La scoperta del Giappone. – Insegnamenti, promesse e avvertimenti.

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  • Arcobaleno
    Opinionista

    • 31/12/16
    • 3770

    #1

    La scoperta del Giappone. – Insegnamenti, promesse e avvertimenti.

    Io consiglio di leggere questo testo come un libro di avventure realmente accadute.
    Tenete presente che se non siete interessati alle "avventure" di personaggi biblici e dei loro discendenti - tra i quali siete anche voi -, come potrà Dio rendere manifesta l'intera storia di questo pianeta, come ha promesso?
    Cito l'intero capitolo 34 de “Il governo della famiglia”, vol. 1:

    Capitolo 34
    Lo sbarco dei Meduhediti in Giappone

    1. Ed ora lasciamo questa piccola compagnia alla scuola delle creature infe-
    riori e lasciamo pure che essi mangino bacche selvatiche, erba e radici, fino al
    tempo da Me stabilito. Noi ora ci rivolgiamo invece a "Ihypon" (oggigiorno
    "Giappone"), e là attenderemo l’arrivo dei Meduhediti, e ci tratterremo breve-
    mente presso di loro.
    2. Dunque, dopo trenta giorni e trenta notti, questa gente giunse sana e salva
    al menzionato vasto paese insulare, fra grande giubilo ed allegria e lodi al
    Nome Mio. Essi furono spinti dal Mio vento favorevole, pur attraverso delle
    piccole deviazioni, rese utili a causa della maggior tranquillità del mare. Giun-
    sero alla foce molto larga di un fiume dalle acque che provenivano scorrendo
    placidamente dall’interno del paese, ed un vento abbastanza forte, venuto a
    proposito, li fece risalire nei loro cassoni fino nell’interno del paese, sulle acque
    del fiume che defluiva tranquillamente, dato che era discretamente largo.
    3. E quando essi furono finalmente arrivati nel mezzo del paese, Meduhed
    cadde a terra, rapito e commosso nell’ammirare la meravigliosa bellezza del
    paese raggiunto. E Mi ringraziò nella silenziosa profondità del proprio cuore
    ininterrottamente per un’ora, e gli occhi e gli orecchi di tutti erano rivolti a lui.
    4. Quando egli ebbe così terminato la sua preghiera, che a Me riuscì gradita,
    e durante la quale egli aveva anche scorto la Mia ulteriore salutare Volontà nei
    riguardi del popolo salvato, egli si rialzò ed attese finché i cassoni si fossero
    definitivamente accostati l’uno all’altro.
    5. Dopo che tutto ciò si fu verificato lungo la sponda bassa del fiume e
    secondo la Mia Volontà, egli, eseguendo una Mia Prescrizione percepita nel
    suo interiore, transitò da un cassone all’altro, ed in tutto amore invitò le schie-
    re a non scendere a terra, se non dopo che tutti avessero ringraziato nei loro
    cuori il Signore per tre ore, per tale infinita Grazia ricevuta. E soltanto dopo
    che il Signore avesse benedetto dinanzi alle loro facce il bel paese donato ed
    avesse poi resa manifesta tale Benedizione, mediante un segno visibile, soltan-
    to allora egli per primo avrebbe messo piede a terra. Poi essi avrebbero dovuto
    far scendere anzitutto i loro figli, e finalmente sarebbero discesi essi stessi con
    le loro donne. Quindi, il dovere imponeva loro di prostrarsi sulle loro facce,
    dinanzi a Dio, e di adorare la Sua Santità, lodando la Sua illimitata Bontà e il
    Suo Amore infinito.
    6. E, vedi, quando essi, con la maggiore letizia dei loro cuori, si furono
    conformati a queste prescrizioni, ad una chiamata di Meduhed essi rivolsero i
    loro sguardi verso l’alto e scorsero una nuvola chiara ricoprire tutto il paese e
    videro grosse gocce cadere in abbondanza giù dalla nuvola per un’ora. Poi essi
    scorsero questa nuvola della Benedizione dividersi nuovamente, e sotto di essa
    rifulgere un piccolo arcobaleno e percepirono da Levante anche una dolcissima
    brezza, che, per bocca di Meduhed, annunciò loro ad alta voce che Io avevo
    ormai benedetto per loro il paese. Dopo di che essi, nell’ordine prima accennato,
    scesero a terra. Là, appunto, nella massima letizia dei loro cuori, fecero nuova-
    mente come il devoto e il sapiente Meduhed aveva consigliato loro, pervaso d’a-
    more. E quando anche tutto ciò fu compiuto, allora Meduhed li chiamò ancora
    una volta tutti a sé e tenne loro un vibrante discorso del seguente tenore:
    7. «Oh uomini, fratelli e sorelle, e voi, o fanciulli, che già siete in grado di
    comprendere! Ponete la massima attenzione a quello che ora, grazie all’ispira-
    zione proveniente dall’immensa grazia di Dio, io vi annuncerò! Questo sia il
    fondamento di tutto il nostro pensare e di tutto il nostro operare: noi non dob-
    biamo mai perdere di vista nei nostri cuori la santa Volontà di Dio; e occorre
    poi che tale Sua Volontà noi l’adempiamo sempre scrupolosamente anche nei
    suoi minimi punti, rendendoGli grazie e lode. Poiché tutto quello che da Lui
    emana è grande e santo, perciò anche della massima importanza. E, per quanto
    ai nostri occhi piccoli e terreni una certa qual cosa possa apparirci piccola ed
    insignificante, essa è invece d’incommensurabile valore, perché proviene da
    Lui, Dio, che è ora il Signore di noi tutti. E se noi, con molta buona volontà,
    saremo obbedienti al Suo Volere, potremo, conformemente alla promessa fatta
    a tutti noi, diventare pari perfino ai Suoi grandi figli, che voi avete avuto occa-
    sione di conoscere standovene sotto la parete di roccia sulle montagne della
    regione di Hanoch.
    8. Vedete, il Signore, il nostro grande Dio, il Quale vuole essere il nostro
    santissimo Padre, vuole in primo luogo che noi ci amiamo, e cioè che ciascuno
    debba amare il suo prossimo, come fratelli e sorelle, sette volte più di se stesso.
    Ognuno sia severo verso se stesso e sia invece mite, dolce e colmo d’amore
    verso i suoi fratelli e le sue sorelle. Nessuno si immagini mai di essere più
    grande e di maggior valore del più debole tra i vostri fratelli, perché al cospetto
    di Dio nessuna cosa ha valore, se non un cuore umile e puro. A chiunque poi il
    Signore vorrà concedere, come fece con me, il dono della Sua Grazia, quegli si
    stimi ugualmente il minimissimo fra tutti e come me sia sempre pronto a servi-
    re ognuno dei suoi fratelli, precedendoli tutti con il suo buon esempio. Soltanto
    i fanciulli devono ai genitori la più incondizionata obbedienza, e questo a causa
    della loro iniziale debolezza e per consentire la loro necessaria educazione. E
    quando loro sono giunti al riconoscimento della Volontà di Dio in sé, allora, al
    posto dell’obbedienza finale, che da quel momento in poi è dovuta solamente a
    Dio, deve subentrare l’amore filiale ed il rispetto per i genitori, e questo avven-
    ga in gran misura. Inoltre, è volere di Dio che voi prestiate sempre attenzione
    alle parole del più sapiente tra di voi e che rivolgiate verso di lui i vostri orec-
    chi, per apprendere di buon grado i Comandamenti di Dio, tanto per il bene
    della comunità come per quello del singolo. Però, guardatevi bene dal tributare
    ad un simile sapiente più rispetto, più amore e venerazione di quello che non
    sia dovuto anche ad un altro fratello non ancora divenuto sapiente, ma il quale
    però sia molto volonteroso, buono e caro.
    9. Ed il rispetto, per chi è sapiente per Grazia di Dio, sia e consista in voi
    unicamente nell’amore a Dio, nell’amore al prossimo e nella volonterosissima
    obbedienza agli Ordinamenti di Dio, comunicati tramite il cuore umile di un
    fratello sapiente.
    10. Non giunga mai sulle vostre labbra una menzogna, poiché la menzogna è
    il fondamento di ogni perfidia. Resti lontana da voi la gioia per il male altrui,
    quando un peccatore fa penitenza, ma il vostro amore aiuti sempre e premuro-
    samente il fratello caduto a risollevarsi.
    11. Il paese appartiene a tutti ugualmente, senza alcuna distinzione. Di quel-
    lo che il terreno abbondantemente produrrà, ciascuno prenda quanto gli occorre
    per saziarsi; ed il forte raccolga volentieri per chi è debole.
    12. Fatevi amici gli animali, affinché non si rifiutino di offrirvi il loro latte
    caldo.
    13. Ciascuno sia soggetto al fratello e sia pronto a servirlo. Nessuno però
    voglia comandare agli altri, ma voi dovete sempre ed in ogni luogo trattarvi
    tra di voi con amore, affinché possiate un giorno diventare, nell’amore, figli
    di un unico Padre.
    14. Siccome il Signore elargisce sempre più di quanto sarebbe necessario
    all’uomo per sostentare la sua vita, voi non per questo dovete comportarvi
    smodatamente in nessun piacere. Al contrario, secondo la Volontà di Dio e per
    il bene della vostra stessa salute, conviene che siate moderati, sotto ogni riguar-
    do, perché così parla il Signore: «Benedetti siano una giusta misura ed un giu-
    sto scopo, ma ogni eccesso, invece, sia maledetto e siano condannate le vie
    senza meta, e su di esse procedano solo la lussuria e la fornicazione e vi trovi-
    no la notte della perdizione e della morte eterna!». Perciò raccogliete anche il
    sovrabbondante della Benedizione, ed edificate dappertutto dei depositi, però
    non di pietra, secondo il costume di Hanoch, ma di legno.
    Per fare ciò infiggete
    nel terreno quattro tronchi accuratamente appuntiti, disponendoli in quadrato,
    in modo che vengano a sporgere dal terreno per due altezze d’uomo. Su di que-
    sti fissate poi pure quattro tronchi trasversali secondo i dettami dell’arte
    costruttiva a voi già noti. Sopra a tutto ciò fatevi quindi un mezzo tetto, e rico-
    pritelo con canne ed erba. Tra i quattro sostegni di legno emergenti dal terreno
    costruite pure, con canne e giunchi intrecciati, delle pareti. In ciascuna parete,
    però, lasciate libera un’apertura della grandezza di quattro lunghezze d’uomo.
    Nella parete che guarda verso Oriente ponete anche una porta, tuttavia senza
    grata, affinché ciascuno vi abbia libera entrata, a seconda dei suoi bisogni.
    Internamente, però, per metà della superficie di un tale deposito, battete nel ter-
    reno diversi piccoli pali, in modo che vengano a sporgere per circa una mezza
    altezza d’uomo. Sopra di questi fissate dei travicelli sottili e sopra stendete poi
    pure dei giunchi intrecciati, per deporvi infine il sovrabbondante della Benedi-
    zione per i vostri fratelli ed anche per voi. L’altra metà della superficie utilizza-
    tela invece per collocarvi dell’erba lunga e ben secca, fino all’altezza di un
    ginocchio da terra, che serva da giaciglio per la notte, per dare ristoro alle
    vostre membra stanche e per confortare i vostri visceri.
    15. I vostri attrezzi e gli altri utensili, però, deponeteli sotto gli intrecci di
    giunco destinati a portare le provviste. Tuttavia, nessuno deve mai appropriarsi
    di una simile abitazione, ma uno lavori per tutti e tutti per uno; e quindi tutti
    operino per tutti, affinché a nessuno venga a mancare niente fra voi e fra tutti i
    vostri successori.

    16. Vicino alle montagne, che non emettono fumo né ardono assolutamente,
    come potete vedere qui a grande distanza, scavate delle fosse profonde quanto
    è alto un uomo: là troverete la terra di pane di cui vi fu già parlato. Ma badate a
    fare uso molto parco di essa e non un uso giornaliero, bensì di quando in quan-
    do e soltanto per la vostra salute fisica, secondo la Volontà di Dio e qualora le
    evacuazioni dal corpo avvengano con eccessiva fluidità.
    17. Inoltre, sulle montagne, le quali sono ora diventate accessibili anche a voi,
    quando non siano in fiamme, voi troverete delle belle pietre molto dure e lisce:
    di queste raccoglietene alquante e portatele dinanzi alle vostre dimore. In primo
    luogo vi serviranno per triturarvi sopra i grani di una certa pianta, che v’indi-
    cherò, e dalla farina così ottenuta dalla stessa, potrete fare con dell’acqua una
    pasta, che porrete dentro ad un vaso. Troverete grandi quantità di tale genere di
    pianta, se andrete a cercarla lungo le rive del fiume. Oltre a ciò, dovrete costruir-
    vi un forno, nella maniera che voi già conoscete, per collocarvi dentro la pasta e
    cuocervi in tal modo un pane sano. E in secondo luogo, poi, dovrete raccogliere
    anche delle pietre, simili alle precedenti, però alquanto più tenere, delle quali
    pure ce ne sono in grande abbondanza ai piedi delle montagne non ardenti. Su
    tali pietre bisognerà che venga preso nota di tutti questi avvenimenti, che avete
    vissuto, nel modo che già vi è noto, affinché perfino i nostri più lontani discen-
    denti possano apprendere la Volontà di Dio, che vi è stata ora rivelata.
    18. Poiché, udite, così dice il Signore: «Finché voi ed i vostri discendenti
    osserverete fedelmente quest’ordine, che vi è stato prescritto, nessun popolo
    straniero potrà mai avvicinarsi a questo paese, né potrà mai turbare la vostra
    pace; ed Io Stesso vi insegnerò a conoscere e preparare ogni tipo di cose utili e
    belle. Ma se voi un giorno uscirete fuori dai limiti del Mio Ordine e resterete
    nella dimenticanza di Me, trascurando di fare immediatamente ritorno al detto
    Mio Ordine, allora Io susciterò un altro popolo; lo condurrò qui in questo
    paese ed esso vi signoreggerà e vi renderà suoi schiavi. E allora vi sarà un
    imperatore, che distruggerà il vostro santuario e vi percuoterà e farà uccidere
    molti, e vi farà aggiogare come gli asini dinanzi all’aratro, e vi castigherà,
    come si fa con i cammelli. Egli si approprierà di tutto e vi lascerà affamati, e vi
    farà divieto di calmare la vostra sete con il succo dei frutti, invece vi spingerà
    all’acqua come gli animali domestici. E voi sarete costretti, come ad Hanoch,
    ad edificare per lui delle città e a nutrirlo bene, assieme ai suoi servitori, per-
    ché egli abbia a crescere in forza per percuotervi e uccidervi.
    19. Allora, come compenso per il vostro lavoro, voi non riceverete più né
    frutta né pane, ma dei segni morti, a seconda della qualità del lavoro; e, in
    cambio del ritiro di tali segni, vi sarà dato qualcosa da mangiare, anzi, se voi
    poi non farete ritorno all’Ordine, allora dovrete restituire all’imperatore, a
    titolo d’imposta sul lavoro, perfino la quinta parte di tali segni, che avrete
    duramente guadagnato, senza riceverne un corrispettivo; ciò sarà un segnale
    che voi dovrete pregare soltanto per poter ottenere la grazia di lavorare; e
    allora sarà proprio per ottenere un simile permesso che dovrete pagare la
    menzionata imposta.
    20. Ed Io vi dico che in tutto il paese non vi sarà neppure un cantuccio che
    l’imperatore non avrà dichiarato di sua proprietà. E poi egli dividerà il paese e
    lo cederà in feudo ai suoi favoriti e cortigiani, ma voi sarete dichiarati da lui
    ignominiosa proprietà corporale dei suoi stessi feudatari e dei cortigiani, e que-
    sti saranno poi i vostri signori, che avranno su di voi diritto di vita e di morte, e
    vi daranno da mangiare erba cotta e pessime radici, poiché si riserveranno per
    loro i frutti migliori. E chi si azzarderà a stendere la mano su un tal genere di
    frutti, quegli sarà all’istante punito con la morte.
    21. Inoltre, l’imperatore prenderà possesso delle vostre più belle donne e
    figlie, per soddisfare la sua libidine e quella dei suoi favoriti e cortigiani, men-
    tre costringerà voi a gettare i vostri figli nel fiume, per mantenere invece con le
    vostre fatiche i suoi figli, affinché questi a loro volta possano maltrattarvi. Io
    chiuderò, oltretutto, i Miei orecchi fino alla fine dei tempi, per non udire le
    vostre grida di dolore, e voi avrete una sorte mille volte peggiore di quanto non
    l’abbiate avuta ad Hanoch.
    22. Anche queste cose imprimetevele bene in mente e scrivetele sulle pietre
    più tenere, come vi è stato comandato!»

    23. Ecco dunque, miei cari fratelli, qual è la Volontà di Dio; fate perciò come
    vi è stato consigliato e così potete con tanta facilità, anzi con facilità ancora
    mille volte maggiore, restare un popolo indipendente, senza la benché minima
    perdita dei vostri diritti. Diventate perciò pieni d’amore e di grazia e resti ben
    lontano da voi il perfido egoismo; giacché in tal modo rimarrete, come ora
    siete, un popolo di Dio. Infine è Volere di Dio che voi disponiate questi cassoni
    l’uno accanto all’altro, in fila, ponendoli attraverso il fiume e tenendoli uniti,
    mediante delle pertiche fissate tra un cassone e l’altro. In questo modo vi
    costruirete un ponte, per accedere anche al paese posto al di là del fiume e per
    usarlo a nostro piacimento.
    24. Ed ora prostratevi sulle vostre facce e ringraziate il Signore per questa
    grande Grazia degli insegnamenti e della manifestazione della Sua Volontà, per
    il supremo benessere di tutti noi ed esclamate con me:
    25. «Oh Tu, grande Dio, supremamente buono, santo e potente, noi Ti rin-
    graziamo nella polvere della nostra nullità! Permetti che ai Tuoi santi Orecchi
    giunga il debole suono del nostro ringraziamento dal profondo della nostra
    malvagità, e guarda, di grazia, al nostro timido e umile cuore! Oh Signore, noi
    non vediamo quanto grande sia il vuoto del nostro animo; perciò colmaci, di
    grazia, del calore del Tuo Amore e non togliere mai da noi, miseri figli del pec-
    cato, la Tua Grazia! E se mai noi dovessimo dimenticarci di operare secondo il
    Tuo santissimo Volere, non farci punire dagli uomini, ma puniscici Tu, secondo
    la Tua Giustizia e la Tua grande Dolcezza. Trasformaci nei nostri cuori, secon-
    do la Tua grande Misericordia, affinché noi possiamo un giorno diventare
    degni di assomigliare, anche in minimissima parte, ai Tuoi figli! Rimani dun-
    que Tu il Santo Dio di tutti noi ed il nostro Signore, e divieni un giorno, anche
    per noi, il nostro Padre diletto e santissimo! Oh Signore, esaudisci quanto
    imploriamo e di grazia, porgi ascolto alla nostra debole preghiera! Amen»
    26. Ed ora andate dunque ed eseguite tutto ciò che vi è stato comandato,
    facendolo a tempo opportuno e secondo il migliore consiglio. E convincetevi di
    tutto, affinché vediate quanto vero e fedele sia il Signore! E quando avrete
    compiuto tutto, e se non vi dimenticherete mai del Signore prima e dopo di cia-
    scun lavoro, e prima e dopo di ciascun pasto, prima e dopo del sonno, prima e
    dopo del levare del sole, prima e dopo del suo tramonto - particolarmente però
    quando vi accostate sessualmente allo scopo di procreare, dovete invocare
    prima e dopo l’atto soprattutto la Benedizione del Signore - allora voi genere-
    rete figli della vita e della luce, altrimenti invece i vostri figli saranno purtrop-
    po figli della morte e delle tenebre.
    27. Io però, che sono il vostro condottiero ispirato dal Signore, rimarrò qui
    nelle vicinanze del fiume durante tutto il corso della mia vita, qui, dove siamo
    approdati; e la mia dimora e dei miei figli sarà proprio lì, dall’altra parte del
    fiume, in quella grotta ampia, situata su di una bella montagna, affinché voi
    possiate trovarmi sempre, qualora qualcuno abbia da farmi qualche richiesta.
    Questa grotta e la montagna pure, il Signore me la dà in consegna per amore
    vostro, affinché voi mi possiate trovare in qualsiasi momento.
    28. Invece, in vostra consegna rimane tutto il restante grande paese, il quale
    è molto bello. Secondo la Volontà di Dio, io diventerò ancora molto più vec-
    chio e sarò per lungo tempo, poi, testimone di tutte le vostre buone o malvage
    opere. E di tutti coloro che, viventi, si trovano qui, io resterò l’ultimissimo e vi
    seguirò tutti dinanzi al Volto del Signore.
    29. E voi, o dieci compagni miei, che mi avete seguito e che siete pure avanza-
    ti in sapienza, prendetevi cura del popolo, guidatelo e ripartite saviamente la
    gente per il paese, ed insegnate loro ciò di cui hanno bisogno, ed ogni qualvolta
    farà il plenilunio, venite qui da me per consiglio e per ammaestramenti. Amen!».
    30. E, vedi, quando Meduhed giunse al termine del suo discorso, tutto il popo-
    lo gli si inchinò e, senza essere stato incitato in ciò da Meduhed, si prostrò ancora
    una volta e Mi ringraziò per tale salutare insegnamento. Poi il popolo si rialzò,
    prese rispettosamente il suo pasto e si accampò quindi sul terreno, dove fece
    sosta per tre giorni, intrattenendosi e pregando. Dopo di ciò il popolo si levò,
    diede mano agli attrezzi ed anzitutto approntò il ponte, e poi, dopo che Meduhed
    gli ebbe impartita la benedizione, tutti se ne andarono alla loro ulteriore destina-
    zione, penetrando in ogni direzione entro il paese, e con gioia Mi lodarono e glo-
    rificarono dappertutto. Con il tempo, come è facilmente comprensibile, molti
    divennero saggi alla maniera di Meduhed, e vissero così, da popolo felice, per
    una durata di tempo di circa millenovecento anni, ossia quasi fino ai tempi di
    Abramo. Essi non furono mai raggiunti dal diluvio di Noè.
    31. Ma più tardi anch’essi cominciarono a dimenticarsi gradatamente di Me,
    giacché, proprio quando Io ne ebbi fatto il popolo più colto e più ricco della
    Terra, essi si compiacquero di ogni genere di scultura e così degenerarono
    completamente nella più nera idolatria ed in fornicazioni di ogni specie.

    32. E dopo che Io li ebbi osservati attentissimamente per lo spazio di seicen-
    to anni e dal momento che ebbi visto che in nessuno, ma proprio in nessuno,
    c’era il benché minimo accenno di pentimento, né alcuna volontà di migliora-
    mento, allora, come avevo già fatto loro minacciare da Meduhed, Io suscitai
    nella regione dell’attuale Mongolia un particolare popolo, eletto appunto allo
    scopo di diventare il loro comune flagello. Mediante un angelo, che rimaneva
    invisibile, feci dirigere tale nuovo popolo verso Jhypon; approntai a questa
    nuova gente un ponte d’isole, che si staccava dall’odierna Cina, ponte del quale
    rendono testimonianza ancora oggi parecchie isole, che formano una linea un
    po’ arcuata. In questo modo tale gente poté transitare a piede asciutto, come
    avvenne con gli Israeliti attraverso il Mar Rosso, fatto che tra l’altro si compì
    quasi contemporaneamente. In tale occasione Io feci poi sollevare, mediante i
    fuochi della Terra, una quantità di grandi e piccole isole intorno ad Jhypon, che
    Io lasciai sussistere quali luoghi di rifugio per alcuni, pochissimi sapienti. Que-
    sti ultimi presero dimora là, vivendo dentro ad alcune grotte; ed essi, sempre
    rimanendo nel medesimo luogo, Mi servirono in silenzio, finché Io non li
    richiamai a Me dal mondo.

    33. In tali grotte si trovano tuttora, a testimonianza del Mio Amore, alcune di
    quelle tabelle di pietra scritte, di cui abbiamo parlato, ma che oggi nessuno
    potrebbe certamente leggere. Infatti, molto più dei geroglifici egiziani, quei
    segni saranno assai difficili da interpretare, e nessuno che non sia perfettamente
    rinato lo potrebbe fare. Soltanto, qua e là, una sensitiva, gravemente inferma
    nella propria carne, e tramite il suo spirito infantile e ridestantesi per brevissimo
    tempo, ne potrà indovinare eventualmente qualcosa.
    34. E così nella caverna, (che prima od un tempo veniva chiamata la grotta
    di Meduhed), si trova oggi ancora l’elevato cantico, che voi già
    conoscete, come pure ancora qualcuno dei noti attrezzi da lavoro. Tuttavia,
    questa caverna è ora inaccessibile, poiché essa si trova su di un’alta montagna;
    inaccessibilità che Io feci provocare più tardi, mediante il fuoco e mediante
    quei certi terremoti, che perdurano ancora attualmente.
    35. E così questo paese si trova ancora al giorno d’oggi assoggettato ad un
    regime imperiale, per metà mongolico e per metà di antica origine nipponica.
    L’incredulo, però, vi faccia un viaggio e si convinca, ma gli gioverà a poco, se
    non ha pienamente raggiunto la rinascita. Ma se qualcuno è già pervenuto a
    questo grado spirituale, allora egli può osservare a occhio lucido e trasfigurato
    non solo tutta la superficie della Terra, ma anche fino alle più interne
    profondità della stessa.
    36. (Poiché tutto quello che Io qui vi dono è vero e fedele per i Miei
    figli, poiché Io non lo dono al mondo, ma ai Miei deboli figli. Perciò questi
    non devono misurare il Mio Amore e Sapienza e le Mie Parole e la Mia Grazia
    col metro del mondo. Io non voglio infatti brillare davanti al mondo, ma
    voglio solamente essere amato da voi. Ho infatti soli a sufficienza per far
    brillare qualcosa davanti al mondo! Ma se voi criticate la Mia Scrittura con la
    vostra erudizione mondana, che cosa credete che farò Io un giorno della vostra
    insensatezza mondana? Imparate quindi da Me; quando sarete prima eruditi
    da Me, soltanto allora vedrete e riconoscerete quali regole stanno più in alto: se
    le Mie oppure quelle del mondo. Perché il mondo ha la parola nel senso, Io,
    invece, ho il senso nella Parola, e per tale ragione disperde enormemente colui
    che con Me non raccoglie!).
    37. Prima di condurvi più avanti in questo Governo della Mia Famiglia,
    voglio dirvi brevemente qualche cosa a proposito del Mio angelo (1),
    precisamente però a coloro che quasi in ogni riga hanno trovato un
    cosiddetto inciampo grammaticale, a motivo del mondo. Poiché in questo il
    loro cuore non è malizioso, essi devono completare, secondo il loro giudizio,
    là dove il Mio debole scrivano segreto della Mia nuova Parola ha messo per
    distrazione qualche trattino in più o in meno sulla n (2), come conseguenza di
    una sua già vecchia abitudine. Così anche gli errori di ortografia e i puntini
    sulle i. Chi però si azzardasse a spostare anche solo una parola, o a cercare
    una rima migliore, o a cercare senza necessità qualche piede metrico, costui
    Io lo guarderò con occhi adirati. Non cercate la Parola nel senso,
    bensì il senso nella parola, se volete giungere alla verità, poiché nello spirito è
    la verità e non nella verità lo spirito: ciò che sarebbe impossibile, perché lo spi-
    rito è libero e preminente su ogni regola, lasciando attingere da se stesso la
    verità. Ma poiché voi una cosa simile la dite perfino dei vostri geni, perché mai
    osservate il Mio Spirito con occhio tanto critico, come se uno scolaro vi avesse
    dato da correggere qualche cattivo compito? Dunque, se qualcuno crede che Io
    in questa veste non sia adatto al mondo, costui Mi lasci a casa; però per ciascu-
    no sarà più meritevole aggiungere alla Mia Scrittura una regola desunta da
    Essa che non una critica mondana. Poiché vi è maggiore beatitudine nel dare
    che non nel prendere! Comprendete bene questa cosa! Amen.

    Note:

    6 . Riguarda la poesia “l’angelo”.
    7. Si riferisce al modo di scrivere in corsivo (a mano) nel 1800 la lingua tedesca. La n si
    distingueva dalla u solo per la presenza di un trattino sopra la lettera stessa. [N.d.T.]
    Fate l'amore, non la guerra.
    Lavorare tutti, lavorare meno.
Working...