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Colloqui e assunzioni....
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Originariamente Scritto da Renella Visualizza MessaggioGià tempo fa avevo parlato di come, nonostante i nostri tempi gridino disoccupazione, sia difficile trovare operai specializzati o peggio ancora apprendisti.
L'apprendista è un giovane, di età non superiore ai 28 anni (non ricordo se in alcuni tipi di categorie si arrivi ai 30) che va in un'azienda per apprendere, imparare, un mestiere che domani sarà un lavoro a tutti gli effetti.
In pratica è una scuola pagata.
Pagata poco, ma pagata.
Di ragazzi che escono dalle scuole e che non sanno cosa fare in Italia ce ne sono a bizzeffe. Di quellic he poi la scuola non hanno manco voglia di finirla, poi, non se ne parla.
Eppure... eppure....
Non ce ne sono.
Chiamano solo extracomunitari sopra i 40 anni.
E se qualche ragazzo giovane, straniero o italiano, chiama per fare il colloquio, lo fa:
- con tono arrogante
- chiedendo già la paga
- spesso chiamano i genitori (E' INCREDIBILE... incredibile. Solo in italia il babbo o la mamma chiamano un'azienda per chiedere informazioni per far fare un colloquio al figlio che, evidentemente paralitico mentale, è incapace di sostenere una conversazione telefonica....)
Quelli che vengono per il colloquio poi, sono per il 90% convinti di andare a farsi una serata in discoteca... senza considerare che sul luogo di lavoro, specie in un'azienda che manda gli operai a fare riparazioni in casa delle persone, nelle aziende, nelle banche, negli uffici o nei condomini, non sempre può mandare qualcuno con i jeans sotto il culo e le mutande di fuori, 8 piercing sulla faccia, la gomma da masticare fissa biascicata tra una parola e una virgola, 4 bestemmi ogni 6 parole e l'assolyta incapacità di dare del LEI a qualcuno.
Perché chi fa il mio lavoro, sa benissimo che la libertà di ogni individuo è sacra... ma che se mandi persone così da una Signora di 70 anni a ripararle la presa della lavatrice, questa non solo non gli apre neanche la porta... ma ti chiamerà inviperita dicendo che certa gente ce la possiamo tenere..... e il lavoro, è lavoro.
Mi chiedo: dove sono i ragazzi che vogliono lavorare? E soprattutto... come diamine sono cresciuti??????
Posso anche condividere parte del tuo discorso, anzi la gente come dici tu, sta sulle palle pure a me che sono un ragazzo. Solo che vedo i selezionatori a volte, come dei palloni gonfiati in grado di capirti e giudicarti in due minuti soltanto. La gente dev' essere informata anche prima di fare il colloquio sul propio onorario. Altrimenti bisogna chiedere e non per arroganza bensì per non farselo piazzare nel culo, perchè di padroni o addetti alle assunzioni viscidi ambigui e bastardi ce ne sono tantissimi, anzi sono pure la maggioranza secondo me e a calpestarti non ci mettono niente se trovano terreno fertile. Per quanto riguarda il vestiario, è vero bisognerebbe presentarsi vestiti bene ed è giusto, ma cristo puoi giudicare la mia persona e la mia capacità di lavorare perchè ho dei cazzo di jeans a vita bassa?????? La persona che vai ad assumere, va anche formata e a dirgli di vestirsi in un certo modo basta davvero così poco o è tutto sott' inteso????...Perchè fare tanto i puzzaculi da giudicare un ragazzo un deficente perchè ha dei jeans alla moda o un orecchino di troppo??????????? E sopratutto perchè giudicarlo arrogante se chiede quanto sarà il propio stipendio? Per me prima di giudicare chi vi si presenta per essere assunto dovreste guardarvi bene allo specchio. In questo periodo sto facendo molti colloqui e le persone (padroni o addetti alle selezioni) che non provano a incularti si contano sulle dita delle mani. Su 20 colloqui per esempio 2 volte mi hanno detto chiaramente l' orario di lavoro è da quest' ora a quest' ora, lo stipendio è TOT se ti può andar bene andiamo avanti....ed è così che si fa, perchè pretendere di sapere quanto sarà la propia retribuzione è un diritto ed è dovere (in teoria) di chi cerca gente da assumere farlo subito ben chiaro. Così come uno sputo di voglia di insegnare un lavoro e di fiducia renderebbe le selezioni del personale molto più facili.SO FAR SO BURP!!.
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[QUOTE=borgo_pio;970262]Posso anche condividere parte del tuo discorso, anzi la gente come dici tu, sta sulle palle pure a me che sono un ragazzo. Solo che vedo i selezionatori a volte, come dei palloni gonfiati in grado di capirti e giudicarti in due minuti soltanto. La gente dev' essere informata anche prima di fare il colloquio sul propio onorario. Altrimenti bisogna chiedere e non per arroganza bensSO FAR SO BURP!!.
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[QUOTE=rossorubino;970270]Se penso al mazzo che mi sono fatta io, all'inizio della mia vita lavorativa , Stipendio da fame , compiti vari affidati che non c'entravano un tubo con il lavoro che svolgevo e che io silenziosamente eseguivo per timore di perdere il lavoro , ferie e festivitSO FAR SO BURP!!.
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Partiamo dal discorso di rossorubino per dire che la colpa in primis è di chi non ha insegnato ai ragazzi come ci si comporta fuori dalle mura protettive della famiglia.
E' vero che in italia siamo mammoni. E non sto parlando del discorso: a 30 anni sono ancora in casa e quindi sono bamboccioni.
No.
Sto parlando di un ragazzo di 18-20 anni che non deve andarsene di casa, ma imparare un mestiere (che sia un lavoro sul campo o un lavoro a scuola).
Basta vedere il modo in cui i ragazzi vanno a scuola oggi e il modo che hanno di relazionarsi con l'insegnante.
Io di anni ne ho 32 e non 70, quindi non sono andata alle superiori 40 anni fa, ma appena 12... eppure da allora le cose sono drasticamente cambiate.
Se succedeva qualcosa nella mia scuola o se un insegnante era sgarbato o duro o eccessivamente bastardo, nessuna mamma si precipitava a fare casino e a difenderci.
L'abbigliamento era libero, ma se era esagerato venica ripreso.
Era la regola che ci si cavasse da soli, esattamente come lo è poi stato in ogni posto di lavoro trovato fuori dalla scuola... perché la mamma non deve pararci il culo, ma insegnare a pararcelo da soli.
Idem vale per l'atteggiamento e il modo di vestire.
Andavo a ballare o fuori con gli amici vestita e truccata e acconciata come cappero mi pareva. Ma sul lavoro e a scuola mi sono sempre presentata in un certo modo, perché così mi hanno insegnato.
E non perché sia "antico", ma perché è indice di maturità e di sapersi relazionare con il mondo esterno che non è sempre "libero" come siamo noi, poiché pieno di persone di ogni genere che seguono regole comuni.
Detto ciò comprendo bene cosa dici borgo_pio anche se il tuo modo di rispondere è quasi arrogante quanto quello di cui parlavo nel mio primo post.
Quando io rispondo al telefono e prendo appunti sui dati degli aspiranti al posto di lavoro che offriamo, lo faccio con cortesia e gentilezza.
Mi si risponde dandomi del tu.
Mi si risponde con aria annoiata e biascicante.
Ci si presenta con aria sfavata e arrogante.
Da che mondo e mondo, borgo_pio, quando si cerca un lavoro e si sostiene un colloquio, non si parla di quanto siamo belli dentro e di quanto siamo sdimpatici, forti, decisi, intelligenti o capaci.
Lo si deve dimostrare.
Il colloquio non è una chiacchierata fra amici. Ma un test. Un primo esame. E ad un esame non hai il tutto il tempo di far capire al valutatore che tipo sei.
Se ti presenti conuna telefonata di mammà, arrivi al colloquio con l'aria diuno che se ne strabatte le palle di quello che dovrà poi fare... non puoi pretendere che io decida di rischiare a provarti.
Perché di posti ce n'è uno solo e se c'è è perché c'è bisogno di una persona che abia voglia di lavorare.
Nessuno mette in dubbio che il ragazzo con i jeans strappati, sudici, col culo di fuori e la parlata da scaricatore di porto non sia intelligente o capace e non mi pare di aver mai detto che vengono considerati deficenti o mentecatti come accusi tu... e non possiamo essere noi ad insegnare ad un ragazzo di VENT'ANNI (non di 15 o di 10) come si deve vivere nel mondo.
Quando un ragazzo si presenta qui gli viene detto cosa dovrà fare, gli orari, la paga (che è davvero bassa, ma c'è da considerare che è simbolica, essendo questa una scuola per imparare un mestiere, e che nel corso dei mesi si alza automaticamente come da contratto... e che i contratti dell'artigianato sono schifosi anche per gli operai specializzati) e nessuno nasconde nulla.
Nelle 6 settimane di prova successiove il ragazzo avrà poi modo, così come l'azienda, di valutare il tipo di lavoro e decidere, senza preavviso da entrambe le parti, se rescindere il contratto. Si chiama periodo di prova.
Ma queste cose, borgo_pio, non te le posso insegnare io.
Le devi sapere tu. E se non le sai la colpa o è tua che le vuoiignorare o è di chi non ti ha preparato al mondo esterno... ti sembra brutto detto così? Beh. Ma questa è la realtà. Non troverai nessuno che ti prende per mano e ti insegna le regole di base per stare nel mondo del lavoro. Che non hanno niente a che vedere né con "se mi vogliono mi prendono così come sono" e neanche con "piegati e fai quello che dico".Last edited by Renella; 13-01-2009, 13:51.Tre cose ci sono rimaste del paradiso: le stelle, i fiori e i bambini.
Dante Alighieri
[I][SIZE="1"][COLOR="DarkOrchid"][B]Se mi allena Prandelli, gioco bene pure io... Forza Viola Al
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[QUOTE=borgo_pio;970272]quindi facciamo il punto sulla situazione, dunque uno deve andare a lavorare :
1-non sapendo quanto guadagna perchTre cose ci sono rimaste del paradiso: le stelle, i fiori e i bambini.
Dante Alighieri
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Per me, questo è anche un discorso tutto giusto, ma giusto almeno quanto è relativo. I lavori di apprendistato non devono certo essere considerati lavori veri e propi, infatti tu in quel periodo stai imparando e non rendi molto. Però va detto che, secondo me il rimborso spese a volte è troppo basso, 400 euro al mese per me è una retribuzione vergognosa. Poi, per quanto ci si muova o meno significa tutto e niente, magari uno ha tante spese per raggiungere il posto di lavoro, oppure la persona in questione ha bisogno da subito di uno stipendio, e in quel caso il lavoro di apprendistato non fa per lui....perchè magari gli occupa tutto il giorno e guadagna pochissimo....quindi fondamentalmente per me, non è ne giusto ne sbagliato non muoversi per un lavoro. Bisogna sempre andare a guardare il caso particolare e le esigenze. Personalmente li capisco, non lavorerei tutto il giorno per niente o quasi, e l' ho già fatto, quindi so di cosa sto parlando.Originariamente Scritto da rossorubino Visualizza MessaggioCi sono delle vie di mezzo in tutte le cose
Io non sostengo che :
1) Non sia giusto o irrispettoso chiedere quanto guadagno , ma so per esperienza che molti non si muovono per meno di tanti soldi e per tanti soldi io intendo che magari per un lavoro da apprendista non ci si muove per meno di 1000 - 1300 euro al mese , che se permetti a me se devi impaarare a come si aggiusta un rubinetto , mi sembra un pò' esagerato
2) Se come tanti disponi di un giorno alla settimana ( il sabato magari ) di riposo ,mi sembra che possa andare bene a tutti no? e invece no sovente le richieste sono maggiori
3) le incombenze possono essere varie , anche non strettamente legate al proprio ruolo lavorativo , e invece no , nessuno vuole fare più di quello che gli compete perchè troppo svilente per favore dai
Altra cosa se io mi presento da un cliente o se viene un cliente da me in ufficio e conservando con me bestemmia come un turco o infarcisce il discorso di parolacce , io lo reputo solo un ignorante e non mi ci metto neanche al suo livello , poi per me si può vestire come vuole , ma credo che pretendere un minimo di educazione faccia bene a tuttiSO FAR SO BURP!!.
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[QUOTE=borgo_pio;970280]Molti, moltissimi, troppi fanno i figli di una mignotta con i giorni di ferie e con la paga. Lo so per esperienze personale edTre cose ci sono rimaste del paradiso: le stelle, i fiori e i bambini.
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La prevalenza di ragionamento che ho letto nei vostri commenti offre bivacco ad una difesa nei confronti di chi vuol lavorare e di chi offre lavoro, che secondo me però non risolve alcun problema.
Il problema dei ragazzi che si prefissano di trovar lavoro nei termini della loro mentalità (vale per alcuni, non sono tutti così
talvolta concilia con l'esigenza di alcune aziende che vanno in cerca più di agevolazioni fiscali anzichè di collaboratori.
Allora, un'azienda che ha bisogno appunto di validi collaboratori li cerca qualificati pagandoli ciò che valgono (valore libero da determinar in funzione di quanto gli rendono come guadagno), ed è libera di assumere apprendisti a patto che rispondano ai propri requisiti in funzione della crescita (onesta) che gli vogliono offrire.
Una chiarezza di idee e di intenti, già in fase di ricerca, credo determinerebbe un'esubero di ragazzi con poca voglia di imparare che alla fine se vorranno avere i soldi in tasca per fare ciò che vogliono, si adeguerebbero alle sane regole del dare/avere.
Un pò estremo come pensiero, ma non mi viene meglio per ora.
(sto anche un pò incarognita perchè l'apprendistato me lo devo digerire tutti i giorni in prima persona essendone fuori età
La sintesi è: lavoratori referenziati per imprenditori referenziati, il resto è solo pura e deleteria mentalità italiana.[FONT="Georgia"][I]Ho un sogno e lo realizzer
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