Interpretazione di alcune parti del libro di Daniele.

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  • Arcobaleno
    Opinionista

    • 31/12/16
    • 3770

    #1

    Interpretazione di alcune parti del libro di Daniele.

    Da "Le lezioni di San Giovanni d’Acri":

    10 Prove tradizionali illustrate con esempi tratti dal libro di Daniele.

    Tutti i popoli del mondo sono in attesa di due Manifestazioni,
    che debbono essere contemporanee; tutti attendono
    l’adempimento di questa promessa. Nella Bibbia
    gli Ebrei hanno la promessa del Signore degli Eserciti
    e del Messia; nei Vangeli il ritorno di Cristo e di Elia
    è stato promesso.
    Nella religione mussulmana vi è la promessa del Mahdí
    e del Messia, e una promessa analoga si riscontra
    nella fede zoroastriana e nelle altre religioni; ma il riferire
    tutto ciò dettagliatamente richiederebbe troppo tempo.
    Il fatto essenziale è che in tutte le religioni esiste la promessa
    di due Manifestazioni, che verranno susseguendosi
    l’una all’altra.

    Per concludere: nel Libro di Daniele (9:24) dalla ricostruzione
    di Gerusalemme al martirio di Cristo, sono stabilite
    settanta settimane; poiché, col martirio di Cristo, il sacrificio
    è compiuto e l’altare è distrutto. Questa è la profezia
    della manifestazione di Cristo. Queste settanta settimane
    cominciano con la restaurazione e la ricostruzione
    di Gerusalemme, nei cui riguardi quattro editti furono
    emessi da tre re.
    Il primo fu emesso da Ciro nell’anno 536 a.C. ed è
    registrato nel primo capitolo del Libro d’Esdra; il secondo
    editto, riguardante la ricostruzione di Gerusalemme, è
    quello di Dario di Persia nell’anno 519 a.C., registrato
    nel sesto capitolo del Libro d’Esdra. Il terzo è quello di
    Artaserse nel settimo anno del suo regno, cioè nel 457
    a.C., registrato nel settimo capitolo del Libro d’Esdra. Il
    quarto è quello di Artaserse nell’anno 444 a.C., registrato
    nel secondo capitolo di Neemia.
    Ma Daniele si riferisce specificamente al terzo editto,
    che fu emesso nell’anno 457 a.C. Settanta settimane corrispondono
    a 490 giorni; ogni giorno, secondo il testo
    del Libro, è in realtà un anno.
    Infatti, nella Bibbia è detto: «Il giorno del Signore è
    un anno» (Numeri 14:34).
    Perciò 490 giorni sono 490 anni. Il terzo editto
    di Artaserse fu emesso quattrocentocinquantasette anni
    prima della nascita di Cristo, e Cristo quando fu martirizzato
    e ascese al cielo aveva 33 anni. Se addizionate 33
    a 457, il risultato è 490, ossia il tempo predetto da Daniele
    per la manifestazione di Cristo.
    Ma nel 25° versetto del 9° capitolo del Libro di Daniele,
    ciò è espresso in altro modo e cioè, come sette settimane
    e sessantadue settimane, il che in apparenza differisce
    dal primo detto. Molti sono rimasti perplessi davanti
    a queste differenze, cercando di conciliare queste
    due affermazioni. Come può esser giusto il calcolo di
    settanta settimane in un detto e quello di sessantadue settimane
    e sette settimane in un altro? Le due affermazioni
    non concordano.
    Però Daniele fa menzione di due date. Una di queste
    date comincia con l’ordine di Artaserse a Esdra di ricostruire
    Gerusalemme; queste sono le settanta settimane
    che finirono con l’ascensione di Cristo, quando, con il
    suo martirio, cessarono il sacrificio e l’offerta.
    Il secondo periodo, che si trova nel 26° versetto, significa
    che, dalla fine della ricostruzione di Gerusalemme,
    fino all’ascensione di Cristo, passeranno sessantadue
    settimane; le sette settimane sono la durata della ricostruzione
    di Gerusalemme che richiese quarantanove anni;
    se addizionate queste sette settimane a sessantadue
    settimane, avete sessantanove settimane, e nell’ultima
    settimana (69-70) ebbe luogo l’ascensione di Cristo.
    Così le settanta settimane vengono completate e non v’è
    più contraddizione.
    Ora che la manifestazione di Cristo è stata provata
    dalle profezie di Daniele, documenteremo le manifestazioni
    di Bahá’u’lláh e del Báb. Fino a ora abbiamo soltanto
    fatto menzione di prove logiche; ora parleremo delle
    prove tradizionali.
    Nell’ottavo capitolo del Libro di Daniele, versetto
    13°, è detto: “E io udii un santo che parlava; e un altro
    santo disse a quello che parlava: "Fino a quando durerà il
    sacrificio continuo e il misfatto che crea il deserto? Fino
    a quando il luogo santo e l’esercito saranno esposti a esser
    calpestati?". Egli mi disse: (v. 14) “Fino a duemila
    trecento giorni, di sera e mattina; poi il santuario verrà
    purificato”. (v. 17) “Ed egli mi disse... "Questa visione è
    per il tempo della fine"”. Il che significa: quanto dureranno
    questa sventura, questa rovina, questa umiliazione
    e degradazione? Quando verrà l’alba della Manifestazione?
    Allora egli rispose: “Fino a duemilatrecento giorni
    di sera e mattina; poi il santuario sarà purificato”. Il
    significato di questo passo è che Egli stabilisce 2.300
    anni, poiché secondo la Bibbia ogni giorno è un anno.
    Ora, dalla data della pubblicazione dell’editto di Artaserse
    per la ricostruzione di Gerusalemme, fino al giorno
    della nascita di Cristo, corrono 456 anni, e dalla nascita
    di Cristo fino al giorno della manifestazione del Báb vi
    sono 1844 anni. Se addizionate 456 anni a 1844 il risultato
    è 2300 anni. Cioè, l’adempimento della visione di
    Daniele avvenne nell’anno 1844 d.C., anno che è appunto
    quello della manifestazione del Báb, secondo il testo
    del Libro di Daniele. Osservate come il testo determina
    chiaramente l’anno della manifestazione; non vi potrebbe
    essere profezia più evidente di questa.

    In Matteo, capitolo 24 versetto 3, Cristo dice chiaramente
    che quello che Daniele intendeva con questa
    profezia, era la data della manifestazione; ecco il versetto:
    “Poi essendosi egli posto a sedere sul monte degli Ulivi,
    i discepoli gli si accostarono dicendo: "Dicci, quando
    avverranno queste cose, e quale sarà il segno della tua
    venuta e della fine del mondo?". Una delle spiegazioni
    che egli dette loro fu questa: (v. 15) "Quando avrete veduto
    l’abominazione della desolazione, della quale ha
    parlato il Profeta Daniele, posta nel luogo santo (chi legge
    intenda)"». Con questa risposta egli si riferiva
    all’ottavo capitolo del Libro di Daniele, dicendo che
    chiunque lo legge comprenderà che è questo il tempo di
    cui si parla. Considerate quanto chiaramente si parli della
    manifestazione del Báb nel Vecchio Testamento e nei
    Vangeli.
    Per concludere, spieghiamo ora la data della manifestazione
    di Bahá’u’lláh secondo la Bibbia. La data
    dell’avvento di Bahá’u’lláh è calcolata secondo gli anni
    lunari dalla missione e l’egira [«Egira», dall’arabo hijra significa migrazione
    (di Muḥammad da Mecca a Medina) (N.d.T.)] di Muḥammad, perché la
    religione mussulmana considera l’anno lunare, che viene
    seguito anche per quanto riguarda tutti i comandamenti
    del culto.
    In Daniele, capitolo 12, versetto 6, è detto: “E uno di
    essi disse all’uomo vestito di lino, che era sopra le acque
    del fiume: "Quando sarà infine il compimento di queste
    meraviglie?". (v. 7) E io udii l’uomo vestito di lino, che
    stava fra le acque del fiume, il quale alzata la mano destra,
    e la sinistra al cielo, giurò, per Colui che vive in eterno,
    che tutte queste cose sarebbero compiute infra un tempo,
    due tempi e la metà d’un tempo, e che quando la forza
    del popolo santo fosse interamente spezzata, “allora tutte
    queste cose si compiranno”.
    Poiché ho già spiegato il significato dell’espressione
    “un giorno”, non sarà necessario farlo ulteriormente; ricorderemo
    brevemente che ogni giorno del Padre conta
    per un anno e che, poiché ogni anno consta di dodici
    mesi, tre anni e mezzo fanno quarantadue mesi, ossia
    1260 giorni. Il Báb, precursore di Bahá’u’lláh, apparve
    nell’anno 1260 dell’Egira di Muḥammad, secondo i calcoli
    da parte islamica.
    Più oltre, nel versetto 11, è detto: “Ora dal tempo che
    sarà soppresso il sacrificio continuo e l’abominazione
    avrà creato il deserto, passeranno milleduecentonovanta
    giorni. Beato chi aspetta e giungerà a milletrecentotrentacinque
    giorni!”.
    L’inizio di questo computo lunare va dal giorno della
    proclamazione dello stato profetico di Muḥammad nel
    paese di Hijáz, che avvenne tre anni dopo la sua missione;
    perché all’inizio lo stato profetico di Muḥammad fu
    tenuto segreto, e nessuno lo sapeva tranne Khadíjah e
    Ibn-Naufal [Waraqat-ibn-Naufal, cugino di Khadíjah].
    Esso fu annunciato dopo tre anni. E Bahá’u’lláh,
    nell’anno 1290 dalla proclamazione della missione
    di Muḥammad, rese nota la Sua manifestazione.
    [L’anno 1290 dalla proclamazione della missione di Muhammad era
    l’anno 1280 dell’Egira, o il 1863-1864 della nostra era. Fu in questa epoca
    (Aprile 1863) che Bahá’u’lláh, nel lasciare Baghdád per Costantinopoli, dichiarò
    a quelli che lo circondavano che Egli era la Manifestazione annunciata
    dal Báb. È questa dichiarazione che i Bahá’í celebrano con la Festa del
    Riḍván, essendo questo il nome del giardino all’ingresso della città, dove
    Bahá’u’lláh soggiornò durante dodici giorni e dove fece la Sua dichiarazione.]
    Fate l'amore, non la guerra.
    Lavorare tutti, lavorare meno.
Working...