Prosperità materiale e crescita spirituale non possono essere disgiunte.

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  • Arcobaleno
    Opinionista

    • 31/12/16
    • 3770

    #1

    Prosperità materiale e crescita spirituale non possono essere disgiunte.

    Dall’antologia degli scritti di ‘Abdu’l – Bahá:

    225. O schiere del Regno di Abhá! Dalle vette della
    felicità del genere umano si levano due inviti al successo e
    alla prosperità: questi inviti ridestano i dormienti, restituiscono
    la vista al cieco, danno attenzione all'immemore, udito
    al sordo, sciolgono la lingua del mutolo e resuscitano il
    morto.
    Uno è l'invito della civiltà, del progresso del mondo
    materiale. Esso appartiene al mondo dei fenomeni, promuove
    i principi delle imprese materiali ed è l'istruttore per i talenti
    materiali del genere umano. Comprende le leggi, le regole, le
    arti e le scienze grazie alle quali il mondo dell'umanità si è
    sviluppato, leggi e regole che sono il frutto di eccelsi ideali e
    il risultato di menti sane, e che sono entrate nell'arena
    dell'esistenza per gli sforzi dei saggi e dei dotti nelle ere
    passate e successive. Propagatore e forza motrice di questo
    invito è il governo giusto.
    L'altro è il vivificante invito di Dio, i Cui insegnamenti
    spirituali sono salvaguardia della gloria eterna, della perenne
    felicità e dell'illuminazione del mondo dell'umanità: esso è la
    causa per cui nel mondo umano e nella vita avvenire si
    rivelano attributi di misericordia.
    Questo secondo invito si fonda sulle istruzioni e sulle
    esortazioni del Signore, sugli ammonimenti e sulle altruistiche
    emozioni appartenenti al regno della moralità che,
    come fulgida luce, rischiarano e illuminano la lampada delle
    realtà del genere umano. La sua forza penetrante è la Parola
    di Dio.
    Eppure, finché le imprese materiali, i talenti fisici e le
    virtù umane non siano rafforzate da perfezioni spirituali,
    qualità luminose e attributi di misericordia, non ne verrà né
    frutto né risultato, né si conseguirà la felicità del mondo
    dell'umanità, che è la mèta suprema. E infatti, sebbene da una
    parte le imprese materiali e lo sviluppo del mondo fisico
    producano prosperità, che esprime squisitamente le mete
    intese, d'altra parte in essi sono impliciti pericoli, gravi
    calamità e violente afflizioni.
    Di conseguenza, chi esaminasse l'ordinato modello di
    regni, città e villaggi, con il fascino degli ornamenti, la
    freschezza delle risorse naturali, la raffinatezza dei congegni,
    la comodità dei mezzi di comunicazione, la vastità del sapere
    acquisito sul mondo della natura, le grandi invenzioni, le
    colossali imprese, le nobili scoperte e le ricerche scientifiche,
    concluderebbe che la civiltà conduce alla felicità e al
    progresso del mondo umano. Ma per chi guardasse la
    scoperta di rovinose macchine infernali, lo sviluppo di forze
    distruttive e l'invenzione di scottanti strumenti, che sradicano
    l'albero della vita, sarebbe evidente e palese che la civiltà è
    commista alla barbarie. Progresso e barbarie vanno di pari
    passo, qualora la civiltà materiale non sia confermata dalla
    Guida Divina, dalle rivelazioni del Misericordiosissimo e da
    virtù spirituali e non sia rafforzata da una condotta spirituale,
    dagli ideali del Regno e dalle effusioni del Reame della
    Possanza.

    Lo scettico potrebbe obiettare dicendo che i popoli, le
    razze, le tribù e le comunità del mondo hanno costumi, abitudini,
    gusti, caratteri, inclinazioni e idee differenti e difformi,
    che hanno opinioni e pensieri contrastanti fra loro;
    com'è dunque possibile che tra gli uomini si manifesti la vera
    unità ed esista perfetto accordo?
    Per tutta risposta diciamo che le differenze sono di due
    tipi. Uno è causa di annientamento, come l'antipatia esistente
    fra nazioni guerreggianti e tribù nemiche che cercano di
    distruggersi reciprocamente, che disfano le une le famiglie
    delle altre, che si privano vicendevolmente del riposo e del
    benessere, e che si abbandonano alla carneficina. L'altro
    genere di diversità è essenza di perfezione e causa dell'apparizione
    delle largizioni del Gloriosissimo Signore.
    Considerate i fiori di un giardino. Sebbene differiscano
    nella specie, colore, forma e aspetto, pure, dal momento che
    sono rinfrescati dalle acque della medesima sorgente, vivificati
    dalle brezze dello stesso vento, rinvigoriti dai raggi
    dell'unico sole, acquistano, in virtù della loro stessa diversità,
    ancor più bellezza e fascino. Così quando agisce quella forza
    unificatrice che è la penetrante influenza della Parola di Dio,
    le differenze di costumi, maniere, abitudini, idee,
    opinioni e disposizioni abbelliscono il mondo dell'umanità.
    Fate l'amore, non la guerra.
    Lavorare tutti, lavorare meno.
Working...