Il passaggio di consegne da Kenan a Enoch.

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  • Arcobaleno
    Opinionista

    • 31/12/16
    • 3770

    #1

    Il passaggio di consegne da Kenan a Enoch.

    Ne "Il governo della famiglia" - vol. 1:

    55:2. Ed allora Kenan cominciò a parlare e disse: «O padre Adamo, vedi, finora
    sono stato io un veggente ed è stato mio compito, ad ogni vigilia del Sabato,
    dichiarare, in maniera esplicativa, le mie e le tue visioni, nonché le osservazio-
    ni fatte prima dell’albeggiare, tanto nel firmamento quanto sulla Terra, affinché
    tu le avessi poi a benedire ed a comunicare a tua volta ai tuoi figli!
    3. Ora però il Signore, di propria mano, ha benedetto e sciolto la lingua di
    Enoch! Ecco, perciò la mia lingua non ardisce più di muoversi dinanzi a te e
    dinanzi agli altri padri e figli. Voglia dunque il nostro diletto e saggio Enoch
    assumersi pure questa incombenza. Se anche un giorno abbiamo lavato il suo
    corpo con la rugiada del mattino, tanto più si rende ora necessario a noi stessi
    di venire lavati da lui con la rugiada mattutina del suo spirito, che stilla abbon-
    dante dalla sua lingua benedetta!
    4. O Enoch, lavami secondo la tua grazia dall’Alto, perché io riconosco e
    confesso che chi non sarà lavato con quest’acqua, quegli andrà in perdizione e
    la sua vita inaridirà, come quella dell’erba sulla quale non è caduta alcuna goc-
    cia vivificatrice.
    5. Il Signore ha donato interamente soltanto ad uno, affinché gli altri possano
    prendere da lui, ogni volta che essi ne vogliano fare uso. Poiché la vita è bensì
    data a tutti, ma non così l’immortalità; di questa soltanto uno è il portatore in sé
    per tutti. E chi vuole prenderla da lui, quegli diverrà immortale come lui; ma
    chi trascurerà di prendersela, la sua vita verrà afferrata dalla morte in un tempo
    in cui l’immenso Signore porrà la Sua falce all’erba inaridita.
    6. Se accostiamo la mano al nostro cuore, noi percepiamo benissimo il suo
    pulsare ad intervalli perfettamente misurati e similmente lo percepirà pure
    Enoch; ma se noi interroghiamo il nostro cuore palpitante e chiediamo: "Dove
    batti, o mio inquieto cuore?", noi ne otterremo una risposta ottusa e confusa, la
    quale si riassumerà, in maniera abbastanza impressionante, in questo modo: "Io
    batto continuamente alla ferrea porta della morte eterna e sto in attesa, fra gran-
    di angosce, che la stessa si apra per inghiottirmi per l’eternità!".
    7. Ma se noi chiediamo al cuore di Enoch, che come il nostro ugualmente
    pulsa: "O pio cuore, fedele e amoroso, dove batti tu?", allora udiremo quel
    cuore risponderci, con chiarissimo accento: "Ascoltate fratelli, io batto conti-
    nuamente alle chiare porte della vita e sono colmo della più dolce e più assolu-
    ta certezza che queste, ben presto, si apriranno per accogliermi nella sconfinata
    pienezza della vita, che proviene da Dio, della quale soltanto una minima stilla
    è sufficiente ora a vivificarmi ed animarmi!".
    8. O padri, fratelli e figli, che sia così, io spesso l’ho percepito nelle mie
    visioni, ma che così non debba restare, questo lo insegna a ciascuno il proprio
    amore per la vita. Noi, reciprocamente, non possiamo darci nulla, poiché nulla
    abbiamo, però noi possiamo prendere da colui che ha. Enoch l’ha ricevuto dal-
    l’Alto; e se dunque egli vuole, come anche gli è lecito, dividerlo con noi, allora
    certo dipende da noi accettarlo o meno.
    9. O Enoch, muovi perciò la tua lingua colma di vita con assiduità, affinché
    tutti possiamo venir lavati dalle punte dei piedi fino alla sommità del capo con
    la rugiada vitale, che discende abbondante nella tua lingua benedetta, fuori dal
    mattino eterno e spirituale della vita in Dio.
    Concedi perciò, o padre Adamo,
    che Enoch assuma il mio posto, in modo che egli abbia bene a mostrarci e ad
    interpretare i segni della vita, tanto nel Cielo quanto sulla Terra! Amen»

    12. (Parole di Enoch)...Vedete, questa è anche la migliore interpretazione! Poiché tutto ciò che il
    Signore fa, è cosa saggia; noi, però, la miglior cosa che possiamo fare è lascia-
    re al Signore tutte queste cure, senza preoccuparcene e senza voler interpretare
    le Sue vie, bensì, invece, dobbiamo andare piuttosto in cerca di noi stessi e
    della vita che è in noi.
    Fate l'amore, non la guerra.
    Lavorare tutti, lavorare meno.
Working...