Da ANSA.it
Piccole riduzioni di sostanza grigia in alcune precise aree cerebrali coinvolte nella regolazione del dolore: è la condizione di coloro che soffrono di emicrania, che così non è più solo un sintomo, come veniva classificata dai medici, ma una vera e propria malattia. Lo hanno dimostrato, per la prima volta al mondo i ricercatori del Centro Cefalee dell' Università di Torino guidati da Lorenzo Pinessi, vice- presidente della Società Italiana Studio Cefalee (SISC), che oggi a Milano ne ha parlato con i giornalisti.
Lo studio alla base della dimostrazione, pubblicato sulla rivista scientifica americana Headache, è stato svolto alle Molinette, nella Clinica neurologica II, diretta da Pinessi e ha utilizzato una innovativa tecnica di risonanza magnetica cerebrale che si avvale di una particolare analisi morfometrica (voxel-based-morphometry - vbm). "Si tratta di un'analisi matematico-statistica - ha spiegato Walter Valfré, collaboratore di Pinessi - che per confronto è in grado di evidenziare anche piccolissime alterazioni della sostanza grigia o bianca cerebrale non percepibili ad occhio nudo con una risonanza magnetica tradizionale".
Questa "riduzione focale" è stata osservata - ha detto Pinessi - nella corteccia cingolata anteriore, deputata alla modulazione del dolore. "Il mal di testa, che colpisce in Italia 6-7 milioni di persone, per lo più di sesso femminile - ha spiegato ancora il neurologo torinese - è sempre stato considerato una 'malattia' fra virgolette, un disturbo legato al cattivo funzionamento dei centri cerebrali del dolore. Recentemente, con la risonanza magnetica, si era visto che gli emicranici mostravano piccole lesioni ischemiche cerebrali, ma erano spiegate come una conseguenza del mal di testa. Solo gli ultimi sviluppi della scienza e in particolare l'analisi morfometrica applicata ai dati della risonanza, ci hanno messo in grado di dimostrare l'esistenza di piccole riduzioni di sostanza grigia, non solo negli emicranici cronici (quelli più gravi), ma anche in coloro che hanno attacchi episodici".
Lo studio scientifico è stato condotto su 54 persone, 27 affette da emicrania e 27 (gruppo di controllo) assolutamente sane. E' una scoperta che può indicare un possibile trattamento dell'emicrania? "Difficile dirlo, al momento - ha risposto Pinessi -. Visto che abbiamo scoperto una riduzione di sostanza cerebrale, verrebbe da pensare che un fattore neurotrofico potrebbe essere la possibile soluzione, ma è solo un'ipotesi, la stessa ipotizzata, ancora senza risultati, con l'Alzheimer". Un'altra recente scoperta dello stesso gruppo torinese ha dimostrato inoltre una stretta correlazione tra emicrania e obesità: "Fra gli emicranici - ha detto il professor Pinessi - vi è circa un 30% di persone obese o in sovrappeso.
Percentuale che è del 10-15% fra la popolazione normale". In Italia, secondo i dati forniti dal neurologo, sono obesi o in sovrappeso almeno 3 milioni di emicranici. Questo è dovuto anche al fatto che molti dei farmaci utilizzati nella profilassi dell'emicrania, come i betabloccanti e i calcioantagonisti, provocano, durante un trattamento di sei mesi, un aumento del peso corporeo medio di 3-6 chili. E nell'emicrania con obesità vi è una stretta relazione biuniovoca: in pratica, l' una favorisce l'altra.
L'aumento del peso corporeo infatti aumenta a sua volta la gravità e la frequenza degli attacchi emicraici che rischiano di diventare cronici, mentre l'emicrania stessa è causa di obesità. Pinessi e collaboratori hanno allora studiato il metabolismo del glucosio nelle persone affette da emicrania e hanno scoperto che queste persone mostrano 'insulinoresistenza' (minor capacità di utilizzare il glucosio a livello cellulare e richiesta sempre maggiore di insulina al pancreas), che è uno dei componenti della cosiddetta 'sindrome metabolica' ed è in pratica l' anticamera del diabete.
Cosa fare? "Noi sottoponiamo tutti i nostri emicranici al test del metabolismo del glucosio e agli altri esami (colesterolo, trigliceridi) per la profilassi cardiovascolare. Poi consigliamo loro una dieta combinata, non solo quella povera di grassi saturi per prevenire le malattie del metabolismo, ma anche quella per prevenire gli attacchi emicranici, esortandoli quindi a evitare anche formaggi, cioccolata, vino, banane, crostacei, frutta secca, agrumi, pomodori... tutti cibi che chi soffre di mal di testa dovrebbe tenere lontani".
Piccole riduzioni di sostanza grigia in alcune precise aree cerebrali coinvolte nella regolazione del dolore: è la condizione di coloro che soffrono di emicrania, che così non è più solo un sintomo, come veniva classificata dai medici, ma una vera e propria malattia. Lo hanno dimostrato, per la prima volta al mondo i ricercatori del Centro Cefalee dell' Università di Torino guidati da Lorenzo Pinessi, vice- presidente della Società Italiana Studio Cefalee (SISC), che oggi a Milano ne ha parlato con i giornalisti.
Lo studio alla base della dimostrazione, pubblicato sulla rivista scientifica americana Headache, è stato svolto alle Molinette, nella Clinica neurologica II, diretta da Pinessi e ha utilizzato una innovativa tecnica di risonanza magnetica cerebrale che si avvale di una particolare analisi morfometrica (voxel-based-morphometry - vbm). "Si tratta di un'analisi matematico-statistica - ha spiegato Walter Valfré, collaboratore di Pinessi - che per confronto è in grado di evidenziare anche piccolissime alterazioni della sostanza grigia o bianca cerebrale non percepibili ad occhio nudo con una risonanza magnetica tradizionale".
Questa "riduzione focale" è stata osservata - ha detto Pinessi - nella corteccia cingolata anteriore, deputata alla modulazione del dolore. "Il mal di testa, che colpisce in Italia 6-7 milioni di persone, per lo più di sesso femminile - ha spiegato ancora il neurologo torinese - è sempre stato considerato una 'malattia' fra virgolette, un disturbo legato al cattivo funzionamento dei centri cerebrali del dolore. Recentemente, con la risonanza magnetica, si era visto che gli emicranici mostravano piccole lesioni ischemiche cerebrali, ma erano spiegate come una conseguenza del mal di testa. Solo gli ultimi sviluppi della scienza e in particolare l'analisi morfometrica applicata ai dati della risonanza, ci hanno messo in grado di dimostrare l'esistenza di piccole riduzioni di sostanza grigia, non solo negli emicranici cronici (quelli più gravi), ma anche in coloro che hanno attacchi episodici".
Lo studio scientifico è stato condotto su 54 persone, 27 affette da emicrania e 27 (gruppo di controllo) assolutamente sane. E' una scoperta che può indicare un possibile trattamento dell'emicrania? "Difficile dirlo, al momento - ha risposto Pinessi -. Visto che abbiamo scoperto una riduzione di sostanza cerebrale, verrebbe da pensare che un fattore neurotrofico potrebbe essere la possibile soluzione, ma è solo un'ipotesi, la stessa ipotizzata, ancora senza risultati, con l'Alzheimer". Un'altra recente scoperta dello stesso gruppo torinese ha dimostrato inoltre una stretta correlazione tra emicrania e obesità: "Fra gli emicranici - ha detto il professor Pinessi - vi è circa un 30% di persone obese o in sovrappeso.
Percentuale che è del 10-15% fra la popolazione normale". In Italia, secondo i dati forniti dal neurologo, sono obesi o in sovrappeso almeno 3 milioni di emicranici. Questo è dovuto anche al fatto che molti dei farmaci utilizzati nella profilassi dell'emicrania, come i betabloccanti e i calcioantagonisti, provocano, durante un trattamento di sei mesi, un aumento del peso corporeo medio di 3-6 chili. E nell'emicrania con obesità vi è una stretta relazione biuniovoca: in pratica, l' una favorisce l'altra.
L'aumento del peso corporeo infatti aumenta a sua volta la gravità e la frequenza degli attacchi emicraici che rischiano di diventare cronici, mentre l'emicrania stessa è causa di obesità. Pinessi e collaboratori hanno allora studiato il metabolismo del glucosio nelle persone affette da emicrania e hanno scoperto che queste persone mostrano 'insulinoresistenza' (minor capacità di utilizzare il glucosio a livello cellulare e richiesta sempre maggiore di insulina al pancreas), che è uno dei componenti della cosiddetta 'sindrome metabolica' ed è in pratica l' anticamera del diabete.
Cosa fare? "Noi sottoponiamo tutti i nostri emicranici al test del metabolismo del glucosio e agli altri esami (colesterolo, trigliceridi) per la profilassi cardiovascolare. Poi consigliamo loro una dieta combinata, non solo quella povera di grassi saturi per prevenire le malattie del metabolismo, ma anche quella per prevenire gli attacchi emicranici, esortandoli quindi a evitare anche formaggi, cioccolata, vino, banane, crostacei, frutta secca, agrumi, pomodori... tutti cibi che chi soffre di mal di testa dovrebbe tenere lontani".

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