Inferi e inferno

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  • doxa
    Opinionista
    • 30/04/19
    • 2659

    #1

    Inferi e inferno

    Inferi o inferno ? sono due luoghi distinti e separati.

    Il sostantivo plurale Inferi deriva dall’aggettivo latino infĕrus (= infero, che sta sotto).

    In ambito cristiano i biblici inferi simboleggiano il luogo del soggiorno dei morti. Vi discese anche Gesù dopo la sua morte sulla croce. La sua catàbasi (= discesa) prima della risurrezione.

    Pietro, nel giorno di Pentecoste, durante un suo discorso agli “uomini di Israele” cita il Salmo 16 per proclamare la risurrezione di Cristo: “Tu non abbandonerai la mia vita negli inferi, né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione” (Atti 2,27; Salmo 16,10).

    Gli inferi non vanno confusi con l’inferno, che è sede della dannazione eterna. Coloro che ci si trovano sono privi della visione di Dio.

    Sinonimi di Inferi sono l’ebraico She’ol, il greco Ade e l’Aralla mesopotamico: luoghi dei morti e delle ombre, soggiorno indifferenziato di tutta l’umanità, di giusti e peccatori.

    La mitologia greca narra che il dio Hádēs (= Plutone) ricevette la sovranità dell’Ade quando l'universo fu diviso con i suoi due fratelli Zeus e Poseidone, che ottennero rispettivamente il regno del cielo e del mare.


    Ade e Cerbero, il cane con tre teste

    L'inferno, invece, è un luogo di sofferenza e di punizione per le anime dei peccatori. Ci sono gli individui reprobi dopo il giudizio finale di Dio. Questo luogo è una allegoria per descrivere lo stato di isolamento e desolazione che viene dalla separazione del peccatore da Dio.

    Lo scrittore francese Georges Bernanos (1888 – 1948) nel suo romanzo “Monsieur Ouine”, pubblicato nel 1943, scrisse: “Si parla sempre del fuoco dell’inferno, ma nessuno l’ha visto. L’inferno è freddo”.

    Ancora Bernanos, nel suo capolavoro “Diario di un curato di campagna” spiega il perché di quel freddo infernale tramite la voce del protagonista: “L’inferno è non amare più”.

    Lucrezio, scrittore di epoca romana (98 a. C. circa – 50 a. C. circa), nel suo “De rerum natura” scetticamente osservava: “I supplizi che dicono ci siano nel profondo Acheronte sono già tutti nella vita” (III, 978-9).

    Altri autori e testi sono citati nel libro titolato “Fuoco e fiamme”, scritto da Matteo Al Kalak, docente di “Storia del cristianesimo e delle Chiese nell’università di Modena e Reggio Emilia.

    L’autore descrive le scene infernali con tutte le spezie stilistiche del racconto, ricostruisce “storia e geografia dell’Inferno”, iniziando con la biblica Genesi e la frase “In principio …”.

    Il realismo descrittivo si miscela con la metafora spirituale.

    Come simbolo teologico dell’Inferno Gesù cita la Geenna, una valle scavata dal torrente Hinnom sul lato meridionale del monte Sion, usata nell’antichità a Gerusalemme come inceneritore dei rifiuti.

    Un capitolo del citato libro di Al Kalak è dedicato alle “porte degli inferi”, che la tradizione fa varcare al Cristo risorto. Tale “immagine” è collegata al passo evangelico riguardante il “primato di Pietro”: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte degli inferi (in greco “dell’Ade) non prevarranno su di essa” (Matteo 16, 18).

    Varcare quelle soglie alla maniera dantesca come monito ai viventi.

    Nel citato libro il capitolo finale è titolato “Quel che resta dell’inferno”… nel nostro tempo.

    Nel Catechismo della Chiesa cattolica, emanato nel 1992, c’è l’appello alla conversione, essendo “la pena principale dell’inferno la separazione eterna da Dio” (n. 1035).

    Ovviamente nell’apparato immaginifico ci sono presenze e istanze molteplici: la figura di Satana, la misericordia divina, l’apparente eccesso della pena infernale in eterno.

    Fin dall’antichità cristiana si scontrano due tesi opposte:

    quella “infernalista”, sostenuta da Agostino vescovo di Ippona, dal teologo Tommaso d’Aquino, secoli dopo dal teologo francese Jehan Cauvin (in Italia conosciuto come Giovanni Calvino), che fu con Lutero il riformatore religioso del cristianesimo protestante nella prima metà del ‘500. Dal suo nome deriva il termine “calvinismo”. Essi affermavano la certezza di un inferno popolato da dannati.

    L’altra tesi, detta dell’apocatastasi, parola polisemica derivata dal sostantivo greco apokatástasis. In ambito religioso e filosofico vuol significare “ritorno allo stato originario”, in senso salvifico: “riconciliazione finale universale”, nel linguaggio teologico “il ristabilimento di ogni cosa nell’ordine voluto da Dio, alla fine dei tempi, per cui l’inferno potrebbe essere vuoto, senza peccatori.

    Nel cristianesimo il concetto è presente in un versetto degli “Atti degli apostoli” (3, 21): “Egli dev'esser accolto in cielo fino ai tempi della restaurazione (apokatastàseos) di tutte le cose, come ha detto Dio fin dall'antichità, per bocca dei suoi santi profeti”.

    Giustizia e misericordia divina sono, quindi, in contrappunto col tentativo di proporre almeno “il dovere di sperare per tutti”.

    Concludo citando lo scrittore cristiano inglese Clive Staples Lewis e il suo libro titolato: “Lettere di Berlicche”, pubblicato nel 1942. L’autore ammoniva “che la via più sicura per l’inferno è quella graduale: la discesa dolce, morbida sotto i piedi, senza svolte improvvise, senza cartelli indicatori”, in pratica senza l’incubo del fuoco e delle fiamme.
  • conogelato
    Candle in the wind

    • 17/07/06
    • 66028

    #2
    La via più sicura per l'Inferno è decidere, scientemente e consapevolmente, di non amare.
    amate i vostri nemici

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    • Vega
      Opinionista

      • 04/05/05
      • 17958

      #3
      Allora sei quasi alla meta!
      Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

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      • doxa
        Opinionista
        • 30/04/19
        • 2659

        #4
        Cono ha scritto

        La via più sicura per l'Inferno è decidere, scientemente e consapevolmente, di non amare.
        Buongiorno Cono, penso che abbia ragione Vega, sei giunto alla meta del non saper “amare il prossimo tuo come te stesso”. Perciò preparati non spiritualmente ma psicologicamente al tuo lontano momento del commiato da questo mondo per andare nell’altro mondo, quello degli inferi e poi dell’inferno. Chi sarà il tuo Virgilio che ti guiderà nell’oltretomba ?

        La mitologia greca narra che l’entrata negli inferi è in una caverna a capo Matapan (detto anche capo Tenaro il punto più a sud della penisola della Maina, in Laconia (Grecia).



        La spelonca è la dimora del dio Hádēs (= Ade, significa invisibile, ed anche oscuro), nome che identifica sia la divinità sia il sotterraneo regno dei morti e delle ombre, denominato Plutone dai Romani.

        Sul promontorio di Capo Matapan gli Spartani costruirono alcuni templi, uno dei quali dedicato a Poseidone. Lo costruirono sopra la caverna d’entrata nell’Ade, di cui oggi restano alcune antiche rovine, inglobate in una successiva chiesa cristiana dai Bizantini, ed è ancora in uso.

        Anche Hádēs aveva una moglie, Persefone, detta anche Kore (figlia di Demetra, patrona della fertilità, dell’agricoltura e delle stagioni), da lui rapita e portata negli inferi per sposarla contro la volontà della ragazza, poi costretta a diventare la regina dell’oltretomba.

        Demetra, disperata, reagì al rapimento della figlia provocando un lungo inverno e la carestia.

        Intervenne Zeus e si giunse ad un accordo: Persefone poteva trascorrere sei mesi con il marito nelle stagioni autunno e inverno e sei mesi sulla Terra con la madre, in primavera e in estate, facendo rifiorire la natura. Poi Persefone, entrò a far parte anche della mitologia romana col nome di Proserpina.

        Per la mitologia romana, invece, l’entrata nell’Ade era vicino il lago di Averno, presso Cuma, nei Campi Flegrei. Virgilio nel VI libro dell’Eneide narra il viaggio dell’eroe Enea insieme alla Sibilla Cumana: "C'era una grotta grande e profonda, protetta da un nero lago e dalle tenebre dei boschi, sulla quale nessun volatile impunemente poteva dirigere il proprio volo con le ali, tali erano le esalazioni che, effondendosi dalla nera apertura, si levavano alla volta del cielo”.

        Approdato a Cuma, l’eroe troiano consulta la sibilla nell’antro vicino il tempio di Apollo e la prega di guidarlo negli Inferi. La sibilla accetta, ma l’eroe deve prima procurarsi il ramo d’oro da offrire in dono a Proserpina.

        Enea, con l’aiuto di Venere, trova in un bosco il ramo d’oro e lo dà alla sibilla. Giunta la notte, e compiuto il sacrificio propiziatorio alle divinità infernali, l’eroe e la sibilla entrano nell’Averno ed iniziano il viaggio verso gli Inferi. Incontrano mostri e simulacri di mali e malattie, arrivano sulla sponda del fiume Acheronte e attendono Caronte, il traghettatore infernale.

        Cono, ma gli inferi del cristianesimo dove sono ubicati ?

        La discesa di Gesù agli Inferi è affermato nel Credo degli apostoli: “Patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte”.

        "Come Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’Uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra" (Mt 12, 40).

        Secondo il “Catechismo della Chiesa Cattolica” (n. 632), “Gesù ha conosciuto la morte come tutti gli uomini e li ha raggiunti con la sua anima nella dimora dei morti. Ma egli vi è disceso come salvatore, proclamando la buona novella agli spiriti che vi si trovavano prigionieri”. Questo è un altro esempio di mitologia cristiana.

        Come già detto, gli inferi sono distinti e diversi dall’Inferno: questo esiste da quando Satana si ribellò con gli altri angeli ribelli a Dio. Sono loro che hanno 'costruito' l'inferno, separandosi da Dio.

        Come concetto l'inferno si espanse col cristianesimo, ma la concezione di 'dannazione' era già conosciuta dagli Ebrei, in modo diverso.
        Last edited by doxa; 15-11-2024, 08:37.

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        • conogelato
          Candle in the wind

          • 17/07/06
          • 66028

          #5
          Osserva questa icona greca dipinta a mano raffigurante la Resurrezione di Cristo. La scena rappresenta la sua vittoria sulla morte. Troviamo nella parte inferiore della scena le porte distrutte e sopra di esse Cristo che si china verso gli uomini. Egli ha nella mano sinistra la croce e ai suoi due lati troviamo Adamo ed Eva inginocchiati. Adamo è preso per il polso da Cristo per poter essere salvato dopo che Egli ha redento l'intera umanità dal peccato originale...

          https://www.holyart.it/it/articoli-r...hoC09IQAvD_BwE

          Adamo ed Eva siamo noi: in pienezza! Sono l'Umanita' intera.
          Discendiamo tutti agli inferi, nel momento della morte. Alcuni vi rimangono per sempre (ed ecco l'Inferno, il luogo della totale assenza perpetua di Dio) altri vengono tratti fuori, impugnati e sollevati da Cristo verso l'Alto (ed ecco il Paradiso e la visione beatifica ed eterna di Dio)
          amate i vostri nemici

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          • doxa
            Opinionista
            • 30/04/19
            • 2659

            #6
            Cono ha scritto

            Discendiamo tutti agli inferi, nel momento della morte. Alcuni vi rimangono per sempre (ed ecco l'Inferno, il luogo della totale assenza perpetua di Dio) altri vengono tratti fuori, impugnati e sollevati da Cristo verso l'Alto (ed ecco il Paradiso e la visione beatifica ed eterna di Dio)
            Mi vuoi “significare” che, prima dell’avvento di Jesus sulla Terra, negli inferi (= regno dei morti) c’erano i reprobi, i giusti e quelli che avevano bisogno di purificazione.

            I giusti, però, non stavano insieme con i peccatori, ma davanti alle porte degli inferi, che erano immaginati come un fortilizio.

            Gesù dunque scese negli inferi per liberare le anime dei giusti e portarle con sé in paradiso al momento della sua risurrezione.

            O. K. Cono, ho capito che per il cristianesimo l’ubicazione degli inferi è un “mistero della fede, o per meglio dire è un concetto metafisico, un immaginario luogo sotterraneo.
            Invece per i pagani non era un mistero, essi sapevano l’indirizzo degli inferi, luogo di “sosta e ristoro” per i giusti e gli empi.

            Dai cristiani la discesa di Gesù agli inferi viene ricordata il “Sabato Santo”, cioè il giorno precedente la Pasqua di risurrezione, è comunque presente tutto l'anno durante la celebrazione della messa.

            Il catechismo della Chiesa cattolica (n. 1264) dice che “quando si celebra l’eucaristia, si fa memoria della Pasqua di Cristo e la si rende presente”.

            "Fa memoria": questa frase mi costringe ad entrare nell'ambito del tuo sapere e spiegare in tua "vece". Correggimi se sbaglio.

            Durante la messa quando si celebra l’eucarestia, simbolicamente (per i credenti, realmente) si rende presente la risurrezione di Gesù.

            Ma la celebrazione eucaristica non è soltanto “memoria” di ciò che è avvenuto nel passato, è anche memoriale: rende presente il “sacrificio che Cristo ha offerto al Padre sulla croce in favore dell’umanità”. Cono questa frase non mi è chiara: perché Iesu ha liberamente “offerto” la sua vita in favore dell’umanità ? Nessuno gli aveva chiesto tale dono e l'umanità come massa non lo meritava.

            Comunque, se ho ben capito, la "memoria" è semplicemente il ricordo di un fatto passato, invece il memoriale è la ripresentazione simbolica dell’evento storicamente avvenuto.
            Per esempio, gli Ebrei celebravano e celebrano la loro pasqua come memoriale della fuga dall’Egitto. Lo disse Dio: “Questo giorno sarà per voi un memoriale” (Es 12,14).

            Dopo il tedio ti offro un giro in barca per andare nei Campi Elisi per vedere se tutto procede bene.


            Franz Nadorp, Le anime dei beati nei Campi Elisi

            Secondo la mitologia greca e romana i Campi Elisi era il luogo nel quale dopo la morte dimoravano le anime di coloro che erano giudicati buoni da Minosse, Eaco e Radamante, i giudici delle anime.

            Virgilio nell'Eneide dice che Enea, dopo la sua fuga da Troia, arriva al lago d’Averno per consultare la Sibilla; ella lo accompagna fino ai Campi Elisi, dove incontra suo padre Anchise, deceduto da poco.

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            • conogelato
              Candle in the wind

              • 17/07/06
              • 66028

              #7
              Si, anche Ulisse nell'Ade incontra la madre...
              Nel Cristianesimo c'è molto di più: la certezza di risorgere con Cristo! Lo ha detto e lo ha promesso Lui.

              "Chi crede in me non morra' in eterno. Dove sarò io, là sarete anche voi. Io sono la Resurrezione e la Vita!"

              Ha offerto liberamente la Sua Vita per noi perché ci ama, Doxa. Tutti. Indistintamente!
              amate i vostri nemici

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