Le persecuzioni subite da Bahà’u’llàh.

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  • Arcobaleno
    Opinionista

    • 31/12/16
    • 3769

    #1

    Le persecuzioni subite da Bahà’u’llàh.

    Da La saggezza di 'Abdu’l-bahá - Bahá'u'lláh:

    'Abdu’l-Bahá disse:
    Oggi vi parlerò di Bahá'u'lláh. Nel terzo anno, dopo che il
    Báb ebbe dichiarato la Sua missione, Bahá'u'lláh, accusato dai
    fanatici mullá (sacerdoti musulmani) di credere alla nuova dottrina, fu arrestato e messo in carcere. Il giorno dopo tuttavia, per opera di alcuni
    ministri del Governo e di altri uomini influenti, Egli fu messo
    in libertà. Più tardi fu arrestato di nuovo, ed i mullá Lo
    condannarono a morte. Il governatore esitò ad eseguire questa
    sentenza per paura d'una rivoluzione. I sacerdoti si adunarono
    nella moschea, dinanzi alla quale era il luogo dell'esecuzione.
    Il popolo della città si affollò al di fuori della moschea. I
    falegnami portavano martelli e seghe, i macellai vennero con i
    loro coltelli, i muratori coi loro picconi; tutti questi uomini,
    incitati dai frenetici mullá, erano ansiosi di dividersi l'onore di
    uccidere Bahá'u'lláh.
    Nell'interno della moschea erano riuniti i dottori della
    religione. Bahá'u'lláh stava dinanzi a loro e rispondeva alle
    loro domande con grande saggezza. Il capo dei sapienti, in
    ispecie, fu ridotto al silenzio da Bahá'u'lláh, che confutò tutti i
    suoi argomenti.
    Sorse una discussione fra due di quei sacerdoti intorno
    al significato di alcune parole contenute negli scritti del
    Báb e accusandolo di inesattezza, essi sfidarono Bahá'u'lláh a
    difenderlo se ne era capace. Ed i sacerdoti furono
    profondamente umiliati, perché Bahá'u'lláh provò dinanzi
    all'assemblea che il Báb aveva completamente ragione, e che
    l'accusa era frutto di ignoranza.
    Gli sconfitti decisero di sottoporlo alla tortura della
    fustigazione e più infuriati di prima, Lo portarono fuori della
    moschea sul luogo del supplizio dove una folla traviata
    l'aspettava.
    Ancora il governatore non osava cedere alla domanda dei
    sacerdoti per la Sua esecuzione.
    Vedendo in che pericolo trovavasi l'insigne prigioniero,
    furono mandati alcuni uomini a salvarlo. Questi riuscirono
    nell'intento, facendo un'apertura nel muro della moschea e
    conducendo Bahá'u'lláh attraverso quella in un luogo sicuro,
    ma non in libertà; poiché il governatore scaricò ogni
    responsabilità dalle sue spalle, mandando Bahá'u'lláh a
    Teherán. Quivi Egli fu messo in una prigione sotterranea,
    dove la luce del giorno non si vedeva mai. Gli fu passata
    intorno al collo una pesante catena, con la quale fu legato ad
    altri cinque seguaci del Báb; questi ceppi furono serrati con
    bulloni e dadi, forti e pesantissimi. I Suoi vestiti furono fatti a
    brandelli, e così pure il Suo copricapo. In questa terribile
    condizione fu tenuto per quattro mesi. Durante questo periodo
    di tempo nessuno dei Suoi amici poté vederlo.
    Un funzionario addetto alla prigione tentò di avvelenarlo,
    ma il veleno non ebbe altro effetto che di causargli acute
    sofferenze.
    Dopo quattro mesi il governo diede a Bahá'u'lláh la libertà,
    ma Lo mandò in esilio con la Sua famiglia, a Baghdád, dove
    rimase per undici anni. Durante questo periodo di tempo Egli
    fu sottoposto a vive persecuzioni, essendo sempre circondato
    dal vigilante odio dei Suoi nemici. Egli sopportò i mali ed i
    tormenti con coraggio e fermezza. Spesso, quando si alzava la
    mattina, non sapeva se avrebbe vissuto fino al tramonto del
    sole. Nel frattempo ogni giorno i mullá venivano a
    interrogano sulla religione e sulla metafisica.
    Finalmente il governatore turco Lo esiliò a Costantinopoli,
    da dove fu inviato ad Adrianopoli; quivi rimase cinque anni.
    Poi fu mandato al lontanissimo carcere della fortezza di
    S.Giovanni d'Acri. Rinchiuso nella fortezza, Egli fu
    sottoposto alla più stretta sorveglianza. Non posso trovar
    parole atte a descrivervi le tante e tante tribolazioni alle quali
    fu sottoposto, e tutte le sofferenze che Egli ebbe a sopportare
    in quel carcere. Ma nonostante tutto ciò, fu da quella prigione
    che Bahá'u'lláh scrisse a tutti i Sovrani d'Europa, e queste
    lettere, eccetto una, furono mandate per posta.

    'Abdu’l-Bahá fu il figlio maggiore di Bahá'u'lláh.
    Fate l'amore, non la guerra.
    Lavorare tutti, lavorare meno.
Working...