Uomo e donna

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  • Pazza_di_Acerra
    люблю беспокоиться
    • 09/12/09
    • 28840

    #1

    Uomo e donna

    Ieri il pacioccone ne ha sparata un'altra delle sue : "Deve esserci uguaglianza tra uomo e donna".
    Ma va? Aspetta, aspetta, ma com'è che diceva la Bibbia?
    "Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l'uomo, e capo di Cristo è Dio."
    (1 Corinzi 11, 3)
    E anche:
    "La donna che ha un flusso di sangue per molti giorni, fuori del tempo delle regole, o che lo abbia più del normale sarà immonda per tutto il tempo del flusso [...]. Ogni mobile sul quale siederà sarà immondo [...]. Chiunque toccherà quelle cose sarà immondo; dovrà lavarsi le vesti, bagnarsi nell'acqua e sarà immondo fino alla sera"
    (Levitico 15, 25-27)
    La Bibbia non è la verità assoluta, secondo i Cristiani? Ah, ma questo è uno di quei casi in cui va interpretata, certo. Interpretata come, esattamente? Come posso interpretare in maniera più gentile le frasi sopra citate?
    semel in anno licet insanire, cotidie melius
  • Morwen
    Cinnamon Girl
    • 03/12/09
    • 7242

    #2
    Io credo che Papa Francesco tenti di ammansire il popolo, dando una svolta in chiave moderna alla Chiesa.
    E ci riesce, secondo me.
    Papa Francesco gode tra i cattolici frequentanti e non, di una stima e di un affetto che mancava al suo predecessore Ratzinger. Credo che punti ad essere ricordato come Il Papa Moderno, quello che sa stare al passo coi tempi, quello che propone revisioni per non perdere fedeli e quindi potere.
    Ci riesce.
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    Charles Bukowsky

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    • Pazza_di_Acerra
      люблю беспокоиться
      • 09/12/09
      • 28840

      #3
      Certo che ci riesce. La gente non chiede di meglio che farsi gettare fumo negli occhi. Io ricordo solo che qualche mese fa lo stesso pacioccone ha scomunicato una religiosa che aveva osato chiedere uguali diritti per le donne all'interno della Chiesa. Il resto son chiacchiere o, appunto, fumo negli occhi.
      semel in anno licet insanire, cotidie melius

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      • Morwen
        Cinnamon Girl
        • 03/12/09
        • 7242

        #4
        Non ne usciremo mai, e così si allontano i diritti per le coppie di fatto, la legge 194, l'eutanasia legale l'adozione per le coppie omosessuali...
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        • Pazza_di_Acerra
          люблю беспокоиться
          • 09/12/09
          • 28840

          #5
          http://www.discutere.it/showthread.p...l-progressista
          semel in anno licet insanire, cotidie melius

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          • Il gatto
            Opinionista
            • 21/11/09
            • 12721

            #6
            Originariamente Scritto da Morwen Visualizza Messaggio
            Io credo che Papa Francesco tenti di ammansire il popolo, dando una svolta in chiave moderna alla Chiesa.
            E ci riesce, secondo me.
            Papa Francesco gode tra i cattolici frequentanti e non, di una stima e di un affetto che mancava al suo predecessore Ratzinger. Credo che punti ad essere ricordato come Il Papa Moderno, quello che sa stare al passo coi tempi, quello che propone revisioni per non perdere fedeli e quindi potere.
            Ci riesce.
            Certo, ma Ratzinger la dottrina la scriveva e si atteneva alla legge dei padri, questo dice per imbonire un pubblico che puo' credersi tante cose, ma la dottrina in vigore non e' cambiata di una virgola, quindi quello che era prima, e' ora solo che gli speranzosi si credono altro perché il papa dice.

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            • Morwen
              Cinnamon Girl
              • 03/12/09
              • 7242

              #7
              Bè ma non è solo una questione di speranza, è una questione di immagine e di potere.
              Papa Francesco ha ridato lustro alla Chiesa, prima di tutto a livello di affezione popolare e poi a livello di rispettabilità presso le Istituzioni.
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              • axeUgene
                Opinionista

                • 17/04/10
                • 24578

                #8
                Originariamente Scritto da Morwen Visualizza Messaggio
                Bè ma non è solo una questione di speranza, è una questione di immagine e di potere.
                Papa Francesco ha ridato lustro alla Chiesa, prima di tutto a livello di affezione popolare e poi a livello di rispettabilità presso le Istituzioni.
                fa un'operazione-simpatia efficace per un po';

                il vero dramma della Chiesa cattolica è che questi sono affamati di soldi; dove hanno un seguito, nel Terzo mondo, racimolano poco o nulla, mentre i fedeli occidentali simpatizzanti del papa moderno hanno il braccino corto;
                gli unici contribuenti sono i ricchi conservatori USA repubblicani theocons; ma non passa giorno che dagli organi di stampa quelli non lancino strali contro le aperture del papa e minacce ;

                perciò, il papa è stretto tra l'esigenza di marketing da una parte, i vescovi che lo pressano sui soldi e i contribuenti reazionari; anche la riforma dello IOR è motivata da questo equilibrio di poteri e dalla necessità di recuperare un controllo sui capitali;

                è ovvio che il risultato sono tante belle parole e nessun atto dottrinario di rilievo; anche perché quando vai a toccare qualcosa da quelle parti, gli effetti a cascata, sia dottrinari, sia politici, sono davvero imprevedibili; nel mondo occidentale, i ricchi cluster dei cattolici reazionari sono sempre sul punto di minacciare scismi, come è avvenuto coi lefebvristi in Francia, poi opportunamente perdonati da Ratzi;

                quindi, il patto tacito è: parla quanto vuoi, ma non scrivere; se alzi troppo la testa ce ne andiamo, e con noi perdi anche la borsa; poi, fatti mantenere tutto l'ambaradan dalle suore filippine...
                c'è del lardo in Garfagnana

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                • conogelato
                  Candle in the wind

                  • 17/07/06
                  • 66028

                  #9
                  La grande Rivoluzione, nei rapporti uomo-donna, l'ha portata proprio Gesù Cristo! Fu altamente scandalizzante, per molti, che le prime testimoni della Sua Resurrezione fossero proprio appartenenti al genere femminile....
                  Il discorso di ieri di Papa Francesco è stato magnifico. Ed ha ripreso per larghi tratti la famosa lettera alle Donne di San Giovanni Paolo II°. Prendete solo 5 minuti del vostro tempo e leggetela, ragazze.

                  A voi, donne del mondo intero,
                  il mio saluto più cordiale!

                  1. A ciascuna di voi e a tutte le donne del mondo indirizzo questa lettera nel segno della condivisione e della gratitudine, mentre si avvicina la IV Conferenza Mondiale sulla Donna, che si terrà a Pechino nel prossimo mese di settembre.

                  Desidero innanzitutto esprimere il mio vivo apprezzamento all'Organizzazione delle Nazioni Unite, che ha promosso una iniziativa di così grande rilievo. Anche la Chiesa intende offrire il suo contributo a difesa della dignità, del ruolo e dei diritti delle donne, non solo attraverso lo specifico apporto della Delegazione ufficiale della Santa Sede ai lavori di Pechino, ma anche parlando direttamente al cuore e alla mente di tutte le donne. Recentemente, in occasione della visita che la Signora Gertrude Mongella, Segretaria Generale della Conferenza, mi ha fatto proprio in vista di tale importante incontro, ho voluto consegnarle un Messaggio nel quale sono raccolti alcuni punti fondamentali dell'insegnamento della Chiesa in proposito. È un messaggio che, al di là della specifica circostanza che lo ha ispirato, si apre alla prospettiva più generale della realtà e dei problemi delle donne nel loro insieme, ponendosi al servizio della loro causa nella Chiesa e nel mondo contemporaneo. Per questo ho disposto che fosse trasmesso a tutte le Conferenze Episcopali, per assicurarne la massima diffusione.

                  Rifacendomi a quanto scrivevo in tale documento, vorrei ora rivolgermi direttamente ad ogni donna, per riflettere con lei sui problemi e le prospettive della condizione femminile nel nostro tempo, soffermandomi in particolare sul tema essenziale della dignità e dei diritti delle donne, considerati alla luce della Parola di Dio.

                  Il punto di partenza di questo ideale dialogo non può che essere il grazie. La Chiesa - scrivevo nella Lettera apostolica Mulieris dignitatem - « desidera ringraziare la santissima Trinità per il "mistero della donna", e, per ogni donna, per ciò che costituisce l'eterna misura della sua dignità femminile, per le "grandi opere di Dio" che nella storia delle generazioni umane si sono compiute in lei e per mezzo di lei » (n. 31).

                  2. Il grazie al Signore per il suo disegno sulla vocazione e la missione delle donna nel mondo, diventa anche un concreto e diretto grazie alle donne, a ciascuna donna, per ciò che essa rappresenta nella vita dell'umanità.

                  Grazie a te, donna-madre, che ti fai grembo dell'essere umano nella gioia e nel travaglio di un'esperienza unica, che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che viene alla luce, ti fa guida dei suoi primi passi, sostegno della sua crescita, punto di riferimento nel successivo cammino della vita.

                  Grazie a te, donna-sposa, che unisci irrevocabilmente il tuo destino a quello di un uomo, in un rapporto di reciproco dono, a servizio della comunione e della vita.

                  Grazie a te, donna-figlia e donna-sorella, che porti nel nucleo familiare e poi nel complesso della vita sociale le ricchezze della tua sensibilità, della tua intuizione, della tua generosità e della tua costanza.

                  Grazie a te, donna-lavoratrice, impegnata in tutti gli ambiti della vita sociale, economica, culturale, artistica, politica, per l'indispensabile contributo che dai all'elaborazione di una cultura capace di coniugare ragione e sentimento, ad una concezione della vita sempre aperta al senso del « mistero », alla edificazione di strutture economiche e politiche più ricche di umanità.

                  Grazie a te, donna-consacrata, che sull'esempio della più grande delle donne, la Madre di Cristo, Verbo incarnato, ti apri con docilità e fedeltà all'amore di Dio, aiutando la Chiesa e l'intera umanità a vivere nei confronti di Dio una risposta « sponsale », che esprime meravigliosamente la comunione che Egli vuole stabilire con la sua creatura.

                  Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani.

                  3. Ma il grazie non basta, lo so. Siamo purtroppo eredi di una storia di enormi condizionamenti che, in tutti i tempi e in ogni latitudine, hanno reso difficile il cammino della donna, misconosciuta nella sua dignità, travisata nelle sue prerogative, non di rado emarginata e persino ridotta in servitù. Ciò le ha impedito di essere fino in fondo se stessa, e ha impoverito l'intera umanità di autentiche ricchezze spirituali. Non sarebbe certamente facile additare precise responsabilità, considerando la forza delle sedimentazioni culturali che, lungo i secoli, hanno plasmato mentalità e istituzioni. Ma se in questo non sono mancate, specie in determinati contesti storici, responsabilità oggettive anche in non pochi figli della Chiesa, me ne dispiaccio sinceramente. Tale rammarico si traduca per tutta la Chiesa in un impegno di rinnovata fedeltà all'ispirazione evangelica, che proprio sul tema della liberazione delle donne da ogni forma di sopruso e di dominio, ha un messaggio di perenne attualità, sgorgante dall'atteggiamento stesso di Cristo. Egli, superando i canoni vigenti nella cultura del suo tempo, ebbe nei confronti delle donne un atteggiamento di apertura, di rispetto, di accoglienza, di tenerezza. Onorava così nella donna la dignità che essa ha da sempre nel progetto e nell'amore di Dio. Guardando a Lui, sullo scorcio di questo secondo millennio, viene spontaneo di chiederci: quanto del suo messaggio è stato recepito e attuato?

                  Sì, è l'ora di guardare con il coraggio della memoria e il franco riconoscimento delle responsabilità alla lunga storia dell'umanità, a cui le donne hanno dato un contributo non inferiore a quello degli uomini, e il più delle volte in condizioni ben più disagiate. Penso, in particolare, alle donne che hanno amato la cultura e l'arte e vi si sono dedicate partendo da condizioni di svantaggio, escluse spesso da un'educazione paritaria, esposte alla sottovalutazione, al misconoscimento ed anche all'espropriazione del loro apporto intellettuale. Della molteplice opera delle donne nella storia, purtroppo, molto poco è rimasto di rilevabile con gli strumenti della storiografia scientifica. Per fortuna, se il tempo ne ha sepolto le tracce documentarie, non si può non avvertirne i flussi benefici nella linfa vitale che impasta l'essere delle generazioni che si sono avvicendate fino a noi. Rispetto a questa grande, immensa « tradizione » femminile, l'umanità ha un debito incalcolabile. Quante donne sono state e sono tuttora valutate più per l'aspetto fisico che per la competenza, la professionalità, le opere dell'intelligenza, la ricchezza della loro sensibilità e, in definitiva, per la dignità stessa del loro essere!

                  4. E che dire poi degli ostacoli che, in tante parti del mondo, ancora impediscono alle donne il pieno inserimento nella vita sociale, politica ed economica? Basti pensare a come viene spesso penalizzato, più che gratificato, il dono della maternità, a cui pur deve l'umanità la sua stessa sopravvivenza. Certo molto ancora resta da fare perché l'essere donna e madre non comporti una discriminazione. È urgente ottenere dappertutto l'effettiva uguaglianza dei diritti della persona e dunque parità di salario rispetto a parità di lavoro, tutela della lavoratrice-madre, giuste progressioni nella carriera, uguaglianza fra i coniugi nel diritto di famiglia, il riconoscimento di tutto quanto è legato ai diritti e ai doveri del cittadino in regime democratico.

                  Si tratta di un atto di giustizia, ma anche di una necessità. I gravi problemi sul tappeto vedranno, nella politica del futuro, sempre maggiormente coinvolta la donna: tempo libero, qualità della vita, migrazioni, servizi sociali, eutanasia, droga, sanità e assistenza, ecologia, ecc. Per tutti questi campi, una maggiore presenza sociale della donna si rivelerà preziosa, perché contribuirà a far esplodere le contraddizioni di una società organizzata su puri criteri di efficienza e produttività e costringerà a riformulare i sistemi a tutto vantaggio dei processi di umanizzazione che delineano la « civiltà dell'amore ».

                  amate i vostri nemici

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                  • Morwen
                    Cinnamon Girl
                    • 03/12/09
                    • 7242

                    #10
                    a me piacerebbe che ci fossero meno obiettori di coscienza, dato che parliamo di dignità della donna e di parità dei sessi.
                    Non vedo perchè un medico, generalmente un uomo, debba decidere del mio corpo e della mia vita.
                    Magari se sentirò Papa Francesco parlare di questi posso pensare che voglia veramente la parità tra uomo e donna.
                    Last edited by Morwen; 30-04-2015, 16:51.
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                    • crepuscolo
                      Opinionista
                      • 08/10/07
                      • 24570

                      #11
                      Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
                      La grande Rivoluzione, nei rapporti uomo-donna, l'ha portata proprio Gesù Cristo! Fu altamente scandalizzante, per molti, che le prime testimoni della Sua Resurrezione fossero proprio appartenenti al genere femminile....
                      Il discorso di ieri di Papa Francesco è stato magnifico. Ed ha ripreso per larghi tratti la famosa lettera alle Donne di San Giovanni Paolo II°. Prendete solo 5 minuti del vostro tempo e leggetela, ragazze.

                      A voi, donne del mondo intero,
                      il mio saluto più cordiale!

                      1. A ciascuna di voi e a tutte le donne del mondo indirizzo questa lettera nel segno della condivisione e della gratitudine, mentre si avvicina la IV Conferenza Mondiale sulla Donna, che si terrà a Pechino nel prossimo mese di settembre.

                      Desidero innanzitutto esprimere il mio vivo apprezzamento all'Organizzazione delle Nazioni Unite, che ha promosso una iniziativa di così grande rilievo. Anche la Chiesa intende offrire il suo contributo a difesa della dignità, del ruolo e dei diritti delle donne, non solo attraverso lo specifico apporto della Delegazione ufficiale della Santa Sede ai lavori di Pechino, ma anche parlando direttamente al cuore e alla mente di tutte le donne. Recentemente, in occasione della visita che la Signora Gertrude Mongella, Segretaria Generale della Conferenza, mi ha fatto proprio in vista di tale importante incontro, ho voluto consegnarle un Messaggio nel quale sono raccolti alcuni punti fondamentali dell'insegnamento della Chiesa in proposito. È un messaggio che, al di là della specifica circostanza che lo ha ispirato, si apre alla prospettiva più generale della realtà e dei problemi delle donne nel loro insieme, ponendosi al servizio della loro causa nella Chiesa e nel mondo contemporaneo. Per questo ho disposto che fosse trasmesso a tutte le Conferenze Episcopali, per assicurarne la massima diffusione.

                      Rifacendomi a quanto scrivevo in tale documento, vorrei ora rivolgermi direttamente ad ogni donna, per riflettere con lei sui problemi e le prospettive della condizione femminile nel nostro tempo, soffermandomi in particolare sul tema essenziale della dignità e dei diritti delle donne, considerati alla luce della Parola di Dio.

                      Il punto di partenza di questo ideale dialogo non può che essere il grazie. La Chiesa - scrivevo nella Lettera apostolica Mulieris dignitatem - « desidera ringraziare la santissima Trinità per il "mistero della donna", e, per ogni donna, per ciò che costituisce l'eterna misura della sua dignità femminile, per le "grandi opere di Dio" che nella storia delle generazioni umane si sono compiute in lei e per mezzo di lei » (n. 31).

                      2. Il grazie al Signore per il suo disegno sulla vocazione e la missione delle donna nel mondo, diventa anche un concreto e diretto grazie alle donne, a ciascuna donna, per ciò che essa rappresenta nella vita dell'umanità.

                      Grazie a te, donna-madre, che ti fai grembo dell'essere umano nella gioia e nel travaglio di un'esperienza unica, che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che viene alla luce, ti fa guida dei suoi primi passi, sostegno della sua crescita, punto di riferimento nel successivo cammino della vita.

                      Grazie a te, donna-sposa, che unisci irrevocabilmente il tuo destino a quello di un uomo, in un rapporto di reciproco dono, a servizio della comunione e della vita.

                      Grazie a te, donna-figlia e donna-sorella, che porti nel nucleo familiare e poi nel complesso della vita sociale le ricchezze della tua sensibilità, della tua intuizione, della tua generosità e della tua costanza.

                      Grazie a te, donna-lavoratrice, impegnata in tutti gli ambiti della vita sociale, economica, culturale, artistica, politica, per l'indispensabile contributo che dai all'elaborazione di una cultura capace di coniugare ragione e sentimento, ad una concezione della vita sempre aperta al senso del « mistero », alla edificazione di strutture economiche e politiche più ricche di umanità.

                      Grazie a te, donna-consacrata, che sull'esempio della più grande delle donne, la Madre di Cristo, Verbo incarnato, ti apri con docilità e fedeltà all'amore di Dio, aiutando la Chiesa e l'intera umanità a vivere nei confronti di Dio una risposta « sponsale », che esprime meravigliosamente la comunione che Egli vuole stabilire con la sua creatura.

                      Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani.

                      3. Ma il grazie non basta, lo so. Siamo purtroppo eredi di una storia di enormi condizionamenti che, in tutti i tempi e in ogni latitudine, hanno reso difficile il cammino della donna, misconosciuta nella sua dignità, travisata nelle sue prerogative, non di rado emarginata e persino ridotta in servitù. Ciò le ha impedito di essere fino in fondo se stessa, e ha impoverito l'intera umanità di autentiche ricchezze spirituali. Non sarebbe certamente facile additare precise responsabilità, considerando la forza delle sedimentazioni culturali che, lungo i secoli, hanno plasmato mentalità e istituzioni. Ma se in questo non sono mancate, specie in determinati contesti storici, responsabilità oggettive anche in non pochi figli della Chiesa, me ne dispiaccio sinceramente. Tale rammarico si traduca per tutta la Chiesa in un impegno di rinnovata fedeltà all'ispirazione evangelica, che proprio sul tema della liberazione delle donne da ogni forma di sopruso e di dominio, ha un messaggio di perenne attualità, sgorgante dall'atteggiamento stesso di Cristo. Egli, superando i canoni vigenti nella cultura del suo tempo, ebbe nei confronti delle donne un atteggiamento di apertura, di rispetto, di accoglienza, di tenerezza. Onorava così nella donna la dignità che essa ha da sempre nel progetto e nell'amore di Dio. Guardando a Lui, sullo scorcio di questo secondo millennio, viene spontaneo di chiederci: quanto del suo messaggio è stato recepito e attuato?

                      Sì, è l'ora di guardare con il coraggio della memoria e il franco riconoscimento delle responsabilità alla lunga storia dell'umanità, a cui le donne hanno dato un contributo non inferiore a quello degli uomini, e il più delle volte in condizioni ben più disagiate. Penso, in particolare, alle donne che hanno amato la cultura e l'arte e vi si sono dedicate partendo da condizioni di svantaggio, escluse spesso da un'educazione paritaria, esposte alla sottovalutazione, al misconoscimento ed anche all'espropriazione del loro apporto intellettuale. Della molteplice opera delle donne nella storia, purtroppo, molto poco è rimasto di rilevabile con gli strumenti della storiografia scientifica. Per fortuna, se il tempo ne ha sepolto le tracce documentarie, non si può non avvertirne i flussi benefici nella linfa vitale che impasta l'essere delle generazioni che si sono avvicendate fino a noi. Rispetto a questa grande, immensa « tradizione » femminile, l'umanità ha un debito incalcolabile. Quante donne sono state e sono tuttora valutate più per l'aspetto fisico che per la competenza, la professionalità, le opere dell'intelligenza, la ricchezza della loro sensibilità e, in definitiva, per la dignità stessa del loro essere!

                      4. E che dire poi degli ostacoli che, in tante parti del mondo, ancora impediscono alle donne il pieno inserimento nella vita sociale, politica ed economica? Basti pensare a come viene spesso penalizzato, più che gratificato, il dono della maternità, a cui pur deve l'umanità la sua stessa sopravvivenza. Certo molto ancora resta da fare perché l'essere donna e madre non comporti una discriminazione. È urgente ottenere dappertutto l'effettiva uguaglianza dei diritti della persona e dunque parità di salario rispetto a parità di lavoro, tutela della lavoratrice-madre, giuste progressioni nella carriera, uguaglianza fra i coniugi nel diritto di famiglia, il riconoscimento di tutto quanto è legato ai diritti e ai doveri del cittadino in regime democratico.

                      Si tratta di un atto di giustizia, ma anche di una necessità. I gravi problemi sul tappeto vedranno, nella politica del futuro, sempre maggiormente coinvolta la donna: tempo libero, qualità della vita, migrazioni, servizi sociali, eutanasia, droga, sanità e assistenza, ecologia, ecc. Per tutti questi campi, una maggiore presenza sociale della donna si rivelerà preziosa, perché contribuirà a far esplodere le contraddizioni di una società organizzata su puri criteri di efficienza e produttività e costringerà a riformulare i sistemi a tutto vantaggio dei processi di umanizzazione che delineano la « civiltà dell'amore ».

                      http://w2.vatican.va/content/john-pa...995_women.html
                      C'è niente per gli uomini?

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                      • conogelato
                        Candle in the wind

                        • 17/07/06
                        • 66028

                        #12
                        Originariamente Scritto da Morwen Visualizza Messaggio
                        a me piacerebbe che ci fossero meno obiettori di coscienza, dato che parliamo di dignità della donna e di parità dei sessi.
                        Non vedo perchè un medico, generalmente un uomo, debba decidere del mio corpo e della mia vita.
                        Magari se sentirò Papa Francesco parlare di questi posso pensare che voglia veramente la parità tra uomo e donna.
                        Et voila, mademoiselle...




                        «Il cristianesimo non può essere maschilista»

                        Papa Francesco ha denunciato ancora una volta i danni che compie il maschilismo nella nostra società, partendo dal luogo comune per il quale la crisi della famiglia tradizionale, con il portato della diminuzione dei matrimoni, è colpa dell’emancipazione femminile. «Questa - ha scandito il Pontefice - è anche un’ingiuria, ed è una forma di maschilismo: l’uomo che sempre vuol dominare». «Così - ha affermato - facciamo la brutta figura di Adamo, che per giustificarsi di aver mangiato la mela ha risposto al Signore: “Lei me l’ha data”». Secondo Bergoglio, il cristianesimo non può essere maschilista: «il Vangelo - infatti - ha sconfitto la cultura del ripudio abituale, quando un marito poteva imporre il divorzio anche con i motivi più pretestuosi e umilianti». «Dobbiamo difendere le donne!», ha commentato Francesco mentre la folla applaudiva.

                        La famiglia

                        Le donne. Ma anche la famiglia: il Papa sollecita i cristiani a diventare più esigenti nella tutela sociale della «dignità del matrimonio». «È un fatto che le persone che si sposano sono sempre di meno. I giovani non vogliono sposarsi, aumenta invece il numero delle separazioni mentre diminuisce il numero dei figli». Lo ha constatato il Papa nell‘udienza in cui, a partire dal racconto delle nozze di Cana, ha parlato della bellezza del matrimonio: un argomento che in questo periodo tocca di frequente, in preparazione al sinodo del prossimo autunno. Le «vittime» delle separazioni, ha poi detto, sono sempre i figli, e ha invitato a interrogarsi su perché i giovani abbiano paura dei legami stabili e subiscano la «cultura del provvisorio». http://www.corriere.it/cronache/15_a...05b45a01.shtml
                        amate i vostri nemici

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