La 'parte forte' nella coppia

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  • dark lady
    la viaggiatrice
    • 09/03/05
    • 70446

    #1

    La 'parte forte' nella coppia

    In ogni coppia c'è sempre un soggetto più forte e uno più debole. E' luogo comune pensare che la parte del forte sia destinata all'uomo, eppure non sempre è così. Ci sono coppie in cui la donna è più forte e l'uomo più fragile. Altre situazioni, più rare secondo me, in cui le due parti si equivalgono. Voi cosa ne pensate?
    “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

    Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .
  • nahui
    Astensionista

    • 05/03/09
    • 21040

    #2
    Come insegna il dott. Corradini, è forte chi non teme di essere lasciato, chi è emotivamente autonomo
    Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
    (George Bernard Shaw)

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    • axeUgene
      Opinionista

      • 17/04/10
      • 24578

      #3
      è facile confondersi ragionando di queste cose;

      razionalmente, si dovrebbe dire che la parte forte è quella che, in un determinato equilibrio in cui non si produce rottura, consegue i maggiori benefici esistenziali;
      cioè, a cui le cose vanno bene così, che soddisfa i suoi bisogni e non sente la mancanza di nulla di essenziale, fa sacrifici accettabili;

      il paradosso che ci sfugge è che la coppia è sempre un istituto cementato anche da un'implicazione di potere, che a sua volta è antagonista del movente amorevole a cui pensiamo per default;
      per cui, essa può risultare più forte esattamente in ragione della mortificazione dell'amore, se ciò non diventa davvero insostenibile;
      ci si può anche adattare ad un equilibrio complessivamente soddisfacente, a seconda della personalità e sensibilità di ognuno;

      per me è sempre stata dura, perché sono sensibile come un sismografo all'insoddisfazione altrui, che mi incupisce non poco.
      c'è del lardo in Garfagnana

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      • Yele
        abstract
        • 16/08/16
        • 6082

        #4
        di solito la parte forte (nel senso di personalità più ingombrante) sono io

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        • Bauxite
          Cosmo-Agonica

          • 25/12/09
          • 36341

          #5
          Che la fortezza è necessaria ai sentimenti, non la forza.

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          • dark lady
            la viaggiatrice
            • 09/03/05
            • 70446

            #6
            Beh non è questione di sentimenti ma di carattere. Tra due pesone che stanno insieme difficilmente ci saranno due caratteri egualmente forti: uno dei due sarà sempre più forte dell'altro. Non necessariamente è un male, secondo me, solo che la parte forte deve imparare a non cercare di imporsi su quella debole. Che è invece una cosa che vedo in molte coppie.
            “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

            Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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            • conogelato
              Candle in the wind

              • 17/07/06
              • 66028

              #7
              Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
              In ogni coppia c'è sempre un soggetto più forte e uno più debole. E' luogo comune pensare che la parte del forte sia destinata all'uomo, eppure non sempre è così. Ci sono coppie in cui la donna è più forte e l'uomo più fragile. Altre situazioni, più rare secondo me, in cui le due parti si equivalgono. Voi cosa ne pensate?
              Che l’equilibrio è una cosa meravigliosa! Che la ricetta fondamentale è essere complementari: L’uno completa l’altro vicendevolmente….
              amate i vostri nemici

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              • dark lady
                la viaggiatrice
                • 09/03/05
                • 70446

                #8
                Teoricamente sì: una parte più forte e una più debole dovrebbero completarsi a vicenda. Purtroppo però in tanti casi quella forte cerca di prevaricare quella debole. Conosco coppie in cui l'uomo o la donna più forte decidono e il partner è sottomesso, subisce le decisioni del partner sebbene non le condivida. Sono cose tristi...
                “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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                • axeUgene
                  Opinionista

                  • 17/04/10
                  • 24578

                  #9
                  Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
                  Teoricamente sì: una parte più forte e una più debole dovrebbero completarsi a vicenda. Purtroppo però in tanti casi quella forte cerca di prevaricare quella debole. Conosco coppie in cui l'uomo o la donna più forte decidono e il partner è sottomesso, subisce le decisioni del partner sebbene non le condivida. Sono cose tristi...
                  beh, sperimentalmente queste sono le coppie più forti, incaprettate in ruoli di reciproca dipendenza nevrotica; in grado variabile eh; non è detto che sia una circostanza patologica, beninteso;
                  chi si sceglie così è psicologicamente educato a quello schema, per esperienze varie e bisogni conformati su quel modello di reciproco controllo, mosso dalla necessità di controllare l'ansia;

                  all'altro polo si trova la coppia di competitivi, molto più instabile, che regge solo fin quando uno dei due, non dipendendo non prevale palesemente, rompe l'equilibrio competitivo e cerca una sponda che gli rimandi quello stimolo;
                  qui l'ansia competitiva è uno stimolo necessario, perché il bisogno della persona è l'incessante necessità di riempire l'esistenza di sfide; anche qui, non è affatto detto che la misura sia patologica;

                  se osservi le coppie che conosci, a prescindere dal giudizio sui comportamenti che puoi esprimere, noterai una delle due propensioni;
                  anche se non è detto che ciò che appare a prima vista corrisponda davvero alla realtà psicologica della coppia; spesso però è abbastanza palese lo schema di massima.
                  c'è del lardo in Garfagnana

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                  • dark lady
                    la viaggiatrice
                    • 09/03/05
                    • 70446

                    #10
                    Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
                    beh, sperimentalmente queste sono le coppie più forti, incaprettate in ruoli di reciproca dipendenza nevrotica; in grado variabile eh; non è detto che sia una circostanza patologica, beninteso;
                    chi si sceglie così è psicologicamente educato a quello schema, per esperienze varie e bisogni conformati su quel modello di reciproco controllo, mosso dalla necessità di controllare l'ansia;

                    all'altro polo si trova la coppia di competitivi, molto più instabile, che regge solo fin quando uno dei due, non dipendendo non prevale palesemente, rompe l'equilibrio competitivo e cerca una sponda che gli rimandi quello stimolo;
                    qui l'ansia competitiva è uno stimolo necessario, perché il bisogno della persona è l'incessante necessità di riempire l'esistenza di sfide; anche qui, non è affatto detto che la misura sia patologica;

                    se osservi le coppie che conosci, a prescindere dal giudizio sui comportamenti che puoi esprimere, noterai una delle due propensioni;
                    anche se non è detto che ciò che appare a prima vista corrisponda davvero alla realtà psicologica della coppia; spesso però è abbastanza palese lo schema di massima.
                    In realtà no. Osservando le coppie che conosco non vedo assolutamente stabilità in quelle in cui vi è una relazione di dipendenza. E' una bomba ad orologeria perché la parte debole prima o poi si stuferà di essere tale e le prevaricazioni le peseranno a tal punto da mandare tutto a quel paese. Come ne ho già viste tante. Mia zia che ha mollato il marito e se ne è tornata al Nord dopo anni di prevaricazioni ne è l'esempio lampante. Certo, avrebbe potuto pensarci anni fa ma vabbè. Ma vedo anche coppie più giovani sfasciarsi per molto meno.
                    Per me la coppia che davvero funziona è laddove chi ha la funzione di "parte forte" si impegna per cercare di rendere più forte anche il partner, non mortificandolo ma valorizzandolo, o spingendo a prendere decisioni. Un bel rapporto di coppia per me c'è laddove le due parti cercano di camminare insieme, il più possibile allo stesso livello. E se uno dei due va più veloce, tende una mano all'altro affinché possa raggiungerlo.
                    “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                    Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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                    • axeUgene
                      Opinionista

                      • 17/04/10
                      • 24578

                      #11
                      Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
                      In realtà no. Osservando le coppie che conosco non vedo assolutamente stabilità in quelle in cui vi è una relazione di dipendenza. E' una bomba ad orologeria perché la parte debole prima o poi si stuferà di essere tale e le prevaricazioni le peseranno a tal punto da mandare tutto a quel paese. Come ne ho già viste tante. Mia zia che ha mollato il marito e se ne è tornata al Nord dopo anni di prevaricazioni ne è l'esempio lampante. Certo, avrebbe potuto pensarci anni fa ma vabbè. Ma vedo anche coppie più giovani sfasciarsi per molto meno.
                      questo perché parti dalla default del vissero per sempre felici e contenti, che è comprensibile;
                      il punto, a prescindere dal desiderio personale, sarebbe quello di osservare e capire in che misura una coppia è programmata per durare, e quanto;

                      se due persone non si mollano dopo qualche settimana di frequentazione intensa già vuol dire che sono piuttosto compatibili, a prescindere dal benessere che appare esternamente;
                      gli "anni di prevaricazione" sono comunque un investimento di vita, a prescindere dal nostro giudizio; se tua zia li ha sopportati e non se n'è andata subito, vuol dire che agivano forze contrarie nel trattenerla;
                      per alcuni, il gioco dura tutta la vita, perché il ruolo del martire è stato idealizzato e soddisfa bisogni potenti, più forti della sofferenza;

                      una coppia la giudichi da quanto dura, e se passa i due anni è già etologicamente un successone, se mettiamo da parte i nostri pregiudizi romantici;

                      io potrei quasi scommettere che chi rompe un legame di una certa durata, quando vai ad approfondire la personalità di un nuovo partner, sceglie sempre qualcuno di psicologicamente molto simile, magari con alcune correzioni, ma con ruolo analogo.
                      c'è del lardo in Garfagnana

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                      • dark lady
                        la viaggiatrice
                        • 09/03/05
                        • 70446

                        #12
                        Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
                        questo perché parti dalla default del vissero per sempre felici e contenti, che è comprensibile;
                        il punto, a prescindere dal desiderio personale, sarebbe quello di osservare e capire in che misura una coppia è programmata per durare, e quanto;

                        se due persone non si mollano dopo qualche settimana di frequentazione intensa già vuol dire che sono piuttosto compatibili, a prescindere dal benessere che appare esternamente;
                        gli "anni di prevaricazione" sono comunque un investimento di vita, a prescindere dal nostro giudizio; se tua zia li ha sopportati e non se n'è andata subito, vuol dire che agivano forze contrarie nel trattenerla;
                        per alcuni, il gioco dura tutta la vita, perché il ruolo del martire è stato idealizzato e soddisfa bisogni potenti, più forti della sofferenza;

                        una coppia la giudichi da quanto dura, e se passa i due anni è già etologicamente un successone, se mettiamo da parte i nostri pregiudizi romantici;

                        io potrei quasi scommettere che chi rompe un legame di una certa durata, quando vai ad approfondire la personalità di un nuovo partner, sceglie sempre qualcuno di psicologicamente molto simile, magari con alcune correzioni, ma con ruolo analogo.
                        Mah, secondo me invece non conta la durata ma la qualità. Una coppia può essere fantastica e durare due anni, un'altra pessima e durare decenni. A volte la parte debole si trova invischiata in un circolo vizioso da cui non riesce a uscire, e non certo perché sta bene. Il suo essere debole è il primo ostacolo alla libertà.
                        E la mia concezione di coppia non c'entra nulla con il vivere per sempre felici e contenti, in cui non credo. Ma semplicemente nella constatazione che la felicità di due persone che condividono un cammino è possibile laddove nessuna delle due mortifichi l'altra, ma anzi, cerchi di accrescerla. A volte sono situazioni che raggiungi con il tempo non dico che siano automatiche. A volte anche nelle coppie in cui si nota un iniziale squilibrio, poi si riequilibra la situazione, laddove le due parti si impegnano per il benessere dell'altro e non per prevaricarlo.
                        Se invece permane la prevaricazione prima o poi la situazione esplode, oppure la parte debole resta vittima per il resto della vita, condannata ad essere infelice.
                        Ho l'esempio di una mia amica davanti. Ha sposato in giovane età un farabutto, che le impediva di uscire con le amiche, le ha fatto tagliare i ponti con tutti, voleva che lei stesse in casa a sfornare figli e fine. E lei si raccontava che andava bene, di essere felice.
                        Poi è caduta nel circolo della menzogna: si inventava cose della sua vita assolutamente irreali, probabilmente in modo inconsapevole per sopperire quello che nella vita reale non aveva.
                        La sua fortuna è stata che lui un giorno se ne è andato e l'ha lasciata. Da lì è riuscita ad uscire dall'incubo e ha trovato una persona che è completamente l'opposto del suo ex marito. Un uomo che la valorizza, che non le mette paletti e che la spinge a realizzarsi. Un tempo era l'ombra di se stessa, ora è una donna felice.
                        “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                        Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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                        • axeUgene
                          Opinionista

                          • 17/04/10
                          • 24578

                          #13
                          Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
                          Mah, secondo me invece non conta la durata ma la qualità. Una coppia può essere fantastica e durare due anni, un'altra pessima e durare decenni.
                          Dark, la "qualità" è un criterio troppo soggettivo; magari tu ne trovi tanta nella tua coppia e un'altra persona pensa che siate "noiosi" perché in armonia da molto tempo; e viceversa, io posso osservare un rapporto che mi sembra malato tra una personalità sadica ed una masochista, ma quel rapporto è perfettamente funzionale ai loro bisogni; e l'esempio che mi riporti, parla chiaro:

                          A volte la parte debole si trova invischiata in un circolo vizioso da cui non riesce a uscire, e non certo perché sta bene. Il suo essere debole è il primo ostacolo alla libertà.
                          E la mia concezione di coppia non c'entra nulla con il vivere per sempre felici e contenti, in cui non credo. Ma semplicemente nella constatazione che la felicità di due persone che condividono un cammino è possibile laddove nessuna delle due mortifichi l'altra, ma anzi, cerchi di accrescerla.
                          vedi, questa è la tua idea personale di felicitò o serenità, che è anche la mia, beninteso;
                          ma non si può misurare la coppia come aggregato in base al nostro personale gusto; se dobbiamo verificare una funzionalità oggettiva, che tiene insieme, questa opera anche secondo dinamiche che possono non piacere, un po' come il motore elettrico e quello a scoppio:
                          se tu devi valutare la performance di potenza, il fatto che uno sia inquinante e l'altro no è irrilevante, fa parte di altre valutazioni; quello che conta è la potenza erogata; non so se mi spiego...

                          A volte sono situazioni che raggiungi con il tempo non dico che siano automatiche. A volte anche nelle coppie in cui si nota un iniziale squilibrio, poi si riequilibra la situazione, laddove le due parti si impegnano per il benessere dell'altro e non per prevaricarlo.
                          Se invece permane la prevaricazione prima o poi la situazione esplode, oppure la parte debole resta vittima per il resto della vita, condannata ad essere infelice.
                          Ho l'esempio di una mia amica davanti. Ha sposato in giovane età un farabutto, che le impediva di uscire con le amiche, le ha fatto tagliare i ponti con tutti, voleva che lei stesse in casa a sfornare figli e fine. E lei si raccontava che andava bene, di essere felice.
                          Poi è caduta nel circolo della menzogna: si inventava cose della sua vita assolutamente irreali, probabilmente in modo inconsapevole per sopperire quello che nella vita reale non aveva.
                          La sua fortuna è stata che lui un giorno se ne è andato e l'ha lasciata. Da lì è riuscita ad uscire dall'incubo e ha trovato una persona che è completamente l'opposto del suo ex marito. Un uomo che la valorizza, che non le mette paletti e che la spinge a realizzarsi. Un tempo era l'ombra di se stessa, ora è una donna felice.
                          non posso parlare di cose che non conosco, ma sono propenso a ritenere che quell'esattamente l'opposto riguardi i modi e l'educazione, e non il ruolo di coppia,

                          nel senso che una persona che abbia l'esigenza di un partner poco competitivo, affidabile, vincolato e vincolante, difficilmente si converte ad una personalità libera e competitiva, perché se in precedenza ha cercato di proteggersi dallo stress del timore di essere abbandonata anche a costo di subire soprusi, è improbabile che vada a cercarsi un tipo completamente all'opposto;
                          verosimilmente può trovarsi bene con una persona più amorevole, ma con dinamiche analoghe di compensazione delle insicurezze, manifestate in modo molto più sostenibile;

                          del resto, è assai indicativo quello che racconti; dopo tutti i soprusi, non è lei che ha lasciato lui, ma il contrario;
                          cioè, esattamente la dimostrazione che per lei tutte quelle angherie non sono bastate a spingerla a rompere l'equilibrio di sofferenza, evidentemente funzionale alle sue nevrosi;
                          vai a sapere poi cosa abbia spinto lui ad andarsene, perché le dinamiche di stress e interazioni quotidiane sfuggono a chiunque non faccia parte della coppia;

                          a me è capitato di osservarlo in relazioni tra persone che conosco da oltre 40 anni, che raccontavano come tirannia dell'altro la loro relazione in modi specularmente opposti, ed entrambi avevano la loro parte di ragione; perciò, ci andrei con prudenza;

                          per me, se una persona si accomoda in un determinato status e ci resiste bene, vuol dire che quello è ciò che vuole e di cui ha bisogno; di solito, i cambiamenti avvengono solo quando interviene una radicale rielaborazione della propria identità in seguito ad eventi "forti", lutti, o anche un percorso di analisi molto approfondito.
                          c'è del lardo in Garfagnana

                          Comment

                          • conogelato
                            Candle in the wind

                            • 17/07/06
                            • 66028

                            #14
                            Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
                            In realtà no. Osservando le coppie che conosco non vedo assolutamente stabilità in quelle in cui vi è una relazione di dipendenza. E' una bomba ad orologeria perché la parte debole prima o poi si stuferà di essere tale e le prevaricazioni le peseranno a tal punto da mandare tutto a quel paese. Come ne ho già viste tante. Mia zia che ha mollato il marito e se ne è tornata al Nord dopo anni di prevaricazioni ne è l'esempio lampante. Certo, avrebbe potuto pensarci anni fa ma vabbè. Ma vedo anche coppie più giovani sfasciarsi per molto meno.
                            Per me la coppia che davvero funziona è laddove chi ha la funzione di "parte forte" si impegna per cercare di rendere più forte anche il partner, non mortificandolo ma valorizzandolo, o spingendo a prendere decisioni. Un bel rapporto di coppia per me c'è laddove le due parti cercano di camminare insieme, il più possibile allo stesso livello. E se uno dei due va più veloce, tende una mano all'altro affinché possa raggiungerlo.
                            Perfetto! Senza scandalizzarsi se si attraversano periodi nei quali questo diventa difficile o più problematico. Per tanti motivi. Se siamo convinti che il partner sia proprio la persona giusta per noi, non c’è più bisogno di sostenere esami di compatibilità un giorno si e l’altro pure…..
                            amate i vostri nemici

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                            • Neliel*
                              Libra
                              • 06/10/10
                              • 1377

                              #15
                              Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
                              per me, se una persona si accomoda in un determinato status e ci resiste bene, vuol dire che quello è ciò che vuole e di cui ha bisogno; di solito, i cambiamenti avvengono solo quando interviene una radicale rielaborazione della propria identità in seguito ad eventi "forti", lutti, o anche un percorso di analisi molto approfondito.
                              Di base si. Ma spesso in età giovanile si fa fatica a elaborare e comprendere chi si è e soprattutto cosa si vorrebbe essere davvero. Se poi ci si mettono variabili esterne a fungere da 'collante' (famiglie con manie di controllo, amicizie comuni etc.), è finita, si sta insieme per anni e alla fine non si sa nemmeno più il perché.
                              In questa specifica dinamica la 'parte forte' potrebbe far si che l'altra si convinca inconsciamente di non essere abbastanza furba/forte/intelligente/in grado di affrontare il mondo da sola e il rapporto di dipendenza è bello che creato..

                              Personalmente non credo che il cosiddetto 'prevaricatore' costituisca veramente la parte o la personalità forte della coppia.
                              Parlerei più di carattere, indole tirannica.

                              Quando sento parlare di parte forte mi viene (forse erroneamente) spontaneo pensare a una figura che, nel caso di rottura riesca a metabolizzare meglio la cosa.
                              Non necessariamente il 'meno innamorato', piuttosto il più capace di vivere la situazione con dignità.
                              Last edited by Neliel*; 15-09-2016, 14:14.
                              ..Spes ultima Dea..

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