[quote=circolo.pickwick.ter;1136217]dissento tecnicamente sull'inconsapevolezza di dante nella creazione della lingua, e per diretta conoscenza sul presunto predominio manzoniano nei programmi. in generale non si fa pi
Originariamente Scritto da Careful with that
i miei post in media sono di una dozzina di righe, al più;
Originariamente Scritto da Ned Flanders
Sono stato tanto...ma tanto Laurina, lontano dal Signore: Ne ho combinate di cotte e di crude. Ti basti sapere soltanto questo....
[QUOTE=BiO-dEiStA;1136282]Concordo sulla risciacquatura, che peraltro nel caso di quella sciacquetta de I promessi sposi mi pare ancora troppo accurata. Ci
ripassati il de vulgari eloquentia, detto con simpatia e senza nessuna pretesa di salire in cattedra ma come dibattito post prandiale.
Forse per questo è meglio il Convivio.
dante è ovvio che NON fa il discorso alla 'ehi gente adesso vi insegno io come parlare' ma nello stesso tempo uno che decide di scrivere quasi 15mila endecasillabi in cui disserta di tutto lo scibile umano del tempo, compresi argomenti considerati intrattabili in volgare, non può non essere conscio dell'impresa in cui si mette (il poema sacro a cui han posto man e cielo e terra sì che m'ha fatto molti anni macro e così via)
Tanto per cominciare, Dante in quell'opera si proponeva di trovare una lingua letteraria, ovvero a uso e consumo dei dotti. Poi, se davvero avesse voluto gettare le basi per una lingua popolare unitaria in un allora fantomatico territorio italiano, è fatto ben curioso che l'abbia scritta in latino. Come mai la Commedia in volgare e il De vulgari eloquentia no?
la formuletta scolastica 'padre della lingua' è semplicistica e magari datata, ma neanche possiamo pensare che non sapesse cosa faceva.
io la metterei piuttosto al contrario, nella discussione sui padri dell'italiano: più che della inconsapevolezza di dante, sottolineerei la consapevolezza manzoniana. ma di mezzo c'erano appunto 5 secoli di disputa sulla lingua e necessità storiche diverse.
Certo che sapeva cosa faceva! Ma detto con tutta la simpatia del mondo (e per quanto te ne possa fregare) dubito fortemente che fosse ciò che gli attribuisci tu.
A proposito di Manzoni. Proprio lui, commentando l'opera in oggetto, conclude con un più che esplicito: "Non vi par egli che ce ne sia più che abbastanza per far confessare anche ai più recalcitranti, che nel libro De Vulgari Eloquio non si tratta d'una lingua, nè italiana, nè altra qualunque?" (qui la lettera completa).
frivolezze post prandiali comunque: allo stato dell'arte, trovo già paradisiaco discutere su dante padre dellalingua e non protoleghista
I leghisti ancora celebrano la ricorrenza di Pontida, senza rendersi conto che la Lega Lombarda fu formata contro il Barbarossa e con il papa di Roma.
Last edited by BiO-dEiStA; 24-02-2010, 21:22.
Motivo: rispetto per la lingua.
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Sono stato tanto...ma tanto Laurina, lontano dal Signore: Ne ho combinate di cotte e di crude. Ti basti sapere soltanto questo....
I leghisti ancora celebrano la ricorrenza di Pontida, senza rendersi conto che la Lega Lombarda fu formata contro il Barbarossa e con il papa di Roma.
La cosa più ridicola è che cantano il va pensiero con la mano cul cuore come fosse un inno nazionale, ignorando che parla di egiziani e del fiume Giordano, mica del Po.
Se lo sapessero, dovrebbero chiamarla Giordania, e non Padania.
babilonesi e rive del tigri, please. sei finita nell'aida
Grunf... qui sotto si parla di Giordano, non di tigri e di leoni...
Va, pensiero, sull'ali dorate;
va, ti posa sui clivi, sui colli
ove olezzano tepide e molli
l'aure dolci del suolo natal!
Del Giordano le rive saluta,
di Sionne le torri atterrate.
Oh, mia patria sì bella e perduta!
Oh, membranza sì cara e fatal!
Arpa d'or dei fatidici vati,
perché muta dal salice pendi?
Le memorie nel petto raccendi,
ci favella del tempo che fu!
O simile di Solima ai fati
traggi un suono di crudo lamento,
o t'ispiri il Signore un concento
che ne infonda al patire virtù!
Molti italiani non conoscono le parole del loro inno nazionale, e così fanno continuamente brutta figura non solo quando vanno all’estero ma soprattutto nei confronti di sé stessi.
E' invece difficile trovare un Padano che non conosca le parole del suo Inno, il "Va’ Pensiero" di Giuseppe Verdi.
Per quanti però si fossero avvicinati da poco all’idea culturale e storica della Padania, ecco le parole del brano: per quanti poi lo volessero ascoltare, sappiano che l’Inno Nazionale della Padania viene trasmesso ogni giorno su "Radio Padania Libera" alle ore 10,30 circa e, nei fine settimana, ad ogni ora… buon ascolto e, mi raccomando,
Concordo sulla risciacquatura, che peraltro nel caso di quella sciacquetta de I promessi sposi mi pare ancora troppo accurata. Ciò senza nulla togliere al vigoroso declino di cui ormai da tempo è vittima la scuola italiana.
Per quanto riguarda la presunta consapevolezza di Dante nella creazione della lingua, in caso di risposta affermativa dovremmo presumere che si fosse servito della classica sfera di cristallo: di Italia non si parlava più da secoli e non se ne sarebbe parlato per altrettanti. Inoltre non è stato certo il primo poeta a usare la lingua volgare, anzi era in buona compagnia (Guido, i'vorrei che tu e Lapo e io...).
Tempus fugit.
Non è esattamente così, non si conosceva il "concetto" di Italia...(certo non esisteva ancora) ma il desiderio comune di libertà dallo straniero era diffuso in tutta la penisola...e la conseguenza era comunque uno stato italiano libero da influenze straniere. Ritengo quindi errata la tua affermazione.
Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l'Aquila d'Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d'Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò
(questa parte del vero inno, è sicuramente precedente alla nascita dell' Italia...certo, sono versi ridondanti, ispirati da una retorica ottocentesca, ma è l’animo del Risorgimento)
[QUOTE=marimba;1137425]Grunf... qui sotto si parla di Giordano, non di tigri e di leoni...
Va, pensiero, sull'ali dorate;
va, ti posa sui clivi, sui colli
ove olezzano tepide e molli
l'aure dolci del suolo natal!
Del Giordano le rive saluta,
di Sionne le torri atterrate.
Oh, mia patria s
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