Il paradigma di Albertone e Claudia

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  • dark lady
    la viaggiatrice
    • 09/03/05
    • 70458

    #121
    Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
    c'entra che un conto è una sofferenza per la mancanza di una compagnia piacevole e per il venir meno di quella, altro è il fallimento di un investimento che implica sacrifici in cambio di un ritorno, la circostanza di essere "bocciati", giudicati non più adeguati, retrocessi, umiliati, privati dell'identità sociale in quanto "validi";

    cose stipulate in origine, su cui si fa conto; il momento in cui Claudia suggerisce la sua amica ad Alberto è quello in cui si esplicita la gerarchia di valori, e il riconoscimento di identità: tu vali questo, e non ti puoi permettere una come me; col sottinteso che: se ti accontenti di quella che "ti puoi permettere" quella è "tua", perché quella scelta è conforme ai rapporti di forza e ti garantisce controllo;

    è incredibile dover fare presenti questi meccanismi elementari di comportamento; peraltro confermati in milioni di narrazioni analoghe, da sempre, storie in cui sin dall'inizio uno spettatore appena smaliziato capisce chi si metterà con chi in base allo status socio-estetico, cioè i rapporti di forza all'origine di un patto di coppia.
    A parte che stai facendo un discreto minestrone. La vicenda di Claudia e Albertone è diversa, perché lei mica si mette con lui, in quel caso. Quindi non c'entra nulla col dolore per la fine di una relazione.

    Peraltro, il suggerimento di lei denota solo una persona piena di sè, che si permette di giudicare altre persone come "inferiori", solo perché meno belle e meno socialmente di successo, il che evidenzia quanto quella inferiore sia in realtà lei.
    “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

    Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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    • Vega
      Opinionista

      • 04/05/05
      • 17951

      #122
      Non è che sei l'unico detentore di sapere.
      E fare i soliti esempi estremi, tipo l'amica stronza che suggerisce la sfigata o la meno bella, non servono a tappare il buco e la noia della tiritera del mercato e dei rapporti di forza. Come se esistesse solo questa modalità.
      Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

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      • axeUgene
        Opinionista

        • 17/04/10
        • 24580

        #123
        Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
        Ma infatti non è che si soffre perché si boccia il proprio valore, si soffre, appunto, perché ti manca quella persona. E perché ti ha ferito, se sei quello che viene lasciato.
        e perché la cosa ferisce ? se un amic* ti frequenta meno, chiedi spiegazioni e, in genere, vi chiarite; se siete molto intimi c'è una solidità di fondo, almeno tra adulti - a 12 anni è diverso; non è che ci sono fulmini a ciel sereno;
        E' esattamente come quando muore qualcuno. Continui a ignorare questa cosa
        la sofferenza può essere della stessa intensità, ma il sentimento è molto diverso; tra i 26 e i 48 ho perso 4 dei miei amici storici, e altri due - una coppia - ho smesso di frequentarli, da fratelli che erano - tutte le vacanze insieme, tre figlie come fossero mie; un pochino ho idea...
        (ti invito di nuovo a leggere la Telfener, Le Forme dell'Addio). La perdita è un meccanismo psicologico molto chiaro e definito. Tu puoi continuare a farcirlo di cose extra, ma il succo è quello. Poi che in alcuni casi ci sia anche il meccanismo di cui tu parli, certo. Se una persona ha poca autostima di suo è chiaro che si sentirà svalutata dall'essere lasciata. Anche quello è un meccanismo piuttosto noto. Ci sono anche molte relazioni disfunzionali, se è per questo. Ogni caso è a sè.
        Ma la base è che la fine di una relazione provoca dolore, c'è poco da fare. Non ci si scappa. Anche se sei tu a lasciare.
        io non ho MAI eccepito sul dolore;

        ho solo sollevato la questione che la sofferenza sentimentale di coppia è dovuta in grande misura non al venir meno delle qualità umane della persona in questione - perché si soffre pure quando si odia o si è divenuti indifferenti, o per qualcuno che non frequenteresti mai da amico - ma per il venir meno di attribuzioni di servizio che quella persona forniva, in termini di identità, status, condizione sociale, sicurezza, abitudini, ecc...

        il risvolto psico-pratico è che è parecchio diverso vivere quella ferita come "abbandono", tradimento di un patto - come fosse il genitore che ti ha sbolognato ai martinitt - oppure con la consapevolezza di aver perduto quelle "stampelle" emotive a problemi propri;
        nel primo caso, ti fai una narrazione rancorosa, che rimuove gli investimenti originari; nel secondo ti attribuisci una responsabilità di crescita, che può essere dolorosa perché magari smonta una favola in cui ha galleggiato un'identità fittizia che faceva da corazza all'autostima;
        io ne ho vista proprio tanta di gente così, che ha messo in cassaforte una recita a soggetto da subito, e dopo 40 anni li guardi e ti rendi conto che nei loro sguardi non c'è proprio memoria di alcun momento di gioia autentica e consapevole; ma, anzi, sono sempre incazzati perché vorrebbero essere altrove e si sentono di aver preso un ergastolo di pacco per la loro paura o, peggio, braccino corto;
        come uno che pensa di salvarsi se cade da 50 mt invece che da 500, vola basso e va a sbattere contro i cavi dell'alta tensione;
        chest'è
        c'è del lardo in Garfagnana

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        • axeUgene
          Opinionista

          • 17/04/10
          • 24580

          #124
          Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
          A parte che stai facendo un discreto minestrone. La vicenda di Claudia e Albertone è diversa, perché lei mica si mette con lui, in quel caso. Quindi non c'entra nulla col dolore per la fine di una relazione.

          Peraltro, il suggerimento di lei denota solo una persona piena di sè, che si permette di giudicare altre persone come "inferiori", solo perché meno belle e meno socialmente di successo, il che evidenzia quanto quella inferiore sia in realtà lei.
          ma per carità
          mi sa che non hai presente la storia; lei è una sottoproletaria che batteva sotto un pappone; la sua "proposta" non aveva alcun tratto di alterigia sofisticata; lei si sentiva di dare un consiglio buono e affettuoso, secondo i codici consolidati della cultura rurale di matrimoni combinati, dove la bellezza se la comprava il contadino più agiato o il possidente, ed era semplicemente ovvio che il più povero si dovesse accontentare.
          c'è del lardo in Garfagnana

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          • Vega
            Opinionista

            • 04/05/05
            • 17951

            #125
            Mi pare che tu stia portando avanti la questione come se fossimo ancora a 50 e passa anni fa e come se Ia conoscenza fra due persone ed i rapporti di coppia, fossero tutti come i quadretti che finora hai riportato.
            Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

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            • Ninag
              Opinionista
              • 05/03/24
              • 1516

              #126
              Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
              Il femminicidio non c'entra una cippa. Quello si che è desiderio di possesso e di controllo.
              Una legittima sofferenza legata all'abbandono è tutt'altra cosa. Come si soffre della perdita o dell'abbandono da parte di un genitore, di un familiare, di un amico. E no, non c'è alcuna differenza, infatti. La perdita di un amico, se c'è un rapporto fortificato e solido, è egualmente traumatica, e allo stesso modo necessita di terapia psicologica per essere superata.
              Non a caso ti ho detto che la fine di una relazione è equiparabile - e ti ripeto, non lo dico io, ma qualsiasi testo di psicologia - ad un lutto.
              Tu sottovaluti completamente gli aspetti psicologici. Parli di relazioni come se fossero delle circostanze prive di emotività, mentre l'emotività ne è la chiave.

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              • Ninag
                Opinionista
                • 05/03/24
                • 1516

                #127
                Originariamente Scritto da Vega Visualizza Messaggio
                Mi pare che tu stia portando avanti la questione come se fossimo ancora a 50 e passa anni fa e come se Ia conoscenza fra due persone ed i rapporti di coppia, fossero tutti come i quadretti che finora hai riportato.
                Appunto, esistono anche le sfumature.

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                • axeUgene
                  Opinionista

                  • 17/04/10
                  • 24580

                  #128
                  Originariamente Scritto da Ninag Visualizza Messaggio
                  Appunto, esistono anche le sfumature.
                  ma qui non si parla di sfumature, altrimenti si perde la bussola e siamo nelle nebbie del Polesine; la questione è:

                  è vero o no che nel momento di individuare un possibile partner siamo condizionati da valutazioni di "mercato", incistate nella nostra psicologia, sin dall'adolescenza ?
                  è vero o no che c'è un sapere istintivo e comune per cui si "pesa" un coefficiente di attrattività ?

                  se tu vedi un 60enne con una bella 25enne pensi immediatamente che lui sia ricco e/o potente; perché, in via ordinaria, nessuna ragazza giovane andrebbe con uno di 60 anni che fa l'impiegato alle poste;
                  del resto, difficilmente vedrai un calciatore con una ragazza bruttarella; sono tutte modelle;

                  evidentemente, il sistema dell'accoppiamento sotto stress mostra un funzionamento preferenziale, che è quello dei rapporti di forza;
                  quando vedi le "sfumature", non è perché non operano i rapporti di forza in modalità negoziale, ma solo che sono questi ad essere più sfumati, e li vedi operare meno, c'è più "combattimento";

                  ma per me è evidente un calcolo inconsapevole di economia emotiva, per cui ci si fissa su potenziali partner che si immagina di poter gestire secondo quanto ci percepiamo in controllo, e che questo calcolo crea anche un'aspettativa, diversa da quella che avremmo con un partner molto competitivo;

                  per dire, se parli con una donna matura che ha un partner più giovane, quella considera sempre che un giorno la cosa potrebbe verosimilmente finire e si pone in termini di "vivi il presente";
                  è assolutamente NORMALE;

                  quello che è poco acuto, se di vogliono capire e affrontare i traumi e i conflitti di coppia, è rimuovere quel calcolo originario, perché - coeteris paribus - peserà sempre in una certa misura, e tanto più quanto il negoziato è stato al ribasso, sulla difensiva.
                  c'è del lardo in Garfagnana

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                  • Ninag
                    Opinionista
                    • 05/03/24
                    • 1516

                    #129
                    è vero o no che nel momento di individuare un possibile partner siamo condizionati da valutazioni di "mercato", incistate nella nostra psicologia, sin dall'adolescenza ?
                    è vero o no che c'è un sapere istintivo e comune per cui si "pesa" un coefficiente di attrattività ?

                    Quella sulle sfumature era una battuta .

                    La risposta al quesito non è semplice, dipende sempre dall'individuo, alcuni fanno dei calcoli altri no.
                    La psiche umana è alquanto complessa e spesso il tutto si decide in una frazione di secondo, se incontri qualcuno e non scatta nulla hai voglia a fare calcoli, non scatta e basta.
                    Se invece vuoi parlare delle attitudini attuali delle persone che vivono inseguendo certi parametri, è abbastanza probabile; questo in qualsiasi caso non ci assicura che l'incontro tra due persone che hanno dei punti in comune possa funzionare, anche perché se la storia si dovesse basare su quei presupposti (giovinezza, adulto) es. non credo che possa essere considerata una base solida.
                    Se una persona ti piace e ti corrisponde, ci può essere una possibilità, ma se inizi col dei fare calcoli, la vedo piuttosto in salita.

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                    • axeUgene
                      Opinionista

                      • 17/04/10
                      • 24580

                      #130
                      Originariamente Scritto da Ninag Visualizza Messaggio
                      La risposta al quesito non è semplice, dipende sempre dall'individuo, alcuni fanno dei calcoli altri no.
                      La psiche umana è alquanto complessa e spesso il tutto si decide in una frazione di secondo, se incontri qualcuno e non scatta nulla hai voglia a fare calcoli, non scatta e basta.
                      il calcolo non è consapevole; è una protezione emotiva;

                      ora, io non so che esempio farti, non conosco i tuoi gusti; poniamo che tu abbia accesso ad un uomo bellissimo e molto corteggiato, che ti piace tanto; di fronte alla prospettiva di avere una storia con Brad Pitt, la tua psiche può reagire in due modi:
                      a) se sei molto insicura e temi di soffrire la competizione di tantissime donne molto belle, potresti rinunciare; oppure
                      b) potresti dirti: si vive una volta sola, durerà poco, ma non rinuncio; però sei preparata alla circostanza di non poter controllare; quando la storia finisce non lo vivi come un fallimento, ma come un privilegio;
                      sei d'accordo ?

                      specularmente, che succede di diverso quando invece hai più fiducia nelle tue capacità di controllo, perché il potenziale partner non è così attraente ? succede che sei meno psicologicamente preparata a una crisi;
                      e se per qualche motivo sei molto insicura e hai molta paura di soffrire per un eventuale abbandono, ci sta che inconsapevolmente tu scelga un uomo che nessun altra donna vorrebbe; e quello lo capisce, come lo capisce qualsiasi donna poco attraente se viene scelta per questo motivo da un uomo insicuro;

                      non è un calcolo consapevole; ma quando poi si determinano circostanze di crisi, quel meccanismo di economia emotiva originaria viene metabolizzato come svalutazione, che è sempre un motivo centrale nelle crisi di coppia, e produce rancore;
                      essere trascurate, non rispettate o tradite sono manifestazioni di questo investimento originario al ribasso, di cui è anche doloroso prendere atto.
                      c'è del lardo in Garfagnana

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                      • Ninag
                        Opinionista
                        • 05/03/24
                        • 1516

                        #131
                        Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
                        il calcolo non è consapevole; è una protezione emotiva;

                        ora, io non so che esempio farti, non conosco i tuoi gusti; poniamo che tu abbia accesso ad un uomo bellissimo e molto corteggiato, che ti piace tanto; di fronte alla prospettiva di avere una storia con Brad Pitt, la tua psiche può reagire in due modi:
                        a) se sei molto insicura e temi di soffrire la competizione di tantissime donne molto belle, potresti rinunciare; oppure
                        b) potresti dirti: si vive una volta sola, durerà poco, ma non rinuncio; però sei preparata alla circostanza di non poter controllare; quando la storia finisce non lo vivi come un fallimento, ma come un privilegio;
                        sei d'accordo ?

                        specularmente, che succede di diverso quando invece hai più fiducia nelle tue capacità di controllo, perché il potenziale partner non è così attraente ? succede che sei meno psicologicamente preparata a una crisi;
                        e se per qualche motivo sei molto insicura e hai molta paura di soffrire per un eventuale abbandono, ci sta che inconsapevolmente tu scelga un uomo che nessun altra donna vorrebbe; e quello lo capisce, come lo capisce qualsiasi donna poco attraente se viene scelta per questo motivo da un uomo insicuro;

                        non è un calcolo consapevole; ma quando poi si determinano circostanze di crisi, quel meccanismo di economia emotiva originaria viene metabolizzato come svalutazione, che è sempre un motivo centrale nelle crisi di coppia, e produce rancore;
                        essere trascurate, non rispettate o tradite sono manifestazioni di questo investimento originario al ribasso, di cui è anche doloroso prendere atto.
                        La A non esclude la B, dipende sempre dalle circostanze, e da ciò che si desidera, se il belloccio di turno ha la capacità espressiva di un pesce lesso, si può rinunciare volentieri. Chiaramente se il prescelto ha tutte le doti necessarie non ha scampo .
                        Si parla sempre per ipotesi, logicamente quando una storia finisce ci si fanno delle domande, posso anche ammettere che talvolta conosciamo prima le risposte, anche se sappiamo che si potrebbe prendere una bella craniata si va avanti ugualmente, un po' è la natura umana, un po' lo spirito del “non arrendersi”.
                        Alcuni anni fa una mia amica incontrò un uomo, costui a un certo punto iniziò ad avere comportamenti un po' strani, lei continuò a frequentarlo e pare che siano ancora insieme, per come la vedo io, non avrei tollerato, ma come si dice ognuno ha la propria personalità, il proprio vissuto.

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