"La salute del mare è una priorità in un Paese che ha ottomila chilometri di costa". Lo ha sottolineato il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio nel corso della conferenza stampa di presentazione del rapporto dell'Icram.
"Dobbiamo fare in modo - ha aggiunto - di restituire acqua al mare, attraverso una razionale depurazione dei nostri fiumi e l'aumento delle acque e soprattutto limitare tutte quelle attività che danneggiano il mare. Come, ad esempio, la pesca del 'bianchetto' che, mangiando fitoplancton e altre sostanze nutritive, fa da regolatore biologico alla proliferazione di queste specie e mantiene in equilibrio la rete trofica".
Secondo il rapporto, presentato questa mattina, il riscaldamento del Mediterraneo sta provocando l'alterazione del suo equilibrio e sta bloccando, come ha sottolineato nel suo intervento Silvestro Greco, coordinatore scientifico di Icram, il meccanismo che permette il rimescolamento delle acque profonde e quindi la risalita delle acque ricche di nutrienti che, interagendo con la radiazione solare, innescano il processo di fotosintesi.
Quando questo meccanismo si inceppa si ferma quel "nastro trasportatore" energetico necessario al mantenimento della salute del mare che comincia così a morire.
Non è un caso, è stato detto, che nel Mediterraneo, sempre più caldo, ci siano sempre più meduse, a milioni, proliferazioni di alghe assassine e mucillagini e alterazione del rapporto di specie con l'introduzione di pesci tropicali come il barracuda e il velenosissimo pesce palla.
Recenti studi dicono che i cambiamenti climatici sono in grado di modificare in maniera significativa anche le caratteristiche ambientali delle acque profonde del Mediterraneo. Anche nel nostro mare, infatti, c'è una "corrente del Golfo", la corrente del golfo di Trieste, uno dei quattro motori che permettono la vita dell'ambiente marino e che nel 2003, ultimo anno di rilevazioni nell'area, non è stata rilevata. La principale corrente del Mediterraneo è quella che passa attraverso Gibilterra e muove vorticosamente le acque dell'asse est-ovest. Poi ci sono tre correnti che muovono le acque da nord a sud: una nasce nel Golfo del Leone, tra Spagna e Francia, un'altra nell'Egeo settentrionale. La terza di vitale importanza per l'intero Adriatico oltreché per tutto il Mediterraneo ha origine proprio nel Golfo di Trieste. Senza questo movimento nord-sud l'intero Adriatico si trasformerebbe in un mare sempre più caldo e fermo.
"Dobbiamo fare in modo - ha detto il ministro - che il nostro mare non diventi come il Mar Nero che è sostanzialmente un mare stabilizzato sotto i 150 metri, perché non ha più correnti di rimescolamento".
Si creerebbe, dice il rapporto, una grande palude salmastra dove non c'è più scambio di ossigeno se non nello strato superficiale, per impedire che questo avvenga occorre, come ha suggerito Pecoraro Scanio, lavorare subito con interventi "che utilizzino metodi naturali come la lotta biologica".
ALICE Notizie | Politica | CLIMA/ PECORARO: SCOMPARSA LA 'CORRENTE DEL GOLFO' DI TRIESTE
"Dobbiamo fare in modo - ha aggiunto - di restituire acqua al mare, attraverso una razionale depurazione dei nostri fiumi e l'aumento delle acque e soprattutto limitare tutte quelle attività che danneggiano il mare. Come, ad esempio, la pesca del 'bianchetto' che, mangiando fitoplancton e altre sostanze nutritive, fa da regolatore biologico alla proliferazione di queste specie e mantiene in equilibrio la rete trofica".
Secondo il rapporto, presentato questa mattina, il riscaldamento del Mediterraneo sta provocando l'alterazione del suo equilibrio e sta bloccando, come ha sottolineato nel suo intervento Silvestro Greco, coordinatore scientifico di Icram, il meccanismo che permette il rimescolamento delle acque profonde e quindi la risalita delle acque ricche di nutrienti che, interagendo con la radiazione solare, innescano il processo di fotosintesi.
Quando questo meccanismo si inceppa si ferma quel "nastro trasportatore" energetico necessario al mantenimento della salute del mare che comincia così a morire.
Non è un caso, è stato detto, che nel Mediterraneo, sempre più caldo, ci siano sempre più meduse, a milioni, proliferazioni di alghe assassine e mucillagini e alterazione del rapporto di specie con l'introduzione di pesci tropicali come il barracuda e il velenosissimo pesce palla.
Recenti studi dicono che i cambiamenti climatici sono in grado di modificare in maniera significativa anche le caratteristiche ambientali delle acque profonde del Mediterraneo. Anche nel nostro mare, infatti, c'è una "corrente del Golfo", la corrente del golfo di Trieste, uno dei quattro motori che permettono la vita dell'ambiente marino e che nel 2003, ultimo anno di rilevazioni nell'area, non è stata rilevata. La principale corrente del Mediterraneo è quella che passa attraverso Gibilterra e muove vorticosamente le acque dell'asse est-ovest. Poi ci sono tre correnti che muovono le acque da nord a sud: una nasce nel Golfo del Leone, tra Spagna e Francia, un'altra nell'Egeo settentrionale. La terza di vitale importanza per l'intero Adriatico oltreché per tutto il Mediterraneo ha origine proprio nel Golfo di Trieste. Senza questo movimento nord-sud l'intero Adriatico si trasformerebbe in un mare sempre più caldo e fermo.
"Dobbiamo fare in modo - ha detto il ministro - che il nostro mare non diventi come il Mar Nero che è sostanzialmente un mare stabilizzato sotto i 150 metri, perché non ha più correnti di rimescolamento".
Si creerebbe, dice il rapporto, una grande palude salmastra dove non c'è più scambio di ossigeno se non nello strato superficiale, per impedire che questo avvenga occorre, come ha suggerito Pecoraro Scanio, lavorare subito con interventi "che utilizzino metodi naturali come la lotta biologica".
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