Vangelo di Marco

Collapse
X
 
  • Ora
  • Show
Clear All
new posts
  • crepuscolo
    Opinionista
    • 08/10/07
    • 24570

    #1

    Vangelo di Marco

    Il vangelo di Marco, secondo la maggior parte dei critici, fu composto tra il 65 ed il 75.

    In seguito agli studi di B. Reicke e J.A.T. Robinson, non sembra sostenibile per la composizione di Marco una data posteriore alla distruzione di Gerusalemme (70 d.C.).
    D’altra parte la proposta avanzata da J. O’Callaghan nel 1972 di identificare il frammento di papiro della grotta n.7 di Qumran, noto con la sigla 7Q5, con Mc 6,52-53, se fosse certa obbligherebbe a datare il vangelo di Marco prima dell’anno 50. Detta proposta è stata rivista da C.P. Thiede nel 1989, arrivando alla conclusione che gli argomenti di O’Callaghan sono solidamente fondati. All’identica conclusione si giunse nel simposio celebrato su questa questione, nell’ottobre del 1991, presso l’università cattolica di Eichstadt.


    Ma, indipendentemente dall’affermazione di O’Callaghan, la datazione molto anticipata di Marco si impone per i seguenti dati forniti dallo stesso vangelo.

    1) Il vangelo si chiude suggerendo che Pietro, come gli altri discepoli, essendo ancora attaccati alle categorie del giudaismo, non ha ancora compreso l’universalità della missione cristiana; per questo non si è ancora incontrato in Galilea con Gesù resuscitato (Mc 16,7-8) [ Tutti ammettono che Mc 16,9-20 costituisce un’aggiunta posteriore, dovuta ad una mano diversa da quella dell’evangelista e che, probabilmente fu realizzata nei primi decenni del II secolo , cfr. Gnilka, La finale de l’Evangile de Marc ]. Quindi, quando viene scritto il vangelo, non c’è ancora stato quel cambiamento di mentalità che, secondo gli Atti, Pietro sperimentò dopo la conversione di Cornelio (At 10,1-11,17) e che sfociò nella rottura con le attese nazionalistiche dei giudei (A 12.11). Il deciso intervento di Pietro nell’assemblea di Gerusalemme a favore dell’integrazione nella comunità dei pagani convertiti al cristianesimo, in condizioni di parità con i giudeo-credenti e senza dover loro imporre, come pretendevano i giudaizzanti, né la circoncisione né l’osservanza della Legge (At 15,1-11), dimostra che in lui è avvenuto questo cambiamento. Poiché tale assemblea fu celebrata tra il 49 ed il 50, il vangelo di Marco, che non conosce ancora il cambiamento avvenuto in Pietro, fu necessariamente composto prima di tale data.

    2) Dall’analisi di Marco si deduce che il suo autore è un deciso sostenitore dell’integrazione nella comunità cristiana, senza alcun tipo di subordinazione, dei giudei esclusi dall’Israele istituzionalizzato e dei gentili; non solo non condivide le tesi giudaizzanti sostenute dalla comunità di Gerusalemme, ma è molto critico nei confronti di esse, fino al punto di dire che i seguaci di Gesù provenienti dal giudaismo (= i discepoli, i Dodici) non hanno capito il mistero racchiuso nella sua persona né le implicazioni del suo messaggio. Quindi, quando Marco viene scritto, la polemica tra credenti provenienti dal giudaismo e quelli del paganesimo o, in pratica, equiparati ai pagani, era ormai arrivata al suo punto critico. Il vangelo riflette, quindi, una problematica che rispecchia un’epoca molto primitiva del cristianesimo, senz’altro precedente alla distruzione di Gerusalemme.

    3) Marco è l’unico vangelo nel quale vengono ricordati tre volte gli erodiani e sempre insieme ai farisei (3,6; 8,15; 12,13). La prima di queste menzioni (3,6), che presenta i farisei che si alleano con gli erodiani per cercare il modo di farla finita con Gesù, risulta stranissima dal punto di vista storico, data la profonda inimicizia esistente tra i farisei e la casa reale di Erode [ Espressione di questa inimicizia fu il rifiuto dei farisei di prestare giuramento di fedeltà ad Erode ]. Ma sembra riflettere la situazione creatasi durante il breve regno di Erode Agrippa I (41-44 d.C.), unico periodo storico nel quale la casa di Erode poté contare sull’appoggio e sulle simpatie dei farisei. E’ logico, quindi, dedurre che la sua opera fu scritta durante quel periodo.

    4) Da Mc 13,9bc.12-13a si deduce chiaramente che l'evangelista non ha esperienza di una condanna dei discepoli di Gesù per iniziativa dei tribunali civili. In questi versetti annuncia il destino che attende i discepoli per la loro adesione a Gesù: saranno perseguitati dai loro stessi compatrioti o concittadini giudei, i quali, dopo averli condannati, li faranno comparire di fronte ai tribunali civili, ottenendone la condanna a morte. Non esiste quindi in Marco il minimo indizio della persecuzione scatenata contro i cristiani al tempo di Nerone; il vangelo conosce la persecuzione a morte messa in atto dalle istanze ufficiali giudaiche, ma viene scritto in un periodo in cui il cristianesimo non era ancora considerato un pericolo per le autorità civili dell'impero. Bisognerebbe quindi farlo risalire alla prima fase dell'espansione del cristianesimo.

    5) Mc 13,14b-16.21-22 raccoglie le esortazioni di Gesù rivolte ai suoi seguaci. La prima (13,14b-16) deve essere necessariamente anteriore alla distruzione di Gerusalemme ed al momento in cui si consumò l’assedio alla città, perché in quel caso la fuga verso i monti, raccomandata all’inizio dell’esortazione (v.14b), sarebbe stata impossibile, dal momento che la prima cosa che fecero i romani fu proprio quella di occupare le alture (Conzelmann). La seconda esortazione (13,21-22) invita i discepoli a non lasciarsi ingannare da quelli che, di fronte alla visione dell’avvenimento descritto in 13,14a, annunciano l’arrivo del Messia restauratore della gloria d’Israele; questa esortazione esclude che Marco abbia potuto scrivere dopo la guerra dei giudei contro Roma, dal momento che tutte le speranze di un intervento speciale di Dio che avrebbe salvato la nazione, attraverso il suo Messia svanirono con la sconfitta e ricomparvero solo al tempo di Adriano [ Quando durante la grande rivolta degli anni 132-135 Simone Bar Kokhba fu riconosciuto come Messia da rabbi Akiba]. Entrambe le esortazioni si fondano sulla visione, da parte dei discepoli, dell’’”esecrabile devastazione”, che si trova dove non avrebbe dovuto essere (13,14a). Questo avvenimento, descritto in termini enigmatici, si riferisce certamente all’invasione della Palestina da parte dell’esercito romano. Per rendere compatibile questa invasione con i dati che finora abbiamo raccolto dal vangelo stesso occorrerebbe metterla in relazione con la situazione creatasi alla fine del regno di Caligola, quando l’imperatore, nell’inverno del 39/40 ordinò al suo legato di Siria di erigergli una statua nel tempio di Gerusalemme. A quel punto, il conflitto con Roma apparve inevitabile e non scoppiò solo perché l’imperatore fu assassinato (24 gennaio del 41). Ma le tensioni con Roma continuarono durante il regno di Erode Agrippa I (41-44), durante il quale si riaccesero i sentimenti nazionalistici e le speranze messianiche (Schurer). Marco può benissimo essere stato scritto in tali circostanze, quando ancora era vivo nella memoria di tutti il ricordo di quanto era accaduto con Caligola e tutto lasciava prevedere che il confronto con Roma non avrebbe tardato a prodursi.
    Last edited by crepuscolo; 01-03-2020, 15:03.
  • xmanx
    Opinionista
    • 10/10/11
    • 2782

    #2
    @Crepuscolo

    Ci sono molte imprecisioni nella tua ricostruzione.
    Una su tutte:

    Mc 13,14b-16.21-22 raccoglie le esortazioni di Gesù rivolte ai suoi seguaci. La prima (13,14b-16) deve essere necessariamente anteriore alla distruzione di Gerusalemme ed al momento in cui si consumò l’assedio alla città, perché in quel caso la fuga verso i monti, raccomandata all’inizio dell’esortazione (v.14b), sarebbe stata impossibile, dal momento che la prima cosa che fecero i romani fu proprio quella di occupare le alture (Conzelmann).

    Marco conosce bene l'assedio di Gerusalemme perchè il suo vangelo venne scritto proprio in quel periodo.
    Ma Marco NON E' a Gerusalemme (il suo vangelo fu scritto molto probabilmente a Roma) e quindi non può conoscere in dettaglio il fatto che i romani occuparono le alture. A meno che Tito, al suo ritorno a Roma, non abbia convocato Marco per riferirglielo.
    Quindi l'affermazione che da tale inconguenza si deduce che il suo vangelo è stato scritto PRIMA dell'assedio di Gerusalemme non ha nè capo nè coda.

    E non ha nè capo nè coda anche l'altra affermazione:
    La seconda esortazione (13,21-22) invita i discepoli a non lasciarsi ingannare da quelli che, di fronte alla visione dell’avvenimento descritto in 13,14a, annunciano l’arrivo del Messia restauratore della gloria d’Israele; questa esortazione esclude che Marco abbia potuto scrivere dopo la guerra dei giudei contro Roma, dal momento che tutte le speranze di un intervento speciale di Dio che avrebbe salvato la nazione, attraverso il suo Messia svanirono con la sconfitta e ricomparvero solo al tempo di Adriano

    Marco non pensava affatto che l'arrivo del Messia avrebbe restaurato la gloria d'Israele. Marco ha basato il suo vangelo sull'insegnamento di Paolo: l'arrivo del Messia avrebbe causato la fine del mondo e l'inizio di una nuova era col regno di dio in una Terra "trasfigurata". Nella teologia di Marco (che riprende quella di Paolo) l'avvento del Messia NON HA lo scopo di restaurare la gloria terrena di Israele.

    La teologia di Marco riprende i concetti base della teologia di Paolo. Ed è per questo motivo che il vangelo di Marco fu scritto DOPO la morte di Paolo (per riprenderne e tramandarne gli insegnamenti e la teologia). Paolo morì a Roma tra il 64 e il 67. La guerra giudaica con la distruzione del Tempio avvenne tra il 66 e il 70. Il vangelo di Marco si colloca in questo arco temporale.
    Marco scrisse il suo vangelo a Roma e ben conosceva sia l'assedio in corso a Gerusalemme (senza però conoscerne i dettagli militari) e sia le recenti persecuzioni subite a Roma dai cristiani ad opera di Nerone. Come anche conosceva le persecuzioni subite dai cristiani ad opera delle gerarchie religiose ebraiche in giro per l'impero.
    Lo stagista.
    Apprendista stregone.

    Comment

    • crepuscolo
      Opinionista
      • 08/10/07
      • 24570

      #3
      Originariamente Scritto da xmanx Visualizza Messaggio
      @Crepuscolo

      Ci sono molte imprecisioni nella tua ricostruzione.
      Una su tutte:

      Mc 13,14b-16.21-22 raccoglie le esortazioni di Gesù rivolte ai suoi seguaci. La prima (13,14b-16) deve essere necessariamente anteriore alla distruzione di Gerusalemme ed al momento in cui si consumò l’assedio alla città, perché in quel caso la fuga verso i monti, raccomandata all’inizio dell’esortazione (v.14b), sarebbe stata impossibile, dal momento che la prima cosa che fecero i romani fu proprio quella di occupare le alture (Conzelmann).

      Marco conosce bene l'assedio di Gerusalemme perchè il suo vangelo venne scritto proprio in quel periodo.
      Sei l'unico tra gli studiosi a sostenerlo, io mi rifaccio a loro, non l'ho mica inventato, e le motivazioni che ho evidenziato sono evidenti, rileggile bene, le hai pure riportate.

      Comment

      • crepuscolo
        Opinionista
        • 08/10/07
        • 24570

        #4
        Originariamente Scritto da xmanx Visualizza Messaggio
        @Crepuscolo

        Ci sono molte imprecisioni nella tua ricostruzione.
        Una su tutte:



        E non ha nè capo nè coda anche l'altra affermazione:
        La seconda esortazione (13,21-22) invita i discepoli a non lasciarsi ingannare da quelli che, di fronte alla visione dell’avvenimento descritto in 13,14a, annunciano l’arrivo del Messia restauratore della gloria d’Israele; questa esortazione esclude che Marco abbia potuto scrivere dopo la guerra dei giudei contro Roma, dal momento che tutte le speranze di un intervento speciale di Dio che avrebbe salvato la nazione, attraverso il suo Messia svanirono con la sconfitta e ricomparvero solo al tempo di Adriano

        Marco non pensava affatto che l'arrivo del Messia avrebbe restaurato la gloria d'Israele.
        Infatti Marco segue l'esortazione di Gesù a non farsi ingannare, ed esorta a non farsi ingannare dai falsi Messia, se l'avesse scritto dopo, a sconfitta avvenuta, che senso avrebbe?
        Forse non hai afferrato ciò che ho espresso.

        Comment

        • xmanx
          Opinionista
          • 10/10/11
          • 2782

          #5
          Originariamente Scritto da crepuscolo Visualizza Messaggio
          Infatti Marco segue l'esortazione di Gesù a non farsi ingannare, ed esorta a non farsi ingannare dai falsi Messia, se l'avesse scritto dopo, a sconfitta avvenuta, che senso avrebbe?
          Forse non hai afferrato ciò che ho espresso.
          In realtà, con la prima guerra giudaica (66-70) gli ebrei non vennero espulsi dalla palestina. Quindi il senso c'è eccome. Tanto è vero che le attese messianiche (intese come ricostituzione del regno di isreale) proseguirono. Proseguirono con la seconda guerra giudaica (115-117) e poi con la terza guerra giudaica (132-135). Solo DOPO la terza guerra giudaica gli ebrei vennero espulsi da Gerusalemme e gli ebrei persero definitivamente la speranza dell'avvento di un messia che avrebbe ricostituito il regno di israele.
          Quindi...quanto da te riportato varrebbe come considerazione ma solo DOPO la terza guerra giudaica....non certo dopo la prima guerra giudaica (quella conosciuta da Marco), quando le attese messianiche (ricostituizione del regno di isreale) erano ancora ben vive nonostante la sconfitta e la distruzione del Tempio (attese messianiche che portarono alla seconda e poi alla terza guerra giudaica).
          Last edited by xmanx; 01-03-2020, 18:05.
          Lo stagista.
          Apprendista stregone.

          Comment

          • xmanx
            Opinionista
            • 10/10/11
            • 2782

            #6
            Originariamente Scritto da crepuscolo Visualizza Messaggio
            Sei l'unico tra gli studiosi a sostenerlo, io mi rifaccio a loro, non l'ho mica inventato, e le motivazioni che ho evidenziato sono evidenti, rileggile bene, le hai pure riportate.
            Non sono affatto l'unico tra gli studiosi a sostenerlo. Anzi. Direi che la maggioranza degli studiosi è concorde nel datare il vangelo di Marco tra il 65 e il 70.
            Lo stagista.
            Apprendista stregone.

            Comment

            • crepuscolo
              Opinionista
              • 08/10/07
              • 24570

              #7
              Originariamente Scritto da xmanx Visualizza Messaggio
              @Crepuscolo

              Ci sono molte imprecisioni nella tua ricostruzione.
              Una su tutte:

              Marco ha basato il suo vangelo sull'insegnamento di Paolo
              E' qui che ti sbagli.
              La testimonianza più antica del vangelo di Marco proviene da Papia (intorno al 140), vescovo di Ierapoli, e si trova nella sua opera "Esegesi delle parole del Signore".
              Importanti frammenti di quest'opera li conosciamo attraverso la "Storia Ecclesiastica di Eusebio di Cesarea. Il brano che interessa il nostro argomento dice così: "E l'Anziano disse anche questo: Marco, diventato interprete di Pietro, scrisse accuratamente tutto ciò che ricordava delle cose dette e fatte dal Signore, ma senza ordine. Egli non aveva ascoltato il Signore né era stato suo discepolo, ma, più tardi, come già dissi, era stato discepolo di Pietro che adattava il suo insegnamento alle necessità (degli uditori), ma non aveva intenzione di fare un'esposizione ordinata dei detti del Signore. Così che, Marco non commise errori nel riferire le cose esattamente come le ricordava, perché la sua unica preoccupazione fu di non omettere nulla di ciò che aveva udito, e di non adulterare nulla".
              Il Presbitero (l'Anziano) di cui si parla nel testo viene generalmente identificato con Giovanni il Presbitero, un efesino contemporaneo di Papia, anche se più anziano di lui.

              Comment

              • crepuscolo
                Opinionista
                • 08/10/07
                • 24570

                #8
                Originariamente Scritto da xmanx Visualizza Messaggio
                In realtà, con la prima guerra giudaica (66-70) gli ebrei non vennero espulsi dalla palestina. Quindi il senso c'è eccome. .
                E quale sarebbe il senso per datare dopo il 70? Non riesco a capire il nesso tra le espulsioni e gli ammonimenti.
                La prima esortazione spinge a fuggire senza indugio dalla Giudea quando ci si accorgerà della presenza del devastatore, perché per Gerusalemme non c'è speranza di salvezza. Al momento dell'invasione sarà l'unica reazione appropriata.
                Last edited by crepuscolo; 01-03-2020, 18:20.

                Comment

                • xmanx
                  Opinionista
                  • 10/10/11
                  • 2782

                  #9
                  Originariamente Scritto da crepuscolo Visualizza Messaggio
                  E' qui che ti sbagli.
                  La testimonianza più antica del vangelo di Marco proviene da Papia (intorno al 140), vescovo di Ierapoli, e si trova nella sua opera "Esegesi delle parole del Signore".
                  Importanti frammenti di quest'opera li conosciamo attraverso la "Storia Ecclesiastica di Eusebio di Cesarea. Il brano che interessa il nostro argomento dice così: "E l'Anziano disse anche questo: Marco, diventato interprete di Pietro, scrisse accuratamente tutto ciò che ricordava delle cose dette e fatte dal Signore, ma senza ordine. Egli non aveva ascoltato il Signore né era stato suo discepolo, ma, più tardi, come già dissi, era stato discepolo di Pietro che adattava il suo insegnamento alle necessità (degli uditori), ma non aveva intenzione di fare un'esposizione ordinata dei detti del Signore. Così che, Marco non commise errori nel riferire le cose esattamente come le ricordava, perché la sua unica preoccupazione fu di non omettere nulla di ciò che aveva udito, e di non adulterare nulla".
                  Il Presbitero (l'Anziano) di cui si parla nel testo viene generalmente identificato con Giovanni il Presbitero, un efesino contemporaneo di Papia, anche se più anziano di lui.
                  Quelle testimonianze non hanno alcuna attendibilità storica perchè provengono da persone che avevano l'interesse a ricondurre i vangeli alla diretta discendenza degli insegnamenti di Pietro.
                  In realtà gli studiosi sono concordi nel ritenere che il vengelo di Marco non venne scritto da Marco. L'autore è ignoto. L'attribuzione a Marco è una attribuzione di parte che non ha nessuna attendibilità storica.
                  Gli storici dicono che il cosiddetto vangelo di Marco venne scritto a Roma, da un autore ignoto appartenente alla comunità di Roma.
                  E il vangelo di Marco recepisce la teologia di Paolo che effettivemente era a Roma.
                  Lo stagista.
                  Apprendista stregone.

                  Comment

                  • xmanx
                    Opinionista
                    • 10/10/11
                    • 2782

                    #10
                    Originariamente Scritto da crepuscolo Visualizza Messaggio
                    E quale sarebbe il senso per datare a posteriori del 70? Non riesco a capire il nesso con le espulsioni e no.
                    Ho solo detto che è falso affermare che dopo la guerra del 70 erano cessate le attese messianiche (ricostituzione del regno di israele). Le attese messianiche c'erano ancora eccome, nel 70...anche se il Tempio era stato distrutto. Solo DOPO la terza guerra giudaica le attese messianiche finirono (a causa della espulsione degli ebrei da Gerusalemme). E non dopo la prima guerra giudaica...come riporti tu nel post di apertura del 3d.
                    Last edited by xmanx; 01-03-2020, 18:21.
                    Lo stagista.
                    Apprendista stregone.

                    Comment

                    • crepuscolo
                      Opinionista
                      • 08/10/07
                      • 24570

                      #11
                      Originariamente Scritto da xmanx Visualizza Messaggio
                      Non sono affatto l'unico tra gli studiosi a sostenerlo. Anzi. Direi che la maggioranza degli studiosi è concorde nel datare il vangelo di Marco tra il 65 e il 70.
                      Evidentemente gli studi più recenti tendono come ho detto abbondantemente, ad anticipare stesura del vangelo di Marco, facendo proprio un esame del vangelo stesso, ma se tu non ritieni validi i motivi esposti io non ho nulla da obbiettare. Non devo mica convincere, ho trovato interessanti certe conclusioni e le ho esposte motivandole.

                      Comment

                      • crepuscolo
                        Opinionista
                        • 08/10/07
                        • 24570

                        #12
                        Originariamente Scritto da xmanx Visualizza Messaggio
                        Ho solo detto che è falso affermare che dopo la guerra del 70 erano cessate le attese messianiche (ricostituzione del regno di israele).
                        Riporto quanto ho scritto:
                        dal momento che tutte le speranze di un intervento speciale di Dio che avrebbe salvato la nazione, attraverso il suo Messia svanirono con la sconfitta e ricomparvero solo al tempo di Adriano [ Quando durante la grande rivolta degli anni 132-135 Simone Bar Kokhba fu riconosciuto come Messia da rabbi Akiba].
                        A me pare chiaro.

                        Comment

                        Working...