Originariamente Scritto da axeUgene
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Un potere di significati tuttora saldamente radicati anche nel profondo di quelle che comunemente vengono considerate come aree profane del nostro quotidiano: la banconota del dollaro (in god we trust), i giuramenti nei tribunali americati sulla bibbia (non obbligatori ma comunque ampiamente praticati), le costituzioni di diversi paesi europei con riferimenti alla divinità (Svizzera, Irlanda, Germania, Grecia e numerosi altri, anche l’Ungheria dal 2011), il crocefisso nelle scuole ecc.
Il potere della parola.
Malgrado il crescente declino religioso all’interno della società occidentale, il pensiero laico non è riuscito a trovare una parola diversa da “sacralizzazione” per esprimere i concetti profani che descrivi.
Se trovo comprensibile che all’inizio dell’illuminismo la dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1789 li definisse “sacri” (attingendo parola e significato ad un armamentario che paradossalmente tendeva a superare), sono un po’ stupito dal fatto che tuttora il pensiero laico non abbia ancora saputo emanciparsi, trovando una parola diversa per rendere l’dea di ciò che tu descrivi. Forse esiste nel linguaggio colto, non ho idea, ma sicuramente non la sento nel linguaggio comune.
Intendo dire che continuando a riproporre la radice “sacer” con lo scopo di esprimere la formazione di miti non religiosi, si ottiene solo che il confine fra sacro (religioso) e sacralizzato (laico) possa risultare sempre sfumato, al punto da smarrire il senso della differenza fra i due sistemi di interpretazione della realtà. Realtà unica, per come viene contesa dai due schieramenti che rivendicano l’autenticità della propria, in quanto ciascuno vive immerso nella sua e di conseguenza non riesce a comprendere nemmeno un po’ come si vive nell’altra.
Certamente i processi mentali innescati dalla produzione dei miti in entrambi i casi sono simili, perche sempre umani siamo nelle nostre espressioni e proiezioni di significati.
Ma quel confine che da un lato può apparire permeabile come un limes, dall’altro lo vedo invece solcato da un ampio gap di senso, che, a mio avviso, differenzia nettamente le caratteristiche dei due sistemi cognitivi (magico/religioso vs laico/razionale) utilizzati per interpretare la medesima esperienza umana, ma con risultati decisamente difformi.


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