Nascita dell'Antico Testamento

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  • crepuscolo
    Opinionista
    • 08/10/07
    • 24570

    #1

    Nascita dell'Antico Testamento

    La tradizione sostiene che a scrivere i primi libri dell’Antico Testamento fu Mosè, nel XIII secolo a.C. durante il travagliato esodo di una popolazione semita del delta del Nilo, che dall’Egitto migrava verso la Palestina. Mosè era il loro capo, nonostante la sua scarsa conoscenza della lingua dei semiti.
    Per ragioni sentimentale, di cui parlò soltanto in termini simbolici nei suoi libri, Mosè desiderava molto trasformare questa gente in una nazione nuova, capace di incarnare i più alti ideali prodotti dalla cultura egizia, che a lui sembravano irrealizzabili sotto il dominio del faraone.
    Così durante la migrazione, Mosè immaginava istituzioni e legge per il suo popolo adottivo; immaginò anche il Dio degli ebrei, facendo risorgere un’antica divinità semitica dimenticata da secoli. E Dio, così narra il libro dell’Esodo, acconsentì e risorse, compiaciuto e combattivo. Parlava con Mosè, sulla cima delle colline; gli dava la forza e lo consigliava.
    Riguardo agli ebrei, che lo amavano ancor meno di quanto amassero Mosè, il Dio consigliò a Mosè di farli rimanere nel deserto fino a che tutta la generazione emigrata dall’Egitto non si fosse estinta, e ci vollero quarant’anni. Durante questi anni Mosè avrebbe deciso di affidare i suoi ideali di civilizzazione al futuro, sotto forma di “ libro della legge “ (Torah).
    I “ libri della legge “ di Mosè, secondo la tradizione furono cinque.
    Nel primo era narrata la natura di Dio, l’origine dell’Universo, della coscienza umana e dell’umanità, e la storia simbolica dei popoli del mondo e degli ebrei in particolare, dal diluvio fino all’asservimento al faraone.
    Gli altri quattro libri (Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio) erano l’autobiografia di Mosè stesso, fitta di digressioni enciclopediche sulla migliore gestione di un futuro stato teocratico ebraico.
    Alla fine del Deuteronomio Mosè narrò anche il suo ultimo discorso agli ebrei e la sua morte solitaria, in cima ad un monte nel deserto, in vista della Terra Promessa, vegliato dal suo Dio.

    Tratto da "La creazione dell'Universo" di Igor Sibaldi.
    Last edited by crepuscolo; 28-03-2021, 15:32.
  • crepuscolo
    Opinionista
    • 08/10/07
    • 24570

    #2
    II

    Gli specialisti ed i più colti lettori dell’Antico Testamento, da Voltaire a Freud, ritengono che questa storia non sia vera. Che lo sia non è dimostrabile, od almeno in modo decisivo, ma di sicuro è bella e verosimile, e soprattutto è molto utile perché mostra con quanta chiarezza la tradizione antica avesse già individuato le caratteristiche fondamentali dei primi libri dell’Antico Testamento, riguardo ai quali gli specialisti moderni brancolano, in gran parte tuttora.

    Tali caratteristiche fondamentali sono:

    1) Quei primi libri erano opera di un egiziano, e precisamente di un egiziano ribelle, il che a quell’epoca, in cui potere politico e potere religioso erano tutt’uno, significava apostata o scismatico.
    I primi libri contenevano dunque quintessenze della sapienza egizia, rielaborate dal loro autore in modo troppo personale perché gli egiziani potessero approvarle; oppure troppo segrete perché se ne tollerasse la divulgazione in Egitto, o probabilmente tutte e due le cose.

    2) Quell’egiziano volle inculcare quelle quintessenze negli ebrei, ma non venne compreso se non da pochissimi seguaci. Evidentemente il modo in cui le comunicava risultava incomprensibile ai più: troppo egizio.
    Nei suoi libri tentò una mediazione, un’assimilazione del pensiero egizio con la forma mentis ebraica. In quale misura quei libri rispecchiarono dell’uno e dell’altra è impossibile saperlo con precisione perché della forma mentis ebraica di quell’epoca non esistono documenti. Ma a giudicare dalla sorte che i libri ebbero nei secoli immediatamente successivi la componente egizia doveva essere preminente. Ciò è verosimile anche per altre due ragioni: l’inevitabile superiorità della cultura egizia sulla cultura di un popolo abbrutito da secoli di schiavitù; e l’enorme difficoltà che avrebbe rappresentato per Mosè rinunciare al sistema di pensiero in cui era stato educato, che ai sapienti egiziani appariva come l’unico modo sensato di ragionare selle realtà visibili ed invisibili. Inoltre i primi libri insistono molto sulla scarsa conoscenza che Mosè aveva dell’ebraico parlato, sulla sua “balbuzie”, sull’incomprensibilità di quel che diceva al popolo.
    La chiave di lettura egizia viene indicata dunque implicitamente dalla tradizione antica come indispensabile per la comprensione di quei primi libri.

    3) I primi libri dell’Antico Testamento sono opera e storia di un uomo che rifiutò i suoi genitori e che non divenne genitore, “padre” del popolo da lui plasmato. Ma in quelle prime pagine Mosè diede al popolo ebraico un’identità nazionale, un Dio ed il rapporto con i padri antichi (i Patriarchi d’Israele, di cui Mosè aveva narrato la storia nel primo libro) che quel popolo non aveva od aveva perduto.
    Mosè non solo era straniero, ma ciò che lo spinse fu comunque un rifiuto dei sui genitori egizi: un avvenimento di tale profondità doveva inevitabilmente imprimersi su tutta quanta la sua opera. E inevitabilmente, nella stessa misura in cui potevano apprendere da Mosè le storie del loro Dio e dei Patriarchi, gli ebrei dovevano assimilare anche, inconsciamente, l’imprinting di quel suo traumatico rifiuto.
    E tale contraddizione, a quanto narra l’Antico Testamento, cominciò da subito a segnare la sorte dei libri di Mosè, la paterna ambizione dei quali venne decisamente rifiutata dagli ebrei. Rimasero a lungo libri chiusi, avvolti su se stessi. Anche questa è un’indicazione di grande importanza per l’interpretazione sia del testo dei libri cosiddetti di Mosè, sia della loro storia nei millenni seguenti.
    Last edited by crepuscolo; 29-03-2021, 11:32.

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    • dietrologo
      • 27/08/08
      • 9716

      #3
      Due post due modifiche , cioè di cosa vogliamo discutere Crep ?

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      • crepuscolo
        Opinionista
        • 08/10/07
        • 24570

        #4
        Credo che lo dica bene il titolo?
        Comunque su qualsiasi idea che abbia un po' di logica sulla composizione ed il significato dei libri di Mosè.
        A parte che per me non sono modifiche ma continuazioni di un eventuale discorso più ampio.
        Sinceramente a me serve, in questo momento di stanca sull'argomento religione e spiritualità, per rinfrescarmi un po' le idee, non so tu come la vedi o che cosa possa aspettarti; se hai una tua idea in merito puoi tranquillamente esporla.
        L'idea inoltre me l'ha fatta venire gillian quando ha parlato della Bibbia ed in particolar modo della creazione.
        Tutto qui.

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        • dietrologo
          • 27/08/08
          • 9716

          #5
          Fatto Crep , ho aperto Antropogenesi che spiega un po'

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          • crepuscolo
            Opinionista
            • 08/10/07
            • 24570

            #6
            Può essere anche vero che l'uomo sia l'immagine di Dio, ma se Dio è così complicato non saprei che immagine venga fuori.

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            • Pazza_di_Acerra
              люблю беспокоиться
              • 09/12/09
              • 28840

              #7
              Sarebbe più sensato dire che Dio è l'immagine dell'uomo e non viceversa.
              semel in anno licet insanire, cotidie melius

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              • crepuscolo
                Opinionista
                • 08/10/07
                • 24570

                #8
                Hai ragione, difficile da definire se l'uomo è un po' complicatuccio.

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                • Pazza_di_Acerra
                  люблю беспокоиться
                  • 09/12/09
                  • 28840

                  #9
                  Per questo la figura di Dio è complicata e assai contradditoria: rispecchia tutte le debolezze e le virtù dell'uomo.
                  semel in anno licet insanire, cotidie melius

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                  • esterno
                    Opinionista
                    • 23/07/14
                    • 1394

                    #10
                    Originariamente Scritto da Pazza_di_Acerra Visualizza Messaggio
                    Sarebbe più sensato dire che Dio è l'immagine dell'uomo e non viceversa.



                    Hai ragione e pensa che quando lo ipotizzo' Feurbach... i fanatici della croce lo bollalorono come l' incarnazione di Belzebu' , degno di essere "Abrusiado" vivo !!

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                    • crepuscolo
                      Opinionista
                      • 08/10/07
                      • 24570

                      #11
                      III

                      I cinque libri non ebbero miglior fortuna del loro autore anche dopo l’occupazione della Terra Promessa.

                      Giosuè, luogotenente e successore di Mosè alla guida del popolo ebraico fece il possibile perché diventassero oggetto di un culto superstizioso; garantì prosperità e grazia divina a chi li avesse letti e meditati, e sventure certissime a chi avesse tentato di dimenticarli.

                      Poco dopo la morte di Giosuè “ gli israeliti avevano cominciato a fare ciò che è male agli occhi del Signore, e servivano i Baal ( le divinità cananee ); avevano abbandonato il Signore, il Dio dei loro padri, che li aveva fatti uscire dal paese d’Egitto, e seguivano altri Dei “ ( Giudici 2, 11-12).

                      Quell’insofferenza per un’autorità paterna ridusse per sei secoli il Dio dei Libri alla stregua dei tanti Dei che Israele assorbiva dalle terre vicine, le quotazione dei quali fluttuavano irregolarmente nella religiosità popolare.

                      Il Dio ebbe un suo periodo di miglior gloria ai tempi di re Davide, che non era figlio di re, e quando divenne re sentì il bisogno di sognare un Padre supremo.

                      Ma del tutto prevedibilmente il figlio di Davide, Salomone, si lasciò invece attirare volentieri dai culti stranieri ed innalzò, oltre al famoso Tempio, una grande quantità di santuari ad Astarte, al Milkom degli Ammoniti, al Kamos del Moabiti, e all’ipnotico Moloch di Innom, il Dio antipaterno per eccellenza, al quale era consuetudine sacrificare i primogeniti e le primogenite.

                      Dei libri di Mosè né Salomone né i re successivi sembravano aver conosciuto granché. Né tantomeno li conosceva il popolo, agli occhi del quale gli ultimi custodi della sapienza mosaica, i profeti, ovvero i mistici, apparivano persone bislacche o un genere particolare di maghi. E quel che sorprende è che anche tra i sacerdoti del Dio si fosse perso, dei libri, persino il ricordo. Il culto che proponevano doveva consistere evidentemente in preghiere, rituali ed offerte: della semplice gestione, cioè d’un sentimento religioso inteso come una sorta di naturale secrezione della coscienza, senza precise teologie, senza specifici precetti, nel quale ciascuno si riteneva libero di immaginarsi il Dio, purché venisse al Tempio ad onorarlo.

                      E così fu fino al tempo di re Giosia, che visse nel VII sec. A. C.

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                      • doxa
                        Opinionista
                        • 30/04/19
                        • 2659

                        #12

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                        • crepuscolo
                          Opinionista
                          • 08/10/07
                          • 24570

                          #13
                          Sembra che ora il mandante si possa raggiungere con il telefonino

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                          • dietrologo
                            • 27/08/08
                            • 9716

                            #14
                            ne metto una anch'io

                            relig.spirit.jpg

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                              Opinionista
                              • 08/10/07
                              • 24570

                              #15
                              Purtroppo con il mare inquinato e la pesca spietata anche la spiritualità andrà a farsi friggere.
                              Last edited by crepuscolo; 01-04-2021, 12:43.

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