Un rapporto di amore e odio.
Con mio padre c'è sempre stata una relazione speciale. Lo vedevo poco durante la giornata per via del lavoro e quando tornava la sera a casa ogni volta era una festa per me.
Mi ascoltava, mi dava sempre nuovi stimoli a migliorarmi a scuola e ho tratto da lui i migliori insegnamenti e principì, in particolare per quanto riguarda il rispetto degli altri, l'onesta e la sincerità. Cose che, ovviamente, col passare degli anni e l'ampliamento delle mie conoscenze, mi son reso conto fanno di te un buon coglione in mezzo ad una giungla di ipocriti e furbacchioni.
Col passare del tempo ho imparato la lezione (leggasi esperienze negative) e in un certo senso non mi illudo più di tanto quando intrattengo relazioni sociali con altri individui del mio stesso sesso, escludendo dal fascio gli amici con cui sono certo di potermi fidare (in parte).
Con mia madre, lasciamo perdere. Litigi continui, spesso culminati in mazzate pesanti. A mie spese. Non vado d'accordo su nulla, in lei capita di rivedere alcuni miei difetti e ciò mi dà ancora più fastidio. Diciamo che il dialogo non c'è mai stato e come forma di disagio e di protesta sin da piccolo le ho sempre disobedito, e le ho sempre anche prese.
Crescendo, ho cercato di non assumere nessun atteggiamento che mi ricordasse mia madre. Di mio padre invece, ho provato ad imitarlo e a carpirne ogni più piccolo insegnamento. Lo stimavo e lo amavo. E mi manca da morire, e se tornassi indietro mi godrei ancora più intensamente quei momenti di vita trascorsi con lui. La fortuna è che prima della sua dipartita sono riuscito a sussurrargli nelle orecchie alcune cose personali ed intime, e il suo gesto di baciarmi in bocca e di accarezzarmi rappresenta un ricordo fortissimo ed indelebile che porterò sempre nel mio cuore e nella mia mente, e mi dà la forza di affrontare qualsiasi difficoltà ed imprevisto che la nostra esistenza ci riserva.
Sinteticamente il mio rapporto con i genitori è stato questo.
[COLOR="Black"][SIZE="4"][FONT="Century Gothic"]La foto col sigaro
Io son cresciuto praticamente da solo, per strada. I miei dovevano (per forza?) lavorare ed io venivo costantemente parcheggiato a scuola, dai vicini, dai parenti....Molti vuoti affettivi, dunque e molte cose che ho appreso e sbagliato da solo. Fino a quando non ho incontrato la paternit
Da quando riesco a ricordare,i miei mi hanno sempre coinvolta troppo nei loro problemi.
Da piccola era sopportabile,ricevevo comunque molto affetto da parte loro.Ma quando mio padre si
Mmmm rapporto coi miei genitori.
Il mio è...uno strano rapporto.
Ho notato che nella lista delle mie priorità la famiglia non è al primo posto.
Mi spiace per questo, ma è così.
E a quanto pare anche loro se ne son accorti.
Non ho un rapporto rose e fiori con i miei genitori, assolutamente.
Ci son giorni in cui va tutto bene, altri in cui non si fa altro che litigare.
Ma..mi piace.
Mio padre è..il mio eroe.
E' una persona tranquilla, paziente..so che farebbe di tutto per me.
In effetti fa di tutto per me.
Se ci sono delle liti è solo per motivi di protezione.
Appena vede qualcuno a cui sono o posso legarmi lo etichetta sotto il nome di "nemico".
Son molto legata a lui..so e capisco i sacrifici che fa per me..
Mia madre è come me.Lunatica, testarda, irascibile e testarda.
Per questo ci scontriamo spesso.
Ma son sempre motivi futili.
[QUOTE=LaZia;943074]Non condivedere passioni con i propri genitori penso sia abbastanza normale, tranne i casi in cui il genitore sta addosso/obbliga il figlio a fare un determinato sport o suonare un determinato strumento (cosa abbastanza diffusa). Per
c'è una bambina rannicchiata sul letto, spalle contro il muro, le
gambe raccolte vicino al
petto, la testa sulle ginocchia.
ha i capelli con i boccoli, bellissimi, e gli occhi grandi e tondi: le
dicono tutti che sembra
una bambola.
glielo dicono da sempre.
quando era più piccola un po' ci si sentiva anche, una bambola,
viziata e coccolata con i
vestitini perfetti e le scarpette lucide; è da un po' che, invece, non
ci si sente più. e non si
sentirà mai più, una bambola.
raggomitolata sul letto con gli occhi pieni di lacrime ascolta i
rumori che vengono dalle
altre altre stanze, cercando di capire cosa stia succedendo.
ha paura, tantissima.
terrore, forse, se non fosse che il terrore crede d'averlo provato
altre volte e, in quei
momenti nemmeno le lacrime le uscivano, ora, invece ha gli occhi di
bimba piena di quelle
lacrime su cui il suo papà scherza: "ma come fa una bambina così
piccola a fare lacrime
così grandi?" gliel'ha detto chissà quante volte, ma ricorda con
precisione la prima volta:
una mattina d'agosto di svariati anni prima quando era caduta dalla
bicicletta, si era
conficcata un sasso nella coscia e si era messa a secernere queste
lacrime rotonde e
caldissime.
"ma come fa una bambina così piccola a fare lacrime così grandi?"
ora, sul letto, aspetta che torni suo padre, proprio come quella
mattina aspettava che lui le
togliesse il sasso e le facesse passare il male, lo aspetta, perché
ora, in quella casa
grande, sola, con la sua mamma, ha paura.
c'è musica, è un pezzo che la sua mamma ascolta sempre, in maniera
compulsiva: è
l'allegro vivace della sesta sinfonia di tchaikovsky, sempre quello,
dieci minuti in loop da
mesi, d'altra parte è così la sua mamma, da mesi lei non la capisce più.
fa cose strane e dice cose strane, le ha fatto male, a volte,
strattonandola da una parte a
l'altra e le ha urlato parole che lei nemmeno ha capito, ma ha capito
il dolore della mamma
ed è una cosa, che una bambina di dodici anni, non dovrebbe capire.
sul letto, non ha paura che la mamma la picchi, non le interessa, ha
paura che la mamma entri nella stanza e faccia cose strane, dica cose
strane a cui lei non
saprebbe reagire, ha paura del dolore della sua mamma e questa paura,
la paura del
dolore degli altri è una cosa che le resterà dentro, per sempre,
perché nei pomeriggi di tutti
quegli anni non è mai riuscita a lasciare il proprio letto ed
abbracciare la mamma.
se ci pensa, da adulta, le pare di aver passato quattro anni in quella
posizione: ginocchia
al petto, testa sulle ginocchia e i boccoli che le facevano il
solletico sulla schiena e sulle
gambe, invece ha fatto anche altro, ma, se ci pensa, da adulta, sente
ancora l'angoscia di
quei pomeriggi sul letto e quello stramaledetto movimento di tchaikovsky.
ma come fa una bambina così piccola a fare lacrime così grandi?
quando scrivevo per esorcizzare.
in forma non romanzata, mia madre ha sempre sofferto di disturbo bipolare dell'umore e ha sempre rifiutato di curarsi perché le cure influivano negativamente sulla sua musica.
alternando momenti di grande violenza a momenti di grande depressione.
dire che mi ha condizionata è un eufemismo.
però io e mia sorella abbiamo scelto vite completamente diverse, partendo dalla stessa esperienza, quindi boh.
alla fine dei giochi forse si è quello che si è e basta.
Cio' che siamo e' la summa di tutte le esperienze fatte nel passato. Poi, a seconda del carattere, queste possono incidere piu' o meno marcatamente sulla nostra esistenza.
Cio' che siamo e' la summa di tutte le esperienze fatte nel passato. Poi, a seconda del carattere, queste possono incidere piu' o meno marcatamente sulla nostra esistenza.
No. Forse no.
I'm laying down, eating snow
My fur is hot, my tongue is cold
On a bed of spider web
I think of how to change myself
A lot of hope in a one man tent
There's no room for innocence
So take me home before the storm
Velvet mites will keep us warm.
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