Chemioterapia e rapporto con il malato.

Collapse
X
 
  • Ora
  • Show
Clear All
new posts
  • Albert.
    Opinionista
    • 24/01/10
    • 3359

    #1

    Chemioterapia e rapporto con il malato.

    Mi rendo conto di non essere il più indicato a parlarne, però tant'è.

    Avete mai avuto a che fare con un malato sottoposto a chemioterapia?
    Parenti, amici, conoscenti, figli (vista l'età avanzata di alcuni utenti del forum).
    Come vi comportate quando incappate in uno di questi casi?

    Io credo che, nella maggior parte dei casi, sia il malato a rassicurare i propri cari, e questo denota una grande volontà a uscire da questo drammatico tunnel.






    (il topic è aperto ad cazzum, tra fretta e pensieri raffazzonati, spero che diventi qualcosa di buono. )
    [SIZE="3"][FONT="Palatino Linotype"][COLOR="RoyalBlue"][I]Capt. Jack Aubrey: Well, Stephen
  • nahui
    Astensionista

    • 05/03/09
    • 21040

    #2
    La chemio l'ha fatta l'anno scorso mio padre. L'ho vissuta a distanza, perch
    Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
    (George Bernard Shaw)

    Comment

    • ndy
      Un futuro Una speranza
      • 07/01/10
      • 703

      #3
      mi
      Sempre io

      Comment

      • Albert.
        Opinionista
        • 24/01/10
        • 3359

        #4
        [QUOTE=nahui;1214597]La chemio l'ha fatta l'anno scorso mio padre. L'ho vissuta a distanza, perch
        [SIZE="3"][FONT="Palatino Linotype"][COLOR="RoyalBlue"][I]Capt. Jack Aubrey: Well, Stephen

        Comment

        • nahui
          Astensionista

          • 05/03/09
          • 21040

          #5
          Originariamente Scritto da Albert. Visualizza Messaggio
          Tuo padre ha due palle enormi.
          Si, decisamente. Ha affrontato due operazioni durissime, anche dal punto di vista psicologico (colon retto...) ma il suo amore per la vita
          Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
          (George Bernard Shaw)

          Comment

          • Xilinx23
            The Count
            • 01/06/05
            • 41139

            #6
            Ci ho avuto a che fare per due volte: due persone diverse, fortunatamente la seconda volta era una cosa abbastanza blanda che (pare) si sia risolta al meglio.

            Sicuramente le persone non volevano qualcuno che desse loro maggior peso oltre quello che gi
            Membro del Consiglio degli Admin


            [RIGHT][I]L'ironia

            Comment

            • circolo.pickwick.ter
              gattara
              • 09/12/09
              • 1196

              #7
              parlo per esperienza diretta e molteplice.
              un malato oncologico è un malato grave, ma a differenza di chi ha, per dire, una fase acuta e poi va in convalescenza, è una persona normalissima (a parte eventuali fasi chirurgiche) che ha delle giornate pessime ed altre sostanzialmente ordinarie.
              faccio presente inoltre che non esiste 'la' chemio, ma una molteplicità di cure che, siccome hanno in comune l'uso di sostanze citotossiche sono accomunate nella fantasia generale allo spettro del 'male incurabile' e quindi suscitano spesso immagini - anche nel diretto interessato - confuse e negative che non sono però del tutto reliastiche (anzi, per fortuna, spesso è meno peggio di come si creda).
              vengo al dunque: statisticamente subire una chemio, direttamente o indirettamente, è più probabile che essere coinvolti in atti di terrorismo e perfino in incidenti stradali.
              il malato oncologico non diventa una strana creatura, resta se stesso/a e reagirà secondo la propria soggettività, anche se avrà dei momenti in cui di sicuro non sarà al meglio del suo umore.
              in generale sarebbe bene comportarsi normalmente, ovvero offrire alla persona lo stesso appoggio che si offrirebbe se fosse, metti caso, a letto con una brutta polmonite: aiutarla se ha dei momentacci, se è un temperamento che gradisce le coccole dargliene - se è nell'uso - altrimenti seguire una condotta, appunto, equilibrata a seconda delle circostanze.
              è ovvio che non gli si chiederanno di correre i cento metri o di fare un trasloco (la fatigue cronica oncologica è uno degli aspetti peggiori), se è una donna che perde i capelli non è il caso di dirle che sta benissimo anche così - potrebbe sputarvi addosso.
              (annoto cmq che spesso si ha più bisogno di assistenza per un virus intestinale in fase acuta che in certi giorni intermedi dei cicli di chemio)
              sta tutto, insomma, secondo la mia esperienza, alla delicatezza individuale e al grado di familiarità.
              se c'è una cosa che si acuisce, nelle malattie, è la sensibilità e l'insofferenza all'ipocrisia.
              tutto questo nell'ipotesi che parliamo di malati in terapia, non certo di malati terminali per cui è davvero un'altra faccenda - triste e molto.
              esiste una specializzazione che si chiama oncologia psichatrica o psicologia oncologica che è molto interessante, perché offre un appoggio non solo al malato ma all'intero nucleo familiare.
              in conclusione: auguri.
              Last edited by circolo.pickwick.ter; 18-07-2010, 17:47.
              arpia certificata

              Comment

              • circolo.pickwick.ter
                gattara
                • 09/12/09
                • 1196

                #8
                [QUOTE=Albert.;1214310]Mi rendo conto di non essere il pi
                arpia certificata

                Comment

                • Albert.
                  Opinionista
                  • 24/01/10
                  • 3359

                  #9
                  Era un modo di dire per abbracciare tutte le categorie presenti, in caso ci fossero utenti alle prese con questi problemi.
                  [SIZE="3"][FONT="Palatino Linotype"][COLOR="RoyalBlue"][I]Capt. Jack Aubrey: Well, Stephen

                  Comment

                  • dark lady
                    la viaggiatrice
                    • 09/03/05
                    • 70446

                    #10
                    Io ho avuto a che fare con un malato (mia madre), ma invece della chemio ha subìto la radio: senza dubbio qualcosa di meno invasivo (o meglio, di invasivo in modo diverso), ma conosco comunque le ansie e le angosce legate alla malattia e a queste cure. Mia mamma non ha potuto prendere il sole per oltre un anno dopo la cura.
                    E comunque dopo una malattia di questo tipo ad ogni visita rimane l'ansia, il timore che il “mostro” possa ripresentarsi...
                    L'unica cosa da fare è stare vicino al malato in modo non invasivo, ma discreto e sottile. E soprattutto non trattarlo da malato. Quando mia mamma è tornata a casa, dopo tre mesi di ospedale, ho cercato di coinvolgerla nella vita della casa, cercando di fare tutto il possibile perché non si affaticasse, ma senza sgridarla se prendeva in mano lo straccio per fare la polvere: era il suo modo per sentirsi di nuovo una persona.
                    “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                    Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

                    Comment

                    • home43
                      Opinionista
                      • 11/02/10
                      • 7

                      #11
                      [QUOTE=Albert.;1214310]Mi rendo conto di non essere il pi

                      Comment

                      • Frutto
                        Opinionista
                        • 05/02/10
                        • 2025

                        #12
                        ne ho avuto esperienza diretta con mia nonna.
                        ha fatto diverse volte diversi cicli di chemio per 4 differenti mali che le sono capitati nei suoi ultimi 15 anni di vita, una bella media insomma.
                        per le prime tre volte la chemio era solo una terapia di supporto ad una rimozione chirurgica, quindi non era moltissimo aggressiva, non causava molti disagi, e soprattutto non era decisiva. in quei casi il grosso scoglio su cui le paure di tutti si concentravano era l'operazione, la chemio preoccupava relativamente poco sia noi che lei.
                        nell'ultimo tumore capitatole invece, l'operazione si rivelava impossibile per lo stadio ormai avanzato del male, e stavolta sì che la chemio era vista con ansia sia da noi sia da lei, in quanto era un mezzo per tentare di arginare la cosa e darle qualche mese in più di vita.
                        ovviamente non la si poteva tentare di tranquillizzare perchè al quarto tumore ne sapeva abbastanza per capire dove finivano le iniezioni di fiducia che tentavamo di darle e dove iniziavano le rassicurazioni ipocrite. era ben conscia sia lei che noi che ormai le sarebbe rimasto poco da vivere e verso gli ultimi stadi della malattia abbiamo preferito smettere di parlarne e basta, credo sia stata la cosa migliore.
                        No, tu non sei una persona cattiva, tu sei fantastica, sei la persona che preferisco...
                        Peccato che di tanto in tanto sai essere una gran troia.

                        Comment

                        Working...