuparsi di cose che travagliano la fede e le persone? Tanto tutto passa...perchè farlo ora? In questo momento, attaccata da più parti, la Chiesa, nei suoi uomini e per le falle che hanno aperto in essa, è debole, o meglio si sente debole (è questo è un frutto del demonio che usa anche strumenti come il cn per indebolirla). Chi avrà la forza e la volontà di appoggiare Papa Benedetto? Gli faranno sapere e conoscere cosa c'è dietro "i frutti del cammino" ?

    NON è DISFATTISMO MA SOLO REALISMO. CONTINUO AD AMARE LA CHIESA CONTINUANDO A PREGARE e dicendomi ad ogni inizio di giornata: "con Cristo e la sua Chiesa per essa e attraverso essa".

    Di Sandri, 18 agosto, 2007 13:30

    Da persona semplice qual sono, prego, invoco e grido che la Chiesa cattolica ritorni alla fonte dell'essere e non al mercanteggiare con le immagini intriganti di pubblicità cultuale.
    L'ho sperimentato e, al di là di tutti la rete di relazioni che si è intromessa tra me e i miei affetti (e non idoli), nella mia vita quotidiana fatta anch'essa di incontri (anche evangelizzanti, se andiamo nella sostanza), mi offuscava il fatto divino.
    Alla fine ero io dio che dovevo tenere a bada il diavolo. Io potevo divinizzarmi e quindi non dovevo genuflettermi più.
    Come si è ridimensionato il mio essere riconquistando l'armonia che c'è tra Dio e la sua creatura. Trovo conforto ad inginocchiarmi davanti al grande mistero che fa Dio nel trasformarsi cibo per noi.
    Dio che mi mostra concretamente quanto è innamorato di me e di ognuno di noi. È questo che oggi mi inebria, mi dona ancora lo stupore dell'anima e la meraviglia della ragione che sostiene (e non immiserisce) la mia fede.
    Grazie Dio, grazie Chiesa che sei lo strumento sacramentale in cui avviene questo miracolo.

    Da Mar 12 luglio, 2007 14:40

    Io, persona umana violata nella mia dignità di creatura e figlia di Dio attraverso il Battesimo che fu richiesto dai miei genitori alla Chiesa e che mi fu impartito nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo,.... grido mille volte no no no no no no no a che i nc vadano avanti in questo modo. Lo grido anche per quelle persone che sono nel mio stesso stato e per tutte quelle che senza rendersene conto, hanno fatto di uno strumento qual può essere un cammino, il centro salvifico per una vita eterna.

    Così stanno le cose e il Papa deve saperlo, deve conoscere questa colla per topi
  • Il gatto
    Opinionista
    • 21/11/09
    • 12721

    #2
    Fuga dai tdg

    MI PRESENTO.

    Mi chiamo Fabio Gentile, ho 33 anni abito a Moncalieri una città in provincia di Torino.Sono sposato e papà di un bellissimo bambino di cinque anni.Qui di seguito vi narrerò la mia storia di Testimone di Geova, dal momento in cui ne sono venuto in contatto al momento in cui ne sono uscito e con tutte le conseguenze che essa ha portato nella mia vita.

    PRIMO CONTATTO.

    Il mio primissimo contatto con i testimoni di Geova (TdG) l'ho avuto all'età di 18 anni, nell'aprile del 1988. In quel periodo due miei parenti frequentavano i TdG e ogni tanto m’invitavano alla Sala del Regno per assistere alle adunanze. Dopo miei ripetuti rifiuti, infine, una domenica pomeriggio, accettai di andare ad una riunione. Furono due lunghe ore delle quali non ricordo nemmeno una parola di tutto quello che fu detto: le uniche cose che ricordo furono che tutti i TdG mi si avvicinarono per salutarmi e tutti mi rivolgevano le stesse domande: "E' la prima volta che assisti ad un’adunanza? Stai già studiando con qualcuno? Il tempo rimasto è breve, devi affrettarti...". Il tutto era accompagnato da tanti bei sorrisi (tutti ben costruiti) e tanta cordialità. In ogni modo, dopo quel giorno, non rimisi più piede lì dentro per più di un anno.

    NUOVO CONTATTO.

    Dopo quella breve esperienza arrivò l'ottobre del 1989 e in quel periodo venni nuovamente in contatto con i TdG, sempre tramite i miei due parenti che studiavano con loro; iniziai così anch'io ad esaminare quello che dicevano i Testimoni, semplicemente perché parlavano di Dio ed io ero molto credente. La cosa andò avanti per un certo tempo tra alti e bassi: un po' studiavo e un po' smettevo, questo perché c'erano troppe cose che non condividevo.Ad ogni modo, per farla breve, nel febbraio del 1990 i miei parenti smisero di studiare, mentre io continuai.Ero fidanzato da tre anni e la mia ragazza non condivideva tutto ciò, così, dopo vari litigi, ci lasciammo per sempre.

    LA SVOLTA.

    Ad un certo punto della mia vita, nel luglio del 1991 (in quel periodo avevo sospeso ancora una volta lo studio), passando davanti alla Sala del Regno, vidi una TdG che conoscevo e mi fermai a parlare con lei. Mi disse che era disassociata ma che aveva intenzione di ritornare nella "verità". Ci scambiammo i numeri di telefono, poiché volevamo rimanere in contatto. Dopo qualche giorno ci vedemmo e decidemmo di fidanzarci; io le promisi che sarei ritornato in Sala e avrei ricominciato lo studio biblico, e così feci.

    PRIMI PROBLEMI.

    Iniziarono i primi problemi, poiché chi mi faceva lo studio disse che io non potevo fare progresso spirituale perché frequentavo una disassociata, e a lei gli anziani dissero che non poteva essere riassociata perché io ero una persona "del mondo". Con questo strano intreccio di leggi Geoviste ,in sostanza ci stavano dicendo che non dovevamo più frequentarci. Rimasi notevolmente sconcertato e disgustato da tutto ciò. L'unica soluzione, ci disse un anziano, era quella di sposarci e così potevamo sia stare insieme e sia fare progresso. Scegliemmo per questa soluzione e nel giro di cinque mesi ci sposammo. Questo avvenne nel novembre del 1991.

    Non parlo di tutto quello che è successo nella mia famiglia, nella quale nessuno è TdG, e anche nella famiglia della mia ragazza, (ora mia moglie), che al contrario è composta da TdG. Dico solo che i miei genitori, alla fine, ci aiutarono a sposarci e si resero disponibili, mentre invece i miei suoceri non ci aiutarono per niente e addirittura non vennero nemmeno al matrimonio. In ogni caso, da quando ci sposammo, andammo avanti nell'organizzazione: mia moglie fu riassociata e io mi battezzai. In seguito fui nominato servitore di ministero (una sorta di diacono), e mia moglie divenne pioniera regolare (il pionere regolare è colui che dedica 1000 ore l’anno nel diffondere il messaggio geovista) e, dopo qualche tempo, anch'io divenni pionere regolare. Insomma, eravamo una coppia modello da prendere com’esempio. Devo precisare che mia moglie per svolgere il servizio di pioniera regolare, dovette rinunciare a lavorare, inoltre anche io pur lavorando otto ore, decisi di svolgere il servizio di pioniere regolare, andando incontro a grandi sacrifici sia economici e sia di rinuncia ad attività personali.

    Ma qualcuno potrebbe chiedere se si era obbligati a svolgere il servizio di pionere regolare? La risposta è no, non si è obbligati, è una scelta diciamo libera, anche se molto condizionata dai discorsi che sono fatti nella sala del regno, o da quello che è scritto sulle pubblicazioni geoviste. Vi faccio un esempio: Molto frequentemente è detto e ripetuto alle adunanze, alle assemblee, e nelle pubblicazioni, quanto sia un gran privilegio fare i pionieri ,perché questo significa dare tanto a Geova, significa non amare questo mondo destinato alla distruzione, e quindi l’esortazione finale è sempre la medesima: E’ veramente necessario che nella vostra famiglia entri più di uno stipendio? Non è meglio in questo tempo della fine essere sempre più impegnati nel servizio a Geova?

    Con questa pubblicità martellante, io e mia moglie abbiamo deciso di svolgere questo servizio continuo, ma non solo noi. Pensate che nella congregazione dove eravamo, vi erano due nostri fratelli, marito e moglie che anch’essi svolgevano il servizio di pioniere, Addirittura il marito, un ragazzo giovane, all’epoca aveva 26 anni, decise di licenziarsi dal posto di lavoro, che tra l’altro era un lavoro ben retribuito, per fare il pioniere. Vendettero la propria casa e andarono a vivere in casa dei genitori e lui andò a lavorare partime in un negozio. Ora dopo la mia dissociazione non ho avuto più notizie di questa coppia, mi auguro solo che tutto gli possa andare bene.

    Con questa coppia eravamo molto amici, tante volte si parlava d’avere o non avere figli, ma sia io e mia moglie e sia loro eravamo dell’idea di non averne, tanto la fine di questo mondo era vicina e quindi era meglio essere impegnati nell’organizzazione. Pensate che ho conosciuto molte coppie Marito e Moglie giovani quindi in età feconda, che avevano tutte in mente la stessa cosa: non avere figli tanto” La fine di questo mondo è alle porte, meglio essere impegnati nel servizio a Geova.” Purtroppo ho conosciuto anche coppie avanti negli anni dai 50 in su, che facevano gli stessi discorsi nel periodo in cui si attendeva la fine nel 1975, proprio dalla voce di queste persone ho udito un senso di delusione misto a rabbia per aver dato retta alle false profezie della Torre di guardia.

    Ma che cosa ha portato alcune di queste persone a decidere di rinunciare ad un lavoro, a rinunciare ad avere figli e a dedicarsi ad una organizzazione religiosa senza riserve? Che cosa ha portato me e mia moglie a rinunciare ad avere una condizione economica migliore, a non avere figli (anche se poi fortunatamente decidemmo di averne uno), ma a dedicarsi ad una organizzazione religiosa senza riserve? Si può riassumere in queste parole:CONDIZIONAMENTO MENTALE.

    Bisogna a questo riguardo fare delle precisazioni.E’ vero che molti tdg hanno figli, lavorano in due o forse tre, ma ciò è avvenuto senza rinunciare ad un impegno maggiore nell’organizzazione. Al contrario se per avere queste cose “legittime”, rinunci a maggiori impegni nell’organizzazione ciò significa essere poco spirituali. In buona sostanza se puoi ma non fai , significa non amare Geova. Tornando alla mia storia, gli anni che andarono dal 1991 al febbraio del 1999 (data della nostra dissociazione), fummo sempre TdG attivi, dedicammo la nostra vita a Geova, anche se poi in seguito capimmo di aver dedicato la vita ad una società commerciale.

    INIZIO DI TEMPI BURRASCOSI.

    Nel dicembre del 1997,e più precisamente il giorno 26, ricevetti da parte degli Anziani (una sorta di Sacerdoti) una visita inaspettata. Mi dissero se potevano parlarmi da solo, così mia moglie andò in un'altra stanza. Che cosa avevano di tanto importante da comunicarmi?

    Mi dissero che in occasione della nascita di mio figlio, avevo messo al portone d’ingresso di casa mia il fiocco che annunciava la nascita del mio bimbo. Dissero che questo era un comportamento non Cristiano, giacché il fiocco rappresentava un simbolo pagano, e inoltre essendo un servitore di ministero, dovevo essere un esempio per i fratelli, cosa che secondo loro non feci. Risposi che prima di mettere il fiocco, feci delle ricerche sulle pubblicazioni della società per vedere se Geova lo permetteva (notate il parallelismo che fa il tdg: pubblicazioni della società = Geova), e pensai che ciò era lasciato alla coscienza, la mia coscienza mi permise di farlo e quindi lo feci.

    Mi dissero di toglierlo, ma io risposi che non trovavo nulla di male in tutto ciò, anzi per me era una gioia poterlo annunciare a tutte le persone. Terminai dicendo che il fiocco lì l’avevo messo e lì sarebbe rimasto. Gli Anziani mi salutarono e se n’andarono molto infastiditi dalle mie risposte, giacché secondo loro dimostrai uno spirito indipendente. La cosa in ogni modo sembrò finita lì. Almeno in apparenza.

    Il mese di dicembre finì, ma arrivando gennaio, la burrasca si abbattè nuovamente. Tornando a casa una domenica sera, ricevetti una telefonata da parte di un Anziano, che mi chiese se l’indomani poteva venirmi a trovare insieme con un altro Anziano, chiesi la motivazione, ma la risposta fù “vorremmo solo chiederti alcune cose”. Ci accordammo per l’indomani e puntualmente il lunedì vennero a casa mia. Quale fù il motivo di questa seconda visita?

    Gli Anziani mi dissero che nel mese di dicembre avevo fatto poche ore di servizio, e che ero mancato a qualche adunanza, inoltre dissero che con l’incarico di servitore di ministero non potevo agire in questo modo assentandomi dalle adunanze, in quanto dovevo essere un esempio positivo per i fratelli.

    Dissi, che tutto ciò era vero, ma questo mio comportamento era motivato dal fatto che nel mese di dicembre mia moglie partorì, e di conseguenza io dovetti prestargli maggiormente le mie attenzioni, dovetti dividermi tra il lavoro, la nascita di mio figlio e mia moglie, quindi il mio tempo fù assorbito da tutto questo. Uno dei due Anziani mi diede una risposta che mi gelò il sangue. Mi disse: “ Non hai mica partorito tu da non poter andare in predicazione o venire alle adunanze”. Secondo loro dovevo lasciare mia moglie da sola e io con la mia bella borsa e cravatta dovevo andare in giro a predicare. In ogni modo per loro la conversazione era già finita. Le mie giustificazioni non erano valide. Mi dissero che a causa di ciò pur rimanendo un servitore di ministero non potevo per un certo periodo fare discorsi alle adunanze, mi sarei occupato in ogni caso del mio reparto di letteratura, ma per i discorsi dovevo aspettare. Rimasi male di questo poiché pensavo a tutti gli anni in cui m’impegnai nella congregazione, a quante rinunce personali dovetti fare per l’organizzazione, e che per un mese in cui mi dedicai poco, nonostante avessi delle motivazioni valide, il mio passato non fu preso minimamente in considerazione.

    Gli Anziani se n’andarono, ed io raccontai a mia moglie l’accaduto e anche lei rimase molto male. Nel periodo più bello della mia vita a causa del fatto che nacque mio figlio, questi Anziani riuscirono con le loro parole “crude e poco considerevoli”, a farmi diventare triste. Nei giorni successivi a questa conversazione, iniziai a riflettere, (cosa vietata ai tdg), su tutto ciò che era accaduto. Perché dei Pastori che dovrebbero avere un atteggiamento di amore e di comprensione Cristiano verso il proprio gregge, al contrario assumono un atteggiamento di completo menefreghismo dei sentimenti altrui?

    Nonostante ciò decisi che d’ora in poi mi sarei impegnato maggiormente per riottenere quello che mi avevano ingiustamente tolto.

    Nel mese di gennaio iniziai di nuovo a fare le mia media d’ore nella predicazione, non persi neanche una adunanza, e mi dimostrai disponibile a collaborare in tutto e per tutto.

    LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE IL VASO.

    All’inizio del mese di febbraio 1998, quando gli animi sembravano placati, ricevemmo nella congregazione la visita del Sorvegliante di circoscrizione (una sorta di Vescovo). Questo Sorvegliante, era una persona molto disponibile e molto precisa. Queste visite da parte del Sorvegliante di Circoscrizione avvengono 2-3volte l’anno, e ogni volta durano una settimana dal Martedì alla Domenica. Io ebbi il privilegio di uscire in predicazione con lui il Mercoledì pomeriggio.

    Durante la nostra uscita, parlammo della congregazione, mi chiese come andava, se vi erano dei problemi, io risposi che tutto procedeva bene e che problemi rilevanti non esistevano. Dopo mi chiese che rapporto avevo con gli anziani, perché essendo un servitore di ministero dovevo collaborare con Essi. Risposi che c’era un ottimo rapporto, tanto più gli dissi, che nel mese d’Agosto 1997, mi diedero il privilegio, di portare avanti la congregazione, poiché tutti e quattro gli Anziani andavano via per le vacanze, e mi chiesero se me la sentivo di condurre lo studio Torre di Guardia, La Scuola di ministero teocratico, e le altre adunanze,io risposi che sarei stato felice di tutto questo. Anche se i proclamatori rimasti in quel mese furono circa una trentina su settanta, rimasi comunque molto contento di quel privilegio.

    Quando raccontai tutto questo al sorvegliante, lui rimase sconcertato per l’accaduto, mi disse che su quattro anziani almeno uno a turno doveva rimanere, e che non si erano comportati bene chiedendomi di sostituirli. La conversazione finì lì e anche la predicazione. Il venerdì sera dopo l’adunanza, un anziano mi si avvicinò e mi disse che l’indomani cioè il Sabato pomeriggio, il Sorvegliante mi voleva parlare e quindi mi chiese se potevo recarmi nella sala del regno. Chiesi se sapeva cosa era l’oggetto della conversazione. Mi rispose che non lo sapeva. Gli dissi che mi sarei recato l’indomani all’appuntamento. Chissà cosa voleva dirmi il Sorvegliante? Forse qualcosa relativo alla conversazione avvenuta il mercoledì pomeriggio? Può darsi pensai, forse vuole che confermi davanti agli Anziani quello che è avvenuto nell’Agosto 1997? Assolutamente niente di tutto questo!

    CINQUE CONTRO UNO.

    Il Sabato pomeriggio come d’accordo mi recai nella sala del regno, convinto di trovarmi davanti il Sorvegliante e al massimo un Anziano. Invece mi ritrovai tutti e quattro gli Anziani oltre al Sorvegliante di Circoscrizione. In quel momento mi passarono mille pensieri per la mente. Che cosa avrò mai fatto di male?

    Che cosa vogliono questi da me? Se avrei ascoltato la mia coscienza me ne sarei andato subito via. Ma poi mi dissi : “Stai calmo e tranquillo, non hai fatto nulla di male , ascoltiamo quello che hanno da dirmi”.

    Mi fecero accomodare di fronte a loro, e il Sorvegliante iniziò a parlare.

    Il discorso verteva su tre fronti:

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    • Il gatto
      Opinionista
      • 21/11/09
      • 12721

      #3
      Fuga dai buddisti

      PREMESSA: Questa è solo la mia esperienza raccontata per “cronaca”. E appunto alla cronaca si limita questo post, non è mia intenzione infatti alludere alla malafede dell’associazione in sè. Ritengo infatti solo che attualmente l’IBISG si è discostato dal suo scopo originario e dallo scopo di Nichiren Shonin. Non so se questo scostamento sia avvenuto in buona o cattiva fede, intenzionalmente o meno, non sta a me stabilirlo. Non voglio inoltre invogliare nessuno ad allontanarsi nè a non avvicinarsi alla Soka Gakkai: anzi vi invito a provare voi stessi, prendere coscienza e tornare a contraddirmi (spero davvero che le cose siano cambiate intanto). Lo scopo di quanto sto per scrivere è unicamente quello del racconto di una delle esperienze più importanti della mia vita e che in quanto tale non poteva non essere annotata qui.

      I FATTI: Sono stato membro Soka dal 2004 al 2008. Per correttezza devo sottolineare che ho sia ricordi positivi che negativi.
      Sono stato prima membro, poi responsabile di gruppo, poi ho organizzato diversi incontri di studio e infine coresponsabile nella regione della divisione “Leonardo”. In particolare quest’ultimo incarico mi ha permesso di conoscere i “vertici” romani della Soka Italiana.

      Ricordo positivamente alcuni membri che mi hanno dato molto, che mi sono sempre stati vicini e sinceri, e che sinceramente e in buona fede si dedicavano con tutto se stessi alla propria causa. Colgo l’occasione per rivolgere un altro grazie a loro.

      Ricordo negativamente, purtroppo, ciò che è diventata attualmente la causa stessa per la stragrande maggioranza dei Membri e responsabili Soka.

      Questa causa, infatti, ha esercitato su di me via via una forte azione di dipendenza psicologica, in cui da un lato mi si invogliava (talvolta con toni molto duri) a “recitare” più e più ore, da un altro mi si offrivano continuamente immagini di persone che facevano “televendita” delle proprie esperienze: auto, lavoro, droga, relazioni, casa, malattie, tutto risolto mediante la “pratica” magica. Questo creava un circolo vizioso in me che rendeva difficile poter prendere coscienza di me stesso realmente, al di là di formule magiche.

      Il sospetto che queste fossero false credenze l’ho ritrovato molto fondato nel momento in cui approfondendo lo studio di tutte le correnti del Buddhismo, ho capito che in effetti in nessuna corrente Buddhista si parla di “benefici” materiali e di “obiettivi” da porsi prima della pratica e ad ogni capodanno. In nessuna nemmeno nelle correnti risalenti a Nichiren Daishonin. Infatti, dopo essere uscito dalla Soka Gakkai, anche grazie ad alcuni studiosi e traduttori dal giapponese, ho verificato come molti testi di Nichiren pubblicati da Esperia (la casa editrice della Soka Gakkai) abbiano subìto una seconda traduzione in tempi passati modificando i termini “meriti” in “benefici”. Nichiren parlava di meriti e di preghiere, non di benefici e di obiettivi. Potete capire come questa sfumatura assuma connotati molto diversi nel contesto in cui è utilizzata, e può essere ben sfruttata per far presa sull’attenzione di chi ascolta. Non solo, ricordo ancora molto bene come quando si organizzavano meeting regionali si raccoglievano decine di “esperienze” miracolose dai partecipanti si sceglievano le “più forti” e le si “correggevano” insieme ai responsabili! Per correttezza aggiungo che non ho mai assistito ad una tale correzione che quindi non so quantificare, non so insomma se si limitavano alla grammatica, o se cambiassero il contesto. Questo però la dice lunga su come quei responsabili ritenessero importante far presa sulla platea, molto più importante che godere della naturalezza di un racconto.

      La dipendenza era molte volte alimentata anche dal fatto che ogni volta che preparavo un meeting di qualunque tipo venivo adulato come un santone, facendo ben attenzione a “farmi sentire importante”. Di alcuni sono sicurissimo che i complimenti fossero davvero sinceri e sentiti, ma appunto questa mia sicurezza è solo di alcuni.

      Insomma spinte a recitare per ore + false credenze + adulazioni davano come risultato in me e in altri (ahimé non ancora consapevoli) un effetto di grande assuefazione e dipendenza psicologica.

      Quando la mia dipendenza psicologica era già bella forte, sono stato più volte invitato a corsi intensivi di più giorni con i costi di alcune centinaia di euro. I corsi ho avuto subito chiaro che avevano da un lato lo scopo di raccogliere fondi (cosa legittima per ogni confessione religiosa) dall’altro quello di immettere l’adepto in una full-immersion del circolo vizioso di dipendenza psicologica di cui ho parlato prima. Certo perché in questi corsi solo in un brevissimo lasso di tempo si approfondiscono i temi del Buddhismo, mentre per la maggior parte del tempo si ascoltano altre esperienze in cui si risolve tutto con la formula magica (esperienze, come detto prima, accuratamente scelte e corrette), oppure si guardano video in cui una grande folla festante inneggia al Grande Presidente Daisaku Ikeda. In particolare quest’ultimo espediente, assieme a quello di radunarsi tutti assieme, da la sensazione di “far parte di qualcosa di grande”, la stessa sensazione che si può avvertire allo stadio o nei concerti e che fa da collante finale per il legame psicologico con l’associazione. A questo punto, a partire dai corsi, è iniziata la mia presa di coscienza.

      Così, quando ho comunicato ai “dirigenti” di non voler più partecipare ad alcun corso, ma preferivo parlare concretamente di Buddhismo, si è fatto di tutto per mettere in crisi la mia identità costruita nel circolo vizioso di dipendenze fino ad allora:

      mi si intimoriva dicendo che “il demone del sesto cielo” si stava impadronendo di me e per questo motivo non ero lucido e dall’interno non posso rendermene conto, affermazione ALLUCINANTE allo scopo di disorientarmi
      Mi si toglievano via via gli incarichi, fino a togliermi la possibilità di preparare i meeting di discussione; in questo modo si eliminava quel “sentirmi importante” che avevano costruito prima;
      Venivano isolate le mie idee, e ridotta la mia credibilità contraddicendomi ogni volta prendessi la parola, in questo modo si evitava che fossi seguito da altri.

      Questa demolizione aveva lo scopo di “rimettermi in riga”, ma a questo punto nello stato di isolamento in cui ero stato messo avevo le dinamiche molto più chiare: in superficie sembrava Buddhismo, in profondità si trattava di macchina raccogli-adepti grazie alle tecniche di forte sudditanza psicologica prima e di intimidazione dopo.

      Una volta non riconosciutomi più nella stragrande maggioranza della Soka Gakkai ho preferito cercare altre strade che mi rispecchiassero maggiormente.

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      • andreric
        Opinionista
        • 26/04/14
        • 883

        #4
        Caro Gatto è inutile che fai vedere quelli che sono usciti, ogni uno è libero, però è triste vedere , come queste persone sputano sul piatto dove hanno mangiato. Anche io potrei postare invece migliaia di altre persone che sono felici di essere diventati TDG
        1 Giovanni 2:19 dice" Sono usciti da noi , ma non erano della nostra sorta , poichè se fossero stati della nostra sorta , sarebbero rimasti con noi . Ma sono usciti affinchè fosse manifesto che non tutti sono della nostra sorta " Ciao Riccardo

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        • Il gatto
          Opinionista
          • 21/11/09
          • 12721

          #5
          Un'occhiatina dentro e' sempre utile per vedere i metodi applicati, che poi sono uguali in ogni gruppo elitario al di la se uno ci si trova bene o male.
          Uno che fa promozione certe cose non le racconta invece all'esterno sono le piu' interessanti perche', eventualmente, ti dicono in che acque si va a navigare.
          E direi per questo certi ambienti sono scarsamente frequentati, normalmente non piace sentirsi controllati, nemmeno per il proprio bene.

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