[QUOTE=Renella;970232]Quelli che vengono per il colloquio poi, sono per il 90% convinti di andare a farsi una serata in discoteca... senza considerare che sul luogo di lavoro, specie in un'azienda che manda gli operai a fare riparazioni in casa delle persone, nelle aziende, nelle banche, negli uffici o nei condomini, non sempre pu
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Pulsar, stavolta devo dissentire. Il farsi accompagnare dal genitore è appannaggio della difficoltà a staccarsi dalla gonnella materna. All'epoca in cui i nostri genitori erano giovani, sarebbe stata fuori discussione, un'eventualità simile. Mio padre a vent'anni se ne andò di casa per lavorare in un'altra città, e se ne guardò bene da chiedere ai genitori di accompagnarlo. Vado invece i ventenni di oggi che chiedono alla mamma fin di prendergli l'appuntamento dal dottore, per non dover chiamare loro. Hanno paura a confrontarsi con il mondo, tanto più che si sono abituati alla protezione che offre la rete.
Un giovane per dimostrare indipendenza e maturità deve sapersela cavare da solo. Che poi una madre voglia accompagnare il figlio ci può stare, ma possibilmente senza far notare la propria presenza, e soprattutto che non sia lei a chiamare per chiedere l'appuntamento.
“Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]
Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .
[QUOTE=Pulsar;970591]Secondo me (fossi io il valutante si intenda), un ragazzo che accetta la presenza materna mostrando autonomia nell'argomentare, rivela, al contrario, sicurezza.
E' un luogo comune quello per cui i bamboccioni accompagnati da mamma non sono e non diverranno uomini.
La crescita e le tappe della vita passano anche per delle piccole debolezze piuttosto che per ostentazioni di forza.
Non vi quoto tutti perché mi fa fatica... Ma rispondo più o meno in generale.
In primis io parlavo di FAR TELEFONARE la mamma.
Perché se a 18, 19, 20, 21 anni non sei capace di alzare il telefono e chiamare per un posto di lavoro, sapete come viene recepito?
1) la mamma ti sta cercando lavoro perché non alzi il culo tu per farlo... quindi questo è già indice della voglia che hai...
2) la mamma sta chiamando per te perché sei un bamboccione incapace di fare una chiamata seria... altro buon indice.
Se dite il contrario, scusatemi, ma non volete minimamente entrare nella mentalità opposta, ossia di coloro che assumono... e che vi piaccia o no, è quella la mentalità che va seguita, non la vostra. Perché l'assunzione non ve la fate da soli.
Per quanto riguarda l'accompagnare il figlio, un conto è come dice borgo_pio: mi accompagna per questione di convenienza (devo andare da quella parte... mi serve la macchina.. poi proseguiamo per altre commissioni, ecc...) ma aspetti fuori.
Poi, uno ha una figlia femmina che viene chiamata a fare un colloquio in una zona buia, la sera alle 8, da un'azienda sconosciuta, posso anche capirlo di più....
Ma la mamma che porta il figlio ad un colloquio per un apprendista... siamo al limite. Scusate,.
Pulsar.. concordo con Novembre e Dark e rossorubino... non gli fai fare una gran figura al figlio. E' così. Capisco ch etu dica: non ci vedo nulla di male.
Ma sia dove lavoro ora, che dove lavoravo prima che nelle aziende che lavorano è così: "dai... è venuto con la mamma il bambino? ehehehe ti immagini che mollaccione è?".
Che ti piaccia o no, molti la pensano così.
Accompagnalo. Ma attendi fuori. E' grande abbastanza perché né la mamma né nessun altro lo accompagnino dentro al colloquio o si presentino al datore di lavoro.
Per quanto riguarda LaZia che dirti? Fai l'errore che faceva all'inizio della discussione borgo_pio... parli delle tue esperienze dalla tua parte.
Ma quando VAI a cercare un lavoro, non parti arrogante e sfavata (perché il 3d parlava di quello, non di ciò che poi ti faranno fare sul posto di lavoro...) già pensando "questi me la mettono in culo".
Vai, ti presenti, provi.
Se poi trovi il lavoro di merda, dove sti sfruttano e dove nessuno ti da un cazzo ma sei sottopagata e trattata di merda, puoi sempre andartene. Ma a quel punto avrai provato no? che fai, scarti a priori?
Qui stiamo parlando dei COLLOQUI di assunzione. Non dei datori di lavoro stronzi che sfruttano o dei colleghi stronzi che ti sottomettono... restiamo in tema, sennò se finiamo nel "mondo del lavoro" e sfruttamento, non ci azzecca molto.
Tre cose ci sono rimaste del paradiso: le stelle, i fiori e i bambini.
Dante Alighieri
[I][SIZE="1"][COLOR="DarkOrchid"][B]Se mi allena Prandelli, gioco bene pure io... Forza Viola Al
[QUOTE=Renella;970660]Per quanto riguarda LaZia che dirti? Fai l'errore che faceva all'inizio della discussione borgo_pio... parli delle tue esperienze dalla tua parte.
Ma quando VAI a cercare un lavoro, non parti arrogante e sfavata (perch
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Io di certo non corrispondo a quella descrizione, e di certo mai mi presenterei ad un colloquio di lavoro con la mammima al guinzaglio. Sono una eccezione? O forse non è il caso di generalizzare visto che avete preso in ballo una generazione intera che comprende milioni di giovani? Trovo ciò fuori luogo e banale. Per quanto cogliona,guardate che la mia generazione non è composta solo ed esclusivamente da automi che guardano tutto il giorno il grande fratello e vanno in giro con le chiappe al vento.
L'apologia delle tardone.
Quello che mi fa impazzire è che stiamo parlando OVVIAMENTE di alcuni ragazzi. Stiamo parlando di chi si comporta così.
Non serve dire che non sono tutti così... basta non essere chiusi mentalmente e pronti alla rispostaccia a tutti i costi per capire che si sta parlando di bamboccioni.
Non ti senti tale? Allora non stiamo parlando di te....
E' come quando si dice: i titolari sono dei bastardi!
Inutile rispondere: non sono tutti così!
Non esiste una "categoria" umana (lavorativamente parlado e non) al mondo che sia interamente omogenea nei comportamenti.
E' ovvio.
E' logico. Non c'è bisogno di spiegarlo con lo spelling (o forse si? Qualcuno un tempo mi accusava di essere prolissa... ma era meglio esserlo che dover poi spiegare l'ABC...).
E nel mio primo post di apertura del 3d, dove parlavo di chiamate da parte dei genitori e della mamma (e quindi poi spiegami, LaZia, dov'è che siamo andati OT avendo io aperto il discorso e il 3d...) parlavo appunto di quelli che fanno ste figure... facendo chiamare la mamma o biascicando al telefono o presentandosi con i jeans sotto il culo... mi pareva evidente che non parlassi di ogni singolo individuo di quell'età, ma la prossima volta lo specificherò lettera per lettera.
Io di certo non corrispondo a quella descrizione, e di certo mai mi presenterei ad un colloquio di lavoro con la mammima al guinzaglio. Sono una eccezione? O forse non è il caso di generalizzare visto che avete preso in ballo una generazione intera che comprende milioni di giovani? Trovo ciò fuori luogo e banale. Per quanto cogliona,guardate che la mia generazione non è composta solo ed esclusivamente da automi che guardano tutto il giorno il grande fratello e vanno in giro con le chiappe al vento.
L'apologia delle tardone.
Complimenti per l'ultima frase. Non meriti alcun commento ulteriore.
Tre cose ci sono rimaste del paradiso: le stelle, i fiori e i bambini.
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Come dice Renella, che mi ha tolto le parole di bocca, è ovvio che non tutti sono così. Nessuno qui generalizza. Si sta solo dicendo che vi sono determinati giovani che non hanno le palle per andare a fare un colloquio per conto proprio. E, come diceva Renella, quelli che lo fanno hanno comunque mille pretese, come se non fosse normale fare una gavetta in cui non prendi quasi niente e sgobbi come un somaro. E' sempre stato così, da che mondo è mondo.
Che poi oggi i giovani (e mi ci metto dentro pure io) vengano sfruttati è verissimo. Ma questo è un discorso a parte. Qui si parla di come ci si pone quando si fa un colloquio, e delle pretese che si hanno.
“Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]
Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .
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