Conoscenza tradizionale e scienza moderna

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  • Anello Verde
    Opinionista
    • 26/12/25
    • 28

    #1

    Conoscenza tradizionale e scienza moderna

    Giovanni Ponte nel 1961 scriveva (il testo completo dell’articolo è disponibile al link: ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo/post/conoscenza-tradizionale-e-scienza-moderna ):

    “Chi attraverso la scienza moderna cerca di ottenere una conoscenza reale delle cose viene … a trovarsi inevitabilmente di fronte a questa alternativa: o una ricerca che si risolve in “volontà di credere” in determinate ipotesi “immaginate” e mai dimostrabili (il caso più favorevole è che non si dimostri il contrario, ma non si dimentichi che fatti identici potrebbero sempre concordare con ipotesi molteplici e diversissime tra di loro), ovvero una scienza ridotta a constatare e a catalogare le concomitanze tra le sue constatazioni, senza mai spiegare veramente nulla…
    La credenza nel … valore conoscitivo [della scienza moderna] persiste appoggiandosi ad un prestigio diventato piuttosto un “mito”, alimentato da secoli e consolidato dallo spettacolo delle applicazioni esteriori: eppure tale spettacolo non solleva affatto il velo della nostra ignoranza, e, ben lungi dal riportarci ad un ordine di realtà dove si trovi la ragion d’essere dei fenomeni, agisce semplicemente come un polo di attrazione dell’attenzione degli uomini, distogliendoli così dalla ricerca di qualche cosa di più importante per loro e di più serio...
    In definitiva, alla riconosciuta impotenza della scienza moderna di dare all’uomo una conoscenza effettiva della ragion d’essere delle cose e di se stesso, è corrisposto un addormentamento generale delle aspirazioni a tale conoscenza…
    Il “metodo scientifico” conosciuto oggi dagli Occidentali non è affatto l’unico possibile per costruire una scienza, ed è abbastanza facile vedere che esso implica anzi delle auto-limitazioni che sono scambiate frettolosamente per dei limiti delle stesse facoltà conoscitive e che precludono delle conoscenze le quali, di per sé, non sarebbero affatto inaccessibili all’uomo, purché egli riprendesse il pieno possesso delle sue facoltà. In effetti, è del tutto naturale che il “metodo scientifico”, sorto da una pretesa autonomia assoluta delle scienze applicate ai fenomeni sensibili (la res extensa di Cartesio), sia necessariamente incapace di uscire dal piano in cui questi si svolgono, o, per meglio dire, può uscirne soltanto per discendere al di sotto di esso, con le sue semplificazioni abusive che tendono verso la quantità pura, ovvero (come succede nei recenti tentativi di psicanalisi, metapsichica, parapsicologia) con il volgersi a dei contenuti psichici che rappresentano dei fattori di disintegrazione delle psiche ordinaria piuttosto che dei veri principi ordinatori.
    Ora, è proprio sulla conoscenza di questi principi ordinatori che si sono sempre fondate tutte le scienze, ad esclusione appunto della scienza moderna. Tale è ad esempio la natura delle scienze cosmologiche antiche ed orientali, ed anche quella dell’aritmetica e della geometria pitagorica, la cui assimilazione comportava infatti una “trasmutazione” psichica ed intellettuale che dava accesso agli insegnamenti ed alla realizzazione propriamente metafisica...
    In questo senso, più in generale, la “fisica” (cioè l’insieme delle scienze della “physis” o natura) era la preparazione alla “metafisica”, permettendo di passare, in virtù di una corrispondenza simbolica che offriva una apertura illimitata, dalla conoscenza e dalla “realizzazione” dei principi ordinatori relativi a quella del Principio supremo. Ovviamente, non può essere questo il caso delle scienze fisiche e psichiche conosciute oggi in Occidente: e pertanto, per chi aspiri effettivamente ad una conoscenza nel senso pieno della parola – che abbracci cioè la ragion d’essere delle cose e di sé – il presupposto di un lavoro serio consiste nel ripulire la propria mentalità dall’incredibile carico di pregiudizi che ha reso praticamente inaccessibile ogni tipo di scienza diverso da quello moderno…
    Teniamo ad ogni modo a notare subito che sarebbe quasi impossibile evitare di perdersi in labirinti quasi incomprensibili ed anche pericolosi senza un filo d’Arianna che serva di guida. E questo filo d’Arianna, nella fase che potremmo dire di chiarificazione teorica, non può essere rappresentato che da una chiara dottrina “metafisica”, non nel senso abituale che la riduce ad un ramo della filosofia, ma nel senso suaccennato di enunciazione della conoscenza del Principio. La ragione di questa opportunità di cominciare la chiarificazione teorica dalla “metafisica”, da tenere particolarmente presente a motivo della confusione attuale, è facile da capire se si considera che la “metafisica”, pur venendo “dopo la fisica” nell’ordine della realizzazione, viene però necessariamente prima della “fisica”, e prima di qualsiasi altra cosa, nell’ordine logico, contenendo la ragion d’essere di tutti i “principi ordinatori” relativi e, quindi, di tutte le scienze”.
  • King Kong
    رباني
    • 05/07/17
    • 2354

    #2
    Originariamente Scritto da Anello Verde Visualizza Messaggio
    ... un ordine di realtà dove si trovi la ragion d’essere dei fenomeni,
    ...una conoscenza effettiva della ragion d’essere delle cose e di se stesso,
    ...delle conoscenze le quali, di per sé, non sarebbero affatto inaccessibili all’uomo,
    ...veri principi ordinatori.
    ... la natura delle scienze cosmologiche antiche ed orientali,
    ...la cui assimilazione comportava infatti una “trasmutazione” psichica ed intellettuale che dava accesso agli insegnamenti ed alla realizzazione propriamente metafisica...
    ...una corrispondenza simbolica che offriva una apertura illimitata, dalla conoscenza e dalla “realizzazione” dei principi ordinatori relativi a quella del Principio supremo.ssibile ogni tipo di scienza diverso da quello moderna
    ...una conoscenza nel senso pieno della parola
    ... enunciazione della conoscenza del Principio.
    ... la ragion d’essere di tutti i “principi ordinatori” relativi e, quindi, di tutte le scienze”.
    Tutto molto interessante, ma inutile teoria se non viene prima innescata da un momento catalizzante.
    imho
    Aut hic aut nullubi

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    • Vega
      Opinionista

      • 04/05/05
      • 17951

      #3
      Originariamente Scritto da Anello Verde Visualizza Messaggio
      Giovanni Ponte nel 1961 scriveva (il testo completo dell’articolo è disponibile al link: ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo/post/conoscenza-tradizionale-e-scienza-moderna ):

      “Chi attraverso la scienza moderna cerca di ottenere una conoscenza reale delle cose viene … a trovarsi inevitabilmente di fronte a questa alternativa: o una ricerca che si risolve in “volontà di credere” in determinate ipotesi “immaginate” e mai dimostrabili (il caso più favorevole è che non si dimostri il contrario, ma non si dimentichi che fatti identici potrebbero sempre concordare con ipotesi molteplici e diversissime tra di loro), ovvero una scienza ridotta a constatare e a catalogare le concomitanze tra le sue constatazioni, senza mai spiegare veramente nulla…
      La credenza nel … valore conoscitivo [della scienza moderna] persiste appoggiandosi ad un prestigio diventato piuttosto un “mito”, alimentato da secoli e consolidato dallo spettacolo delle applicazioni esteriori: eppure tale spettacolo non solleva affatto il velo della nostra ignoranza, e, ben lungi dal riportarci ad un ordine di realtà dove si trovi la ragion d’essere dei fenomeni, agisce semplicemente come un polo di attrazione dell’attenzione degli uomini, distogliendoli così dalla ricerca di qualche cosa di più importante per loro e di più serio...
      In definitiva, alla riconosciuta impotenza della scienza moderna di dare all’uomo una conoscenza effettiva della ragion d’essere delle cose e di se stesso, è corrisposto un addormentamento generale delle aspirazioni a tale conoscenza…
      Il “metodo scientifico” conosciuto oggi dagli Occidentali non è affatto l’unico possibile per costruire una scienza, ed è abbastanza facile vedere che esso implica anzi delle auto-limitazioni che sono scambiate frettolosamente per dei limiti delle stesse facoltà conoscitive e che precludono delle conoscenze le quali, di per sé, non sarebbero affatto inaccessibili all’uomo, purché egli riprendesse il pieno possesso delle sue facoltà. In effetti, è del tutto naturale che il “metodo scientifico”, sorto da una pretesa autonomia assoluta delle scienze applicate ai fenomeni sensibili (la res extensa di Cartesio), sia necessariamente incapace di uscire dal piano in cui questi si svolgono, o, per meglio dire, può uscirne soltanto per discendere al di sotto di esso, con le sue semplificazioni abusive che tendono verso la quantità pura, ovvero (come succede nei recenti tentativi di psicanalisi, metapsichica, parapsicologia) con il volgersi a dei contenuti psichici che rappresentano dei fattori di disintegrazione delle psiche ordinaria piuttosto che dei veri principi ordinatori.
      Ora, è proprio sulla conoscenza di questi principi ordinatori che si sono sempre fondate tutte le scienze, ad esclusione appunto della scienza moderna. Tale è ad esempio la natura delle scienze cosmologiche antiche ed orientali, ed anche quella dell’aritmetica e della geometria pitagorica, la cui assimilazione comportava infatti una “trasmutazione” psichica ed intellettuale che dava accesso agli insegnamenti ed alla realizzazione propriamente metafisica...
      In questo senso, più in generale, la “fisica” (cioè l’insieme delle scienze della “physis” o natura) era la preparazione alla “metafisica”, permettendo di passare, in virtù di una corrispondenza simbolica che offriva una apertura illimitata, dalla conoscenza e dalla “realizzazione” dei principi ordinatori relativi a quella del Principio supremo. Ovviamente, non può essere questo il caso delle scienze fisiche e psichiche conosciute oggi in Occidente: e pertanto, per chi aspiri effettivamente ad una conoscenza nel senso pieno della parola – che abbracci cioè la ragion d’essere delle cose e di sé – il presupposto di un lavoro serio consiste nel ripulire la propria mentalità dall’incredibile carico di pregiudizi che ha reso praticamente inaccessibile ogni tipo di scienza diverso da quello moderno…
      Teniamo ad ogni modo a notare subito che sarebbe quasi impossibile evitare di perdersi in labirinti quasi incomprensibili ed anche pericolosi senza un filo d’Arianna che serva di guida. E questo filo d’Arianna, nella fase che potremmo dire di chiarificazione teorica, non può essere rappresentato che da una chiara dottrina “metafisica”, non nel senso abituale che la riduce ad un ramo della filosofia, ma nel senso suaccennato di enunciazione della conoscenza del Principio. La ragione di questa opportunità di cominciare la chiarificazione teorica dalla “metafisica”, da tenere particolarmente presente a motivo della confusione attuale, è facile da capire se si considera che la “metafisica”, pur venendo “dopo la fisica” nell’ordine della realizzazione, viene però necessariamente prima della “fisica”, e prima di qualsiasi altra cosa, nell’ordine logico, contenendo la ragion d’essere di tutti i “principi ordinatori” relativi e, quindi, di tutte le scienze”.
      Carlo-Verdone-e-il-meme-di-In-che-senso.jpg
      Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

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      • Vega
        Opinionista

        • 04/05/05
        • 17951

        #4
        Originariamente Scritto da Anello Verde Visualizza Messaggio
        Giovanni Ponte nel 1961 scriveva (il testo completo dell’articolo è disponibile al link: ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo/post/conoscenza-tradizionale-e-scienza-moderna ):

        “Chi attraverso la scienza moderna cerca di ottenere una conoscenza reale delle cose viene … a trovarsi inevitabilmente di fronte a questa alternativa: o una ricerca che si risolve in “volontà di credere” in determinate ipotesi “immaginate” e mai dimostrabili (il caso più favorevole è che non si dimostri il contrario, ma non si dimentichi che fatti identici potrebbero sempre concordare con ipotesi molteplici e diversissime tra di loro), ovvero una scienza ridotta a constatare e a catalogare le concomitanze tra le sue constatazioni, senza mai spiegare veramente nulla…
        La credenza nel … valore conoscitivo [della scienza moderna] persiste appoggiandosi ad un prestigio diventato piuttosto un “mito”, alimentato da secoli e consolidato dallo spettacolo delle applicazioni esteriori: eppure tale spettacolo non solleva affatto il velo della nostra ignoranza, e, ben lungi dal riportarci ad un ordine di realtà dove si trovi la ragion d’essere dei fenomeni, agisce semplicemente come un polo di attrazione dell’attenzione degli uomini, distogliendoli così dalla ricerca di qualche cosa di più importante per loro e di più serio...
        In definitiva, alla riconosciuta impotenza della scienza moderna di dare all’uomo una conoscenza effettiva della ragion d’essere delle cose e di se stesso, è corrisposto un addormentamento generale delle aspirazioni a tale conoscenza…
        Il “metodo scientifico” conosciuto oggi dagli Occidentali non è affatto l’unico possibile per costruire una scienza, ed è abbastanza facile vedere che esso implica anzi delle auto-limitazioni che sono scambiate frettolosamente per dei limiti delle stesse facoltà conoscitive e che precludono delle conoscenze le quali, di per sé, non sarebbero affatto inaccessibili all’uomo, purché egli riprendesse il pieno possesso delle sue facoltà. In effetti, è del tutto naturale che il “metodo scientifico”, sorto da una pretesa autonomia assoluta delle scienze applicate ai fenomeni sensibili (la res extensa di Cartesio), sia necessariamente incapace di uscire dal piano in cui questi si svolgono, o, per meglio dire, può uscirne soltanto per discendere al di sotto di esso, con le sue semplificazioni abusive che tendono verso la quantità pura, ovvero (come succede nei recenti tentativi di psicanalisi, metapsichica, parapsicologia) con il volgersi a dei contenuti psichici che rappresentano dei fattori di disintegrazione delle psiche ordinaria piuttosto che dei veri principi ordinatori.
        Ora, è proprio sulla conoscenza di questi principi ordinatori che si sono sempre fondate tutte le scienze, ad esclusione appunto della scienza moderna. Tale è ad esempio la natura delle scienze cosmologiche antiche ed orientali, ed anche quella dell’aritmetica e della geometria pitagorica, la cui assimilazione comportava infatti una “trasmutazione” psichica ed intellettuale che dava accesso agli insegnamenti ed alla realizzazione propriamente metafisica...
        In questo senso, più in generale, la “fisica” (cioè l’insieme delle scienze della “physis” o natura) era la preparazione alla “metafisica”, permettendo di passare, in virtù di una corrispondenza simbolica che offriva una apertura illimitata, dalla conoscenza e dalla “realizzazione” dei principi ordinatori relativi a quella del Principio supremo. Ovviamente, non può essere questo il caso delle scienze fisiche e psichiche conosciute oggi in Occidente: e pertanto, per chi aspiri effettivamente ad una conoscenza nel senso pieno della parola – che abbracci cioè la ragion d’essere delle cose e di sé – il presupposto di un lavoro serio consiste nel ripulire la propria mentalità dall’incredibile carico di pregiudizi che ha reso praticamente inaccessibile ogni tipo di scienza diverso da quello moderno…
        Teniamo ad ogni modo a notare subito che sarebbe quasi impossibile evitare di perdersi in labirinti quasi incomprensibili ed anche pericolosi senza un filo d’Arianna che serva di guida. E questo filo d’Arianna, nella fase che potremmo dire di chiarificazione teorica, non può essere rappresentato che da una chiara dottrina “metafisica”, non nel senso abituale che la riduce ad un ramo della filosofia, ma nel senso suaccennato di enunciazione della conoscenza del Principio. La ragione di questa opportunità di cominciare la chiarificazione teorica dalla “metafisica”, da tenere particolarmente presente a motivo della confusione attuale, è facile da capire se si considera che la “metafisica”, pur venendo “dopo la fisica” nell’ordine della realizzazione, viene però necessariamente prima della “fisica”, e prima di qualsiasi altra cosa, nell’ordine logico, contenendo la ragion d’essere di tutti i “principi ordinatori” relativi e, quindi, di tutte le scienze”.
        Carlo-Verdone-e-il-meme-di-In-che-senso.jpg
        Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

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        • restodelcarlino
          giullare

          • 13/05/19
          • 12523

          #5
          L’analisi di Giovanni Ponte evidenzia una diffusa diffidenza verso la scienza moderna, accusata di non fornire una vera conoscenza delle strutture profonde della realtà e di operare su modelli ipotetici incapaci di spiegare l’essenza dei fenomeni. La traduzione italiana di "Logica della scoperta scientifica" di Popper è del 1963, quindi posteriore all’articolo di Ponte del 1961. È comprensibile, quindi, che Ponte interpretasse la scienza moderna come incapace di fornire conoscenza ultima. Tuttavia, la mancanza di certezze definitive non è un limite, ma la caratteristica epistemologica fondamentale della scienza: le teorie sopravvivono ai tentativi critici e si evolvono grazie al fallibilismo e alla falsificabilità. Confondere questa provvisorietà con incapacità conoscitiva è un amalgama erroneo. Allo stesso modo, l’incapacità della scienza di rispondere a questioni metafisiche non la rende epistemologicamente inadeguata: Popper distingue chiaramente scienza e metafisica, e la demarcazione tra i due campi non indica fallimento, ma la natura stessa del metodo scientifico.
          In sintesi, dopo Popper, la lettura dell'articolo di Ponte evidenzia come le sue preoccupazioni circa la “superficialità” della scienza siano in realtà un fraintendimento del fallibilismo e della falsificabilità, principi centrali del metodo scientifico moderno. Lungi dall’essere un limite, la provvisorietà delle teorie scientifiche rappresenta la loro forza epistemologica, e il progresso della conoscenza dipende proprio dalla possibilità di mettere costantemente alla prova le proprie congetture.
          In conclusione: dove Ponte vede fragilità e superficialità, ci sono, in realtà dinamismo, autocorrezione e progresso razionale.
          Ma non aveva potuto leggere Popper.
          ...vassapé...

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