In Inghilterra vorrebbero la scuola "fai da te"

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    • 01/06/05
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    #1

    In Inghilterra vorrebbero la scuola "fai da te"

    Estraggo da un articolo:



    Torna alla ribalta mediatica l’idea di Michael Gove, uomo che siede alla destra di Padre Cameron, di introdurre anche in Inghilterra il “futuro” che sostiene di aver visto con i propri occhi nella fu socialistissima Svezia. In pratica si tratta di consentire alle comunità locali, qualora non fossero contente delle prestazioni della “scuola pubblica”, di aprirsi una “scuola privata” a propria immagine e somiglianza. A spese dello Stato, ovviamente, perché i nuovi 220 mila posti-scuola (in circa mille nuove sedi tra primarie e secondarie) li pagherà Pantalone non con nuove tasse (dicono), ma attraverso una diversa distribuzione dei fondi attualmente spesi nello stesso settore.

    Una delle ragioni che i conservatori adducono circa le cause del cattivo funzionamento delle scuole pubbliche di Sua Maestà farebbe sfracelli di consenso anche qua.
    “The reason we have fallen behind is that schools are controlled by politicians and bureaucrats with the wrong ideas. They have undermined the power of teachers to keep order and devalued the curriculum and exam system.” [La ragione per la quale siamo caduti così in basso sta nel fatto che la scuola è controllata da politici e burocrati che hanno in testa idee sbagliate. Sono loro che hanno minato il potere degli insegnanti nel mantenere l’ordine e che hanno svilito programmi ed esami].

    La cosa buffa è che, dal 1998, le “community schools” sono gestite dalle rispettive Local Education Authorities per cui è da supporre che di gente senza idee, o con le idee sbagliate, in Gran Bretagna ce ne sia parecchia. Non che sia incredibile, né mai lo sarebbe in Italia, ma se il numero di inetti corrisponde a quello immaginabile, prima che alla scuola bisognerebbe mettere le mani a un piano di rieducazione nazionale generalizzato. Tuttavia, lasciando perdere la consueta declaratoria propagandistica che accompagna qualsiasi programma elettorale redatto da qualsiasi partito in qualsiasi parte del mondo, resta la curiosità per questa intuizione britannica che promette di essere il vero uovo di colombo.

    Secondo i conservatori, il modello svedese promette un radioso futuro per tutta una serie di ragioni. Costringe la scuola pubblica a competere con quella privata, garantisce – in scuole più piccole – un rapporto più diretto ed efficace tra insegnate e allievo, amplia la possibilità di scelta e garantisce il mantenimento di una maggiore disciplina. Non solo. Verrebbero d’incanto abbattute le barriere all’accesso ad un’istruzione di alto livello dovute alle condizioni economiche della famiglia di provenienza (non dimentichiamo che sono i tax-payers a cacciare il grano).

    Così si son fatti dire cosa ne pensi da Per Thullberg, direttore generale di Skolverket (Agenzia Nazionale Svedese per l’Educazione), che non se l’è fatto ripetere due volte per confessare alla BBC che il sistema svedese non funziona neanche in Svezia. Dice Thullberg: “The students in the new schools they have in general better standards, but it has to do with their parents, their backgrounds. They come from well-educated families” [Gli studenti delle nuove scuole hanno in generale un miglior rendimento, ma questo dipende dai loro genitori e dal loro ambiente di provenienza. Vengono da famiglie già ben scolarizzate]. Insomma, il modello svedese allargherebbe il fosso tra le classi anziché coprirlo. E giù polemiche.

    Anche i pacatissimi inglesi hanno cominciato a vomitarsi addosso un mare di chiacchiere evitando accuratamente di confrontarsi sulle questioni che andrebbero discusse sul serio quando si parla di sistema scolastico. Tanto per fare qualche esempio, si va dal paternalismo socialisteggiante sfoggiato da Sandra Mc Nally della London School of Economics che sostiene, tra molte ragioni di critica condivisibili, il solito spocchioso riferimento alla presunta mancanza di adeguate risorse intellettuali dei genitori che non sarebbero in grado di capire quale scuola sia migliore o peggiore, alla ridicola superficialità dello stesso Gove che, al Guardian, consegna la sua fede incrollabile nella potere della domanda di mercato come fattore invincibile di controllo: “We will create a new generation of independent state schools funded by taxpayers but run by teachers and responsible to parents so that all parents get what they want – smaller schools with smaller classes, good behaviour, great teachers and restored confidence in the curriculum” [Creeremo una nuova generazione di scuole statali indipendenti finanziate dai contribuenti, ma gestite dagli insegnanti e sotto la responsabilità dei genitori cosicché questi ultimi avranno ciò che vogliono – scuole più piccole con classi meno numerose, buoni comportamenti, grandi insegnati e maggiore credibilità dei programmi].
    Speriamo che i genitori di cui sopra siano tutti animati da nobili fini e pronti ad accettare che il proprio figlio somaro venga bocciato in nome della qualità dell’insegnamento e del trionfo del merito altrui.






    Si torna a parlare di aprire alla scuole pubbliche sovvenzionandole con soldi statali, secondo l'idea inglese sottraendo soldi che andrebbero a quelle pubbliche e redistribuendole anche a quelle private. Un po' quello che, per certi versi, si vorrebbe fare anche in Italia.

    Voi cosa ne pensate di una proposta simile?
    Vorreste vederla applicata anche in Italia?
    Membro del Consiglio degli Admin


    [RIGHT][I]L'ironia
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