La verità su Maometto.

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  • Arcobaleno
    Opinionista

    • 31/12/16
    • 3769

    #1

    La verità su Maometto.

    Da "Le lezioni di San Giovanni d’Acri", testo bahà’ì di ‘Abdu’l-Bahá, scritto da Laura Clifford Barney.

    7 Muhammad:

    E ora veniamo a Muḥammad. Gli americani e gli europei
    hanno udito sul conto del Profeta parecchie leggende
    che hanno creduto vere, per quanto i narratori fossero
    o ignoranti o a lui avversi; la maggior parte di essi
    erano sacerdoti, altri erano mussulmani ignoranti che ripetevano
    su Muḥammad tradizioni infondate che erroneamente
    credevano attestassero la sua gloria.
    In tal modo dei mussulmani ottenebrati fecero della
    sua poligamia il cardine delle loro lodi, la credettero una
    cosa meravigliosa e la considerarono come un miracolo;
    e la più gran parte degli storici europei si sono basati sulle
    favole di questi ignoranti.
    Ad esempio, uno stolto disse a un prete che vera prova
    di grandezza sono il valore e lo spargimento di sangue,
    e che in una sola giornata, un seguace di Muḥammad
    - sul campo di battaglia - aveva tagliato le teste di
    un centinaio d’uomini! Ciò portò erroneamente il prete a
    concludere che l’assassinio viene considerato il mezzo
    per provare, da parte di qualcuno, la fede in Muḥammad,
    il che è pura immaginazione. Al contrario, le spedizioni
    militari di Muḥammad furono sempre azioni difensive;
    se ne ha una prova nel fatto che, durante tredici anni alla
    Mecca, il profeta e i suoi discepoli soffrirono le più violente
    persecuzioni. Durante quel periodo essi furono bersagliati
    dagli strali dell’odio; alcuni dei compagni di
    Muḥammad vennero uccisi e le loro proprietà confiscate;
    altri fuggirono in paesi stranieri. Muḥammad stesso, dopo
    le più spietate persecuzioni da parte dei Quraysh, che
    finalmente decisero di ucciderlo, fuggì a Medina nel
    cuore della notte. Tuttavia, anche allora, i suoi nemici
    non cessarono le loro persecuzioni e lo inseguirono fino
    a Medina, perseguitando i suoi discepoli perfino in Abissinia.
    Queste tribù arabe vivevano in condizioni di tale brutalità
    e barbarie che - al confronto - i selvaggi d’Africa e
    i feroci Indiani d’America erano tanto progrediti quanto
    Platone. I selvaggi d’America non seppellivano vivi i loro
    bambini come questi Arabi usavano fare con le loro
    figlie, gloriandosene come di cosa onorevole. (Una delle più barbare tribù Arabe, quella dei Banu-Tamím, praticava questo odioso costume.) Così molti
    dei loro uomini minacciavano le loro mogli, dicendo:
    “Se partorirai una femmina ti ucciderò”. Anche ai nostri
    giorni, gli Arabi (Per «Arabi» si intendono in questo capitolo i beduini dei deserti d’Arabia. - N.d.T.) detestano le figlie. Inoltre, a un uomo
    era permesso prendere fino a mille mogli e la più gran
    parte dei mariti ne avevano più di dieci nel focolare domestico.
    Quando queste tribù erano in guerra fra loro,
    quella che riusciva vittoriosa prendeva prigionieri mogli
    e figli della tribù soccombente e li trattava da schiavi.
    Quando un uomo che aveva dieci mogli moriva, i figli
    di queste donne prendevano possesso delle madri uno
    dell’altro; e se uno di questi figli gettava il suo mantello
    sulla testa della moglie di suo padre e gridava: “Questa
    donna è mia proprietà legale”, immediatamente la sventurata
    donna diventava sua prigioniera e schiava. Egli
    poteva fare di lei tutto ciò che voleva. Poteva ucciderla,
    imprigionarla in un pozzo, o batterla, maledirla e torturarla
    fino a che la morte venisse a liberarla. Secondo le
    abitudini e gli usi degli Arabi, egli ne era il padrone. È
    evidente che malignità, gelosia, odio e inimicizia dovessero
    esistere tra le mogli e i figli di una stessa famiglia
    ed è quindi inutile dilungarci su questo tema. Considerate
    quale fosse la condizione di vita di quelle donne oppresse!
    Inoltre, i mezzi per vivere di queste tribù arabe
    erano frutto di rapine e saccheggi, cosicché essi erano
    perpetuamente impegnati in lotte e guerre, uccidendosi a
    vicenda, saccheggiando e devastando scambievolmente
    le loro proprietà e catturando donne e bambini che vendevano
    agli stranieri. Quanto spesso avvenne che le figlie
    e i figli di un emiro, che trascorrevano le notti in feste
    e sciali, videro queste orge trasformarsi in giorni di
    tremenda vergogna, di povertà e di prigionia! Ieri erano
    emiri, oggi prigionieri; ieri erano grandi dame, oggi
    schiave.
    Muḥammad era cresciuto fra queste tribù e dopo aver
    sofferto tredici anni di persecuzioni da parte loro, fuggì (a Medina).
    Ma i suoi nemici non cessarono di opprimerlo e si unirono
    per sterminare lui e i suoi seguaci. Fu in tali circostanze
    che egli fu costretto a prendere le armi. Questa è
    la verità. Non essendo personalmente fanatici, non vogliamo
    difenderlo, ma - essendo giusti - diciamo ciò che
    è giusto.

    Che obiezione può quindi essere fatta all’azione intrapresa
    da Muḥammad? Forse quella di non essersi sottomesso,
    con i suoi seguaci e le loro mogli e i bambini, a
    queste tribù selvagge? Liberare queste tribù dalla loro
    sete di sangue fu un atto di grande bontà e redimerle e
    frenarle una vera grazia.

    Muḥammad non combatté mai contro i Cristiani; al
    contrario, egli li trattò con gentilezza e dette loro piena
    libertà. Una comunità di Cristiani viveva a Najrán sotto
    la sua cura e protezione. Muḥammad disse a proposito di
    essi: “Se qualcuno violasse i loro diritti, io stesso sarei il
    suo nemico e in presenza di Dio lo porrei sotto accusa”.
    Negli editti che egli promulgò è detto chiaramente che le
    vite, le proprietà e le leggi dei Cristiani e degli Ebrei erano
    sotto la protezione di Dio, e che il maomettano che
    sposasse una donna cristiana non dovrebbe impedirle di
    andare in chiesa, né obbligarla a portare il velo, e che in
    caso di morte egli avrebbe dovuto affidare i suoi resti
    mortali alle cure del clero cristiano. È inoltre detto che se
    i Cristiani desideravano erigere una chiesa, l’Islám doveva
    aiutarli e, in caso di guerra fra l’Islám e i suoi nemici,
    i cristiani dovevano essere esonerati dall’obbligo di
    combattere, a meno che essi non avessero desiderato farlo
    di loro spontanea volontà in difesa dell’Islám, giacché
    essi erano sotto la sua protezione. Come compenso per
    questa loro immunità, essi dovevano pagare annualmente
    una piccola somma di danaro.
    Vi sono, infine, sette editti con norme particolareggiate
    su questo tema, alcune copie dei quali esistono ancora
    a Gerusalemme. Ciò è un fatto certo e non dipendente
    dalla mia asserzione. Il decreto del secondo Califfo (Omar)
    esiste ancora, affidato alla custodia del Patriarca ortodosso
    di Gerusalemme, e su ciò non vi è dubbio. (Cfr. Umayyads and Abbasids di Jurjí Zaydán, trad. di D. S. Margoliouth)
    Tuttavia, dopo un certo tempo, a causa di trasgressioni
    tanto da parte dei maomettani quanto da parte dei
    cristiani, l’odio e l’inimicizia sorse tra di loro. Indipendentemente
    da questo fatto, tutte le narrazioni di musulmani,
    cristiani e altri sono pure e semplici invenzioni
    che hanno origine nel fanatismo o nell’ignoranza, a me-
    no che non sorgano da inimicizia.

    In breve, Muḥammad apparve nel deserto dell’Hijáz
    nella Penisola Arabica, che era una landa desolata e sterile,
    sabbiosa e disabitata. Talune località, come La Mecca
    e Medina, sono estremamente calde; gli abitanti sono
    nomadi i cui usi e costumi sono quelli di coloro che vivono
    nel deserto, e interamente privi di istruzione e di
    scienza. Muḥammad stesso era un illetterato e il Corano
    - in origine - venne scritto su scapole di pecore o su foglie
    di palme. Questi particolari sono un indice delle
    condizioni del popolo al quale Muḥammad fu inviato. La
    prima domanda che egli rivolse alle sue genti fu: “Perché
    non accettate il Pentateuco e il Vangelo e perché non
    credete in Cristo e in Mosè?”. Domanda che li poneva in
    difficoltà e in risposta alla quale argomentavano: “I nostri
    antenati non credevano nel Pentateuco e nel Vangelo;
    vuoi dirci perché?”. Ed egli rispondeva: “Essi furono
    fuorviati; dovreste ripudiare coloro che non credono nel
    Pentateuco e nel Vangelo, anche se fossero vostri padri e
    vostri antenati”.
    In tale paese e fra così barbare tribù, un uomo illetterato
    rivelò un libro nel quale, in uno stile perfetto ed eloquente,
    egli spiegò gli attributi e le perfezioni divine, la
    condizione profetica dei Messaggeri di Dio, le leggi divine
    e alcuni fatti scientifici.

    Infine, molti popoli orientali sono stati educati durante
    tredici secoli all’ombra della religione di Muḥammad.
    Nel Medio Evo, quando l’Europa si trovava a un livello
    prossimo alla barbarie, i popoli arabi erano superiori agli
    altri popoli della terra nella cultura, nelle arti, nella matematica,
    nella civiltà, nell’arte del governo e in altre
    scienze. Il dispensatore di luce e l’educatore di queste
    tribù arabe, il fondatore della loro civiltà e dei loro perfezionamenti,
    di queste differenti razze, fu un uomo illetterato:
    Muḥammad. Fu, questo uomo illustre, un grande
    educatore o no? È necessaria una risposta che comporti
    un equo giudizio.
    Fate l'amore, non la guerra.
    Lavorare tutti, lavorare meno.
Working...