C'è subito da sorprendersi. Ecco uno che insiste continuamente: non giudicate! Estirpatela questa volontà di giudicare gli altri, che li aggredisce e ne dice tutto il male possibile. Piuttosto mettete voi stessi sotto la lente. Ed anche se non si limita ad ammonire, ma imperversa con i toni più forti, tutto questo non basta: in un batter d'occhio viene reso giudice lui stesso come ce ne sono tanti, o magari presidenti di un tribunale provinciale, no, viene spinto su per la scala di una ripida carriera. Egli diviene giudice del mondo, che pesa nelle sue mani passato, presente e futuro. E continuamente da migliaia di anni, nelle occasioni più solenni ci ricordiamo, professando la professione di fede, che egli verrà " a giudicare e vivi ed i morti". Noi non cessiamo di attribuirgli questo ruolo indescrivibilmente alto o semplicemente spaventoso, ma io non sono assolutamente certo, proprio perché conosco il suo vangelo,che, se egli tornasse, assisterebbe con triste sorpresa alle nostre celebrazioni, ma non assumerebbe il ruolo di giudice del mondo, che gli viene accollato: lui infatti non ha mai avuto in mente qualcosa del genere, lui potrebbe solo meravigliarsi che si sia potuto fraintenderlo a tal punto.
Del resto è assolutamente chiaro che Gesù non vuole aver niente a che fare con tutto il comptesso del giudicare e vendicare. Già una contesa per un'eredità, che gli viene sottoposta, gli fa esprimere chiari principi. Ma lui non è un avvocato! per tale misconoscimento suona un certo sdegno sel suo rifiuto: " O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?". Ma non vedete, vuol dire questo, chi avete davanti a voi? Davanti a voi avete uno che dice "non giudicate" e che lo pensa. Particolarmente l'evangelista Giovanni ha sottolineato questo tratto nella personalità di Gesù. "Io non giudico nessuno!", si legge qui, oppure. " non sono venuto per condannare il mondo", e frequenti osservazioni del genere. Ciò che egli vuole e sostiene è qualcosa di migliore, di più elevato, qualcosa che "colpisce meglio nel segno" per dissipare i conflitti. Forse avrebbe detto proprio così, se gli fosse venuto in mente il nostro gergo.
ma il discorso non si limita al rifiuto, evidentemente è stato toccato un nervo molto sensibile, e perciò segue subito l'appello critico: "come puoi farlo?" Hai forse il diritto di giudicare e sindacare? " O come potrai dire al tuo fratello: permettimi che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell'occhio tuo c'è la trave? Ipocrita!" Si deve dar retta al piglio energico che queste altre parole rappresentano. Il rifiuto del "giudicare" è divenuto una messa in questione d'importanza fondamentale. Non sono parole miti, che ammoniscono a rientrare in sé, ma è un mettere a nudo,con assoluto realismo, la sfacciata ipocrisia che motiva ogni volontà di giudicare. Del resto non possiamo immaginarci facilmente una trave in un occhio; e neppure dobbiamo potercelo immaginare, perché il soggettivo senso di inferiorità, che si cela dietro la volontà di giudicare è inimmaginabile. L'immagine paradossale scelta intenzionalmente mette dalla parte del torto proprio quello che vuol giudicare, ed è un torto abissale. Il giudicare le pagliuzze viene ogni volta dai portatori di travi! dice Gesù, esprimendo così tutto un fascio di criteri relativi alla psicologia del profondo.
Queste parole, "non giudicate" e "togli prima la trave dal tuo occhio" sono comunque in reciproca relazione. Con loro Gesù condanna la volontà di giudicare, scoprendone l'origine soggettivamente negativa.
Gesù dichiara di non giudicare nessuno, e pretende anche che nessuno giudichi un altro. Ma io ho ragione dice l'accusatore che incolpa l'altro. Gesù non entra affatto nell'infinità di argomenti che possono provare il proprio buon diritto; ma piuttosto, ricordando la trave nel proprio occhio, disarma completamente chiunque voglia aver ragione. E' una tipica metafora gesuana, che con la sua drasrica esagerazione dimostra proprio l'essenziale che conta. Chi infatti ha una trave nell'occhio certamente non può vedere. E allora che cosa sa, che cosa vede dell'altro con quei suoi occhi così gravemente compromessi? Ma grazie all'immagine della trave, la domanda che rende insicuri è posta con una tale forza che l'accusatore stesso rimane del tutto sconcertato. La domanda: come stanno le cose in te? è divenuta: Si come stanno le cose in me?
Le cose stanno peggio che per il tuo avversario; per lui si tratta solo di eliminare una pagliuzza, ma il critico ha il problema di venire a capo di una trave. Giudicando in base alla psicologia del subconscio, sia la trave che la pagliuzza simboleggiano l'ombra. L'"ombra" di un uomo è inconscia; sovente è chiamata il lato oscuro, poiché con questo termine si intende tutto ciò che non è ancora realizzato, ma che per intima necessità si addice alla persona. Con l'"ombra" si intende però anche tutto ciò che è represso, rifiutato, dimenticato o sprofondato. In quanto elemento inconscio non è rivolta su di lei la chiara luce della coscienza. Perciò allo stesso modo vi si può facilmente insediare tutto ciò che è negativo,malvagio o distruttivo. Per "ombra" si intende dunque un aspetto dell'inconscio molto complesso, strutturato a più livelli, completo. Di fatto l'ombra è una "trave" possente; ogni uomo ha la sua ombra; essa fa parte della struttura della psiche umana. Perciò la validità universale dell'argomentazione di Gesù , ciascuno deve pensare alla sua trave, coglie senz'altro nel segno.
Com'è noto, l'uomo primitivo proietta i suoi problemi inconsci nel mondo esterno; il processo di autoformazione ha inizio quando egli comincia a riconoscere questi problemi come suoi propri e ad elaborarli in se stesso. Ma se non arriva a tanto. egli comincia a proiettare la sua ombra verso l'esterno, su cose ed uomini, e così diventa, secondo le parole di Gesù, il giudice delle pagliuzze. Il giudicare le pagliuzze è pertanto una proiezione dell'ombra, che dalla psicologia pratica di Gesù viene messa fondamentalmente in questione. Allo stesso modo egli chiarisce in modo molto calzante che la proiezione dell'ombra è qualcosa di molto distruttivo che danneggia gravemente l'individuo stesso. Gesù esprime perciò seri ammonimenti:
"Non giudicate e non sarete giudicati;... perdonate e vi sarà perdonato; dare e vi sarà dato".
In sostanza:
" Con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio" ( Luca 6,37ss)
In Matteo il passo parallelo inserisce un "per" . non giudicate, per cavarvela bene voi stessi. Questo "per" che si è insinuato anche in altri passi, soprattutto in parole fondamentali dal punto di vista etico, è un modo di relazionare fuorviante. Da questa paroletta si può dedurre un'etica primitiva, dalle motivazioni egoistiche, che in atto raffinato guarda di sottecchi come trovare il proprio tornaconto;questa sarebbe naturalmente un'interpretazione errata. la chiave per la giusta comprensione è offerta con chiarezza: " Con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio". Questa è a sua volta un'importante percezione relativa alla psicologia del profondo. Il livello psichico dei valori, ai quali ci si riferisce, viene avvertito con tutte le sue conseguenze sia negative che positive.
Ciò non ha proprio a che fare con un'idea delle ricompensa, che si è continuamente voluto trovare in Gesù. Gesù non sostiene un'etica della remunerazione, sia detto con tutta la forza possibile. Se così fosse, egli avrebbe potuto tranquillamente restare nell'ambito della legge: la c'è ricompensa e punizione. Ciò che Gesù esprime nelle parole citate non è un'etica della remunerazione; piuttosto, nell'atteggiamento tenuto da ciascuno egli indica le relative conseguenze immanenti. La misura che la mia proiezione applica agli altri, tocca me stesso. Non solo gli altri sono danneggiati, allo stesso modo io danneggio me stesso. Col contraccambio e la ricompensa questo non ha assolutamente niente a che fare.
La correlazione tra le varie funzioni, che Gesù descrive qui, si ritrova, uguale, nella psicologia del subconscio.
Tratto dal libro di Hanna Wolff ....Vino nuovo - Otri vecchi Il problema d'identità del cristianesimo alla luce della psicologia del profondo.
Del resto è assolutamente chiaro che Gesù non vuole aver niente a che fare con tutto il comptesso del giudicare e vendicare. Già una contesa per un'eredità, che gli viene sottoposta, gli fa esprimere chiari principi. Ma lui non è un avvocato! per tale misconoscimento suona un certo sdegno sel suo rifiuto: " O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?". Ma non vedete, vuol dire questo, chi avete davanti a voi? Davanti a voi avete uno che dice "non giudicate" e che lo pensa. Particolarmente l'evangelista Giovanni ha sottolineato questo tratto nella personalità di Gesù. "Io non giudico nessuno!", si legge qui, oppure. " non sono venuto per condannare il mondo", e frequenti osservazioni del genere. Ciò che egli vuole e sostiene è qualcosa di migliore, di più elevato, qualcosa che "colpisce meglio nel segno" per dissipare i conflitti. Forse avrebbe detto proprio così, se gli fosse venuto in mente il nostro gergo.
ma il discorso non si limita al rifiuto, evidentemente è stato toccato un nervo molto sensibile, e perciò segue subito l'appello critico: "come puoi farlo?" Hai forse il diritto di giudicare e sindacare? " O come potrai dire al tuo fratello: permettimi che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell'occhio tuo c'è la trave? Ipocrita!" Si deve dar retta al piglio energico che queste altre parole rappresentano. Il rifiuto del "giudicare" è divenuto una messa in questione d'importanza fondamentale. Non sono parole miti, che ammoniscono a rientrare in sé, ma è un mettere a nudo,con assoluto realismo, la sfacciata ipocrisia che motiva ogni volontà di giudicare. Del resto non possiamo immaginarci facilmente una trave in un occhio; e neppure dobbiamo potercelo immaginare, perché il soggettivo senso di inferiorità, che si cela dietro la volontà di giudicare è inimmaginabile. L'immagine paradossale scelta intenzionalmente mette dalla parte del torto proprio quello che vuol giudicare, ed è un torto abissale. Il giudicare le pagliuzze viene ogni volta dai portatori di travi! dice Gesù, esprimendo così tutto un fascio di criteri relativi alla psicologia del profondo.
Queste parole, "non giudicate" e "togli prima la trave dal tuo occhio" sono comunque in reciproca relazione. Con loro Gesù condanna la volontà di giudicare, scoprendone l'origine soggettivamente negativa.
Gesù dichiara di non giudicare nessuno, e pretende anche che nessuno giudichi un altro. Ma io ho ragione dice l'accusatore che incolpa l'altro. Gesù non entra affatto nell'infinità di argomenti che possono provare il proprio buon diritto; ma piuttosto, ricordando la trave nel proprio occhio, disarma completamente chiunque voglia aver ragione. E' una tipica metafora gesuana, che con la sua drasrica esagerazione dimostra proprio l'essenziale che conta. Chi infatti ha una trave nell'occhio certamente non può vedere. E allora che cosa sa, che cosa vede dell'altro con quei suoi occhi così gravemente compromessi? Ma grazie all'immagine della trave, la domanda che rende insicuri è posta con una tale forza che l'accusatore stesso rimane del tutto sconcertato. La domanda: come stanno le cose in te? è divenuta: Si come stanno le cose in me?
Le cose stanno peggio che per il tuo avversario; per lui si tratta solo di eliminare una pagliuzza, ma il critico ha il problema di venire a capo di una trave. Giudicando in base alla psicologia del subconscio, sia la trave che la pagliuzza simboleggiano l'ombra. L'"ombra" di un uomo è inconscia; sovente è chiamata il lato oscuro, poiché con questo termine si intende tutto ciò che non è ancora realizzato, ma che per intima necessità si addice alla persona. Con l'"ombra" si intende però anche tutto ciò che è represso, rifiutato, dimenticato o sprofondato. In quanto elemento inconscio non è rivolta su di lei la chiara luce della coscienza. Perciò allo stesso modo vi si può facilmente insediare tutto ciò che è negativo,malvagio o distruttivo. Per "ombra" si intende dunque un aspetto dell'inconscio molto complesso, strutturato a più livelli, completo. Di fatto l'ombra è una "trave" possente; ogni uomo ha la sua ombra; essa fa parte della struttura della psiche umana. Perciò la validità universale dell'argomentazione di Gesù , ciascuno deve pensare alla sua trave, coglie senz'altro nel segno.
Com'è noto, l'uomo primitivo proietta i suoi problemi inconsci nel mondo esterno; il processo di autoformazione ha inizio quando egli comincia a riconoscere questi problemi come suoi propri e ad elaborarli in se stesso. Ma se non arriva a tanto. egli comincia a proiettare la sua ombra verso l'esterno, su cose ed uomini, e così diventa, secondo le parole di Gesù, il giudice delle pagliuzze. Il giudicare le pagliuzze è pertanto una proiezione dell'ombra, che dalla psicologia pratica di Gesù viene messa fondamentalmente in questione. Allo stesso modo egli chiarisce in modo molto calzante che la proiezione dell'ombra è qualcosa di molto distruttivo che danneggia gravemente l'individuo stesso. Gesù esprime perciò seri ammonimenti:
"Non giudicate e non sarete giudicati;... perdonate e vi sarà perdonato; dare e vi sarà dato".
In sostanza:
" Con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio" ( Luca 6,37ss)
In Matteo il passo parallelo inserisce un "per" . non giudicate, per cavarvela bene voi stessi. Questo "per" che si è insinuato anche in altri passi, soprattutto in parole fondamentali dal punto di vista etico, è un modo di relazionare fuorviante. Da questa paroletta si può dedurre un'etica primitiva, dalle motivazioni egoistiche, che in atto raffinato guarda di sottecchi come trovare il proprio tornaconto;questa sarebbe naturalmente un'interpretazione errata. la chiave per la giusta comprensione è offerta con chiarezza: " Con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio". Questa è a sua volta un'importante percezione relativa alla psicologia del profondo. Il livello psichico dei valori, ai quali ci si riferisce, viene avvertito con tutte le sue conseguenze sia negative che positive.
Ciò non ha proprio a che fare con un'idea delle ricompensa, che si è continuamente voluto trovare in Gesù. Gesù non sostiene un'etica della remunerazione, sia detto con tutta la forza possibile. Se così fosse, egli avrebbe potuto tranquillamente restare nell'ambito della legge: la c'è ricompensa e punizione. Ciò che Gesù esprime nelle parole citate non è un'etica della remunerazione; piuttosto, nell'atteggiamento tenuto da ciascuno egli indica le relative conseguenze immanenti. La misura che la mia proiezione applica agli altri, tocca me stesso. Non solo gli altri sono danneggiati, allo stesso modo io danneggio me stesso. Col contraccambio e la ricompensa questo non ha assolutamente niente a che fare.
La correlazione tra le varie funzioni, che Gesù descrive qui, si ritrova, uguale, nella psicologia del subconscio.
Tratto dal libro di Hanna Wolff ....Vino nuovo - Otri vecchi Il problema d'identità del cristianesimo alla luce della psicologia del profondo.





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