La coppia e i terzi incomodi

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  • dark lady
    la viaggiatrice
    • 09/03/05
    • 70446

    #16
    Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
    che ti doveva fare i disegnini ?


    può darsi... con l'impegno si può tutto;


    questa cosa succede di frequente e non ce ne dobbiamo stupire, proprio perché siamo educati a concentrarci sull'altro come un oggetto, invece che sulla relazione;

    il partner "oggetto" del possesso detiene la proprietà di garantirci uno status di accoppiati che presenta notevoli pregi sociali e privati:
    una sessualità regolare, compagnia, sostegno materiale, rispetto e considerazione sociale e, non ultimo, un certo grado di autostima e desiderabilità a compensare un minimo di insicurezze che abbiamo quasi tutti;

    questa è la vera trappola, perché l'acquisizione di questo status spesso mentalmente precede o si sostituisce del tutto alla valutazione della relazione, cioè all'effettiva stima e piacere di stare insieme; anche perché in avvio di relazione può bastare un minimo di attrazione e di astinenza maturata

    perciò, spesso ci si accontenta, magari senza aver mai sperimentato altro o avere nemmeno la nozione che possa esserci altro;
    se però poi il diavolo tentatore incarna la legge statistica per cui è estremamente probabile che ci siano persone che ti apprezzano davvero per quel che sei, e te ne fa incontrare una per la quale non rappresenti uno status garantito, e col quale c'è un reciproco riconoscersi di affinità umane, sono caxxi;
    è possibile - e accade spesso - che si tratti solo di un abbaglio, perché dopo l'eccezionalità dell'incontro è inevitabile che emergano tante mediocrità o persino miserie quotidiane che riportano la contabilità in pari;
    però è anche probabile che in tutto il travaglio si sia anche compreso quali giochi valgano quali candele, e che l'emersione di un desiderio divenuto consapevole abbia cambiato per sempre la persona, le sue aspettative e i suoi rapporti, in un modo o nell'altro; perché quel desiderio è entrato a pieno titolo a far parte dell'identità e chiede spazio da titolare.
    Credo che tu abbia centrato il punto. Quello che non ho mai potuto accettare è proprio l'appiattimento, lo stare insieme perché "socialmente conviene", perché "sei abituato così". E' uno dei motivi per cui non voglio sposarmi: per me stare con una persona deve essere una scelta continua, quotidiana. Una ininterrotta rivalutazione della relazione e dell'altra persona.
    Invece fin troppo spesso vedo persone che si adagiano, che stanno insieme perché è comodo, per abitudine, per mera routine. Ne conosco un sacco di coppie così. Una coppia di miei amici ad esempio: lei lo tradisce beatamente da anni e pare che sia innamorata dell'altro, che però ha famiglia e figli. Ergo non le da alcuna garanzia. Ergo lei sta con il suo compagno di sempre, progettando di sposarsi, e intanto va avanti a frequentare l'altro. Lui fa il cornuto felice e beato (non escludo che anche lui la cornifichi) e sono una coppia piena di invidia e livore per tutte le altre coppie serene. Non so come si possa viver bene così.


    Originariamente Scritto da dietrologo
    per il poco di buono che sono io ti consiglio di star serena , ci sono mille problemi a cui possiamo incorrere nella vita , affrontali man mano che accadono e se accadono è per nostra crescita
    Star serena è una parola. Gli altri uomini io non li ho mai neppure considerati, da quando sto con il mio compagno. Rendersi conto che invece esiste qualcuno che può interessarmi al di fuori di lui, mi destabilizza. Premesso che il tradimento non è e non sarà mai nelle mie corde e che quindi non temo nulla in quel senso, è comunque una situazione difficile da gestire...
    “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

    Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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    • efua
      Posh&Rebel
      • 07/12/11
      • 34901

      #17
      Quando successe a me di ritrovarmi "incuriosita" per un'altra persona, la cosa mi mando' completamente in tilt.
      Mi successe dopo anni di rapporto a due, delle cose non andavano granche', per cui l'interesse per l'altro rappresentava una via di distrazione dalle rogne quotidiane.
      Per capire questo c'ho messo un bel po'.
      Valutando l'interesse per quello che e', sono riuscita a "dare il giusto peso alla cosa".
      Tra qualche anno facciamo quasi le nozze d'argento che non ci sono state, se guardo una foglia che cade dall'albero quantomeno mi fa sentire che ancora vivo
      -Healthy body, clear mind, peaceful spirit-

      -Where there’s will there’s a way-

      -Work hard have fun & be nice-


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      • axeUgene
        Opinionista

        • 17/04/10
        • 24578

        #18
        Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
        Credo che tu abbia centrato il punto. Quello che non ho mai potuto accettare è proprio l'appiattimento, lo stare insieme perché "socialmente conviene", perché "sei abituato così". E' uno dei motivi per cui non voglio sposarmi: per me stare con una persona deve essere una scelta continua, quotidiana. Una ininterrotta rivalutazione della relazione e dell'altra persona.
        Invece fin troppo spesso vedo persone che si adagiano, che stanno insieme perché è comodo, per abitudine, per mera routine. Ne conosco un sacco di coppie così.
        fai attenzione, perché questa è la prospettiva "dall'esterno", per quello che puoi vedere tu;

        è molto probabile che nella percezione soggettiva delle persone interessate agiscano motivi molto forti e profondi di vario genere e intensità;
        incidentalmente, noterei che la descrizione di tante coppie così smentisce l'adagio per cui ci si lascia "alla prima difficoltà", laddove invece lo status di coppia verosimilmente si fonda su tanti elementi materiali e psicologici di coesione che normalmente non riterremmo commendevoli o auspicabili;

        nella mia personale esperienza, spesso il gioco della routine nasconde un braccio di ferro, una sfida al potere dell'altro di protestare e minacciare di lasciarci; è un modo di comunicare anche quello, distruttivo, ma che probabilmente rappresenta comunque una dinamica;

        spesso queste situazioni, che dall'esterno giudichiamo insostenibili, invece rappresentano un equilibrio, magari nevrotico, ma sempre equilibrio, in cui gli interessati sono rassicurati nei loro ruoli;
        un po' nevrotici siamo tutti, e non c'è niente di scandaloso nel fatto di accompagnarci a nevrosi compatibili

        semmai, l'unico elemento che spesso sfugge nella quotidiana gestione di queste situazioni è l'imprevisto: una volta espunto l'entusiasmo dalla coppia, l'immaginario si assesta - spesso erroneamente - sulla prevedibilità del comportamento, proprio e dell'altro; perciò si opera un calcolo lineare, dato che quell'abitudine ci impedisce di immaginare eventi "altri" che turbano l'equilibrio; cioè, vedi te stessa e il partner come non suscettibili di essere diversi da quel ruolo, mentre un pretesto qualsiasi può in realtà far scattare meccanismi di rielaborazione dell'identità e riappropriazione di spazio, come succede a te ora.
        c'è del lardo in Garfagnana

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        • dark lady
          la viaggiatrice
          • 09/03/05
          • 70446

          #19
          Originariamente Scritto da efua Visualizza Messaggio
          Quando successe a me di ritrovarmi "incuriosita" per un'altra persona, la cosa mi mando' completamente in tilt.
          Mi successe dopo anni di rapporto a due, delle cose non andavano granche', per cui l'interesse per l'altro rappresentava una via di distrazione dalle rogne quotidiane.
          Per capire questo c'ho messo un bel po'.
          Valutando l'interesse per quello che e', sono riuscita a "dare il giusto peso alla cosa".
          Tra qualche anno facciamo quasi le nozze d'argento che non ci sono state, se guardo una foglia che cade dall'albero quantomeno mi fa sentire che ancora vivo
          Credo che sia un po' la stessa cosa che sta accadendo a me. La descriverei esattamente nello stesso modo. Spero di riuscire anch'io a dare il giusto peso alla cosa, prima o poi. Ci sto lavorando ma non è semplice, soprattutto se calcoli che il tizio in questione sta premendo non poco.


          Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
          fai attenzione, perché questa è la prospettiva "dall'esterno", per quello che puoi vedere tu;

          è molto probabile che nella percezione soggettiva delle persone interessate agiscano motivi molto forti e profondi di vario genere e intensità;
          incidentalmente, noterei che la descrizione di tante coppie così smentisce l'adagio per cui ci si lascia "alla prima difficoltà", laddove invece lo status di coppia verosimilmente si fonda su tanti elementi materiali e psicologici di coesione che normalmente non riterremmo commendevoli o auspicabili;

          nella mia personale esperienza, spesso il gioco della routine nasconde un braccio di ferro, una sfida al potere dell'altro di protestare e minacciare di lasciarci; è un modo di comunicare anche quello, distruttivo, ma che probabilmente rappresenta comunque una dinamica;

          spesso queste situazioni, che dall'esterno giudichiamo insostenibili, invece rappresentano un equilibrio, magari nevrotico, ma sempre equilibrio, in cui gli interessati sono rassicurati nei loro ruoli;
          un po' nevrotici siamo tutti, e non c'è niente di scandaloso nel fatto di accompagnarci a nevrosi compatibili

          semmai, l'unico elemento che spesso sfugge nella quotidiana gestione di queste situazioni è l'imprevisto: una volta espunto l'entusiasmo dalla coppia, l'immaginario si assesta - spesso erroneamente - sulla prevedibilità del comportamento, proprio e dell'altro; perciò si opera un calcolo lineare, dato che quell'abitudine ci impedisce di immaginare eventi "altri" che turbano l'equilibrio; cioè, vedi te stessa e il partner come non suscettibili di essere diversi da quel ruolo, mentre un pretesto qualsiasi può in realtà far scattare meccanismi di rielaborazione dell'identità e riappropriazione di spazio, come succede a te ora.
          Io lo guardo anche dall'interno, visto che anche nel mio caso vedo quell'appiattimento e quel "dare per scontato", da parte del mio compagno, che non accetto. Non riesco affatto a vederla come una cosa normale, nè equilibrata. Se alla fine mi sono scoperta interessata ad un'altra persona, credo che in parte c'entri una mia insofferenza rispetto a questa condizione, anche se non ho ancora capito quale sia la causa e quale l'effetto.
          “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

          Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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          • BiO-dEiStA
            Eufonista
            • 22/02/10
            • 5403

            #20
            Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
            Quello che mi chiedo è: perché accadono queste cose?
            Ecco un elenco non esaustivo:

            - Perché l'essere umano non ha la parola "monogamo" scritta nel DNA.
            - Perché la vita è dinamica, come tutti gli altri aspetti della realtà. Ciò che era ieri non è oggi e non sarà domani.
            - Perché il mantenimento dell'ordine sociale richiesto dal sistema non va mai di pari passo con la felicità dell'individuo.
            - Perché viviamo ancora in una società patriarcale dove chi fa le corna, se è uomo è furbo, se è donna è puttana.
            - Perché l'ipocrisia la fa da padrone, e tanto per cominciare siamo ipocriti anche verso noi stessi.
            - Perché la struttura stessa della famiglia, lungi dall'essere la più alta affermazione dell'individuo, ne rappresenta a lungo andare una prigione.
            - Perché stiamo tanto a distinguere fra attrazione fisica e amore, e va a finire che perdiamo sia questa che quella.
            - Perché chi ci è più vicino non è solo chi ci conosce meglio, ma anche chi si aspetta che ci comportiamo sempre allo stesso modo. Senza rendersene conto e senza volerlo, si trasforma nel nostro peggior nemico dopo noi stessi.
            - Perché sappiamo tutti che potremmo avere una vita migliore di quella che abbiamo, senza per questo far male a nessuno.
            Originariamente Scritto da Careful with that
            i miei post in media sono di una dozzina di righe, al più;
            Originariamente Scritto da Ned Flanders
            Sono stato tanto...ma tanto Laurina, lontano dal Signore: Ne ho combinate di cotte e di crude. Ti basti sapere soltanto questo....

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            • SilviaR
              Sylvia
              • 10/03/12
              • 1139

              #21
              Sull'ultimo punto ho qualcosa da dire: Esiste una vita migliore? Chi può dirlo? Cos'è una vita migliore?
              Io sono il problema e io la soluzione
              "L'attesa del piacere è essa stessa il piacere" G.E.L

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              • axeUgene
                Opinionista

                • 17/04/10
                • 24578

                #22
                Originariamente Scritto da SilviaR Visualizza Messaggio
                Sull'ultimo punto ho qualcosa da dire: Esiste una vita migliore? Chi può dirlo? Cos'è una vita migliore?
                quella in cui puoi essere appezzata per le tue capacità migliori, che ti riconosce un ruolo di cui sei ragionevolmente contenta e che ti porta a sentirti ragionevolmente appagata e desiderare anche l'appagamento altrui;

                la felicità - relativa, ovviamente - produce generosità, perché altrimenti la si vive male, con senso di colpa;
                la frustrazione invece è un veleno che produce l'opposto, e cioè il "mal comune, mezzo gaudio", l'invidia e il desiderio che anche gli altri siano educati alla privazione e alla frustrazione.
                c'è del lardo in Garfagnana

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                • SilviaR
                  Sylvia
                  • 10/03/12
                  • 1139

                  #23
                  Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
                  quella in cui puoi essere appezzata per le tue capacità migliori, che ti riconosce un ruolo di cui sei ragionevolmente contenta e che ti porta a sentirti ragionevolmente appagata e desiderare anche l'appagamento altrui;

                  la felicità - relativa, ovviamente - produce generosità, perché altrimenti la si vive male, con senso di colpa;
                  la frustrazione invece è un veleno che produce l'opposto, e cioè il "mal comune, mezzo gaudio", l'invidia e il desiderio che anche gli altri siano educati alla privazione e alla frustrazione.
                  Tu pensi possa bastare? Pensi che una tiepida felicità possa colmare l'insoddisfazione profonda che è insita nell'essere umano? Io non credo. Credo una cosa però, che non c'è nulla di terreno, umano, che lo può fare , questo non significa che debba obbligatoriamente esserci qualcosa di non umano che lo faccia
                  Io sono il problema e io la soluzione
                  "L'attesa del piacere è essa stessa il piacere" G.E.L

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                  • axeUgene
                    Opinionista

                    • 17/04/10
                    • 24578

                    #24
                    Originariamente Scritto da SilviaR Visualizza Messaggio
                    Tu pensi possa bastare? Pensi che una tiepida felicità possa colmare l'insoddisfazione profonda che è insita nell'essere umano? Io non credo. Credo una cosa però, che non c'è nulla di terreno, umano, che lo può fare , questo non significa che debba obbligatoriamente esserci qualcosa di non umano che lo faccia
                    beh, giustamente tu credi in quello che ti pare;

                    io ho parlato di ragionevolezza, felicità relativa, non tepida;
                    relativa significa valutabile in relazione a determinate circostanze oggettive e conseguenti aspettative; se pensi di arrivare ad essere un'anziana in buona salute e autosufficiente, ma anche bella e senza rughe come a 20 anni, allora è ovvio che quell'insoddisfazione profonda inciderà molto nella tua vita;

                    nella fattispecie si tratta di valutare se puoi essere meglio te stessa accanto ad una persona che ti capisce e valorizza, che è davvero affine a te, oppure con una per cui rappresenti una controparte contrattuale, accettabile finché rispetti i termini del contratto che convengono alle sue finalità;

                    di altre esigenze metafisiche non saprei; non perché non esistano o perché le giudichi male, ma semplicemente perché variano soggettivamente da persona a persona, e solo in questo variare si collocano nella vita concreta.
                    c'è del lardo in Garfagnana

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                    • SilviaR
                      Sylvia
                      • 10/03/12
                      • 1139

                      #25
                      Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
                      beh, giustamente tu credi in quello che ti pare;

                      io ho parlato di ragionevolezza, felicità relativa, non tepida;
                      relativa significa valutabile in relazione a determinate circostanze oggettive e conseguenti aspettative; se pensi di arrivare ad essere un'anziana in buona salute e autosufficiente, ma anche bella e senza rughe come a 20 anni, allora è ovvio che quell'insoddisfazione profonda inciderà molto nella tua vita;

                      nella fattispecie si tratta di valutare se puoi essere meglio te stessa accanto ad una persona che ti capisce e valorizza, che è davvero affine a te, oppure con una per cui rappresenti una controparte contrattuale, accettabile finché rispetti i termini del contratto che convengono alle sue finalità;

                      di altre esigenze metafisiche non saprei; non perché non esistano o perché le giudichi male, ma semplicemente perché variano soggettivamente da persona a persona, e solo in questo variare si collocano nella vita concreta.

                      Bene, parliamo di felicità relativa accanto a persone che ti valorizzano e ti vogliono bene...è tanto lo ammetto, ma basta davvero? Lo chiedo a chi si sente relativamente felice...vi basta questa felicità che avete raggiunto oppure manca sempre qualcosa?
                      Io sono il problema e io la soluzione
                      "L'attesa del piacere è essa stessa il piacere" G.E.L

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                      • dark lady
                        la viaggiatrice
                        • 09/03/05
                        • 70446

                        #26
                        Dipende Silvia. La felicità perfetta secondo me non esiste, a prescindere. Dipende da quanto uno si sente bene con se stesso e con gli altri, da quanto si fa bastare quello che ha. Mi piace pensare che si possa essere felici con le piccole cose della vita, ma è anche vero che si può sempre aspirare ad avere meglio. Tuttavia ad un certo punto questa continua aspirazione al meglio può portare a non essere mai contenti di nulla... è una questione di equilibri personali, alla fine...
                        “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                        Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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                        • axeUgene
                          Opinionista

                          • 17/04/10
                          • 24578

                          #27
                          Originariamente Scritto da SilviaR Visualizza Messaggio
                          Bene, parliamo di felicità relativa accanto a persone che ti valorizzano e ti vogliono bene...è tanto lo ammetto, ma basta davvero? Lo chiedo a chi si sente relativamente felice...vi basta questa felicità che avete raggiunto oppure manca sempre qualcosa?
                          Silvia, qui mi sembra si parli di vita di relazione, no ?

                          pertanto, dovremmo riferirci al genere di "felicità" cui questo aspetto dell'esistenza può contribuire; se introduci esigenze afferenti ad altro, tutto il discorso perde di senso;

                          io non ti so dire cosa sia sufficiente o appagante; in una certa misura, nulla; poi, dipende molto dal grado di introspezione e/o contorsione di ognuno di noi; insomma, dalla propensione alle paturnie;

                          però credo che una vita di coppia con una persona molto affine e appagante sia un potente supporto per l'elaborazione di una filosofia propria, perché infonde coraggio al pensiero e desiderio di esprimersi, attenua la paura e aiuta ad affrontare le difficoltà con più forza.
                          c'è del lardo in Garfagnana

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                          • SilviaR
                            Sylvia
                            • 10/03/12
                            • 1139

                            #28
                            Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
                            Dipende Silvia. La felicità perfetta secondo me non esiste, a prescindere. Dipende da quanto uno si sente bene con se stesso e con gli altri, da quanto si fa bastare quello che ha. Mi piace pensare che si possa essere felici con le piccole cose della vita, ma è anche vero che si può sempre aspirare ad avere meglio. Tuttavia ad un certo punto questa continua aspirazione al meglio può portare a non essere mai contenti di nulla... è una questione di equilibri personali, alla fine...
                            Concordo. Si può essere felici con le piccole cose della vita, perchè forse solo questo tipo di felicità ci è concessa, ma mi chiedo... può bastare, deve bastare o cosa? La felicità relativa, di chi apprezza le piccole cose è pur sempre uno stato d'animo e si sa che l'uomo è mutevole e prima o poi potrebbe stancarsi anche di questa felicità e non è detto che ce ne sia un'altra pronta dietro l'angolo. L'uomo si stanca, questo è un dato di fatto e tornando al discorso di Bio, non è detto che cambiare vita possa servire a cambiare la persona, le persone difficilmente cambiano e chi si stanca della sua felicità relativa e prova a cambiare potrebbe stancarsi ancora e ancora e non trovare mai un equilibrio, quindi che senso ha cambiare?
                            Io sono il problema e io la soluzione
                            "L'attesa del piacere è essa stessa il piacere" G.E.L

                            Comment

                            • axeUgene
                              Opinionista

                              • 17/04/10
                              • 24578

                              #29
                              Originariamente Scritto da SilviaR Visualizza Messaggio
                              L'uomo si stanca, questo è un dato di fatto e tornando al discorso di Bio, non è detto che cambiare vita possa servire a cambiare la persona, le persone difficilmente cambiano e chi si stanca della sua felicità relativa e prova a cambiare potrebbe stancarsi ancora e ancora e non trovare mai un equilibrio, quindi che senso ha cambiare?
                              il punto è conoscere se stessi, la propria natura e i propri bisogni e desiderio; desiderio, ho scritto, non capriccio, che di quel desiderio può essere una spia;

                              ovviamente, si tratta sempre di una conoscenza approssimativa, però significativa anche nell'approssimazione;
                              il cambiamento si manifesta in tanti modi; per esempio, 20 anni fa mi sarei probabilmente accontentato di certe frequentazioni problematiche, pur di fare sesso e sentirmi impegnato in una relazione; adeso ho una percezione più precisa di ciò che per me è sostenibile, ed è ovvio, dato che ho avuto diversi termini di paragone attraverso l'esperienza;

                              conosciuto qualcosa di complessivamente appagante, di quello standard vado in cerca; ma qui entriamo in un discorso molto articolato sui bisogni, l'identità, il senso che si dà alla vita, ecc...
                              c'è del lardo in Garfagnana

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                              • SilviaR
                                Sylvia
                                • 10/03/12
                                • 1139

                                #30
                                Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
                                il punto è conoscere se stessi, la propria natura e i propri bisogni e desiderio; desiderio, ho scritto, non capriccio, che di quel desiderio può essere una spia;

                                ovviamente, si tratta sempre di una conoscenza approssimativa, però significativa anche nell'approssimazione;
                                il cambiamento si manifesta in tanti modi; per esempio, 20 anni fa mi sarei probabilmente accontentato di certe frequentazioni problematiche, pur di fare sesso e sentirmi impegnato in una relazione; adeso ho una percezione più precisa di ciò che per me è sostenibile, ed è ovvio, dato che ho avuto diversi termini di paragone attraverso l'esperienza;

                                conosciuto qualcosa di complessivamente appagante, di quello standard vado in cerca; ma qui entriamo in un discorso molto articolato sui bisogni, l'identità, il senso che si dà alla vita, ecc...
                                Perfetto. Il punto è conoscere se stessi e quando qualcuno riconosce il proprio stato di insoddisfazione cronica è inutile che provi a cambiare, perchè si stancherà sempre
                                Io sono il problema e io la soluzione
                                "L'attesa del piacere è essa stessa il piacere" G.E.L

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