I supercomputer? Lumache!
“I computer odierni non si avvicinano nemmeno a un bambino di 4*anni per quanto riguarda la capacità di vedere, parlare, muoversi o usare buon senso. Uno dei motivi, naturalmente, è la semplice potenza di calcolo. Secondo una stima, persino il più potente supercomputer ha una capacità di elaborare informazioni pari a quella del sistema nervoso di una lumaca: una minima parte della potenza di cui dispone il supercomputer che abbiamo nel cranio”. —*Steven Pinker, direttore del centro di neuroscienze cognitive presso il Massachusetts Institute of Technology.
“Il cervello umano è composto quasi esclusivamente dalla corteccia [cerebrale]. Per fare un esempio, anche il cervello dello scimpanzé ha una corteccia, ma di proporzioni molto minori. La corteccia ci permette di pensare, ricordare, immaginare. Fondamentalmente, siamo esseri umani in virtù della corteccia”. —*Edoardo Boncinelli, direttore del Laboratorio di Biologia Molecolare dello Sviluppo all’Ospedale San Raffaele di Milano.
alla fisica delle particelle al cervello umano
Il prof.*Paul Davies, riflettendo sulla capacità del cervello di muoversi nel campo astratto della matematica, ha scritto: “La matematica non è una cosa che possiamo trovare nel giardino di casa, ma è prodotta dalla mente umana. Se tuttavia chiediamo dove la matematica funziona meglio, scopriamo che è in settori come quello della fisica delle particelle e dell’astrofisica, nei settori della scienza fondamentale che sono molto, molto lontani dalla nostra esperienza di tutti i giorni”. Cosa se ne deduce? “[Questo] mi fa pensare che la coscienza e la nostra abilità matematica non siano un puro caso, né un dettaglio insignificante, né un trascurabile prodotto secondario dell’evoluzione”. —*Siamo soli? Implicazioni filosofiche della scoperta della vita extraterrestre, trad. di B.*Tortorella, Laterza, Bari, 1994, p.*132.
La corteccia cerebrale è la regione del cervello che ha i legami più stretti con l’intelligenza. La corteccia cerebrale di un uomo, appiattita, coprirebbe quattro fogli di carta da lettera; quella di uno scimpanzé ne coprirebbe uno e quella di un ratto equivarrebbe a un francobollo. —*Le Scienze, dicembre 1994, p.*88.
Nessuna popolazione ne è priva
Nel corso della storia, ogni volta che una popolazione ne ha incontrata un’altra, ciascuna ha riscontrato che l’altra parlava una lingua. Un libro osserva: “Non è mai stata scoperta una tribù muta, e non c’è traccia del fatto che una regione fu la ‘culla’ dalla quale il linguaggio si propagò a gruppi che ne erano originariamente privi. . . . L’universalità del linguaggio complesso è una scoperta che riempie di sgomento i linguisti, ed è la prima ragione per sospettare che il linguaggio [sia] il prodotto di uno speciale istinto umano”. —*Steven Pinker, L’istinto del linguaggio, trad. di G.*Origgi, Mondadori, Milano, 1997, p.*18.
Linguaggio e intelligenza
Cosa rende l’intelligenza umana di gran lunga superiore a quella degli animali, come ad esempio le scimmie? Un fattore importante è il nostro uso della sintassi, le regole con cui combiniamo suoni per ottenere parole e usiamo le parole per costruire frasi. William H.*Calvin, che si occupa di neurofisiologia teorica, spiega:
“Gli scimpanzé allo stato selvaggio usano circa 35*vocalizzazioni diverse per esprimere altrettanti significati. Sanno ripetere un suono per accentuare il suo significato, ma non mettere in fila tre suoni per aggiungere una parola nuova al loro vocabolario.
“Anche noi esseri umani usiamo circa 35*vocalizzazioni, dette fonemi, ma solo le loro combinazioni hanno un contenuto. Mettiamo in fila suoni senza significato per ottenere parole dotate di significato”. Calvin osserva che “nessuno ha ancora spiegato” come possa essere avvenuto il passaggio “dalla corrispondenza ‘un suono/un significato’” tipica degli animali alla nostra capacità squisitamente umana di usare la sintassi. —*Le Scienze, dicembre 1994, pp.*88-9.
Sappiamo fare qualcosa di meglio degli scarabocchi
“Soltanto l’uomo, Homo sapiens, è capace di comunicare per mezzo del linguaggio? Evidentemente la risposta deve dipendere da ciò che s’intende per ‘linguaggio’, perché tutti gli animali superiori certamente comunicano con una gran varietà di segnali, come gesti, odori, richiami, canti e perfino la danza, come le api. Tuttavia non sembra che altri animali all’infuori dell’uomo abbiano una lingua strutturata grammaticalmente. Inoltre gli animali, e ciò può essere altamente significativo, non disegnano figure con un senso. Al massimo scarabocchiano”. —*R.*S. e D.*H. Fouts, in Enciclopedia Oxford della mente, Sansoni, Firenze, 1991, p.*730.
“Tornando alla mente umana, troviamo strutture di mirabile complessità”, osserva il prof.*Noam Chomsky. “A questo proposito, il linguaggio rappresenta un esempio appropriato, ma non è l’unico. Basti pensare alla capacità di manipolare le proprietà astratte del sistema numerico, [che sembra essere] unica per gli esseri umani”. —*Enciclopedia Oxford della mente, cit., p.*500.
La capacità di fare domande
A proposito del futuro dell’universo, il fisico Lawrence Krauss ha scritto: “Osiamo fare domande su cose che forse non vedremo mai direttamente perché ne abbiamo la capacità. Un giorno i nostri figli, o i loro figli, risponderanno a queste domande. Abbiamo il dono dell’immaginazione”.
Se l’universo e la nostra presenza sono frutto del caso, la nostra vita non può avere un significato duraturo. Ma se la nostra vita nell’universo è frutto di un progetto, deve avere un significato più profondo.
Frutto della necessità di sfuggire alle tigri dai denti a sciabola?
John Polkinghorne, dell’Università di Cambridge, in Inghilterra, ha fatto questa osservazione:
“Il fisico teorico Paul Dirac formulò una cosa chiamata teoria quantistica dei campi che è fondamentale per la nostra comprensione del mondo fisico. Non posso credere che la capacità di Dirac di formulare questa teoria, o la capacità di Einstein di formulare la teoria della relatività generale, sia una specie di sottoprodotto del fatto che i nostri antenati dovevano sfuggire alle tigri dai denti a sciabola. C’è sotto qualcosa di molto più profondo, molto più misterioso.
“Quando osserviamo l’ordine razionale e la trasparente bellezza del mondo fisico, come ce li rivelano le scienze fisiche, vediamo un mondo che reca l’impronta di una mente. Per il credente, quella che così si intravede è la mente del Creatore”. —*Commonweal.Ciao Riccardo
“I computer odierni non si avvicinano nemmeno a un bambino di 4*anni per quanto riguarda la capacità di vedere, parlare, muoversi o usare buon senso. Uno dei motivi, naturalmente, è la semplice potenza di calcolo. Secondo una stima, persino il più potente supercomputer ha una capacità di elaborare informazioni pari a quella del sistema nervoso di una lumaca: una minima parte della potenza di cui dispone il supercomputer che abbiamo nel cranio”. —*Steven Pinker, direttore del centro di neuroscienze cognitive presso il Massachusetts Institute of Technology.
“Il cervello umano è composto quasi esclusivamente dalla corteccia [cerebrale]. Per fare un esempio, anche il cervello dello scimpanzé ha una corteccia, ma di proporzioni molto minori. La corteccia ci permette di pensare, ricordare, immaginare. Fondamentalmente, siamo esseri umani in virtù della corteccia”. —*Edoardo Boncinelli, direttore del Laboratorio di Biologia Molecolare dello Sviluppo all’Ospedale San Raffaele di Milano.
alla fisica delle particelle al cervello umano
Il prof.*Paul Davies, riflettendo sulla capacità del cervello di muoversi nel campo astratto della matematica, ha scritto: “La matematica non è una cosa che possiamo trovare nel giardino di casa, ma è prodotta dalla mente umana. Se tuttavia chiediamo dove la matematica funziona meglio, scopriamo che è in settori come quello della fisica delle particelle e dell’astrofisica, nei settori della scienza fondamentale che sono molto, molto lontani dalla nostra esperienza di tutti i giorni”. Cosa se ne deduce? “[Questo] mi fa pensare che la coscienza e la nostra abilità matematica non siano un puro caso, né un dettaglio insignificante, né un trascurabile prodotto secondario dell’evoluzione”. —*Siamo soli? Implicazioni filosofiche della scoperta della vita extraterrestre, trad. di B.*Tortorella, Laterza, Bari, 1994, p.*132.
La corteccia cerebrale è la regione del cervello che ha i legami più stretti con l’intelligenza. La corteccia cerebrale di un uomo, appiattita, coprirebbe quattro fogli di carta da lettera; quella di uno scimpanzé ne coprirebbe uno e quella di un ratto equivarrebbe a un francobollo. —*Le Scienze, dicembre 1994, p.*88.
Nessuna popolazione ne è priva
Nel corso della storia, ogni volta che una popolazione ne ha incontrata un’altra, ciascuna ha riscontrato che l’altra parlava una lingua. Un libro osserva: “Non è mai stata scoperta una tribù muta, e non c’è traccia del fatto che una regione fu la ‘culla’ dalla quale il linguaggio si propagò a gruppi che ne erano originariamente privi. . . . L’universalità del linguaggio complesso è una scoperta che riempie di sgomento i linguisti, ed è la prima ragione per sospettare che il linguaggio [sia] il prodotto di uno speciale istinto umano”. —*Steven Pinker, L’istinto del linguaggio, trad. di G.*Origgi, Mondadori, Milano, 1997, p.*18.
Linguaggio e intelligenza
Cosa rende l’intelligenza umana di gran lunga superiore a quella degli animali, come ad esempio le scimmie? Un fattore importante è il nostro uso della sintassi, le regole con cui combiniamo suoni per ottenere parole e usiamo le parole per costruire frasi. William H.*Calvin, che si occupa di neurofisiologia teorica, spiega:
“Gli scimpanzé allo stato selvaggio usano circa 35*vocalizzazioni diverse per esprimere altrettanti significati. Sanno ripetere un suono per accentuare il suo significato, ma non mettere in fila tre suoni per aggiungere una parola nuova al loro vocabolario.
“Anche noi esseri umani usiamo circa 35*vocalizzazioni, dette fonemi, ma solo le loro combinazioni hanno un contenuto. Mettiamo in fila suoni senza significato per ottenere parole dotate di significato”. Calvin osserva che “nessuno ha ancora spiegato” come possa essere avvenuto il passaggio “dalla corrispondenza ‘un suono/un significato’” tipica degli animali alla nostra capacità squisitamente umana di usare la sintassi. —*Le Scienze, dicembre 1994, pp.*88-9.
Sappiamo fare qualcosa di meglio degli scarabocchi
“Soltanto l’uomo, Homo sapiens, è capace di comunicare per mezzo del linguaggio? Evidentemente la risposta deve dipendere da ciò che s’intende per ‘linguaggio’, perché tutti gli animali superiori certamente comunicano con una gran varietà di segnali, come gesti, odori, richiami, canti e perfino la danza, come le api. Tuttavia non sembra che altri animali all’infuori dell’uomo abbiano una lingua strutturata grammaticalmente. Inoltre gli animali, e ciò può essere altamente significativo, non disegnano figure con un senso. Al massimo scarabocchiano”. —*R.*S. e D.*H. Fouts, in Enciclopedia Oxford della mente, Sansoni, Firenze, 1991, p.*730.
“Tornando alla mente umana, troviamo strutture di mirabile complessità”, osserva il prof.*Noam Chomsky. “A questo proposito, il linguaggio rappresenta un esempio appropriato, ma non è l’unico. Basti pensare alla capacità di manipolare le proprietà astratte del sistema numerico, [che sembra essere] unica per gli esseri umani”. —*Enciclopedia Oxford della mente, cit., p.*500.
La capacità di fare domande
A proposito del futuro dell’universo, il fisico Lawrence Krauss ha scritto: “Osiamo fare domande su cose che forse non vedremo mai direttamente perché ne abbiamo la capacità. Un giorno i nostri figli, o i loro figli, risponderanno a queste domande. Abbiamo il dono dell’immaginazione”.
Se l’universo e la nostra presenza sono frutto del caso, la nostra vita non può avere un significato duraturo. Ma se la nostra vita nell’universo è frutto di un progetto, deve avere un significato più profondo.
Frutto della necessità di sfuggire alle tigri dai denti a sciabola?
John Polkinghorne, dell’Università di Cambridge, in Inghilterra, ha fatto questa osservazione:
“Il fisico teorico Paul Dirac formulò una cosa chiamata teoria quantistica dei campi che è fondamentale per la nostra comprensione del mondo fisico. Non posso credere che la capacità di Dirac di formulare questa teoria, o la capacità di Einstein di formulare la teoria della relatività generale, sia una specie di sottoprodotto del fatto che i nostri antenati dovevano sfuggire alle tigri dai denti a sciabola. C’è sotto qualcosa di molto più profondo, molto più misterioso.
“Quando osserviamo l’ordine razionale e la trasparente bellezza del mondo fisico, come ce li rivelano le scienze fisiche, vediamo un mondo che reca l’impronta di una mente. Per il credente, quella che così si intravede è la mente del Creatore”. —*Commonweal.Ciao Riccardo



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