La Tata - Quel che resta del giorno

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  • arecata
    • 03/04/13
    • 5519

    #1

    La Tata - Quel che resta del giorno

    Quel che resta del giorno è uno splendido film che ci fa conoscere la vita di un tipico maggiordomo della tradizione britannica, schiavo solo della sua dedizione, totale, al suo lavoro.
    Nel napoletano, non più capitale del Regno, si conservava la tradizione della tata-governante che non si è mai identificata con un sostantivo indicante la sua attività, ma sempre e solo con il suo nome, proprio di battesimo, ed era parte integrante della famiglia.
    Ecco che voglio parlarvi di Anna che ha dedicato tutta la sua vita alla nostra famiglia.

    Anna, originaria del paese ove ancora oggi possediamo delle terre, prese 'servizio', se cosi si può dire, all'età di 14-15 anni, allorquando nacque la prima figlia dei miei nonni.
    A zia Maria seguirono mio padre ed altri due fratelli, tutti seguiti e cresciuti da Anna.
    I genitori non dovrebbero avere preferenze tra i figli, ma Anna non era la genitrice ed aveva un pò di 'debole' per mio padre " 'o signurino Alberto".
    In cosa consisteva l'attività di Anna?
    Giornalmente, con mia nonna, decidevano cosa si sarebbe preparato per il pranzo e cosi dava disposizioni alla cameriera per la spesa ed alla cuoca per il pranzo.
    Anna curava l'abbigliamento di mio padre ed i suoi fratelli, aveva lei le chiavi della dispensa e del ripostiglio, sovraintendeva il personale di servizio (non c'era ancora la lavatrice, cosi un giorno alla settimana veniva una persona per fare il bucato generale, un altro giorno veniva una persona per stirare quanto lavato ed infine un altro giorno veniva una 'sartina' che lavorava a macchina anche facendo i capi di biancheria intima per la famiglia. Questo tutte le settimane).
    Anna era il filtro tra l'esterno, gli estranei e la famiglia e quando i miei nonni si trasferivano in campagna, d'estate, lei rimaneva in città a curare la casa, mentre in paese, c'era Giovannina che curava il palazzo, assumendo i compiti che a Napoli svolgeva Anna.
    Anna aveva la sua famiglia, con la quale era sempre in contatto e con grande affetto. Un fratello era un affermato medico della nostra città ed un altro, un alto dirigente dell'azienda tranviaria.
    Anna è sempre rimasta con la mia famiglia, anche quando i 'bambini' sono cresciuti, si sono sposati, creando le loro famiglie, con le loro nuove 'Anna' che, comunque erano supervisionate, ovviamente da lei.
    Ha seguito la crescita nostra, di figli dei figli, mia in particolare, avendo io vissuto con i nonni paterni 4 anni.
    Credo che fu a causa di una brutta e rapida malattia che Anna morì, ovviamente nella 'sua' casa, lasciando un grande dolore nei miei familiari che misero a completa disposizione dei suoi congiunti la casa, ritirandosi discretamente.

    Con il mondo di oggi, queste note sembrano un racconto di pura fantasia, ed invece, immagino, che anche molti di voi hanno avuto la loro 'Anna'.
    Pánta rhêi hōs potamós

    arecata è il 2° nick-name di Blasel
  • dark lady
    la viaggiatrice
    • 09/03/05
    • 70446

    #2
    Spostata in una sezione più appropriata.
    Mah, io non ho avuto mai alcuna tata, ma credo che nella mia generazione pochi abbiano avuto una tata...
    “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

    Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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    • nahui
      Astensionista

      • 05/03/09
      • 21040

      #3
      L'hanno avuta mio nonno e mio padre: Carmela, cresciuta in casa nostra dai 13 anni, sposata con un mezzadro scelto da mio bisnonno. Anche lei chiamava mio padre "signurino" o "cavalereddu", perchè figlio di mio nonno "cavaliere". Sempre vestita con abiti contadini, il fazzoletto sulla testa, già curva quando l'ho conosciuta io, il viso di cuoio da apache, la battuta e la risata sempre pronte. Sono stata al suo funerale insieme a mio padre.
      Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
      (George Bernard Shaw)

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      • dark lady
        la viaggiatrice
        • 09/03/05
        • 70446

        #4
        Mio nonno ha avuto quella che chiamavano "balia". Ha proprio vissuto con lei, per diversi anni, che i suoi genitori non avevano tempo di occuparsi del figlio... L'ho conosciuta quando ero bambina, una signora novantenne raggrinzita ma sveglissima! Siamo rimasti in ottimi rapporti con tutta la sua famiglia!
        “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

        Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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        • okno
          Party Crasher
          • 30/03/06
          • 15292

          #5
          "Tipo piacevole. Mai scontato. Non banale." - Utente da Empoli


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