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  • BiO-dEiStA
    Eufonista
    • 22/02/10
    • 5403

    #16
    Originariamente Scritto da nahui Visualizza Messaggio
    Inutile porsi tante domande: basta seguire l'istinto che ci porta verso il benessere.
    E dici poco. Questo tendenzialmente significa essersi liberati dal senso di colpa, ed è un enorme passo avanti.
    Un piccolo salto per un uomo, un grande salto per l'umanità.
    Originariamente Scritto da Careful with that
    i miei post in media sono di una dozzina di righe, al più;
    Originariamente Scritto da Ned Flanders
    Sono stato tanto...ma tanto Laurina, lontano dal Signore: Ne ho combinate di cotte e di crude. Ti basti sapere soltanto questo....

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    • axeUgene
      Opinionista

      • 17/04/10
      • 24578

      #17
      io vi inviterei ad un semplice esercizio di memoria e ricostruzione dei sentimenti, così per offrire uno spaccato di quanto certe cose partano già belle incasinate;

      magari oggi si inizia a trombare anche a 13/14 anni, non so, ma per comodità e affidabilità prendiamo in esame la classica età dei 15/16;

      provate ad immaginare una classe di liceali alle prese col desiderio e con tutti gli input e circostanze psicologiche e identitarie nella fase in cui cercano di fare coppia;

      avrete quelli brillanti e più sicuri di sé, magari perché più belli/belle, o benestanti e abituati ad ottenere, anche se queste caratteristiche possono nascondere insicurezze; poi ci sono quelli competitivi e arrabbiati, desiderosi di affermarsi e superare un gap rispetto a quelli della prima categoria, e anche qui le strategie possono essere diverse, a seconda di quanto ci si sente assimilabili nell'élite oppure no;

      poi ci sono quelli più o meno complessati/e, con una frangia patologica e la massa di quelli modicamente insicuri;
      tutti questi ragazzi vengono inevitabilmente da anni di esposizione a modelli sociali in cui la conquista è un metro identitario, come da giornaletti, telefilm e altro; ci si veste e atteggia per essere conformi ad una strategia identitaria, e il livello di conquista cui si è in grado di accedere è la misura del proprio successo;

      nel frattempo però interviene l'elaborazione delle proprie insicurezze: il ragazzo complessato, la ragazza cicciottella o bruttina, valutano - a torto o a ragione - che i potenziali partner attraenti che piacciono a loro probabilmente saranno più attratti dai belli e brillanti;
      in una valutazione di crudo realismo contrattuale, desiderosi di evitare l'ansia da possibile rifiuto ed eventualmente quella di accompagnarsi ad un partner fortemente tentato ed oggetto di attenzioni esterne, si restringe il campo dei possibili obiettivi a soggetti meno graditi, ma ipoteticamente più affidabili;
      per le ragazze poi c'è la possibilità di un'opzione aggiuntiva, la propulsione addizionale della disponibilità sessuale, per cui una ragazza insicura può compensare rendendosi disponibile, ma con l'effetto collaterale di rischiare il disprezzo e la svalutazione;

      perciò, già in origine, è estremamente probabile che nell'elaborazione della condizione di coppia intervengano elementi per niente intuitivi, in cui la scelta implica già un profilo originario di disprezzo per la "seconda scelta"; ci si è accontentati di ciò che si è valutato come "alla nostra portata", e questo avviene spesso in una modalità non cosciente o poco elaborata in termini coscienti; è possibile che si provi una sensazione di disagio e conflitto in questa fase, perché si avverte una contraddizione tra impulsi e desideri diversi;
      in tutto questo percorso, dove sta l'"amore", quanto conta la relazione rispetto alla condizione di status sociale che si è determinata, il fatto di essere accoppiati, perciò non del tutto "sfigati", e tutte le importanti rassicurazioni del caso in quella fase della vita ?

      poi, magari passiamo al secondo episodio, quello dei 20 anni e della condizione universitaria o lavorativa, e anche lì ce n'è da dire e osservare spaccati di comportamento comune...
      c'è del lardo in Garfagnana

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      • SilviaR
        Sylvia
        • 10/03/12
        • 1139

        #18
        Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio

        perciò, già in origine, è estremamente probabile che nell'elaborazione della condizione di coppia intervengano elementi per niente intuitivi, in cui la scelta implica già un profilo originario di disprezzo per la "seconda scelta"; ci si è accontentati di ciò che si è valutato come "alla nostra portata", e questo avviene spesso in una modalità non cosciente o poco elaborata in termini coscienti; è possibile che si provi una sensazione di disagio e conflitto in questa fase, perché si avverte una contraddizione tra impulsi e desideri diversi;
        in tutto questo percorso, dove sta l'"amore", quanto conta la relazione rispetto alla condizione di status sociale che si è determinata, il fatto di essere accoppiati, perciò non del tutto "sfigati", e tutte le importanti rassicurazioni del caso in quella fase della vita ?
        Interessante quello che dici...spesso si scelgono persone che ci sembrano alla nostra portata e ci si accontenta , consapevolmente o no, perchè probabilmente si ha poca autostima , il guaio è quando si prende consapevolezza di sè e l'autostima aumenta se succede ovviamente
        Io sono il problema e io la soluzione
        "L'attesa del piacere è essa stessa il piacere" G.E.L

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        • axeUgene
          Opinionista

          • 17/04/10
          • 24578

          #19
          Originariamente Scritto da SilviaR Visualizza Messaggio
          Interessante quello che dici...spesso si scelgono persone che ci sembrano alla nostra portata e ci si accontenta , consapevolmente o no, perchè probabilmente si ha poca autostima , il guaio è quando si prende consapevolezza di sè e l'autostima aumenta se succede ovviamente
          ecco; vedi che "aprire il raviolo" mostra tante cose che può essere interessante approfondire;

          su queste pagine si legge di coppie che si lasciano "alla prima difficoltà", e al tempo stesso di coppie che "stanno insieme solo per convenienza, senza amore"; tutto e il suo contrario;

          l'osservazione dei meccanismi psicologici invece mostra che la questione è legata all'evoluzione dell'identità, alla sua elaborazione;
          magari a 19 anni ti sei iscritta a lettere e hai immaginato un futuro da insegnante di scuola media, una famiglia con quel compagno di liceo nell'appartamento accanto a quello dei suoceri a Rieti; poi, ti sei appassionata alle lingue germaniche e il professore con cui hai biennalizzato l'esame ti prospetta una possibilità di fare ricerca a Copenhagen, e tutta la tua identità ne risulta sconvolta, proprio perché è venuto a cadere il castello di motivazioni più o meno consapevoli in cui si era strutturata l'identità della liceale alla prima esperienza;

          le coppie non si sfasciano per "leggerezza", né restano insieme per "convenienza"; tengono o si sfasciano nella misura in cui l'identità di chi le forma resta congruente alle circostanze in una misura sostenibile, a prescindere da quello che può apparire esternamente;

          l'inganno culturale a cui siamo tutti soggetti è il riferimento a imprecisati sentimenti di "amore" o nozioni di "impegno", ecc... declinati solo retoricamente, che non spiegano nulla di come funzionano davvero le cose; anzi, fanno solo nebbia...
          c'è del lardo in Garfagnana

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          • nahui
            Astensionista

            • 05/03/09
            • 21040

            #20
            Madò Axe, con lo spaccato psicologico della classe di liceo mi hai fatto venire un attacco di depressione
            Sì, è tutto vero, porca paletta. Ma perchè dirlo? Perchè togliere lo smalto rosa confetto? E' come osservare un coito tra corpi scuoiati: scientificamente interessante, ma per nulla arrapante.
            Figlia ha ricevuto una proposta di bacio dal più bello del centro estivo. Bellissimo. Io già immaginavo tre o quattro bellissimi nipotini, forse anche cinque. Le mamme sono così, fanno il transfert. Reazione di lei: no, perchè è troppo bello, non è possibile che si interessi seriamente a me, meglio tenermi Tizio che è più sicuro, mi ha chiesto il bacio per prendermi in giro. Io la guardavo così chiedendomi dove, dove ho sbagliato? Io ho cominciato un lungo e serissimo discorso che ho interrotto quando ho visto che mi guardava strana, e mi sono ricordata che è mia figlia ed ha 11 anni, non un amica di 30.
            Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
            (George Bernard Shaw)

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            • axeUgene
              Opinionista

              • 17/04/10
              • 24578

              #21
              non penso tu abbia sbagliato niente, e lei è effettivamente piccolina;

              io non posso dire nulla, dato che non sono genitore e non ho certe responsabilità; mi limito a presentare un'opzione, che può eventualmente essere considerata; cioè, che, man mano che cresce, quella sua riflessione possa essere la base per diventare appena un pochino più presente a se stessa e rafforzare la propria autostima, anche valutando empaticamente quella riflessione che ha espresso in relazione alla sua insicurezza;

              comunque, la bellezza dei nipotini non è affatto garantita dalla somma delle bellezze, ma dalla ricombinazione dei patrimoni genetici diversi, come dimostrano le reiterate recenti inquadrature delle tifose brasiliane
              c'è del lardo in Garfagnana

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              • dark lady
                la viaggiatrice
                • 09/03/05
                • 70446

                #22
                Come ha già detto qualcuno, definire l'amore è impossibile. I sentimenti sono qualcosa di così strano, incomprensibile e vago che anche classificarli in diverse tipologie mi riuscirebbe difficile...
                “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

                Comment

                • axeUgene
                  Opinionista

                  • 17/04/10
                  • 24578

                  #23
                  Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
                  Come ha già detto qualcuno, definire l'amore è impossibile. I sentimenti sono qualcosa di così strano, incomprensibile e vago che anche classificarli in diverse tipologie mi riuscirebbe difficile...
                  ma, secondo te, sarebbe preferibile essere in una misura possibile o ragionevole consapevoli del tipo di sentimenti e suggestioni a cui si è soggetti, oppure vivere e subire quella condizione rappresentando la propria realtà secondo un copione da romanzo ?

                  non è una domanda retorica, eh... magari la seconda condizione è più felice, oppure no.
                  c'è del lardo in Garfagnana

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                  • Bauxite
                    Cosmo-Agonica

                    • 25/12/09
                    • 36341

                    #24
                    Originariamente Scritto da SilviaR Visualizza Messaggio
                    Quanti tipi di amore pensate possano esistere?
                    I sentimenti , in generale, sono propri del soggetto e non solo, dipendono molto dal momento, dallo stato d'animo. Quando si parla di amore è lo stesso? Si ama in modo diverso in base al momento o vi sembra che una volta confermato sia lineare come sentimento?
                    L'amore è mentale o c'è dell'altro?
                    Dice che ne esiste Uno primario, quello per se stessi.
                    Senza di questo non c'è gattino o cagnolino capace di intenerire, figurarsi un altro essere umano.
                    Pare che funzioni con la pratica, cioè smettendo con altre pratiche, ad esempio l'autolesionismo, l'automatica castrazione di ogni slancio che possa migliorarci, il perfezionismo ...

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                    • dark lady
                      la viaggiatrice
                      • 09/03/05
                      • 70446

                      #25
                      Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
                      ma, secondo te, sarebbe preferibile essere in una misura possibile o ragionevole consapevoli del tipo di sentimenti e suggestioni a cui si è soggetti, oppure vivere e subire quella condizione rappresentando la propria realtà secondo un copione da romanzo ?

                      non è una domanda retorica, eh... magari la seconda condizione è più felice, oppure no.
                      Nessuna delle due, direi. Tendo ad evitare di etichettare sensazioni, sentimenti, ecc. Che utilità vi sarebbe nel dargli una misura? E soprattutto, come puoi quantificare un sentimento, qualcosa di così astratto da essere per sua stessa definizione non quantificabile?
                      Dall'altro lato ciò non significa subire una condizione "come da copione", ma semplicemente viverla, senza troppi problemi, né questioni.
                      A cosa mi serve capire quanto odio e quanto amo i miei genitori, per dire? Sono due sentimenti presenti in contemporanea, ma quantificarli non mi servirà certo a vivere meglio il rapporto con loro. Anche perché spesso anche i sentimenti si presentano in proporzioni variabili a seconda del momento e della circostanza.
                      Ma soprattutto, quanto ci può aiutare definire univocamente quello che si prova, a prescindere dal fatto che non lo ritengo davvero possibile, in quanto il sentimento non è certo una scienza esatta?
                      “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                      Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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                      • axeUgene
                        Opinionista

                        • 17/04/10
                        • 24578

                        #26
                        Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
                        Nessuna delle due, direi. Tendo ad evitare di etichettare sensazioni, sentimenti, ecc. Che utilità vi sarebbe nel dargli una misura? E soprattutto, come puoi quantificare un sentimento, qualcosa di così astratto da essere per sua stessa definizione non quantificabile?
                        Dall'altro lato ciò non significa subire una condizione "come da copione", ma semplicemente viverla, senza troppi problemi, né questioni.
                        tu scrivi "etichettare", ma io parlo di "riconoscere";
                        es.: si può non distinguere il piacere di una relazione con una persona dall'eventuale gratificazione di essere accettati dai suoceri, o di vivere in un determinato ambiente per via di quella relazione, che magari in altre circostanze troveremmo meno soddisfacente, oppure al contrario potremmo sottovalutare;

                        oppure sposarsi perché le persone che si frequentano sono sposate, o perché ci sono altre pressioni esterne che spingono a conformarsi; e così fare figli, ecc...

                        A cosa mi serve capire quanto odio e quanto amo i miei genitori, per dire? Sono due sentimenti presenti in contemporanea, ma quantificarli non mi servirà certo a vivere meglio il rapporto con loro. Anche perché spesso anche i sentimenti si presentano in proporzioni variabili a seconda del momento e della circostanza.
                        Ma soprattutto, quanto ci può aiutare definire univocamente quello che si prova, a prescindere dal fatto che non lo ritengo davvero possibile, in quanto il sentimento non è certo una scienza esatta?
                        non so; io non l'ho posta in termini di esattezza, ma di maggior consapevolezza dei meccanismi che operano, e che spesso da osservatori esterni riconosciamo;
                        non è che pretendo di avere ricette o consigli illuminati;
                        sto solo cercando di capire a partire dall'osservazione dei comportamenti delle persone;

                        certo che, per quel che posso osservare, molto spesso la descrizione romanzata e palesemente inadeguata del sentimento finisce per agire da fumogeno e rendere le valutazioni e le scelte meno consapevoli;
                        poi, nulla vieta di votarsi deliberatamente all'inconsapevolezza; può essere una scelta anche questa, e magari più felice, chissà...
                        c'è del lardo in Garfagnana

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                        • dark lady
                          la viaggiatrice
                          • 09/03/05
                          • 70446

                          #27
                          Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
                          tu scrivi "etichettare", ma io parlo di "riconoscere";
                          es.: si può non distinguere il piacere di una relazione con una persona dall'eventuale gratificazione di essere accettati dai suoceri, o di vivere in un determinato ambiente per via di quella relazione, che magari in altre circostanze troveremmo meno soddisfacente, oppure al contrario potremmo sottovalutare;

                          oppure sposarsi perché le persone che si frequentano sono sposate, o perché ci sono altre pressioni esterne che spingono a conformarsi; e così fare figli, ecc...


                          non so; io non l'ho posta in termini di esattezza, ma di maggior consapevolezza dei meccanismi che operano, e che spesso da osservatori esterni riconosciamo;
                          non è che pretendo di avere ricette o consigli illuminati;
                          sto solo cercando di capire a partire dall'osservazione dei comportamenti delle persone;

                          certo che, per quel che posso osservare, molto spesso la descrizione romanzata e palesemente inadeguata del sentimento finisce per agire da fumogeno e rendere le valutazioni e le scelte meno consapevoli;
                          poi, nulla vieta di votarsi deliberatamente all'inconsapevolezza; può essere una scelta anche questa, e magari più felice, chissà...
                          Ma qui non si parlava di semplice riconoscimento, ma di dare misura e definizioni univoche. Un sentimento è quello che è, ma soprattutto è differente in base alla persona che lo prova. E' come cercar di definire l'effettiva bontà di un piatto: a seconda di chi lo assaggia, il gusto ne sarà più o meno apprezzato.
                          E non c'entra la descrizione romanzata che tu citi: è che a volte non c'è niente da descrivere, certe cose vanno solo vissute, senza troppi fronzoli nè tentativi di darvi delle spiegazioni "scientifiche", che risulterebbero comunque fuorvianti.
                          “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                          Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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                          • axeUgene
                            Opinionista

                            • 17/04/10
                            • 24578

                            #28
                            Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
                            Ma qui non si parlava di semplice riconoscimento, ma di dare misura e definizioni univoche. Un sentimento è quello che è, ma soprattutto è differente in base alla persona che lo prova. E' come cercar di definire l'effettiva bontà di un piatto: a seconda di chi lo assaggia, il gusto ne sarà più o meno apprezzato.
                            E non c'entra la descrizione romanzata che tu citi: è che a volte non c'è niente da descrivere, certe cose vanno solo vissute, senza troppi fronzoli nè tentativi di darvi delle spiegazioni "scientifiche", che risulterebbero comunque fuorvianti.
                            Dark, forse non mi sono spiegato, ma non credo di aver sollecitato una descrizione "scientifica" o altre pretese del genere; ho solo scritto quello che osservo, che ricordo delle situazioni;

                            ognuno di noi quando vive una situazione, riflette sulle sue cose e quindi riepiloga;

                            questo è esattamente "descrivere", come quando ognuno racconta la sua situazione, no ?

                            se dico, o penso: amo la mia donna ma viviamo una routine, e mi tira anche un'altra che forse me la darebbe, sto comunque descrivendo la mia condizione;
                            questo è ovvio, perché gli esseri umani valutano sempre e di continuo l'effetto delle loro azioni a partire da uno scenario precostituito ed elaborato continuamente, nelle dinamiche materiali - chessò, quando guidi - come in quelle relazionali;

                            quello che può cambiare è la realisticità e la sofisticatezza degli scenari in seguito alla valutazione;

                            se io sono poco attraente, vecchio, ma ricco, incontro una donna molto bella e giovane che si dice innamorata di me, non mi biasimi certo se razionalizzo la situazione e mi faccio poche illusioni, no ?

                            e allora, perché dovresti considerare sbagliata la circostanza in cui si cerca di capire una relazione, anche se apparentemente più ordinaria, visto che è evidente che certi bug originari possono esserci sempre ?
                            c'è del lardo in Garfagnana

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                            • dark lady
                              la viaggiatrice
                              • 09/03/05
                              • 70446

                              #29
                              Si, ma tutto questo cosa c'entra con i diversi tipi di amore di cui si parlava nel topic starter? Magari ho capito male io, ma mi sembrava si parlasse dei diversi tipi di amore che esistono e su come eventualmente possono essere classificati... del tipo: amore della madre per il figlio, amore per il partner, amore per un fratello, ecc...
                              “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                              Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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                              • axeUgene
                                Opinionista

                                • 17/04/10
                                • 24578

                                #30
                                Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
                                Si, ma tutto questo cosa c'entra con i diversi tipi di amore di cui si parlava nel topic starter? Magari ho capito male io, ma mi sembrava si parlasse dei diversi tipi di amore che esistono e su come eventualmente possono essere classificati... del tipo: amore della madre per il figlio, amore per il partner, amore per un fratello, ecc...
                                come cosa c'entra ?
                                cosa sia un partner, un figlio o un fratello lo sappiamo in modo abbastanza chiaro;

                                è la nozione di ciò che sarebbe "amore" ad essere parecchio controversa, se poco poco ci si sofferma a capire di cosa si parla;

                                ti pare che non sia rilevante comprendere le motivazioni originarie e gli equilibri presenti di una relazione per distinguere i tipi di "amore" ?
                                c'è del lardo in Garfagnana

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