"Etica e affini"- dialogo non socratico-galileiano

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  • restodelcarlino
    giullare

    • 13/05/19
    • 12642

    #1

    "Etica e affini"- dialogo non socratico-galileiano

    Dialogano piacevolmente un Monaco (M) ed un Giullare Rispettoso (GR)

    M : Un topic starter , che mi ripugna nominare, ha scritto altrove che "L’altruismo? Una grande invenzione dell’istinto, Incartato con la carta dorata e ben infiocchettato dall'etica"(https://discutere.it/showthread.php?...ca-o-strategia). Mi ha fatto piangere.
    Tu, Giullare Rispettoso, amico mio, credi anche tu l’etica come invenzione umana, quasi fosse un contratto stipulato tra esseri fragili ?Non ti pare riduttivo? L’etica, per me, è un segno dall’alto, una manifestazione del divino nel cuore dell’uomo.
    L’uomo sa cosa è bene e cosa è male, perché gli è stato rivelato. Non lo ha pensato, non lo ha negoziato, lo ha ricevuto.
    Non ricordi la mela dell'albero dell'eden ? E' ormai una legge scritta nella coscienza, non nei codici civili.
    GR:Capisco la tua posizione, ma non la condivido. L’etica, nella mia prospettiva, non scende dal cielo: emerge dalla terra, dalla storia, dalla necessità.
    L’uomo è un animale sociale, direbbe Aristotele. E come tale ha sviluppato regole, principi, criteri di comportamento per rendere possibile la convivenza. Una straordinaria costruzione dell’intelligenza umana: un sistema operativo sociale. L’etica è, in fondo, un prodotto della ragione collettiva.

    M:Ma allora, se l’etica è solo una strategia sociale, che ne è del Bene con la B maiuscola? No, no… l’etica è amore ordinato, è il riflesso dell’eterno Bene. Senza Dio, l’uomo inventa solo giustificazioni. L’etica diventa una moda. O peggio: una scusa. Non trovi anche tu, nel fondo del tuo cuore, una voce che ti dice cosa è giusto? Della legge morale dentro di me, di cui parlava Kant?
    GR: La legge morale, appunto, dentro di te. Non sopra. Kant stesso, pur credendo in una dimensione noumenica, descrive la morale come autonoma, dettata dalla ragione pratica. Ma io vado oltre Kant: penso che questa legge sia il risultato di evoluzioni selettive e strutture cognitive complesse.
    L’etica è una funzione adattiva : nasce da secoli di convivenza, di tribù, di guerre, di patti, di paure e affetti.
    Abbiamo imparato a cooperare. E per cooperare serve fiducia. E la fiducia ha bisogno di regole, e le regole hanno bisogno di etichette morali, e le etichette, con il tempo, diventano valori. Senza cooperazione, la specie umana si sarebbe estinta.

    M:Mi fa male sentire l’etica ridotta a meccanismo di sopravvivenza. Mi vien da piangere e non ti abbraccerei più. Dove sta la nobiltà del sacrificio? L’eroismo della coscienza? Il martirio?
    GR: Non sto negando il valore del gesto etico. Sto dicendo che il suo fondamento non è ultraterreno, ma umano. È proprio nella consapevolezza dei nostri limiti che nasce la tensione etica. È perché sappiamo di poter nuocere agli altri che scegliamo, a volte, di non farlo. È empatia, memoria, previsione, negoziazione : tutte capacità sviluppate nella lunga storia dell’Homo sapiens.

    M:Ma senti, e rispondimi: se l’etica è invenzione, allora perché dovremmo seguirla? Cosa impedisce all’uomo di scegliere il male, se non ha paura di un Giudizio eterno?
    GR: Una domanda-trappola, come piace a te. Ma la risposta è semplice: convenienza evolutiva. Chi vive da predatore sociale finisce emarginato, oppure morto. La cooperazione paga, nel lungo periodo. L’altruismo selettivo è utile al gruppo. La reputazione è capitale sociale. E la coscienza? Un’interfaccia morale che media tra impulso e norma.

    M: Dove sono la carità, il perdono, il sacrificio gratuito?
    GR: Ah, ma proprio lì! Non servono angeli per spiegarli. Il perdono è un modo per ricostruire legami. Il sacrificio altruista può essere spiegato in chiave di beneficio al gruppo, o investimento emotivo. Il punto non è negare la bellezza dell’etica, ma riconoscerne la radice umana : intelligente, profonda, flessibile.
    M: Allora, se domani arrivasse un potere più forte, se l’etica è invenzione, allora ogni potere può reinventarla. Non è questo il Male?
    GR: Sì. Ma la Storia dimostra che quando l’etica viene manipolata dal potere, la società si ammala. E lentamente si ribella. Il punto è che l’etica non è fissa, ma neanche arbitraria: evolve, si discute, si affina. È una tecnologia collettiva. E come ogni tecnologia, può essere abusata, ma, per la sopravvivenza, soprattutto migliorata.

    M: Se l’etica è frutto di necessità evolutiva e sociale, come sostieni, in che modo giustifichi la punizione? E il libero arbitrio? Senza una volontà davvero libera, cosa resta della responsabilità morale?
    GR:"Libero arbitrio " ? ... ... Mi fai pensare che tu voglia mandare la conversazione in caciara da stadio, tra tifosi avvinazzati....
    Quella del libero arbitrio è una questione complessa, vecchia di millenni e tessuta di nuvole e chiacchiere fritte in olio di sofismi..Bon, seriamente,pochi filosofi contemporanei lo accettano nella forma “forte”. Neuroscienze, psicologia e biologia mostrano quanto il comportamento umano sia determinato da fattori esterni e interni. Io sono per una visione compatibilista: siamo condizionati, ma possiamo esercitare un certo grado di controllo riflessivo sulle nostre azioni.

    M: E questo controllo non è forse già libertà? Un segno chiaro del divino nella mente?
    GR: È piuttosto una funzione cognitiva complessa. Non serve tirare in ballo un elemento soprannaturale per spiegare la capacità di decidere. Tutto lavoro per il rasoio di Occam. Monaco, anche lui. Francescano e scomunicato. L’autonomia pratica può emergere da sistemi finiti. La coscienza morale non è un miracolo: è il prodotto di una mente capace di anticipare conseguenze, interiorizzare norme e valutare alternative.

    M: E allora la punizione? Il male? La colpa?
    GR: La colpa è uno strumento psichico. La punizione, uno strumento sociale. Il male… quello esiste. Ma non serve un Dio-negativo, un Satanasso codato e cornuto per spiegarlo: bastano ignoranza, paura e indifferenza.
    M: Ma allora la punizione non ha senso, se tutto è frutto di condizionamenti. Il criminale sarebbe solo un ingranaggio mal funzionante. Ma si viola una legge assoluta, che viene da Dio
    GR: Non necessariamente. La punizione ha valore regolativo, non metafisico. Serve a dissuadere, proteggere, correggere.
    È una strategia sociale, non un atto teologico. Non si punisce in nome di un Bene assoluto, ma per difendere un equilibrio collettivo.

    M: Una giustizia priva di colpa, dunque?
    GR:
    Una giustizia senza ontologia(appena in tempo, per l'uso del parolone. zona Cesarini) della colpa, sì. La colpa diventa uno stato soggettivo o relazionale, non una verità metafisica.
    Questo non esclude il dolore, il rimorso, la riparazione. Ma li sposta dal piano trascendente a quello umano.
    La responsabilità morale è utile perché funziona, non perché sia immutabile.
    M: Chiacchiere materialiste, aspetta, prendo qui la Bibbia e te la trascrivo tutta
    GR: No, grazie... L’etica non ha bisogno di copincolla biblici o vaticani, né di fondamenti eterni per essere efficace. Basta che sia coerente, aperta alla revisione, e consapevole della sua funzione.
    Non è la mancanza di dogmi a indebolirla: è la rigidità ad averla spesso distorta.

    M: Allora l’etica, lo confermi, è propria solo dell’essere umano. Gli animali agiscono per istinto. Solo noi abbiamo il senso del giusto e dell’ingiusto. Non è questo un segno della nostra origine superiore? Dell'intervento divino?
    GR: Non proprio. È vero che l’etica umana ha caratteristiche uniche: astrazione, universalizzazione, riflessività. Ma comportamenti regolati si osservano anche nel mondo animale. Ci sono rudimenti di cooperazione, reciprocità, perfino rudimentali forme di punizione e riparazione tra individui.
    M: Ma non hanno coscienza morale.
    GR: Esatto. Ed è per questo che l’etica animale non è comparabile alla nostra. È un’altra cosa. Non inferiore, ma diversa. È legata a strutture cognitive differenti, a contesti evolutivi specifici. Gli etologi parlano di proto-moralità: meccanismi comportamentali che favoriscono la coesione e la sopravvivenza del gruppo.
    M:
    E questo lo chiameresti “etica”? Mi faresti piangere ancora

    GR: Ecco un fazzoletto. La parola è nostra. Ma la funzione è biologica. Anche un organismo unicellulare, come un’ameba, mostra comportamenti regolati: distingue ciò che gli è favorevole da ciò che è nocivo. È una forma elementare, ma coerente, di orientamento al valore. Non c’è morale in senso umano, ma c’è auto-organizzazione guidata da selezione.
    M: Quindi l’etica non comincia con l’uomo?
    GR: No. Comincia con la vita stessa, e si raffina nell’uomo. Noi abbiamo solo portato quella logica a un livello simbolico e normativo. Ma le sue radici sono biologiche.

    M: Dunque, in definitiva, per te, caro amico (ma penso per poco ancora), l’etica non è un ordine eterno, ma una strategia umana? Una costruzione fragile, esposta agli errori dell’uomo?
    GR: È fragile, sì. Ma come ogni ponte tra individui, proprio la sua fragilità la rende essenziale. Non è scolpita nei cieli, ma intagliata nel tempo, nella memoria, nella reciprocità. È l’arte di non distruggersi a vicenda.
    M: Sei cieco, anzi, sordo come una campana, a non vedere che ci sia qualcosa che ci supera. Una voce più alta, che chiama l’uomo alla giustizia, anche quando il mondo tace.

    GR: Forse quella voce non viene da fuori, ma da dentro. E in fondo, che differenza fa? Se ci guida verso il rispetto, la cura, la responsabilità... è comunque una voce da ascoltare.
    M: Ma se tutto è relativo, se l’etica cambia... chi decide cosa è giusto?
    GR: Nessuno, e tutti. L’etica non è un decreto, è un processo.
    Una continua negoziazione tra ciò che possiamo fare e ciò che siamo disposti a sopportare l’un l’altro.

    M: Allora tutto si riduce a biologia e calcolo? Dove finisce la dignità dell’uomo? Dove l’anelito al bene, alla verità, al sacro?
    GR: Non si riduce, si spiega.
    Comprendere l’origine naturale dell’etica non ne annulla il valore, lo fonda su basi più solide.
    Il bisogno di giustizia, la cura per l’altro, il rispetto della vita, sono espressioni mature di una struttura sociale evoluta.
    E sono, proprio per questo, umane nel senso più pieno.
    M: Se non ci fosse Dio come "garante" e "legislatore", tutto il male sarebbe lecito.
    GR: No. È proprio perché non c’è nessun garante esterno che dobbiamo essere responsabili.
    La libertà dell’uomo è anche la sua condanna: ma da quella condanna nasce l’etica.
    Come diceva Sartre, siamo condannati a essere liberi, e in quella libertà costruiamo il nostro dovere.

    M: E il senso ultimo? La salvezza?
    GR: "Senso ultimo", ma de che ? E "Salvezza", da cosa ?

    Comunque, nell'attesa della risposta (se c'é e se serve a qualche cosa) meglio l'Etica come arte del vivere insieme, che obbedienza cieca.

    O no ?
    Vassapé.

    Si, la chiusa é una "domanda a risposte obbligate".
    Last edited by restodelcarlino; 03-06-2025, 16:22.
    ...vassapé...
  • axeUgene
    Opinionista

    • 17/04/10
    • 24593

    #2
    la descrizione - idiografica, per la serie paroloni - è ottima e condivisibile, ma di scarsa utilità nomotetica - parolone bis - e predittiva;

    è un po' complesso da spiegare, ma ci provo:
    in un arco di agibilità media, ci interessano le vicende di esseri umani che potremmo percepire come i nostri nipotini; oltre quella generazione il nostro immaginario colloca difficilmente preferenze di etica pubblica e costume, si rassegna;

    pertanto, la rilevanza dei meccanismi di adattamento andrebbe ponderata su quell'arco di tempo, magari in termini di scostamento da un pool di valori "medi"; es:
    posso auspicare per i miei nipoti un certo grado di tutela sociale di cui io non beneficio, ma che è comunque pensato, seppure in nuce; ma la storia del pensiero ci dice in retrospettiva che l'arco dell'eticamente concepibile è limitato;

    questo già riduce l'operatività di quel concetto di elasticità; col che, se è certamente vero tutto quello che dici, è anche vero che per le generazioni contemporanee tra loro, l'etica oscilla tipicamente attorno ad un punto più o meno fisso, che perciò può facilmente essere sacralizzato come "Verità";

    2 secoli e mezzo fa, l'Occidente ha iniziato a scardinare un sistema gerarchico di bene pubblico a favore di un ordine fondato sulla libertà dell'individuo, e siamo ancora alle prese con la questione;

    in altri termini, se le identità che si appoggiano su una determinata etica hanno la propensione a cristallizzarsi e "tenere" per un arco superiore alle 3/4 generazioni, di fatto dovremmo comportarci come in un sistema a valori etici fissi, "divini", perché il sistema - come saldo - si comporta come se quei valori fossero eterni e immutabili, anche se nessuno - paradosso - lo crede davvero;

    l'elemento che a me sembra giocare un ruolo essenziale in tutto il sistema è la funzione dell'identità che si difende e in questo si aggrappa alla solidarietà fideistica tra affini; es: la "nazione" che difende tra i suoi adepti l'idea cristallizzata di sé a fronte di un futuro distopico di immigrazione "sostitutiva", coi picciotti in groppa allo scieccu che suonano lo scacciapensieri in piazza S. Babila.
    c'è del lardo in Garfagnana

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    • restodelcarlino
      giullare

      • 13/05/19
      • 12642

      #3
      Etica= l'arte evolutiva del vivere insieme
      ...vassapé...

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      • axeUgene
        Opinionista

        • 17/04/10
        • 24593

        #4
        Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
        Etica= l'arte evolutiva del vivere insieme
        eh, bigna da véde come evoluscia

        Tu fossi stato iraniano e avessi avuto una figlia nel 1959, quella a 20 anni si sarebbe trovata in un'evoluzione inopinata, lei ed eventuale figlia nata 20 anni dopo, nel 99; oggi potrebbe avere 6 anni una tua bisnipote, tutt'ora in un regime che nel 1959 non avresti contemplato come probabile;

        l'evoluzione avviene, ma è apprezzabile nel tuo orizzonte esistenziale concreto solo nella misura in cui la società ci crede; ma se l'identità gli dice Khomeini, tu Khomeini ti becchi;
        l'evoluzione è quella che puoi percepire; e, per farlo, devi essere vivo;
        tu avrai studiato la storia; ma quanto credi potesse essere percepibile un'evoluzione nella vita di un contadino del beneventano tra il Cinque e il Settecento ? stessi orari, stesse fatiche, stesse gabelle, stesse malattie; tu, invece, conosci una 20ina di filosofi che hanno "cambiato il mondo" e la nascita degli stati-nazione dopo 150 anni di guerre di religione;

        per Donato di Francesco non ha evolusciato niente.
        c'è del lardo in Garfagnana

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        • restodelcarlino
          giullare

          • 13/05/19
          • 12642

          #5
          Famme capi: per te l' "etica" (quale ne sia il significato) é una fissa, immutabile e trascendentale?
          'n specie de "universale" de scolastica (medioevale)memoria?
          Pe capi', solo pe capi' . Me va bbene, comunque
          ...vassapé...

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          • restodelcarlino
            giullare

            • 13/05/19
            • 12642

            #6
            Non so se mi sono spiegto bene. Probabilmente, no.
            Ho parlato dell' etica "individuale".
            Per la struttura "sociale", un' etica "maggioritaria" (o di "potere"), si chiama "legge".
            Esempio:
            Per la nostra beneamata Repubblica, l'etica é la Costituzione.
            E evolve/puo' evolvere (svelta o lenta) pure lei.
            ...vassapé...

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            • axeUgene
              Opinionista

              • 17/04/10
              • 24593

              #7
              Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
              Famme capi: per te l' "etica" (quale ne sia il significato) é una fissa, immutabile e trascendentale?
              'n specie de "universale" de scolastica (medioevale)memoria?
              Pe capi', solo pe capi' . Me va bbene, comunque
              certo che no; ma mi hai letto ?

              ho scritto che, malgrado la tua descrizione sia efficace, nei tempi dell'esistenza umana si tratta di una nozione che difficilmente ha l'attitudine a influire sulle scelte, perché l'orizzonte etico della persona media si esaurisce in circa 6 generazioni: il signor Camillino si ricorda del nonno e immagina la vita dei nipoti; avverte certamente i cambiamenti, ma l'identità cui ha aderito lo ancora a quel "centro";

              per cui: è senz'altro vero che in un certo arco di tempo l'etica è adattiva; ma è altrettanto vero che nel sistema "scelte" del contemporaneo, il comportamento medio è quello di un orizzonte ad etica fissa, in cui la conservazione è la spinta più forte e inerziale, mentre l'innovazione - che pesa in misure variabili - funziona a partire da vantaggi marginali, la cui utilità è percepibile a breve.
              c'è del lardo in Garfagnana

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              • restodelcarlino
                giullare

                • 13/05/19
                • 12642

                #8
                ho letto, ma sei "in gran forma" ed il mio traduttore, annaspa
                non ho mi detto che l'etica diventsse obsoleta con la stessa velocità di uno smartcoso
                ...vassapé...

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                • restodelcarlino
                  giullare

                  • 13/05/19
                  • 12642

                  #9
                  bis
                  ...vassapé...

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                  • axeUgene
                    Opinionista

                    • 17/04/10
                    • 24593

                    #10
                    Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
                    ho letto, ma sei "in gran forma" ed il mio traduttore, annaspa
                    non ho mi detto che l'etica diventsse obsoleta con la stessa velocità di uno smartcoso
                    eppure ho fatto esempi;
                    ripeto: se l'orizzonte dell'eticamente concepibile abbraccia un arco di tempo limitato, la nozione di evoluzione ha scarsa o nulla capacità di intaccare mitologie; tanto vale discutere della teiera in orbita;

                    soprattutto se la circostanza del pluralismo rende superflua la teoresi.
                    c'è del lardo in Garfagnana

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                    • restodelcarlino
                      giullare

                      • 13/05/19
                      • 12642

                      #11
                      cosa aggiungere, quando la teoresi é sulla tavola?
                      nulla
                      ...vassapé...

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                      • axeUgene
                        Opinionista

                        • 17/04/10
                        • 24593

                        #12
                        Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
                        cosa aggiungere, quando la teoresi é sulla tavola?
                        nulla
                        avanza, e ce fai le polpette
                        c'è del lardo in Garfagnana

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                        • Arcobaleno
                          Opinionista

                          • 31/12/16
                          • 3770

                          #13
                          Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
                          cosa aggiungere, quando la teoresi é sulla tavola?
                          nulla
                          Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
                          avanza, e ce fai le polpette
                          Fortunatamente siamo arrivati al "maccheronico", almeno qualcuno capirà.
                          Come si sa, chi si esprime in tale linguaggio obbedisce a un imperativo: Parla come mangi!
                          Fate l'amore, non la guerra.
                          Lavorare tutti, lavorare meno.

                          Comment

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