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Discussione: "Tà eis heautòn"

  1. #1
    Opinionista
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    "Tà eis heautòn"

    Qualcuno li chiama “pensieri”, altri preferiscono “ricordi” o “ricordanze”, altri ancora “memorie” o “memoriali”, oppure “rimembranze”.

    Quei moniti incessanti dell’imperatore Marco Aurelio a non spazientirsi, non sdegnarsi, non meravigliarsi, non attendersi nulla dalla vita e dagli altri, è bene titolarli con le parole che forse l’autore preferiva: “A se stesso” (in greco: “Tà eis heautòn”). Restano un modello per chi cerca di conservare con la scrittura qualcosa della sua esistenza.

    Pensieri, divagazioni, i ricordi che “indossano la maschera delle memorie" sulla pagina, sono un tentativo per aiutare se stessi a chetare le voci del tempo passato, svanito nel nulla.

    … Passiamo, passiamo poichè tutto passa. / Indietro io mi volterò sovente. / I ricordi sono corni da caccia / il cui clamore muore nel vento”, scrisse Guillaume Apollinaire nella sua poesia titolata “Corni da caccia”, compresa nella raccolta di poesie denominata “Alcools”.

    La “chiusa” di questa poesia rimane impressa come un aforisma, come un pensiero che assilla con la sua eco, e sembra di sentirlo quel suono prolungato e cupo dei corni che si perde nella campagna.

    Il tempo va e “non tornano amori né passato” scrisse ancora Apollinaire nella poesia titolata “Le Pont Mirabeau”, anche questa compresa nella raccolta “Alcools”.

    Il “Mirabeau” è uno dei ponti di Parigi che oltrepassa la Senna. Il poeta vi si recava spesso nel periodo in cui amava la pittrice Marie Laurencin, un amore “immerso” in quel flusso del fiume come un sogno: “Tu mio dolore e attesa mia vana / Odo il suono morente di un flauto lontano”.

    Il ponte Mirabeau

    …Giornate e settimane il tempo corre
    Né più il passato
    Né più l’amore torna
    Sotto il ponte Mirabeau la Senna scorre
    Venga la notte rintocchi l’ora
    I giorni se ne vanno io non ancora
    ”.

  2. #2
    Alive and Kickin' L'avatar di Jerda
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    Amo lo stoicismo, pur con tutte le debolezze che contiene, e questa verità che non esce mai, se non una personale per tuo uso e consumo, se ammetti a te stesso di non sapere più di prima, una volta abbracciata come filosofia e ti va bene così, cosa che non è mai.

    Sono aspettative diverse da quelle di quasi tutti, pensavano di saperne più di prima di quello che a loro succederà una volta abbracciata la filosofia.

    Cercare di decrittare la realtà, tra le parole altisonanti di un passato che è tanto autorevole per motivi psicologici, scomponendo parole e significati per avere una visione d'insieme, è vana illusione.
    Non dico che non si sarà mai convertiti sulla strada di Damasco, ma sarà per un mattino, un'intuizione improvvisa covata dentro per anni e mai saputa esplicitare, non per cose dicibili, né che si possano trattenere a parole una volta passato l'intuito.

    L'amore per le parole e per i significati lo capisco bene, ma dovrebbe essere usato per capire meglio il nostro mondo e l'uomo, non per cercare verità metafisiche. Non è cercando fonti del genere che ci si approssima a niente. C'è gente che legge ogni giorno da sempre, potrà confermare che non sa niente di sostanziale sul fine vita. Secondo me dovresti posare l'etichettatrice, non ti aiuterà quando credi anzi, ti aiuta a crearti delle aspettative che saranno più dolorose quanto sono state coltivate in precedenza. La vita è altrove e non la contieni con le parole ma con esse l'allontani, come qualcosa che va sempre meno a fuoco più che ti sforzi di mettercela, catalogando concetti.
    Ultima modifica di Jerda; Ieri alle 15:03
    Il vostro compito non è cercare l’amore, ma, semplicemente, cercare e trovare dentro di voi tutte le barriere che avete costruito contro di esso.

    Giamal al-Din Rumi

  3. #3
    Opinionista
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    Jerda ha scritto
    L'amore per le parole e per i significati lo capisco bene, ma dovrebbe essere usato per capire meglio il nostro mondo e l'uomo, non per cercare verità metafisiche. Non è cercando fonti del genere che ci si approssima a niente. C'è gente che legge ogni giorno da sempre, potrà confermare che non sa niente di sostanziale sul fine vita.
    .
    Buon pomeriggio Jerda. “Approsssimarsi al niente” con riferimento “al di là dell’aldilà” ? O da un limite di quanto si può sperimentare, quale che sia, e non esclusivamente riferito alla morte fisica?

    Cosa ci sia nell’aldilà nessuno lo sa, invece i credenti nelle tre religioni monoteiste abramitiche sono convinti di saperlo, sanno cosa li attende post mortem.

    E i miscredenti cosa si attendono ? Il nulla o la luce eterna ? Il silenzio senza tempo? Una forza misteriosa che attirerà a sé ? L’universo ci risucchierà in un vortice e ci abbandoneremo ai suoi magnetici flussi ? Diventeremo una particella infinitesimale di un cosmo infinito ?

    L’atteggiamento dell’umanità nei confronti della morte oscilla tra il nichilismo e la fiducia in un “oltre”.

    Ci sono momenti cruciali della vita che costringono molte persone a credere in Dio, qualunque cosa esso sia; non credere nella sua esistenza dà angoscia per timore dell'oltre vita, rimette continuamente in discussione la sensatezza della propria fede.

    Immaginare che dopo la morte ci sia il nulla può intimorire, perciò è piacevole sperare, illudersi nell’esistenza del Paradiso e della “vita eterna”, perché eternizza il soggetto.

  4. #4
    Opinionista L'avatar di Turbociclo
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    "Il piú terribile dunque dei mali, la morte, non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c’è la morte, quando c’è la morte noi non siamo più". (Epicuro)

    Al grande filosofo si potrebbe obiettare che non possiamo sapere se veramente "quando c'è la morte noi non siamo più". Ma anche se fosse così, rimane il fatto incontrovertibile che la natura umana ha orrore del vuoto, dell'annullamento, al di là di ogni ragionamento logico. Inoltre, se esiste un "qualcosa", ma è impossibile determinare cosa, non è forse possibile motivo di timore questa stessa possibilità, consistente nel potersi aspettare di tutto? Le religioni si sono sempre fondate anche su questo, dando motivi di rassicurazione (Paradisi) o, al contrario, di angoscia (Inferni) per poter legare al carro del potere pseudospirituale le anime delle persone. Pentiti, figliolo, e non rompere le palle!
    Tante sono le religioni, i credo, le tradizioni spirituali, pensare di trovare in un qualsiasi culto la Verità è cosa talmente ingenua che fa meravigliare. E in effetti non smetterò mai di restare sbalordito nel vedere come MILIARDI di persone possano credere seriamente che il loro dio è quello vero e quello di tutti gli altri sia una finzione. Finzione? E già, cambia solo una vocale e diventa FUNZIONE...
    È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante

  5. #5
    Alive and Kickin' L'avatar di Jerda
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    Citazione Originariamente Scritto da doxa Visualizza Messaggio
    Jerda ha scritto .
    Buon pomeriggio Jerda. “Approsssimarsi al niente” con riferimento “al di là dell’aldilà” ? O da un limite di quanto si può sperimentare, quale che sia, e non esclusivamente riferito alla morte fisica?

    Cosa ci sia nell’aldilà nessuno lo sa, invece i credenti nelle tre religioni monoteiste abramitiche sono convinti di saperlo, sanno cosa li attende post mortem.

    E i miscredenti cosa si attendono ? Il nulla o la luce eterna ? Il silenzio senza tempo? Una forza misteriosa che attirerà a sé ? L’universo ci risucchierà in un vortice e ci abbandoneremo ai suoi magnetici flussi ? Diventeremo una particella infinitesimale di un cosmo infinito ?

    L’atteggiamento dell’umanità nei confronti della morte oscilla tra il nichilismo e la fiducia in un “oltre”.

    Ci sono momenti cruciali della vita che costringono molte persone a credere in Dio, qualunque cosa esso sia; non credere nella sua esistenza dà angoscia per timore dell'oltre vita, rimette continuamente in discussione la sensatezza della propria fede.

    Immaginare che dopo la morte ci sia il nulla può intimorire, perciò è piacevole sperare, illudersi nell’esistenza del Paradiso e della “vita eterna”, perché eternizza il soggetto.
    No no, scrivevo che così non ci si approssima a nulla, nel senso che non ci avvicina a nessuna verità, non che non ce ne sia una
    Il vostro compito non è cercare l’amore, ma, semplicemente, cercare e trovare dentro di voi tutte le barriere che avete costruito contro di esso.

    Giamal al-Din Rumi

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