Neuroteologia

Collapse
X
 
  • Ora
  • Show
Clear All
new posts
  • Il gatto
    Opinionista
    • 21/11/09
    • 12721

    #1

    Neuroteologia

    neuroteologia

    La riflessione sulla teologia, sulla mente e le sue funzioni è originaria e comune a tutte le grandi tradizioni religiose: il cervello come luogo nel quale agiscono sensi spirituali ha una lunga storia che, attraverso la sisicoteologia, di età newtoniana, arriva a quella che in età recente, con un calco dalla letteratura di fantascienza, viene sovente definita neuroteologia. Questa disciplina indaga, con strumenti sempre più raffinati, le specializzazioni del cervello: si è infatti scoperta la funzione di alcune aree del cervello durante momenti di quiete estatica, identificati con l’esperienza religiosa per motivi storico-teologici ben evidenti. Alcuni studi hanno dimostrato una relazione fra disturbi come alcune forme epilettiche e ‘sensazioni’ di tipo religioso (riprodotte in alcuni soggetti attraverso esperimenti oggi più criticati di un tempo). Da questi dati frammentari sono state ricavate due apologetiche simmetriche: alcuni scienziati hanno creduto di poter ricavare una decostruzione dell’intera esperienza religiosa; per altro verso, una teologia apologetica ha classicamente sostenuto che proprio questi dati mostrano una inclinazione innata del sentimento religioso, legandosi con ciò anche alla psicologia del profondo e alla ricerca sulla filosofia della mente. [➔ coscienza e autocoscienza; epilessia; mente, filosofia della; sensazione e percezione]

    Il rapporto fra atto di fede religiosa e razionalità è materia indagata dalle teologie sulla base dei propri metodi di lavoro. Il passo della Genesi ebraica sulla creazione dell’uomo «ad immagine e nella somiglianza di Dio» ha spesso spinto l’ermeneutica biblica alla ricerca del contenuto – la dignità, la razionalità, la mente, la coscienza, ecc. – di quella relazione profonda fra creatura e creatore. In modo diverso, anche le tradizioni spirituali d’Oriente hanno sviluppato una loro interpretazione del rapporto fra mente e illuminazione interiore: sia attraverso una vera e propria fisiologia teologica (il terzo occhio), sia attraverso la pratica del controllo del cervello attraverso la mente. Nella tradizione cristiana l’antropologia delle lettere di Paolo prima e l’uso del termine logos nel prologo dell’evangelo di Giovanni poi (inizio 2° sec. d. C.) aprono le dottrine della grande chiesa a un rapporto impensabile con il platonismo, fino a farne la chiave della cristologia e dunque dell’antropologia. La dottrina patristica dei ‘sensi’ spirituali presente fin da Origene (che li contrapponeva però ai sensi materiali) è valorizzata nella tradizione cattolico-romana degli Esercizi spirituali di Ignazio di Loyola fino al ritorno in senso diverso nei teologi del Novecento, come Karl Rahner e Urs von Balthasar tra i più recenti. Dal canto suo un tratto consistente dell’apologetica coranica consiste proprio nella rivendicazione di una maggiore razionalità dell’ultima rivelazione di Dio al profeta Muhammad, chiamato a restaurare quella via diretta che le altre rivelazioni avevano corrotto, via diretta alla quale la filosofia aristotelica, da qui rientrata anche nella tradizione cristiana, si offre come organo di interpretazione del reale.

    Rapporto tra teologia, filosofia e scienza

    Questo immenso patrimonio di scritture, di letture, di dottrine genera una risonanza infinita di concetti e preconcetti che agiscono a molti livelli e sono potenziati, piuttosto che diminuiti, dal ‘bagno’ nella filosofia greca e nelle sue riletture storiche: a qualunque livello, e ogni qual volta si pronunciano i termini chiave – mente, anima, cervello, persona –, si finisce sempre per riscontrare l’esistenza di debiti o allergie verso quel patrimonio. In presenza, dunque, di progressi scientifici importanti come quelli collegati alla ricerca sul cervello nel 20° secolo, non bisogna illudersi che il rapporto fra teologia, filosofia e scienza – con tutte le varianti che le possono collegare – si riduca a un mero conflitto fra autorità ecclesiastica e libertà di ricerca. C’è infatti, dalla metà del 19° sec. in poi, una capacità delle teologie cristiane d’impossessarsi della ‘certezza’ scientifica per costruire su quel dato una propria apologetica che trasla le proprie..........


    Il casco di Dio

    Gli esperimenti (1983) fatti dal medico canadese Michael Persinger – che si presenta come un liberatore dalla mistificazione religiosa e che viene contestato da manifestazioni dei gruppi del fondamentalismo protestante, o evangelicali, inferociti – usano invece un approccio scientifico diverso: egli inventa e testa un casco capace di produrre disturbi magnetici durante i quali il lobo temporale farebbe ‘esperienza’ di un Dio finalmente smascherato come effetto elettrico. La coeva dimostrazione che l’iperattivazione limbica in pazienti con TLE causa ossessioni religiose spinge a nuove ricerche: nel 1999 Graham Beaumont e collaboratori pubblicano una casistica sul nesso fra lesioni del lobo temporale destro e manifestazioni di iper-religiosità. Altre zone del cervello, però, vengono indagate: Vilayanur S. Ramachandran sostiene, per es., che è l’area di Broca (la stessa che governa il linguaggio) quella nella quale si attiva l’esperienza religiosa. Alla Università di San Diego, nel 1998, viene individuato un punto della corteccia frontale che si attiva negli stati mistici che corrisponde alla tradizione del ‘terzo occhio’ (ajina chakra) nella fisiologia mistica dello yoga. Con ciò il tentativo scientifico di ridurre la fede a neurologia e della fede di ridurre la neurologia a scienza della materia tornano al punto di partenza.

    Due apologetiche

    Il complesso di queste indagini, però, ha fornito all’apologetica religiosa materiali pronti per un uso opposto. Infatti la fisiologizzazione del sentimento religioso s’incontra alla perfezione con lo sforzo di una tradizione apologetica intransigente, che vede proprio in queste dimensioni l’impronta della mano di Dio nella natura umana e permette di rileggere in senso opposto le indagini su cervello ed esperienza religiosa. Non solo dal punto di vista dell’apologetica cattolica, nella quale s’impegna ancora Drewermann, ma anche da altri orizzonti religiosi. James H. Austin pubblica (1999) infatti, Zen and the brain: toward an understanding of meditation and consciousness, che dimostra gli effetti benefici della meditazione su mente e cervello: la scelta del buddhismo giapponese come unità di misura facilita il compito di Austin e sdrammatizza la portata ideologica di talune ricerche precedenti, che si proponevano di demistificare l’estasi cristiana finendo in vicoli ciechi polemici, stigmatizzati da Alasdair Coles in un articolo di sintesi, pubblicato sulla rivista Brain nel 2008. È invece capofila di una nuova stagione di ‘dimostrazioni’ neurologiche dell’insipienza della religione la ricerca di Andrew Newberg, Eugene D’Aquili e, dal 2001, anche di Vince Rause. Prima con il volume The mystical mind prendono posizione come se non ci fosse altro da fare che prendere atto del fatto che l’esperienza religiosa ‘avviene’ nel cervello e se mai (come fa Anne Runehov, Sacred or neural) da lì partire con una teologia ad hoc. Poi, in Why God won’t go away. Brain science and the biology of belief (2001), con la biologia della credenza, propongono la loro metateologia o megateologia: l’esperimento al centro dello studio riguarda il monitoraggio SPECT del cervello durante la meditazione. La scoperta dei centri attivati dalla...........
    http://www.treccani.it/enciclopedia/...-di-Medicina)/
  • crepuscolo
    Opinionista
    • 08/10/07
    • 24570

    #2
    Sul casco di Dio come della particella di Dio se n'era parlato in precedenza.

    Comment

    • Il gatto
      Opinionista
      • 21/11/09
      • 12721

      #3
      Comunque in generale viene ricondotta la sensazione/esperienza religiosa alla piu' generale neuropsichiatria dove sono utilizzabili dispositivi vari per registrare e indurre fenomeni altrimenti attribuiti agli spiriti.
      Ora se gli stati mistici piuttosto che le visioni celestiali possono indursi/influenzarsi con campi magnetici, non diversamente dall'elettrostimolazione del cervello che a scariche standard fa corrispondere percezioni standard, tante cosette perdono quel mordente che millenni di ignoranza gli hanno guadagnato.

      Poi un dio lo puoi sempre infilare, ma non e' il contatutto che secoli di indottrinamento pretesco ne hanno fatto.
      Della serie se dio c'e' non e' quello che i predicatori vanno predicando a compensazione dei propri traumi.

      Comment

      • crepuscolo
        Opinionista
        • 08/10/07
        • 24570

        #4
        Secondo me il discorso come lo hai tu impostato si riduce:
        " chi non ha soldi scaricacce infernali, chi ne ha pochi scarichelle per purgatorio e scaricucce paradisiache per chi di soldi ne ha" , e ciò ricade in un contesto economico scientifico. Quello di cui non viene affatto tenuto conto dal Proff. è il percorso per arrivare alle sensazioni paradisiache; in sostanza è come se pagassi alla partenza di una corsa podistica per arrivare all'arrivo in taxi del Proff., e aspettassi poi gli altri arrivare, evidentemente si perde tutto il gusto della percorrenza che poi è il gusto ed il riscontro esperenziale. Per me è un metodo che inquina la mente e da dipendenza ed in più non spiega niente.
        Last edited by crepuscolo; 13-08-2014, 12:53.

        Comment

        • Il gatto
          Opinionista
          • 21/11/09
          • 12721

          #5
          Beh icaro ebbe tutta un'altra soddisfazione rispetto ad un volo di I classe sulla emirates, pero' mo solo gli apprendisti suicidi e gli estimatori di sport estremi lo imitano senza nemmeno rischiare le maledizioni degli dei.
          Privatamente per il gusto di farlo ci si puo' pure flagellare con sublime piacere, ma se vai a farne una predica c'e' il tso e cio' solo perche' certi miti sono stati smitizzati e messi alle corde, altri era un percorso verso la santita'.

          Comment

          • crepuscolo
            Opinionista
            • 08/10/07
            • 24570

            #6
            D'altronde Dio è assai altruista quando permette di salvarsi l'anima, con corpo annesso, con le proprie forze. Come un genitore che giosce quando vede il figlio piccolo che comincia a reggersi sulle proprie gambe.

            Comment

            • Il gatto
              Opinionista
              • 21/11/09
              • 12721

              #7
              A questo povero dio gli fate pensare, dire e fare quello piu' vi piace pensi, dica e facci e per godere della sua benedizione c'e' chi predica l'accelerazioni dei tempi.

              50 seguaci della setta dell' ordine del tempio del sole sono stati trovati morti in 2 villaggi svizzeri e in Canada; il leader Luc Jouret forse morto nell' incendio

              ------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ LA CRONACA . I cinquanta seguaci della setta trovati in due villaggi svizzeri e in Canada. Il leader forse morto nell' incendio TITOLO: Notte di sangue in nome del dio Sole I corpi erano in una stanza segreta. Accanto una rosa, una spada e dei cappucci - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - DA UNO DEI NOSTRI INVIATI LES GRANGES SUR SALVAN . Sono le tre del pomeriggio quando un agente della polizia cantonale sale su per la scaletta con un sacco bianco sulle spalle: dentro c' e' il primo dei 25 cadaveri carbonizzati trovati nelle prime ore del mattino nei tre chalet di legno . Les Roches de Cristal . uno dei quali completamente divorato dalle fiamme. Li' si sono dati la morte i rappresentanti di una setta religiosa di origine canadese . l' Ordine del Tempio del Sole . che avevano trovato rifugio nel cantone elvetico. I venticinque sacchi bianchi vengono deposti in bare di cartone caricate a tre e a quattro




              Il capo degli adepti avrebbe cominciato a programmare la strage dei suoi fedeli dopo che non si era avverata l' attesa fine del mondo allo scadere del millennio
              Setta suicida, più di mille le vittime
              Uganda, nel villaggio dei bruciati vivi. Il figlio del santone: vi racconto i suoi orrori.Ieri il vicepresidente della Repubblica ha stilato un primo bilancio ufficiale. Ma la polizia: «Non abbiamo i mezzi per continuare la ricerca dei corpi» Molti strangolati prima del rogo.Il vescovo: «Era lui l' Anticristo» La storia iniziata con l' incontro fra il guru e una prostituta «Diceva di vedere la Madonna». LA VICENDA. Malgrado la grande crescita economica del Paese il 50% degli abitanti vive sotto la soglia di povertà


              Un credo ad alta intensita', ma ci sono anche le versioni a bassa intensita' per chi ha fretta di contemplare il suo pensiero divino.
              Last edited by Il gatto; 13-08-2014, 13:54.

              Comment

              • crepuscolo
                Opinionista
                • 08/10/07
                • 24570

                #8
                Questo dimostra quanto sia difficile conoscere Dio, sempre che esista.
                E' molto più facile, per i sempliciotti, cercare la sua esistenza in certi meccanismi settari che poi si rivelano diabolici, sempre che esista il diavolo, e non sia frutto di qualche mente perversa che si fa, per comodo, identificare come "mente diabolica", ma sempre umana est.
                Last edited by crepuscolo; 13-08-2014, 15:49.

                Comment

                • Il gatto
                  Opinionista
                  • 21/11/09
                  • 12721

                  #9
                  Bisogna vedere pure quanto un eventuale dio ci tenga a farsi conoscere.
                  Diverso invece per chi ha molto da guadagnare a millantare la sua conoscenza spacciandosi per l'invitato a pranzo e a cena talmente in confidenza che tutti gli affari di dio lui li sa e te li puo' raccontare, una serva pettegola praticamente

                  Comment

                  • crepuscolo
                    Opinionista
                    • 08/10/07
                    • 24570

                    #10
                    praticamente si; mi permetto però di dire che se Dio non si volesse far conoscere che razza di dio sarebbe? Cosa ci guadagnerebbe, escludendo i soldi che ne potrebbe avere a iosa alzando solo un dito, se non si facesse conoscere? Ed inoltre a che scopo la creazione se , chi la fatta, la dovesse guardare solo e sempre da fuori come un bimbo garda attonito la sua collezione di trenini Rivarossi. Lasciamelo dire, non ci sarebbe gusto.

                    Comment

                    • Il gatto
                      Opinionista
                      • 21/11/09
                      • 12721

                      #11
                      Mi sembra un dio un po puerile quello che necessita di farsi compagnia con il suo giocattolo, molto in linea con il dio umanizzato costruito dal racconto mitologico poi presentatoci come il suo biglietto da visita.
                      E' proprio quel comportamento umano, per altro pure allineato agli usi e costumi dell'epoca, che lo rende incredibile come entita' divina con una sua natura cosi' diversa che necessariamente non puo' copiare quella umana, come presentare la luna con occhi, naso e bocca che ride.
                      Da cui il dio conosciuto e' un dio culturale risultato dell'elaborazione pschica umana.
                      Quello sconosciuto, se ci sta, e' altro e non quell'entita' problematica che viene propinata dai predicatori.


                      Ne nulla ti sta a dire che l'esistente sia esterno ad un ipotetico dio di cui potrebbe benissimo essere una delle componenti similmente alle cellule dei nostri tessuti che hanno un ricambio e della cui sorte non si ha ne traccia ne interesse essendo noi impegnati negli affari nostri e dio nei suoi del tutto estranei ai costituenti elementari.
                      Last edited by Il gatto; 13-08-2014, 17:40.

                      Comment

                      • crepuscolo
                        Opinionista
                        • 08/10/07
                        • 24570

                        #12
                        Quando ho descritto il bambino che gioca col trenino non volevo cogliere la sua illogica infantilità ma intendevo sottolineare che probabilmente quando si trova traccia di Dio non si può che dire: non sembra vero! oppure sembra impossibile! come se la stazione con tutti i passeggeri si fosse materializzata a furia di desiderarla anticipatamente nella mente.
                        Anche Gesù diceva chiaramente che se si vuole un bene bisogna crederci, neanche lui poteva far niente se non lo si vuole.
                        D'altronde la sensazione di prevedere per il meglio fa parte dell'esistenza di ogni essere pensante del passato altrimenti, noi, loro discendenti, non saremmo qui.
                        Last edited by crepuscolo; 13-08-2014, 20:07.

                        Comment

                        • Il gatto
                          Opinionista
                          • 21/11/09
                          • 12721

                          #13
                          Ma a quanto sembra quella che viene interpretata come traccia di dio e' semplice funzione neurologica, come il tunnel di luce che i meno informati considerano uno scorcio sull'altro mondo, mentre sono fenomeni elettrici di questo.

                          E resta che il dio che esce poi non e' cosi' diverso dagli dei pagani nel suo manifestarsi e non diverso e' il rapporto commerciale dei suoi credenti.
                          Tanto basta per renderlo alquanto improbabile e a poco servono i misteri con cui lo si addobba a scopo estetico.

                          Comment

                          • Il gatto
                            Opinionista
                            • 21/11/09
                            • 12721

                            #14
                            Anche Gesù diceva chiaramente che se si vuole un bene bisogna crederci, neanche lui poteva far niente se non lo si vuole.
                            D'altronde la sensazione di prevedere per il meglio fa parte dell'esistenza di ogni essere pensante del passato altrimenti, noi, loro discendenti, non saremmo qui.
                            Qui si tratta di vedere l'invisibile e il volere un risultato quindi affermarlo senza che sia percepibile ad altri che a te non e' un buon metodo di ricerca.
                            Anche gli illusionisti sfruttano l'aspettativa per far riuscire i loro trucchi e per questo il buon ricercatore sgombra la mente da qualunque posizione preconcetta, mentre il predicatore dice prima credi poi vedrai il creduto.

                            Comment

                            • crepuscolo
                              Opinionista
                              • 08/10/07
                              • 24570

                              #15
                              Io non dico di credere in quello che dico ma sto solo spigando come funziona il mio credere.

                              Comment

                              Working...