La causa della debolezza dell'uomo.

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  • Arcobaleno
    Opinionista

    • 31/12/16
    • 3769

    #1

    La causa della debolezza dell'uomo.

    Ne "Il governo della famiglia" - vol. 1:

    75:10. (Parla Enoch) Non è stato posto l'uomo a signore di tutte le creature nell'immenso uni-
    verso? Dunque, che cosa è avvenuto di lui che ora indietreggia spaventato
    dinanzi al ronzio di un moscone, come se Dio avesse già tenuto a suo carico un
    mezzo Giudizio?
    11. O cari padri! Io so qual è la causa di ciò, la quale non è come voi crede-
    te, la caduta originale del primo padre e della prima madre - perché questa,
    per se stessa, fu soltanto una conseguenza -, bensì la causa è questa: l'uomo,
    nella sua libertà, comincia a stimarsi grande e potente e poi, in questa stolta e
    immensa presunzione, si va smarrendo, così da persuadersi che soli e mondi
    pendono da ciascun suo capello. Ma quando poi l'amorosissimo Padre viene a
    destare il figlio, che stoltamente dorme e sogna, mediante una qualche goccia
    rinfrescante e piena d'amore, di misericordia e grazia, allora questo stesso
    figlio apre improvvisamente gli occhi, riconosce la propria debolezza e nullità,
    e scoppia in lacrime, quando scopre che non è altro che un debole fanciullo.
    12. Però, quando scorge suo padre, forte e robusto, allora si rallegra e corre a
    lui con tutto l'amore, lo accarezza e lo prega di dargli del pane. Ora, dove sono
    il padre e la madre che vorrebbero respingere da sé i loro prediletti?
    13. Ma se il fanciullo è caparbio, il padre sa come punirlo, affinché divenga
    mansueto; e qualora il fanciullo non volesse proprio lasciarsi mai destare del
    tutto, vorrà allora il padre forse lasciare intentato sia pure un solo mezzo, per
    ottenere di ridestare il figlio alla vita?
    14. E quando il figlio avrà di nuovo aperto gli occhi e guarderà sorridente il
    padre preoccupato, il padre non se ne rallegrerà di più che non per gli altri
    cento figli, che saranno rimasti sempre svegli?
    15. O cari padri! Oh, vedete quanto è vano il vostro timore e la vostra debo-
    lezza! Ridestatevi nell'amore e guardate come il gran Padre, amoroso e santo,
    vi sta vicino, pieno di amorevoli cure. E guardate anche come ansiosamente
    Egli è in attesa che vogliate innalzare a Lui i vostri sguardi d'amore!
    16. Oh, destatevi! Per noi Egli non è un Padre lontano, bensì molto vicino e
    colmo d'amore, di dolcezza e di pazienza!
    17. Se anche ora siete infiacchiti dal sonno ed esauriti dal sogno, destatevi
    completamente e sarete rinvigoriti, così da balzare come cerbiatti dalla gioia!
    Oh, destatevi, dunque, nell'amore al Padre! Amen».
    Fate l'amore, non la guerra.
    Lavorare tutti, lavorare meno.
  • restodelcarlino
    giullare

    • 13/05/19
    • 12553

    #2
    Perdonami, se ti annoio con le mie "sintesi": riscrivo a parole mie, per vedere se ho ben compreso testi che mi sono inusuali.
    L’uomo non è debole per la caduta originale, ma perché la libertà lo porta a sentirsi troppo grande. Dio lo “risveglia” con amore: allora riconosce la propria fragilità, si fida del Padre e si avvicina a lui. La debolezza diventa così occasione di crescita e relazione.
    Ho capito bene che Enoch vuole dire che la fragilità umana serve a risvegliare l’uomo all’amore del Padre, e non è una punizione in sé?
    E (come il tenente Colombo dei telefilm, sulla porta )...quando l’uomo si sente fragile e spaventato, come può capire se questo è davvero un “risveglio” che lo avvicina a Dio, oppure solo una crisi che lo allontana?
    ...vassapé...

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    • Arcobaleno
      Opinionista

      • 31/12/16
      • 3769

      #3
      Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
      Perdonami, se ti annoio con le mie "sintesi": riscrivo a parole mie, per vedere se ho ben compreso testi che mi sono inusuali.
      L’uomo non è debole per la caduta originale, ma perché la libertà lo porta a sentirsi troppo grande. Dio lo “risveglia” con amore: allora riconosce la propria fragilità, si fida del Padre e si avvicina a lui. La debolezza diventa così occasione di crescita e relazione.
      Ho capito bene che Enoch vuole dire che la fragilità umana serve a risvegliare l’uomo all’amore del Padre, e non è una punizione in sé?
      E (come il tenente Colombo dei telefilm, sulla porta )...quando l’uomo si sente fragile e spaventato, come può capire se questo è davvero un “risveglio” che lo avvicina a Dio, oppure solo una crisi che lo allontana?
      Sì, è così. Però, se nonostante la presa di coscienza della propria debolezza, il credente non si ravvede, le difficoltà ulteriori diventano una punizione.

      Riguardo "l'ultima domanda", credo che si debba ancora fare una distinzione tra credente e ateo. Il secondo può considerare tutto normalità, sia una vita abbastanza fortunata, sia una vita piuttosto sfortunata, e così per i singoli eventi positivi e negativi.
      Il credente cerca di dare un significato alla propria vita e ai singoli eventi. Generalmente sia gli eventi positivi che quelli negativi vengono considerati "prove" per la fede.
      Comunque, dalla propria reazione agli eventi, ciascuno può capire se si sta avvicinando a Dio, chiedendogli aiuto negli episodi negativi e ringraziandolo in quelli positivi, o allontanando.
      Fate l'amore, non la guerra.
      Lavorare tutti, lavorare meno.

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