Interpretazione del capitolo 11 dell’Apocalisse da parte di ‘Abdu’l-Bahà. I parte.

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    • 31/12/16
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    #1

    Interpretazione del capitolo 11 dell’Apocalisse da parte di ‘Abdu’l-Bahà. I parte.

    Da Le lezioni di San Giovanni d’Acri:

    11 Commento all’undicesimo capitolo della rivelazione di S. Giovanni. (Testo completo).

    Al principio dell’undecimo capitolo della rivelazione
    di S. Giovanni è detto: “Poi mi fu data una canna, simile
    a una verga. E l’angelo si presentò a me dicendo: "Levati
    e misura il tempio di Dio, e l’altare, e quelli che adorano
    in esso; ma tralascia il cortile fuori del tempio e non misurarlo,
    poiché è stato dato ai Gentili ed essi calcheranno
    la santa città per lo spazio di 42 mesi"».
    Questa canna è l’uomo perfetto paragonato ad una
    canna e la portata del paragone è questa: Come l’interno
    di una canna, quando è vuota e libera di tutto, può produrre
    melodie meravigliose, dato che il suono e le melodie
    non provengono dalla canna stessa ma dal flautista
    che la suona, così il cuore santificato di quest’essere
    benedetto è libero e vuoto di tutto eccetto Dio, puro ed esente
    da legami con qualsiasi condizione umana ed è il
    compagno dello Spirito Divino. Tutto ciò che pronunzia
    non viene da lui, ma dal vero flautista ed è quindi
    d’ispirazione divina. Ecco perché esso è paragonato a
    una canna e questa canna è come un bastone, cioè l’aiuto
    d’ogni impotente e il sostegno degli esseri umani. La
    canna è il bastone del Pastore Divino, col quale Egli guida
    il Suo gregge verso i pascoli del Regno.
    Poi è detto: “E l’Angelo si presentò a me dicendo:
    - Levati e misura il tempio di Dio; e l’altare e quelli che
    adorano in esso -”, cioè paragona e misura; misurare è
    scoprire la proporzione. Così l’Angelo disse: “Confronta
    il tempio di Dio, e l’altare e coloro che l’adorano in esso”;
    cerca cioè qual è la loro vera condizione e scopri in
    quale grado ed in quale situazione essi si trovino, e quali
    condizioni, perfezioni, condotta e qualità posseggano, e
    apprendi i misteri di quelle anime che dimorano nel Santo
    dei Santi in purezza e santità. "Ma tralascia il cortile
    fuori del tempio e non misurarlo; poiché è stato
    dato ai Gentili". Al principio del VII secolo dell’era cristiana,
    quando Gerusalemme fu conquistata, il Santo dei
    Santi, cioè il tempio che Salomone aveva edificato, venne
    apparentemente risparmiato; ma al di fuori del Santo
    dei Santi, il “cortile esterno” fu preso e dato ai Gentili.
    “Ed essi calcheranno la santa città per lo spazio di 42
    mesi”, equivalente a 1260 giorni ed essendo ogni giorno
    equivalente a un anno, con questo calcolo si giunge a
    1260 anni, durata del ciclo coranico.
    Poiché secondo i testi del Libro Sacro ogni giorno
    equivale a un anno, come è chiaramente detto nel quarto
    capitolo, versetto 6, di Ezechiele: “E porta l’iniquità del
    la casa di Giuda per 40 giorni; io ti ordino un giorno per
    un anno”.
    Queste profezie hanno inizio al tempo dell’apparizione
    dell’islam, quando Gerusalemme venne calpestata,
    il che significa che fu disonorata. Ma il Santo dei
    Santi fu risparmiato, protetto e rispettato, e questi avvenimenti
    durarono fino al 1260. Questi 1260 anni costituiscono
    una profezia che si riferisce alla manifestazione
    del Báb, (il precursore) di Bahá’u’lláh, che ebbe luogo
    nell’anno 1260 dell’Egira di Muḥammad e, dato che il
    periodo di 1260 anni è terminato, Gerusalemme, la Città
    Santa, si avvia a ridiventare prospera, popolata e fiorente.
    Tutti coloro che hanno visto Gerusalemme 60 anni fa
    e che la vedono ora, riconoscono come essa sia tornata a
    essere popolata e fiorente e come, ancora una volta, sia
    rispettata.
    Tale è il significato apparente dei versetti della Rivelazione
    di S. Giovanni; ma essi hanno anche una interpretazione
    e un significato simbolico. La legge di Dio
    consta di due parti; una è la base fondamentale che comprende
    tutte le cose spirituali, che si riferisce, cioè, alle
    virtù spirituali e alle qualità divine, e non muta né si modifica;
    è il Santo dei Santi che è l’essenza della legge di
    Adamo, di Noè, di Abramo, di Mosé, di Cristo, di
    Muḥammad, del Báb e di Bahá’u’lláh, che dura ed è stabilita
    in tutti i cicli profetici. Questa legge non sarà mai
    abrogata, poiché essa è verità spirituale e non materiale; è
    la fede, la sapienza, la certezza, la giustizia, la pietà, la
    virtù, la fiducia, l’amore di Dio, la pace interiore, la purezza,
    l’abnegazione, l’umiltà, la dolcezza, la pazienza,
    la costanza. Mostra pietà per i poveri, protegge gli oppressi,
    dona ai miseri e rialza i caduti. Queste qualità divine,
    questi comandamenti eterni non saranno mai aboliti;
    anzi dureranno e saranno stabiliti per sempre. Queste
    virtù dell’umanità si rinnoveranno in ognuno dei differenti
    cicli poiché, alla fine di ogni ciclo, la Legge spirituale
    di Dio, cioè le virtù umane, scompaiono e soltanto
    ne sussiste la forma. Così presso gli Ebrei, alla fine del
    ciclo di Mosé, che coincide con la manifestazione cristiana,
    la Legge di Dio scomparve e rimase soltanto una
    forma senza spirito. Il Santo dei Santi si allontanò da loro;
    ma il cortile fuori di Gerusalemme - che è l’espressione
    usata per la forma della religione - cadde nelle mani
    dei Gentili. Allo stesso modo i princìpi fondamentali
    della religione di Cristo, che costituiscono le virtù sublimi
    dell’umanità, sono scomparsi e la sua forma è rimasta
    nelle mani del clero e dei preti. Così pure i fondamenti
    della religione di Muḥammad sono scomparsi, ma
    la forma è rimasta nelle mani degli ‘ulamá ufficiali.
    Questi fondamenti della Religione di Dio, che sono
    spirituali e costituiscono le virtù dell’umanità, non possono
    essere abrogati; essi sono immutabili ed eterni e si
    rinnovano col ciclo di ogni profeta.
    La seconda parte della Religione di Dio, che si riferisce
    al mondo materiale e comprende il digiuno, la preghiera,
    gli esercizi del culto, il matrimonio, il divorzio,
    l’abolizione della schiavitù, i processi legali, le transazioni,
    le indennità per omicidio, violenze, ladrocinio e
    oltraggi, questa parte della Legge di Dio che si riferisce
    alle cose materiali, viene trasformata in ogni ciclo profetico
    conformemente alle esigenze dei tempi.
    In breve, ciò che s’intende col termine “Santo dei
    Santi” è la legge spirituale che non verrà mai modificata,
    alterata o abrogata, mentre la Città Santa sta a significare
    la legge materiale che può essere abrogata
    ; e questa
    Legge materiale chiamata la Città Santa doveva avere
    una durata di 1260 anni: “E io darò ai miei due testimoni
    - vestiti di sacchi - di profetizzare ed essi profetizzeranno
    1260 giorni”. Questi due testimoni sono Muḥammad, il
    Messaggero di Dio, e ‘Alí, figlio di Abú Tálib. Nel Corano
    è detto che Dio, rivolgendoSi a Muḥammad, il Messaggero
    di Dio, disse: “Noi facemmo di te un testimone,
    un Araldo di buone novelle e un ammonitore”. Cioè: Noi
    ti abbiamo designato come testimone, come apportatore
    di buone novelle e come colui che porterà il fardello della
    collera di Dio. “Testimone” sta per colui la cui testimonianza
    vaglierà gli eventi, e gli ordini di questi due testimoni
    verranno dati per 1260 giorni, ossia per 1260 anni.
    Ora, Muḥammad era la radice e ‘Alí il ramo, come
    Mosè e Giosuè. È detto che essi sarebbero stati “vestiti
    di sacchi” per indicare che essi, apparentemente, avrebbero
    portato Vecchie vesti e non nuove; in altre parole,
    al principio essi non splenderebbero allo sguardo dei popoli
    né la loro Causa apparirebbe nuova, poiché la Legge
    spirituale di Muḥammad corrisponde a quella di Cristo
    nel Vangelo, e la maggior parte delle sue leggi relative
    alle cose materiali corrispondono a quelle del Pentateuco.
    Tale è il significato della “vecchia veste”.
    Poi è detto: “Questi sono i due ulivi e i due candelieri
    che stanno al cospetto del Signore della terra”. Le
    due anime vengono paragonate a due ulivi, poiché in quel
    tempo ci si serviva dell’olio d’oliva per alimentare le
    lampade. Il significato del testo è: due esseri dai quali si
    sprigiona lo spirito della saggezza di Dio, che è l’origine
    della luce del mondo; queste luci di Dio dovevano irradiarsi
    e splendere e perciò vengono paragonate a due
    candelieri. Il candeliere è la sede della luce che da esso
    si irradia; allo stesso modo la luce della guida divina doveva
    splendere e irradiarsi da queste due anime illuminate.
    Poi è detto: “Essi stanno al cospetto del Signore”, ossia
    essi si sono posti al servizio di Dio, educando le creature
    di Dio, come fecero con le tribù selvagge degli arabi
    nomadi della penisola araba, che educarono in modo tale
    che in quel periodo la civiltà araba raggiunse il più alto
    livello e la sua fama si estese a tutto il mondo. “E se alcuno
    li vuole offendere, fuoco esce dalla loro bocca e divora
    i loro nemici”. Ossia: nessuno può resister loro e se
    una persona volesse sminuire i loro insegnamenti e la loro
    legge, verrebbe avviluppato e sterminato da questa
    stessa legge che esce dalla loro bocca; mentre chiunque
    tentasse di opporsi o far loro del male, o di odiarli, verrebbe
    annientato da un semplice comando uscito dalle
    loro bocche. E così avvenne; tutti i loro nemici furono
    sconfitti, volti in fuga e annientati. Così Dio li assisté
    con chiara evidenza.
    È detto anche: “Costoro hanno podestà di chiudere il
    cielo, sicché non cada la pioggia nel dì della loro profezia”;
    cioè per la durata di quel ciclo essi sarebbero stati
    sovrani. La Legge e gli insegnamenti di Muḥammad e le
    delucidazioni e i commenti di ‘Alí sono un dono celeste;
    se i profeti desiderano elargire questa grazia, hanno il potere
    di farlo. Se non lo desiderano, la pioggia non cadrà;
    in questo caso la pioggia sta per pioggia di grazie.
    Poi è detto: “Hanno, parimenti, potestà sopra le acque
    per convertirle in sangue”, intendendo che il potere profetico
    di Muḥammad fu identico a quello di Mosè e il
    potere di ‘Alí fu identico a quello di Giosuè; se lo volevano,
    essi potevano trasformare le acque del Nilo in sangue
    per gli egiziani e per coloro che li rinnegavano; ciò
    che era ragione di vita per loro, poteva - per chi seguiva
    l’ignoranza e l’orgoglio - diventare cagione di morte.
    Così il regno, la ricchezza e il potere del Faraone e del
    suo popolo, che erano la ragione della vita della nazione,
    divennero, in seguito alla loro opposizione, al loro rifiuto
    e al loro orgoglio, una ragione di morte, di distruzione,
    di dispersione, di degradazione e di miseria. Perciò i due
    testimoni avevano il potere di distruggere le nazioni.
    Poi è detto: “E di colpire la terra con qualunque malanno
    ogni volta che lo vorranno”; s’intenda con ciò che
    essi avrebbero il potere e la forza materiale necessaria
    per educare anche i malvagi, gli oppressori e i tiranni;
    poiché Dio aveva concesso a questi due testimoni un potere
    tanto esteriore quanto interiore per educare ed emendare
    gli arabi nomadi, feroci, sanguinari e tiranni,
    che vivevano come bestie da preda.

    ‘Abdu’l-Bahà identifica i due testimoni di Apocalisse 11 con Maometto e Alì. Io li ho identificati con Enoc ed Elia. Ovviamente l'interpretazione di tutto il capitolo cambia a seconda di chi abbia ragione. Nel mio caso i tempi delle testimonianze sarebbero letterali, non diluiti in 1260 anni.
    ‘Abdu’l-Bahà non ha mai detto di aver ricevuto rivelazioni dirette da Dio, per cui non siamo obbligati a credere ciecamente a tutto ciò che afferma, pure se contiene un'infinita saggezza e grande intelligenza, che si manifestano anche in questa interpretazione.
    Fate l'amore, non la guerra.
    Lavorare tutti, lavorare meno.
Working...